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ARTICOLI
DEL "CORRIERE"
Di seguito presento una selezione di miei articoli pubblicati
sulle pagine del quotidiano “Il Corriere della Sera” nel
2005
ANNO 2005
Catastrofe |
19 Dicembre |
Tutti noi, nel corso della vita attraversiamo
dei momenti in cui ci troviamo di fronte delle difficoltà
spaventose impossibili da prevedere. Forze che
distruggono tutto ciò che abbiamo realizzato in anni di sforzi
e di lavoro e Allora siamo presi dal dolore, dallo
sconforto ed abbiamo l’impressione di una profonda abissale
ingiustizia. Noi riusciremmo a vivere comportandoci moralmente
se, nel profondo del nostro animo non fossimo convinti
che al di là delle apparenze, esiste nella società e
nel mondo una sotterranea armonia, una “sensatezza” etica.
Ci aspettiamo un qualche rapporto fra meriti e ricompense. Per cui
se hai agito bene alla fine otterrai un sostegno,
un qualche riconoscimento, non sarai ripagato
solo con il dolore.
Per questo, di fronte al no, alla sciagura che
ci colpisce improvvisamente quando abbiamo agito
in modo esemplare, o quando sono stati altri a mandarti
allo sbaraglio e ti hanno tradito, ti afferra un
immenso dolore morale. Hai l’impressione di
una mostruosità, qualcosa in contrasto con
le leggi della logica, della giustizia e della natura
che dovrebbero essere alla base del cosmo. Ti trovi
svuotato, senza energia, in un mondo privo di senso,
in balia di forze irrazionali e malvagie. E vieni
afferrato dalla disperazione.
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È il momento della tentazione più grande,
più pericolosa, quella di arrenderci. La tentazione fatale
di smettere di sentire, di pensare, di combattere.
Come
l’alpinista che stremato si lascia cadere nelle neve e
si addormenta mentre invece deve fare uno sforzo sovrumano e
continuare a camminare se non vuol morire assiderato, se vuol salvarsi.
Perché, in realtà anche nel fallimento, nella catastrofe,
quasi sempre si può fare qualcosa. Pensate a quante
gente è riuscita a guarire combattendo contro la sua malattia.
A quanti scienziati, artisti sono stati denigrati
e poi si sono imposti, a quanti imprenditori, dopo essere
finiti a terra hanno costruito nuove imprese,a quanti
politici sconfitti si sono risollevati ed hanno vinto.
Di fronte alla catastrofe non dobbiamo mai arrenderci
alla disperazione. Soprattutto quando coinvolgiamo
altri nella rovina. Quando tutto ci appare assurdo,
ingiusto e irrazionale dobbiamo reagire con fermo
coraggio e razionalità. Possiamo
arretrare, chinarci, strisciare per terra per evitare
i colpi, ma conservando intatta la vigilanza, la lucidità,
la volontà di trovare uno stratagemma,
un pertugio, una via d’uscita. Che c’è sempre.
lto più comodo affidarsi alla routine. |
Denatalità |
12 Dicembre |
Perchè nascono
pochi bambini? La risposta che viene data è che,
raggiunta la parità, le donne vogliono
anche loro lavorare, fare carriera, assicurare ai
figli una buona educazione e questo le rende prudenti.
Rinviano la procreazione del primo figlio a quando hanno
trovato un lavoro, un po’ di sicurezza
economica, o avviato la loro carriera. Verissimo.
Ma è
una spiegazione insufficiente.
Fare figli, contrariamente a quanto pensiamo, non è una
scelta dell’individuo isolato, ma dell’individuo
in una comunità che vuole perpetuarsi e
restare unita. Lo vediamo nelle minoranze che non accettano
di farsi assorbire, gli ebrei, gli armeni, i gruppi
religiosi osservanti come Comunione e Liberazione,
i testimoni di Geova, gli islamici. Lo vediamo nei gruppi
che sono impegnati a durare, come le famiglie
regnanti. La nascita di almeno due figli per costoro è
indispensabile per la sopravvivenza della dinastia.
Essi perciò desiderano figli, li programmano
dall’
infanzia, ed è la prima cosa che fanno quando
si sposano. Anch’essi possono tenere il sesso
separato dall’amore,
possono aver tutti gli amanti che vogliono, ma
senza interferire con la famiglia. Da un lato la moglie,il
marito i figli, la famiglia, i parenti, il patrimonio,
i legami forti. |
Dall’altro gli
amanti, il piacere e il divertimento.
In molte delle altre persone invece il desiderio
di benessere, di successo, l’erotismo, hanno
preso il predominio sul desiderio di una discendenza,
di una famiglia, di una parentela.
I figli sono sentiti come un faticoso dovere, il
matrimonio come un legame, la parentela come un peso.
Al posto dei legami di sangue, dei doveri consuetudinari,
gli individui vogliono avere relazioni solo con altri
individui che hanno scelto liberamente per amicizia,
per interesse, per amore. È questo il
significato profondo dell’aumento dei single.
La denatalità perciò è il
sintomo della dissoluzione della comunità tradizionale.
Non solo della famiglia, ma del gruppo etnico, religioso,
della nazione, della civilizzazione culturale. È la
fine del radicamento sulla terra, nella città,
l’irruzione dentro l’individuo
della globalizzazione che finirà per produrre
l’uomo
solitario senza fratelli, sorelle, cugini, nipoti,
zii, zie, senza parenti. Libero, privo di radici, legami,
doveri. Ma sulla scena della storia premono altre comunità che
vogliono radicarsi, affermarsi, espandersi. E queste
fanno figli. |
Studiate |
5 Dicembre |
Negli Stati Uniti, per essere ammessi nelle università più
importanti bisogna superare delle prove severe. E
per avere le borse di studio che consentono di fare studi
tanto costosi esami estremamente selettivi. Negli ultimi
anni quasi tutti i posti vegnono vinti dai cinesi. Forse
perché i
cinesi sono più
intelligenti degli altri popoli? No la risposta è più
semplice. Perche i cinesi hanno ormai anche in patria
buone università, ma soprattutto perche studiano moltissimo,
parlano un ottimo inglese, si preparano in modo eccellente e vincono su
gli altri molto meno motivati e preparati.
I cinesi sono abituati a lavorare da migliaia di
anni ed hanno interiorizzato profondamente il senso del
dovere verso la comunità. Questo ha impedito lo
sviluppo dell’individuo come in occidente e quindi anche una
creatività
elevata come quella occidentale. Ma da noi, negli ultimi
tempi, si è diffuso
un individualismo disordinato, il lassismo, la perdita
della autodisciplina, della capacità di sacrificio e della
capacità di
affrontare ostacoli e frustrazioni. Ed ha prevalso
una pedagogia permissiva secondo la quale la creatività
del ragazzo cresce tanto più quanto meno viene guidato,
quanto più fa ciò che gli piace.
Ma poiché i ragazzi sono esseri sociali, se i genitori o
i gli insegnanti smettono |
di indicare valori e regole di condotta, subentrano
immediatamente altre forze che ne prendono il posto. Prima di tutto il
gruppo dei compagni che indica loro cosa pensare, come agire
e quali modelli e quali guide seguire. E le guide,
nella nostra epoca, non sono i filosofi e gli studiosi,ma i cantanti
rock, mentre i modelli sono i divi dello spettacolo,
gli attori, i presentatori, i comici. Quindi non è vero che i giovani
non hanno più maestri. Hanno solo maestri diversi che
insegnano loro altre cose.
I cinesi invece hanno conservato una pedagogia autoritaria
in cui gli ordini non possono essere discussi e tutti,
a partire dall’infanzia, devono lavorare e studiare
duramente rinunciando al gioco, alle vacanze, allo svago.
Una pedagogia incompatibile con le nostre tradizioni di
libertà, ma che ci costringe a
riflettere criticamente sul nostro sistema educativo,
visto che dobbiamo affrontare la loro concorrenza ed
essi ci stanno superando nelle alte
tecnologie e stanno conquistando posizioni eminenti
nelle migliori università
del mondo. Un compito spiacevole, ma che dobbiamo compiere
se vogliamo sopravvivere e non farci asservire. |
Specie umana |
28 Novembre |
Tutti i dibattiti che avvengono attorno ad argomenti come
le fecondazione assistita, l’aborto, la clonazione, l’uso
dell’embrione per
ricavarne cellule staminali, le terapie genetiche,
nascondono un'unica terribile domanda: l’uomo deve o non deve
alterare le basi genetiche della "natura umana"?
Infatti sappiamo che può farlo, che un giorno potremo
produrre esseri senza le attuali malattie, con
nuove caratteristiche fisiche e mentali e che vivono
enormemente più
lungo, forse centinaia di anni. Ma i valori, i sentimenti
che abbiamo sono determinati dalla precarietà della nostra
salute, dall’incombere della vecchiaia, dalla brevità
della nostra vita. Sarà una nuova specie
umana, un passaggio evolutivo come quando è scomparso
il Neanderthal e siamo arrivati noi, il
Sapiens.
E questa domanda divide. C’è chi vuol
accelerare il processo, vuole che l’uomo attuale
sparisca, lasci al più preso posto all’uomo
nuovo. Non diceva Nietzsche che l’uomo è una
corda tesa fra la scimmia e il superuomo? Ma c’è invece
chi teme che la perdita della nostra umanità, con
i nostri limiti,ma anche con i nostri sentimenti, la nostra
tradizione, i nostri valori possa produrre
qualcosa che non ha più nulla di umano, un mostro come
Frankestein. |
Per tacitare questa paura
gli scienziati ci ripetono che le ricerche servono solo
a curare malattie, che nessuno ha intenzione di
toccare la natura umana.
Ma tutto dipende da chi prenderà le
decisioni. Hitler avrebbe creato giganti
biondi ed aggressivi, Stalin propagandisti fanatici, gli integralisti
islamici guerrieri sanguinari e kamikaze. Ci rassicuriamo dicendo che oggi
non esiste nessun potere del genere e i cambiamenti avverranno a
piccoli passi. Ma sappiamo che a piccoli passi si può
arrivare dovunque.
All’inizio degli anni ottanta, io ho attraversato una profonda crisi.
Rinchiuso per un mese in una soffitta mi sono interrogato fra angosce e speranze come potrà
autoevolversi l’uomo nei prossimi millenni. E sono giunto alla conclusione - scritta
nel libro L’albero della vita - che l’uomo futuro sarà l’oggettivazione
dei nostri desideri più profondi, consci ed inconsci. L’unica garanzia di una
evoluzione positiva dipende perciò da come siamo e saremo moralmente
noi. Dalla capacità di coltivare in noi stessi e di voler trasmettere ai nostri figli,
solo le virtù più nobili e generose di cui siamo capaci, l’
intelligenza aperta e tollerante, la creatività, la poesia, l’altruismo,
la bontà. |
L'apparenza inganna |
21 Novembre |
L'apparenza inganna,
l’abito non fa il monaco. Proverbi stupidi che
invitano alla pigrizia perche tutto ciò che noi
siamo si oggettiva all’esterno. I nostri sentimenti,
inostri valori, i nostri vizi, le nostre virtù
si stampano nel nostro volto,nei nostri gesti, nel
nostro linguaggio, nel nostro abbigliamento, nelle
cose che leggiamo o non leggiamo, nell’arrendamento della casa,
dell’ufficio, nella scelta dei nostri amici, dei nostri collaboratori.
Noi siamo dei libri aperti. Ma la gente o ha gli occhi
chiusi, o non sa leggere o non lo legge con attenzione.
I grandi investigatori sono capaci di cogliere sfumature
insignificanti, capiscono se uno è il gregario
o il capo di una organizzazione malavitosa. Anche i grandi
registi, i grandi scrittori sono abituati ad osservare
e, con pochi particolari, sanno tratteggiarti un personaggio.
Ma anche noi possiamo farlo con un po’ di attenzione.
Ci si presenta un uomo elegante, vivace, si offre di
aiutarìci. Lo cerchiamo nella sua impresa e
risponde una centralinista sgraziata, ci passa un numero
dove non risponde nessuno Guardiamo la sua Home Page
su Internet, è
caotica, disordinata. Ci basta.
Inoltre la gente si tradisce sempre. Basta avere
pazienza e ricordare cosa si è visto o sentito. A volte per
capire se uno vi farà |
sbagliare basta dare ascolto a un senso di
disagio interiore, ad un dubbio che vi ha afferrato mentre faceva la sua proposta.
A volte basta ricordare un frammento di
conversazione udito per caso. Ricordo il caso di una signora
affascinante di cui ero ospite a cena. Passando mi è capitato
di sentirla parlare al telefono non so con chi. Vomitava
minacce e oscenità; con tale furia, con tale
odio da fare paura. Per sapere di più di una
persona fatela parlare, datele corda, guardatela negli
occhi e fate cenno di si con la testa come si foste
affascinato e d’accordo. Poi ponete domande, chiedete
chiarimenti dandole l’impressione di complicità.
Faceva così
l’avvocato Gianni Agnelli. È il metodo usato dall’investigatore
Poirot nei libri di Agatha Christie.
Non fatevi trarre in inganno dagli stereotipi, dai
pregiudizi. Molti del mondo cattolico pensano che la vera
credente debba essere bruttina e vestita in modo dimesso.
Io ricordo la stupenda madre badessa del Convento di Castalnuovo
Fogliani che sembrava una regina. E conosco una mistica
che ha la bellezza e l’eleganza
di una grande attrice. Ma basta pensare a Papa Voitila
all’inizio del pontificato, alto bello, forte,
fiero, solenne, magnetico, affascinante. |
Corruzione |
31 Ottobre |
Un vescovo missionario mi ha raccontato di aver costruito,
in un paese del terzo mondo, un complesso ospedaliero
utilizzando l’aiuto
di bravi ingegneri che lavorano anche per il governo.
Terminata l’opera
ha domandato loro “se
quest’opera l’avesse commissionata lo Stato quanto sarebbe
costata, il doppio, tre volte, quante volte tanto?“ Gli
ingegneri, fatto i conti, gli hanno dato una riposta agghiacciante:
“settantacinque volte“. Quando ci interroghiamo sulle cause del sottosviluppo
non mettiamo mai in conto l’effetto devastante compiuto dalla
corruzione per cui pochi politici, poche famiglie rapinano
tutto, anche gli aiuti internazionali mandati per i miserabili
che muoiono di fame.
Attenzione. Non è detto che oligarchia significhi corruzione. La
storia ci ha dato l’esempio di aristocrazie - pensiamo a quella
inglese e veneziana - che hanno governato bene e reso
prospero il loro paese. Esse avevano capito che per accrescere il proprio potere
e la propria ricchezza dovevano far funzionare con grande correttezza l’apparato
dello Stato, favorire l’arricchimento di tutti, e
soprattutto saper valorizzare i talenti, gli ingegni da qualsiasi paese,
classe sociale venissero.
La corruzione è il prodotto di una mentalità
predatoria presente anche nelle democrazie. |
Mi fa venir in mente di Hilaliani,
pastori che, nel corso dei secoli, hanno rovinato il
nordafrica distruggendo, con le loro capre, i campi di
frumento appena nato. È questa la
mentalità del corruttore: non seminare, ma prendere, distruggere. È
perciò un modo di pensare che può essere presente
dovunque, anche nei paesi sviluppati, anche da noi, nella
burocrazia, nella università,
fra i magistrati, i politici i sindacati.
Poiché è una mentalità, la corruzione
vive nella mente dell’individuo e si trasmette nella
famiglia, nel quartiere, nel ghetto, con l’insegnamento,
l’esempio. Non viene fermata dalle istituzioni,
e dalle leggi perché il corrotto le infiltra, le aggira.
La corruzione viene fermata solo da chi ha una mentalità opposta,
da chi prova orrore di fronte alla rapina, al saccheggio e vuole far
crescere, migliorare le istituzioni e gli uomini. Da
chi vuol creare e non distruggere. Ciò che salva la società
e lo Stato dalla corruzione sono i milioni di individui
che non si fanno corrompere. Che, grazie a valori morali profondamente
interiorizzati non si lasciano intimidire, non si lasciano comperare,
non fanno e non chiedono privilegi, cercano sempre e dovunque di essere
giusti ed obbiettivi. |
Frustrazione |
17 Ottobre |
È incredibile il numero di persone che dicono di soffrire di depressione.
Tutti noi abbiano visto grandi attori, grandi scrittori, grandi registi, che,
quando smettono di lavorare anche per un breve periodo di tempo,
perdono la fiducia in sé stessi, si sentono inutili, vuoti, ed hanno
bisogno di qualche sostegno per andare avanti.
Perché siamo diventati così fragili?
Perche la società ci addita delle
mete sempre più alte e addirittura immaginarie. Mentre,
in parallelo, non ci insegna a sviluppare le doti necessarie
per affrontare le difficoltà, la frustrazione, l’insuccesso,
la solitudine, la sfortuna. Un tempo non era così.
Un tempo la gente si poneva come meta
di trovare un lavoro, di diventare padre, madre,
artigiano, fabbro, oppure medico, ingegnere, avvocato
ed era contenta del successo che otteneva nel suo ambiente. Ma oggi siamo
tutti proiettati in una società dilatata e ci confrontiamo con
tutti. La televisione, i rotocalchi, la pubblicità ci propongono
come modelli i personaggi del mondo dello spettacolo
giovani, belli, ricchi, sani felici, allegri, che passano
la vita fra un divertimento e l’altro. Non è vero, è un
a finzione, una messa in scena, ma la gente crede
veramente che la loro vita coincida con lo svago,il
divertimento, la festa. |
La maggior parte della gente
comune, invitata a dire che cosa vorrebbe
fare, ti parla di vestiti, di viaggi, di
vacanze.
Quasi tutte le ragazze sognano di diventare
presentatrici o veline, i ragazzi di entrare in
qualche reality show. La più riservata
casalinga desidera comparire in qualche
spettacolo televisivo. E chi non può andare in
televisione cerca di apparire in qualche altro
modo, facendosi notare almeno per il suo vestito. E
i ricchi, i potenti, coloro che hanno successo si confrontano
con tutti quelli che hanno più di
loro. E, avendo più possibilità, si fanno afferrare da
una sfrenatezza impietosa, ricorrono alla droga, ed
entrano così in un nuovo ciclo maniaco depressivo.
Forse siamo arrivati alla radice del problema.
La depressione è una malattia dell’essere, sostituito
dall’apparire. Un tempo, quando eri padre, madre, contadino,
fabbro, falegname, medico poggiavi su qualcosa
di solido, appartenevi all 'essere. E, per
di più, esistevi davanti a Dio. L’apparire è trovarti
totalmente in balia degli altri, del caso. Quando sei
solo non esisti più.
Ora Dio sono diventati gli altri,una infinità di dèi capricciosi.
E, se si dimenticano di te, svanisci. |
Formazione |
10 Ottobre |
Uno dei problemi
del nostro paese, è la formazione.
Non solo l’alta formazione scientifica,
universitaria o delle scuole medie. Ma anche quella
minima per fare bene la commessa di un negozio di abbigliamento,
di una libreria, la badante, la collaboratrice domestica,
il portiere, il bagnino. E poiché molti che si
dedicano a queste attività sono extracomunitari
incominciamo dalla lingua. Se alcuni imparano in fretta
la nostra lingua altri, soprattutto quelli che pensavano
di restare poco tempo, non fanno nessuno sforzo per
apprenderla. E noi poco per insegnargliela. Conosco
persone che sono in Italia da più di dieci anni
ed usano ancora i verbi all’infinito, non leggono,
nè giornali nè libri. Ma per imparare
bisogna assolutamente leggere, chi non lo fa resta irrigidito,
non progredisce, anzi la sua prestazione si degrada.
Sono convito che l’insegnamento di una lingua
comune, ed in Italia ovviamente l’italiano, sia
una condizione indispensabile per far funzionare una
comunità multietnica.
Non venite a raccontarmi che questo è un
modo per togliere agli altri l’identità,
perche tutti noi sappiamo che conoscere un'altra lingua
oltre alla nostra non ci impoverisce, ma ci arricchisce.
Passiamo ora ad un altro esempio. Per fare il collaboratore o la collaboratrice |
domestica, occorre
saper riordinare i
letti, pulire, lavare, stirare, cucinare, fare la
spesa, compiere acquisti, trattare con le persone, accudire
un bambino, un vecchio, un malato, gestire la casa in
tutta la sua complessità. Tutte
cose che un tempo le ragazze imparavano da bambine.
Oggi non sanno farlo e dovrebbero studiarlo in apposito
corsi. Ma chi li segue? Chi si pone il problema? Eppure
una cameriera che sapesse fare tutte queste cose potrebbe
guadagnare moltissimo. Se poi passiamo ad attività che
comportano una conoscenza tecnica come l’idraulico,
l’elettricista,
il giardiniere, il muratore, l’esperto di computer,
o altre attività
artigianali, i guadagni possono essere molo più elevati.
E sono professioni che possono dare una grande soddisfazione,
perchè consentono un continuo
perfezionamento.
Ma per scegliere queste attività bisogna vincere il
pregiudizio che si tratti di “lavori manuali” mentre fare l’impiegato
sia un lavoro intellettuale. Ma forse la ragione vera per cui molti non vi si dedicano,
o lo fanno malvolentieri è che se si vuol riuscire bene occorre una grande
vigilanza, applicarsi seriamente, studiare, aggiornarsi, saper tenere relazioni umane.
E molto più comodo affidarsi alla routine. |
Infatuazioni |
10 Ottobre |
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Perche tanto matrimoni, tante convivenze si rompono
quasi subito? Spesso perché le
due persone si sono unite o sposate senza essere
veramente innamorate. E facile sbagliare in questo
campo. Ed è soprattutto
facile nei casi in cui credi sia un innamoramento e,
invece, è una
infatuazione. Nell’infatuazione la persona
si sente appassionatamente innamorata,ma il legame che
l’unisce all’altro è
debole e quando incomincia la vita quotidiana
si accorge di non amarlo più. L’innamoramento invece crea
legami stabili perché ci rende plastici,
adattabili all’altro, ci porta a vedere il mondo così come
lo vede l’amato, ci spinge a fondere le nostre vite quotidiane
e le nostre anime.
Io ho studiato cinque tipi di infatuazione. La
prima è
L’infatuazione erotica basata su una intensissima
attrazione sessuale per cui i due amanti vivono facendo
all’amore
ma non mettono in comune il loro passato, le loro vite,
i loro sentimenti più delicati, i loro progetti
e quando, dalla fase di euforia erotica passano
alla vita quotidiana si accorgono di non aver nulla
da dirsi. L’uomo
diventa addirittura impotente. La seconda
è L’infatuazione competitiva.
Ci sono moltissime persone che provano una folle passione
solo quando c’è un
rivale a cui strappare la preda. Poi non appena hanno
raggiunto il risultato il grande amore istantaneamente
scompare. |
Ho visto decine di uomini che hanno sposato
donne bellissime
verso cui, dopo pochi mesi non provavano più nessun interesse
e si erano già messi a correre dietro ad altre. La terza è infatuazione
da dominio. Ci sono delle persone che non hanno pace
finchè
non hanno plagiato, reso schiava la persona che credono
di amare e, quando ci sono riusciti, quando l'hanno
annientata, perdono ogni interesse.
La quarta è l’infatuazione divistica:
questa è più frequente nelle donne che restano
affascinate dall’uomo
che emerge in qualcosa, perché è un campione, perchè è un
cantante, perche è potente, perchè tutte lo cercano, perchè lo
applaudono. Poi vivendoci insieme si accorgono che è pieno di
difetti e lo rifiutano. Vi è infine una infatuazione oggi
frequentissima fra i giovani che deriva dalla mancanza
di progetto. Essi vivono
nel presente, non pensano al futuro, a quali problemi dovranno affrontare,
non se ne curano. Scopriranno le loro profonde differenze appena sposati.
Guai seri quindi, a cui c’è un solo rimedio: imparare
ad analizzare
le proprie emozioni, le proprie passioni e quelle
della persona che ci interessa con serietà e con intelligenza. |
Gentilezza |
3 Ottobre |
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Sappiamo che l’essere umano è violento, ce lo dimostrano
le guerre, le crudeltà, le cattiverie che vediamo
abitualmente nella politica e nelle imprese. E c’è una
corrente di pensiero che esalta l’aggressività perchè la
considera uno strumento indispensabile per il successo.
Per decenni abbiano sentito elogiare l’uomo forte, il
manager aggressivo, con “ grinta “ come
se la durezza aprisse tutte le porte, vincesse
tutti gli ostacoli. Non sono affatto convinto che sia
vero. Ho visto manager duri, aggressivi, arroganti che
hanno fallito perché non
sono riusciti a conquistare la fiducia del loro collaboratori
mentre, in compenso si sono fatti molti nemici. E sono
addirittura giunto alla conclusione che per il successo
sono più
importanti qualità come la determinazione, la tenacia,
la forza interiore, la capacità
di convincere.
Noi non ci rendiamo conto dello straordinario potere
della gentilezza. Non parlo della gentilezza finta,
ipocrita, mielosa per trarti in inganno. Parlo della
gentilezza che nasce da un animo generoso e che si
traduce in azioni generose, in fatti concreti. Non è gentile il
buonista che ti dice di si e poi non fa nulla, ma chi
ti guarda limpido negli occhi e poi, se può farlo, ti
aiuta concretamente. Fare il collaboratore o
la collaboratrice
|
La vera gentilezza è l’espressione di un animo
forte e generoso, nasce dalla sicurezza nella giustizia
della propria causa e dalla simpatia.
Solo se sei sincero dentro crei
sincerità al di fuori, solo se convinto dentro crei convinzione
di fuori, solo sei puro dentro crei purezza di fuori. La gentilezza che
nasce da una limpida disposizione interiore disarma, fa cadere le resistenze,
i pregiudizi e apre porte che altrimenti resterebbero chiuse. Perchè
tutti siamo sulla difensiva, tutti temiamo che gli altri ci possano fare
del male. Per vincere le diffidenze devi andare pieno di buona volontà,
non offenderti se ti creano ostacoli o se ti trattano male, sempre pronto
a rispondere con chiarezza e cortesia.
La parte più importante del lavoro,
perciò dobbiamo svolgerla all’interno del nostro animo.
Prima di affrontare un compito difficile, prima di una
riunione decisiva, prima di prendere una decisione importante
dovremmo “purificare” il
nostro cuore. Ascoltarci per sapere se crediamo in ciò che stiamo
per fare, se abbiamo ben chiara la meta, se siamo sicuri
di essere nel giusto. E poi cancellare ogni presunzione
ed ogni rancore. |
Imprenditore |
29 Settembre |
In Italia abbiamo bisogno di imprenditori. Non di affaristi di finanzieri,
di industriali che cercano un rapido profitto,ma di veri imprenditori,
persone che amano il prodotto che amano perfezionarlo e, attraverso i profitti,
espandere la propria impresa farla crescere robusta e competitiva.
Nel dopoguerra li avevamo. Alcuni venivano da antiche famiglie
di imprenditori, altri erano laureati,medici,ingegneri che volevano
mettere a frutto il loro sapere, altri erano semplici operai intelligenti
, motivati, che volevano affermarsi,emergere e sognavano di lasciare la
propria azienda ai figli.
Oggi assisto ad un quadro desolante. Buona parte delle grandi e medie imprese italiano sono
state vendute agli stranieri. Non abbiamo quasi più niente nella chimica, nella
industria farmaceutica, nell’elettronica, nel cinema, perfino i
format televisivi li comperiamo tutti dall’estero. È in pericolo la
moda, la grande distribuzione sta per diventare tutta francese
ed inglese. Resiste l’industria alimentare grazie
a Barilla e Ferrero e pochi altri. Qualcuno dice che la proprietà
non conta, che il capitalismo è per sua natura internazionale. Ma quando la
proprietà si sposta all’estero è lì che vanno tutte
le competenze, i laboratori di ricerca, che viene decisa perfino la pubblicità. |
Un paese che ha perso la proprietà delle sue imprese
è una colonia.
Kèlevitc, dietro la teoria della giustizia di
Rowls.
E perché non nascono più imprenditori? Spesso perche
i figli non vogliono più continuare l’attività dei
padri. Soprattutto i maschi. Già da adolescenti si sono abituati
a spendere, ad andare a donne, a non far nulla. Tant’è vero
che spesso sono le figlie a succedere al padre. Ma non diventano imprenditori
nemmeno gli altri. Nelle scuole, nelle università è ancora
molto diffusa la mentalità anticapitalistica. Perciò non
trasmette il gusto dell’intrapresa, della lotta, del successo.
Alcune università
formano dei manager che sanno guidare una impresa,
ma non essendo vissuti in mezzo al popolo non ne percepiscono gli umori,
i bisogni , le fantasie, non sono affascinati dal prodotto, dalla creazione
del prodotto. Sanno amministrare, fare manovre finanziarie, non inventare.
Sono abituati a guadagnare molto. Non se la sentono di dedicare anni di
vita e di fatica per costruire qualcosa di proprio
che duri.
Abbiamo bisogno educata in altro modo. Che non disprezzi i lavoro dei genitori, che studi,
viaggi si immerga nel mondo per percepirne lo spirito e sogni.
E che poi sappia trasformare questi sogni in prodotti, servizi e
poi lottare per affermarli. |
Moda squallore |
26 Settembre |
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A Milano vado spesso in Via Torino dove si trovano
tutti i negozi più trendy di moda giovane e dove perciò vedo
passare tutti gli elegantoni di Milano e delle altre
nazionalità.
Non ho mai visto una moda tanto brutta come quella
di questa estate. Già l’anno scorso gli stilisti avevano
abbassato la vita dei pantaloni, quest’anno l’hanno
fatta scendere ancora. Le ragazze mostrano la pancia appena sopra
il pube. I maschi più arditi
li abbassano tanto da mostrare il solco delle natiche.
I jeans sono larghi, col cavallo basso sul tipo dei
pantaloni dei clown. Ai piedi sandali infradito o grosse scarpe da
tennis sporche. Questa moda non l’hanno inventata i ragazzi,
non è una rivolta come quella
dei punk, gliela hanno proposta gli stilisti. Ne
hanno fatto dei pupazzi grotteschi. All’università molte
ragazze vanno serissime a discutere la tesi di laurea
vestite all’ultima moda: pantaloni al monte
di Venere e camicetta trasparente senza reggipetto.
Loro non se ne rendono conto,ma è un
abbigliamento che toglie solennità alla cerimonia, la rende
ridicola, squallida. Come è diventata squallida una università dove è proibito
studiare più di 1400 ora all’anno. E dove, anche in
materie come la filosofa, la psicologia, la sociologia
in cui dovresti dimostrare di |
saper ragionare, argomentare,
ti richiedono solo di riempire le caselle di uno stupido
test.
Anche qui è il professore che ha rinunciato a chiedere,
guidato da una stupida pedagogia che considera l’esame una oppressione
e la selezione una discriminazione sociale.
C’è al potere una mentalità che,
nel nome della libertà, ha eliminato la
forma. Ma la perdita della forma è perdita della sostanza.
Una moda squallida, una casa lercia, un ufficio disordinato,
una chiesa dove non c’è una candela, una squadra indisciplinata,
una città
imbrattata di scritte invitano solo alla rinuncia,
alla pigrizia, alla sconfitta.
Perché accettiamo questa deriva? Perchè i genitori
non tornano ad insegnare le buona maniere ai figli, gli
insegnanti ad esigere che i ragazzi studino, gli stilisti
a proporre il bello? Tutti si lamentano della crisi economica,
della concorrenza cinese e indiana, ma la risposta da
dare è una sola.
Ciascuno di noi deve alzarsi in piedi, ritrovare
il rigore, la dignità, il gusto del bello,
il piacere del lavoro, dello studio, della sfida. E agire
senza ascoltare chi lo critica, chi esita, chi piagnucola.
Se va avanti gli altri lo seguiranno. |
La morale dell'amore |
19 Settembre |
|
Noi siamo cresciuti in una società che ha come modello
morale il Vangelo con i valori del Discorso della montagna:
beati i poveri di spirito, i miti, coloro che piangono,
coloro che hanno fame e sete di giustizia, i misericordiosi,
i puri di cuore, i pacifici,i perseguitati a causa della
giustizia. A cui vanno aggiunti i comandamenti: "ama
il prossimo tuo come te stesso", e "ama il tuo nemico".
Se li sono ripetuti i nostri antenati per due millenni
pur sapendo che non avrebbero mai potuto essere applicati
che in minima parte. Nell’Europa
cristiana non c’è
stata gente migliore che in altre civiltà. Come
altrove vi sono vissuti uomini miti e uomini
crudeli, umili e superbi, generosi o avidi.
Vi sono state ingiustizie, malvagità e guerre. Però quasi
tutti nel fondo del proprio animo sapevano che l’unica
vera morale è quella dell’amore e che
ogni volta che la infrangi e cadi in preda all’avidità,
all’egoismo e all’odio stai sbagliando.
La morale cristiana dell’amore è stato
il lievito profondo del pensiero morale laico dell’occidente
anche in epoca moderna. Essa sta dietro l’imperativo
categorico di Kant, dietro la condanna della tortura
e della pena di morte di Cesare Beccarla, dietro Il
trattato delle virtù di Jankèlevitc,
dietro la teoria della giustizia di Rowls. |
Tutti sanno che la morale evangelica dell’amore
non è realizzabile nella sua interezza, ma costituisce una meta, un punto
luminoso da cercare in continuazione con una perenne revisione dei nostri
atti e delle regole di comportamento, verso un perfezionamento infinito.
Freud era profondamente turbato dal comandamento
di amare il proprio nemico e si domandava per quale
profondo motivo, per quale terribile ragione fosse
stato fatto "Mi sembra di udire una voce grave
- scrive - che mi ammonisce: proprio perchè il
tuo prossimo non è
degno d’amore ed è tuo nemico, dovresti amarlo come te
stesso." E
giunge alla conclusione che il comandamento dell’amore è l’unico
ostacolo assoluto contro l’istinto di morte, l’aggressività connaturata
all’uomo.
Quando in Europa è stato rifiutato con la guerra mondiale, poi
dal Comunismo sovietico e dal Nazismo, si sono scatenate
le più spaventose
efferatezze. Ancor peggio può
accadere oggi in un mondo unificato e sovrappopolato.
Per questo è essenziale che i fondamenti della morale dell’amore
vengano salvati e conservati ad ogni costo. Essi costituiscono
una protezione per tutta l’umanità. |
Pigrizia |
11 Settembre |
Tutti i miei amici che tornano dalla Cina sono letteralmente
sbalorditi dallo sforzo tanto individuale che collettivo che i cinesi
stano facendo in tutti i campi. Essi lavorano in modo indefesso. Come
individui si sforzano di migliorare la propria condizione o di arricchirsi
ma, nello stesso tempo sono consapevoli si fare della Cina la più grande
potenza del mondo. L’incontro fra la volontà individuale
e la meta collettiva è la più potente forza
di trasformazione e di sviluppo della storia, il segno
inconfondibile del successo. L’avevano gli italiani del quattrocento,
gli inglesi quando fondavano il loro impero, gli americani. Ed è questa
sinergia che ha perso l’Europa. Una sorta di stanchezza, di abulia
che si esprime nella caduta dei grandi investimenti, ma anche della creatività scientifica
ed artistica, della voglia di studiare e lavorare. Persino dell’onestà intellettuale.
Per favore, non autoinganniamoci dicendo che è colpa di qualche politico di
destra o di sinistra. Abbiamo il coraggio di ammettere che i paesi
attraversano dei cicli di espansione e di creatività a cui seguono periodi di
inerzia e di pigrizia. Come nel caso degli imprenditori in cui
il fondatore della dinastia lavora come un pazzo, inventa, crea
una fortuna poi suo figlio, cresciuto nel lusso, non ha |
nemmeno
voglia di continuarne l’attività. Così è avvenuto in
Italia.
Quando è uscita affamata dalla guerra, la gente
si è messa a lavorare, a studiare, ad inventare. Raggiunto il benessere
non vuol più fare fatica, nemmeno a pensare.
La moda a Milano va bene ma qualche segno di
stanchezza la vedi in alcuni lussuosi e spettrali negozi dove commesse
gelide ti propongono prodotti di qualità discutibile a
prezzi altissimi.
Altri hanno cercato di resistere alla concorrenza cinese facendo prodotti di
qualità scadente e sono stati disastrosamente sconfitti. La possibilità di
ripresa dipende solo dalle minoranze che fanno ciò che gli altri non sanno
o non possono fare. Gente di questo genere la trovi ancora, soprattutto nei
piccoli centri
Accanto a Milano ho visto una stupenda boutique
manifattura dove un gruppo di donne fanno prodotti meravigliosi
che vendono dovunque, e a prezzi competitivi. Ho visto anche e medi
piccoli imprenditori cimentarsi in tecnologia di avanguardia, altri
li trovi in Cina, in India infaticabili, attenti, creativi. Ho visto
ricostruire un grande centro di ricerca farmacologica. Ho visto giovani
che conoscono tutte le lingue orientali. Sono questi i germi del futuro. |
Libero arbitrio |
5 Settembre |
La storia morale del nostro paese e forse dell’occidente
si è svolta in quattro fasi. La prima è quella del
dominio del costume. Alla ragazza che voleva uscire
la sera il padre diceva di no e, se lei gli chiedeva “ perché?“,
rispondeva
“ perché no! “. Le trasmetteva l’
imperativo ancestrale che non spiega, ordina.
La seconda fase è quella della rivolta. I giovani
si sono ribellati dovunque e, durante la rivolta, pensavano
a come avrebbero impiegato la libertà conquistata.
Discutevano di filosofia, di poesia, di cinema, di letteratura
cercando dei punti di riferimento nei grandi autori
contemporanei e del passato. Sostituivano il padre naturale
coi padri culturali. Ma,vinta la battaglia, alcuni
di loro hanno confuso la libertà con la sfrenatezza. Ne sono
derivati gli anni di piombo e della droga.
La terza fase è stata quella del lassismo che
dura tutt’ora. Quegli stessi che si sono ribellati,quando hanno
avuto dei figli, li hanno lasciati liberi di seguire
capricciosamente i propri gusti, le proprie preferenze senza tener presente
che nell’essere umano esiste la tendenza a seguire la strada più
facile. Tanti giovani non si sono mai sentiti dire che la libertà
è scelta meditata, responsabile. |
Pensano consista nel
seguire l’impulso, il piacere immediato, giudicano
tutto solo in base al “mi piace,non mi piace“ e,
in questo modo finiscono per non avere un criterio
di giudizio razionale. Buona parte del “buonismo” di oggi è una
miscela di tolleranza infinita per se stessi
trasferita gli altri. Al compagno che
allaga la scuola, agli zingari che scippano per strada,
alla ragazza che ammazza la madre e il fratello o al
giovane che uccide la nonna perchè non gli dà i soldi per
la droga.
Arriviamo così all’ultima fase, quella
appena iniziata, della consapevolezza. La grave minaccia
economica, l’incontro con civiltà disciplinate
come quella cinese, col terrorismo islamico
stanno spingendo molti a riscoprire quanto aveva detto Jefferson, che la
libertà esige una mentalità matura, che conosce le
alternative e sa scegliere. Richiede che la nostra mente si
separi dai desideri che proviamo, sappia guardarli
dall’esterno e, per quanto questi siano intensi e
coinvolgenti, possa dire di no.
A poco a poco diventano più numerose le persone consapevoli che il vivere
sociale ha bisogno di principi morali chiari, di
distinguere il bene dal male, di autodisciplina e
rigore con sè stessi e con gli altri. |
Sesso e amore |
5 Settembre |
| Sesso e amore. Sono
due forze contrastanti eppure strettamente interrelate
come lo Yin e lo Yang. Il primo ci fa cercare una persona
unica ed inconfondibile con cui stabilire un legame duraturo.
L’altro invece spinge
maschi o femmine, a cercare relazioni erotiche con
persone nuove e diverse. Queste tendenze si alternano
tanto nell’individuo come nella vita sociale.
Vi sono epoche in cui prevale l’uno ed epoche
in cui prevale l’altro. Nel settecento i libertini
considerano l’innamoramento una schiavitù da
evitare per sè e da
imporre agli altri come nel celebre libro Le relazioni Pericolose. Ma
l’ottocento è romantico, vi domina l’innamoramento
e la passione amorosa personale ed esclusiva.
Tutto cambia dopo la prima guerra mondiale. Ce
ne da un ritratto Joseph Roth ne La cripta dei capuccini in
cui il protagonista, tornato dalla guerra, trova
un mondo promiscuo dove è stata distrutto la famiglia,
la coppia, l’amore.
Un analogo ritratto di disordine, di promiscuità e di violenza
ce lo da Visconti nel suo film La caduta degli dei “.
Negli USA sono gli “
anni ruggenti “, una esplosione di vitalità, violenza
e sesso. Questa fase finisce con la seconda guerra
mondiale. Ritorna l’amore romantico che domina la |
letteratura e il cinema in
tutti gli anni quaranta e cinquanta.
Pensiamo a film come Casablanca, Il ponte di
Waterloo, Rebecca la prima moglie, L’amore è una cosa
meravigliosa. È l’ epoca delle grandi speranze,
della ricostruzione che riporta al centro la religione, il matrimonio,
la famiglia con i figli a cui corrisponde sul piano demografico, il
baby boom.
Il quadro muta drasticamente negli anni sessanta
dove ritorna dominante il sesso con il rock di
Elvis Presley, la rivista Play Boy, la
rivoluzione sessuale, i concerti orgiastici tipo Woodstock.
L’amore di coppia viene condannato Poi, alla
fine degli anni settanta, il pendolo scivola nuovamente
verso l’amore. Si
ripresenta prepotentemente sulla scena l’individuo con il suo
desiderio di esclusività. Questa epoca, inaugurata dal mio
libro Innamoramento e
amore, continuerà fino alla metà degli anni novanta.
Oggi è ritornato il primato del sesso
e della promiscuità. Lo vediamo nel cinema, in fiction come Sex
and the city, in alcuni reality show, nei romanzi,
nella pornografia che riempie internet, nel linguaggio sboccato degli
adolescenti maschi e femmine. Molti ritengono che il predominio del
sesso sarà definitivo. Ma
ne siamo proprio sicuri? |
Innamoramento |
22 Agosto |
L’altra sera una signora mi ha domandato: “Ma perchè lei
si occupa tanto dell’innamoramento?“ “Perché
- ho risposto - l’innamoramento è un indice della
libertà di una società e dell’individuo“. È diventato
la base del matrimonio solo in occidente perché solo in Grecia
nasce il volere individuale rispetto al “si deve“ dei
costumi, solo a Roma la donna acquista piena libertà giuridica.
Inoltre in entrambe le civiltà c’è sempre stata
la monogamia, non è mai esistito l’harem. Poi il
cristianesimo ha affermato la totale uguaglianza
dei due sessi e ha fondato il matrimonio sulla loro
libera scelta. E infine, con lo sviluppo economico,
le donne sono diventate economicamente indipendenti.
In Cina il matrimonio era un contratto fa famiglie di cui i
due interessati spesso non venivano nemmeno informati. I
ricchi poi avevano un harem di moglie e concubine
su cui la famiglia esercitava un potere assoluto. Per due innamorati
ribelli l’unica alternativa era il suicidio. Nel libro di Bai Xianyong
Il maestro della notte, ambientato a Taiwan nel 1970, la famiglia
ordina ad uno dei due innamorati di sposare una persona da lei scelta. Lui
ubbidisce. L’altro va ad assistere al matrimonio
dell’amato ma, al ritorno, si uccide. In India tutti |
dovevano sposarsi all’interno della propria casta e
secondo le indicazioni delle famiglie.
Se violavano la regola
diventavano dei pària. I ricchi ed i potenti avevano un harem,
quindi era impossibile una relazione amorosa esclusiva. Questo paese,
di conseguenza, ha prodotto il kamasutra, ma non libri come Anna
Karenina o Cime tempestose.
Solo oggi che il sistema
di caste si sta incrinando, gli innamorati che lottano
contro i vincoli tradizionali sono diventati gli eroi
del cinema amoroso indiano. Anche in Cina uno dei segni
che la trasformazione in atto non si riduce allo sviluppo
industriale, ma è più
intima e profonda, ce lo da la letteratura
ed il cinema più recente dove fa
la sua comparsa l’innamoramento come scelta elettiva
di due individui che creano una coppia amorosa
che affronta unita la vita. Però attenti,
nelle grandi città la frettolosa
occidentalizzazione e la nuova ricchezza stanne
distruggendo le vecchie regole senza sostituirle con altri solidi valori.
Un esempio: nel libro Shangay baby c’è una
miscela di amore, sesso, droga e ambizione che,
normale a New York, diffondendosi in questo antico
paese potrebbe provocare disordine e rigetto. |
Civiltà occidentale |
15 Agosto |
Molti sono convinti che stiamo vivendo il tramonto
della civiltà occidentale. Le due ultime
guerre mondiali sono state vere e proprie guerre
civili europee con rivoluzioni, totalitarismi, genocidi.
Poi lo sfacelo del comunismo sovietico. Oggi sono fragili anche le
nostre istituzioni comunitarie, la nostra economia e perfino la filosofia,
la letteratura ed il cinema europeo. In molti ambienti intellettuali
si è diffuso
il disprezzo e il rifiuto delle nostre radici greco,
romane, cristiane, della nostra storia e della nostra arte. Una
volontà di autodistruzione.
Di fronte ad un continente pieno di dubbi vediamo risorgere
antiche civiltà che non soffrono delle nostre incertezze. L’islam ha
ripreso il suo antico sogno di islamizzare il mondo, soprattutto l’Europa, ed
ha partorito un movimento integralista e terrorista che ci minaccia seriamente. La Cina ha
adottato il modello di sviluppo tecnico-scientifico capitalista guidato dallo Stato e,
grazie alla sua immensa popolazione, alle sue profonde radici
culturali e alla sua straordinaria capacità organizzativa, aspira a diventare
la più grande potenza del mondo.
Eppure, in profondità, è proprio la civiltà occidentale che si sta affermando
a livello planetario. Finora aveva occidentalizzato superficialmente |
solo le elites che da noi
avevano preso l’abbigliamento e la tecnologia.
Le grandi masse vivevano secondo
costumi di secoli fa. Ancora adesso in molte scuole coraniche si impara a memoria solo il
Corano.
E in Cina il popolo ha subito forme di dominio
autoritario che non lasciavano spazio all’individuo. Perfino
la colpa era collettiva: soffriva la famiglia, o il villaggio
per lo sbaglio di un individuo. La posizione della donna
era vergognosa. Solo ora, con il diffondersi della scolarizzazione e
del lavoro di tipo occidentale, incomincia a emergere l’individuo. È la
prima volta che un uomo ed una donna possono innamorarsi, sposarsi o
convivere.
Piccole cose? No, grandissime perché i fondamenti della civiltà occidentale
sono la fede nell’ individuo, nella libertà, la
capacità di rinnovarsi, la creatività, la razionalità scientifica, la
certezza del diritto e la morale dell’amore. Cose che ci
sembrano debolezze ma che invece hanno una misteriosa capacità di penetrazione perché
fanno appello alla mente e al cuore di tutti gli esseri umani. e
obbligano i loro avversari a difendersi con proibizioni e persecuzioni.
Col tempo saranno loro a vincere. |
Prepotenza |
8 Agosto |
Accanto a casa mia
c’è un ragazzotto
che, quando arriva o quando parte, imballa la moto
per qualche minuto facendo un baccano indiavolato. Lo
fa apposta per irritare. È un bullo, un prepotente
ma i suoi genitori non gli dicono niente e anche noi
pensiamo che si tratti solo di una ragazzata. Ci sono
cose più fastidiose.
Per esempio siamo in spiaggia sotto la tenda
e passano in continuazione venditori ambulanti extracomunitari.
L’ultimo mette le sue
mercanzie sul tavolinetto e non si muove. Gli
diciamo che non vogliamo nulla, stiamo parlando. “No
- risponde - io stare dove voglio, voi tacere”.
Se ne va insultandoci. Nessuno reagisce, diamine non
siamo dei razzisti. Poi ci sono i nomadi a ccampati poco
lontano. In una sola giornata ci sono stati sessanta
scippi e molti furti nelle case. Ma si tratta di minorenni,
non si posso certo mettere in galera. Mi ha più colpito
quanto mi riferiscono molte mie amiche. Che di notte
sui treni, sulla metropolitana e sul tram gli extracomunitari,
i lenoni e le prostitute, gli sbandati, i prepotenti
la fanno da padroni, non pagano il biglietto, molestano,
rubano.
Loro non hanno più il coraggio di prendere i
mezzi pubblici. E mi viene in mente quando ero a
Chicago e, per tornare a casa, usavo la sopraelevata. |
Tutti
stavano rinserrati nella sala d’aspetto e si precipitavano fuori
all’
arrivo del treno. Perche sulla piattaforma potevi venire
aggredito, derubato, violentato. E negli anni ‘80 a New York
era peggio. Il numero degli omicidi e delle violenze era terrificante.
Fu in quell’epoca che Rudolph Giuliani cambiò radicalmente metodo.
Egli sosteneva che, per stroncare il grande crimine bisogna colpire la
piccola criminalità, dissuadere i bulli, i prepotenti che,
sentendosi impuniti, diventano sicuri di sè e formano bande sempre
più pericolose. Così ha incominciato con lo sbattere
in galera tutti quelli che non avevano il biglietto della metropolitana
, poi quelli che facevano graffiti. In poco tempo la piccola
criminalità è scomparsa e quella grande è
sceso dell’ottanta per cento.
Effettivamente è fra i bulli e i prepotenti
che la camorra e la mafia raccolgono le
proprie reclute. È fra i bulli ed i prepotenti
che i partiti totalitari hanno sempre reclutato i loro
seguaci, i picchiatori. No, decisamente la prepotenza
non è un vizio individuale. È una
malattia sociale. Per prosperare ha bisogno di un ambiente
politico e morale che la tollera, la favorisce. |
Ricordare |
1 Agosto |
Ho assistito agli
esami di recitazione del Centro Sperimentale di Cinematografia.
I partecipanti erano già stati selezionati in
modo rigoroso fra centinaia di aspiranti e l’esame
veniva condotto da grandi maestri del Cinema italiano.
Ad un certo punto un esaminatore domandava al candidato
di recitargli una poesia, un monologo, qualsiasi cosa.
La stragrande maggioranza non poteva farlo, non sapeva
a memoria niente. Niente di niente,neanche la “Vispa
Teresa“. Nella nostra scuola i pedagogisti hanno
imposto che gli studenti non imparino più nulla
a memoria. Non domandatemi perché, credo sia
l’espressione
della volontà di oblio che si diffonde nei
periodi di crisi di una civiltà. Gli insegnanti
del Centro mi dicevano le conseguenze sono disastrose
perché chi, fin da piccolo non ha mai imparato
a mandare a memoria nulla ne perde la capacità e i nostri giovani
impazziscono letteralmente per poi mandare a memoria
un copione, magari in inglese.
Ma questa volontà di oblio è alla base di un altro disastro della scuola,
la dimenticanza della storia. Oggi la storia viene insegnata senza date, cioè
senza successione cronologica. Se chiedete ad uno studente di mettervi in ordine
cronologico Cristoforo Colombo, Maometto, Budda, Carlomagno,
Giulio Cesare e Garibaldi non sa farlo. |
Figuratevi a dire il secolo in cui sono
vissuti! Sono convinto che l’ignoranza della storia è stata
una della cause principali degli errori politici dell’occidente.
Se gli americani avessero conosciuto la storia avrebbero
saputo che l'Iran
moderno è nato da una rivolta
religiosa guidata da Shah Ismail che ha cacciato
i mongoli. E che gli Ajatollah ( e quindi Khomeini)
sono i successori del capi guerrieri che hanno edificato
il nuovo Stato. Ed avrebbero anche saputo che l’11 settembre è la
data in cui nel 1684 l’armata guidata Giovanni Sobiesky,
innalzando lo stendardo della madonna di Chestokowa
ha annientato l’
esercito di trecentomila turchi che stava per
conquistare Vienna. E, in tal modo, ha dato inizio
allo lo sfacelo dell’impero Ottomano. Loro non lo sapevano,
ma Bin Laden si, e quel giorno distruggendo le Torri
gemelle, voleva vendicare quella disfatta.
Solo due esempi ma che indicano quanti altri errori
faremo nel futuro nei rapporti con civiltà come l’Islam,
La Cina, l’India che si
risvegliano e che ricordano perfettamente la loro
storia mentre noi dimentichiamo la nostra. Signori pedagogisti, signori
insegnanti, signori politici signori strateghi, vogliamo ricominciare
a studiare? |
Tribù |
25 Luglio |
Una delle principali cause della debolezza dell’ Italia è
la diffusione di una etica che da scarsa importanza al merito
in tutto ciò che è pubblico o connesso al pubblico. Il nostro paese soffre di una specie
di schizofrenia. In superficie una legge rigorosa e meritocratica ma, nel profondo,
costumi tribali. Le cariche, i posti, vengono assegnati a chi appartiene
ad un gruppo politico, ad una confraternita di mutuo soccorso, ad una
rete di interessi famigliari
Prendiamo, per esempio, l’università.
La scelta dei professori universitari dovunque viene
fatta dai professori stessi, che si consultano fra di
loro per scegliere i più meritevoli. È il
metodo della cooptazione. Da noi però, soprattutto
in alcuni settori, i professori sono politicizzati ed
hanno creato dei meccanismi con cui decidono, anni prima
chi vincerà il concorso. Chi non è politicamente
allineato non farà mai carriera, è meglio
cambi mestiere o emigri all’estero.
Ma, oltre alle tribù politiche, ci sono altre confraternite,
o scambi di favori sul tipo: io metto in cattedra tuo
figlio e tu il mio. E l’Università è solo uno dei
campi un cui avvengono scelte del genere. Tipica la politica. |
Ad ogni cambiamento di ministero - o di qualche altra carica importante - il nuovo
titolare si porta appresso persone che aspirano ad essere nominate presidenti,
membri dei consigli di amministrazione, dirigenti degli infiniti enti, fondazioni e imprese che
dipendono da lui.
Colloca nelle nei posti chiave i membri della tribù che
lo ha eletto, sostenitori, amici e clienti. Così arrivano
in posizioni di comando personaggi ignoranti ed avidi
che, per creare nuovi spazi e nuovi posti, sfasciano
quello che hanno fatto i loro predecessori e bloccano
le opere di lungo respiro che hanno iniziato. È questo
il motivo per cui in Italia da quarant’anni non
si fanno più autostrade, il sistema ferroviario è arretrato
e, ogni tanto, gloriose istituzioni note in tutto il
mondo, vengono letteralmente saccheggiate, fatte a pezzi.
Si, il nostro è un paese in cui i migliori fanno molta
fatica ad affermarsi ed in cui è difficile costruire,
investire e produrre perché non abbiamo una morale pubblica che ci impone
di scegliere solo chi merita e chi vale. |
Vanità |
18 Luglio |
Le persone veramente grandi sanno di
valere. Dante sapeva di essere un sommo poeta e
infatti si pone con sicurezza in mezzo ai sei più
grandi poeti dell’umanità “io ero sesto fra cotanto senno “.Erano
altrettanto sicuri di sè nella filosofia Socrate, nella pittura
Giotto, nella scultura Michelangelo, nella musica Bach,
Mozart, Verdi, nella scienza Galileo, Newton ed Einstein. E lo erano anche
quando venivano perseguitati o addirittura condannati a morte come Socrate
, come Dante. In epoca più recente ricordiamo personaggi
come Dostoiewsky, Nietzsche, Proust coscienti di valere
anche se non ebbero i riconoscimenti che meritavano.
All’estremo opposto di chi è
cosciente del proprio valore anche di fronte alla condanna,
alla persecuzione,all’ignoranza c’è il vanitoso.
Il vanitoso è oscuramente consapevole di valere meno di quanto
non pretenda la sua smisurata ambizione e, perciò, ha
continuamente bisogno di riconoscimenti, premi, medaglie, onorificenze, certificati,
diplomi, dell’applauso del pubblico, di gente che
lo guarda, lo ammira, lo esalta, lo elogia. E che si da un immenso daffare
per procurarseli.
Tutti gli esseri umani, ce lo ricorda Hegel, hanno
bisogno del riconoscimento degli altri. Il valore non ce lo possiamo dare da soli. Il
bambino cerca l’amore della mamma e del papà, l’
approvazione del maestro, i ragazzi quello del gruppo di amici.
Il pittore vuol avere successo nelle sue mostre, lo scrittore con i suoi libri,
il regista e l’attore sognano il premio oscar, lo scienziato il
premio nobel.
La bella ragazza sogna di diventar miss |
qualchecosa, di
essere chiamata a fare la velina o a recitare in un una
fiction televisiva. Il laureato alla Bocconi di diventare
amministratore delegato di una importante società.
Tutti indistintamente desideriamo essere bravi, ammirati,
eccellere sugli altri, essere i primi.
Ma la persona sana di mente, ancorata al principio
di realtà, riesce
a fare comparazioni obbiettive, ad avere una idea delle
proprie reali capacità. Ci
sono solo due tipi di persone che non lo fanno:
il matto e il vanitoso. Il matto perché, mancando del principio
di realtà, non capisce. Dice
e scrive assurdità e poi si sente un genio incompreso.
Il vanitoso perché ha dei dubbi sul suo reale valore,
anzi spesso
è cosciente di non valere un granchè ma, per non
ammetterlo, cerca affannosamente il riconoscimento dagli
altri. C’è
chi, non potendo fare altro, racconta a tutti quando
siano bravi lui e la sua famiglia. Altri non mancano
ad una festa, non perdono occasione di apparire in pubblico.
C’è poi
chi, pur di far parlare di se va in televisione a fare
stranezze e a dire sciocchezze. E chi, approfittando
del proprio ruolo, fa in modo di apparirvi tutti i giorni.
Vi sono poi anche persone che, per snobismo non vanno
in televisione, ma si danno un gran daffare per ottenere
riconoscimenti solenni, ufficiali ed istituzionali. Siamo comunque sempre
e soltanto di fronte alla vanità
, che cerca l’ossequio esterno per far tacere il
dubbio di non essere ciò che vorresti essere, di non avere,
in realtà, fatto qualcosa che ha veramente valore e che merita
di essere ricordato. |
Coppia |
11 Luglio |
La vita è un viaggio in cui ogni volta noi cerchiamo una meta e ci battiamo per raggiungerla. Ma è
anche un continuo pericolo ed una continua lotta. Siamo convinti di essere usciti dalla condizione naturale,
di esserci affrancati dalla precarietà dell’ animale che passa tutto il suo tempo a cercare il
nutrimento o a fuggire i predatori. Quando guardiamo le rondini sfrecciare nel cielo dimentichiamo che esse
dedicano praticamente tutte le loro energie alla ricerca dei cibo e che il loro stupendo volo è una
disperata lotta per sopravvivere. Ma noi non ci troviamo in una situazione molto diversa nella
società. Se ci viene qualche dubbio prendiamo come esempio la vita dei grandi uomini, quelli
ricordati dalla storia. E ci accorgeremo che è stata una continua lotta, fra incomprensioni, ostacoli,
tradimenti. Apriamo un libro di storia e leggiamolo tutto di seguito. Troveremo solo un succedersi di guerre, leghe,
alleanze, discordie e nuove guerre.
Già la semplice sessualità, il semplice
erotismo, in questo quadro di tensioni, ci appare
un isola felice, perché la gente non si
riunisce per lottare,ma per darsi piacere. E l’amore è l’
unico momento in cui noi abbassiamo le armi, cessa
la paura, cessa la lotta, cessa la sfiducia e ci abbandoniamo indifesi
come il bambino nelle braccia della madre. Non solo, desideriamo il
bene dell’altro
ancora più del nostro bene. All’interno del recinto incantato
del nostro amore assaporiamo il piacere dell’innocenza del paradiso
terrestre dove è bandito ogni male.
Ed è questa esperienza che cementa la coppia
innamorata, sposata o convivente non importa, che
ne fa la solida nave con cui affrontare il mare
in tempesta. |
Se siamo così fortunati da
costituire una coppia unita, complementare, il nostro viaggio non è più solidario. Siamo un
equipaggio che muove verso una meta comune. E ci completiamo a vicenda, ci arricchiamo, la nostra forza
si moltiplica. Abbiamo qualcuno di cui fidarci e che ci sta accanto nella
buona e nella cattiva sorte. Per realizzarlo occorre però che nella coppia convergano
tanto l’amicizia quanto l’attrazione erotica.
L’amicizia è una forma di amore impregnata,
intessuta di eticità. L’amico è colui di cui ti puoi fidare,
sicuro che saprà tener fede alla parola data, che nel momento del bisogno e del pericolo
starà dalla tua parte, rispettoso della tua libertà e della tua
dignità sempre. Ma una coppia fondata solo sull’amicizia
resta fredda, per avere calore, energia ha bisogno anche dell’amore erotico.
Mi viene in mente la lettera di un mio amico a sua moglie. “ Abbiano attraversato periodi
tremendi - diceva - eppure anche nei momenti peggiori, ogni volta che ti vedevo, sentivo allargarsi
il cuore e provavo una grande gioia. La gioia di chi sa di possedere la cosa essenziale,
il tesoro più prezioso. Per me sei sempre stata la donna più bella
del mondo. Vedendoti in mezzo alle altre, ho sempre preferito te. E questo mi dava sicurezza,
voglia di vivere, forza per combattere. Non
puoi immaginare cosa significa per un uomo, quando si sente solo, sconfitto poter dire a sé stesso : ma
io ho una donna bellissima che mi ama. E ogni volta, baciandoti, facendo all’
amore con te, io ricevevo le energie profonde della terra, le energie vitali, e mi rialzavo forte,
pronto a ricominciare la lotta.” |
Merito ricompensa |
4 Luglio |
Shakespeare è un grande conoscitore dell’animo umano e sa che
anche fra i malvagi il merito deve essere ricompensato.
Nel film di Polansky, Macbeth si appoggia al
sanguinario Ross che, come premio, si aspetta un
feudo. Ma il re, con noncuranza, lo da ad un altro. Ross passa
al nemico e per Macbeth è la fine. Anche Riccardo III,
offendendo inutilmente il suo complice Buckingham, perde l’ ultimo
alleato e va incontro alla rovina. Ho ricordato questi errori fatali
perché tutti indistintamente corriamo il pericolo di non saper
ricompensare i meriti dei nostri amici, dei nostri alleati, dei nostri
collaboratori e spesso premiamo persone che non lo hanno meritato e,
in certi casi, perfino chi ci odia.
E spaventoso, ma spesso ci dimentichiamo proprio
di coloro che ci sono stati vicini più a
lungo, che ci hanno aiutato nei momenti più difficili, che hanno
lavorato silenziosamente, con umiltà, con discrezione, senza chiedere
nulla, timorosi di darci disturbo. Diamo per scontato il loro
affetto, la loro disponibilità ed il loro aiuto e dimentichiamo
che avevano bisogni, desideri, ambizioni, speranze che sarebbe
stato nostro dovere soddisfare se se fossimo stati
riconoscenti, se fossimo stati giusti.
Un comportamento tanto più vergognoso perché invece molto spesso
finiamo per aiutare individui spregiudicati che ci hanno
avvicinato solo per ottenere dei favori e che,
appena strappata una promessa di interessamento hanno continuato ad insistere
nella loro richieste con arroganza come se quello che chiedevano fosse
loro dovuto e noi colpevoli del ritardo. |
Si, troppo spesso premiamo la
voracità e l’improntitudine, e non premiamo in modo dovuto il valore,
la fedeltà, la discrezione ed il rispetto.
Un altro modo di essere ingiusti l’ho
visto in persone potenti che, ossessionate dalla
competizione e dalla fretta, nel momento del bisogno
chiedono ad una persona di valore di aiutarli, e questa
lo fa subito, usa tutte le sue capacità e
risolve il problema. Ma appena cessato il pericolo,
costoro dimenticano tutto e, sempre in preda alla improvvisazione
e alla fretta finiscono poi per ricompensare non lui,
ma l’ultimo arrivista che si infila
nella loro cricca. Un modo spregiudicato di
utilizzare gli uomini che mi fa sempre venire in mente
i generali della prima guerra mondiale quando ordinavano
quei sanguinosi ed inutili assalti alla baionetta dove
sono stati sacrificati milioni di poveri contadini e
le migliori intelligenze europee.
C’è poi l’errore di chi usa il premio
per sedurre il nemico. Non parlo di chi lo compera, lo
paga perché tradisca.
Ma di chi cede all’illusione che mostrandosi buono, generoso,
facendogli dei doni, l’altro cambi idea, si converta,
passi dalla sua parte. Un errore che di solito fanno
persone con un’alta
opinione di sé e che desiderano essere amate da
tutti. Ma i nemici non si rabboniscono. Se li tratti
bene, se li premi , ti giudicano un debole e ti colpiscono
con più forza. Per di più, chi agisce così, mentre
rafforza il nemico, getta nello sconforto le persone fedeli che credono
in lui e vedono calpestato il più elementare principio
di giustizia. |
Libri |
27 Giugno |
Tempo di esami. Le televisioni mostrano giovani che crollano il capo e genitori preoccupati per
lo stress dei figli. Io mi rivolgo ai giovani. Dovreste chiedere più esami e
dovreste chiederli più rigorosi. Mi rendo conto che sembra una assurdità
. Ma, se non ci pensate voi, non lo faranno né i vostri genitori nè i vostri insegnanti.
I genitori ormai fanno un solo figlio e il più tardi possibile. Per farsi
amare soddisfano ogni suo desiderio. Poi lo passano all’asilo, alla scuola e qui gli
insegnanti cercano di evitargli prove ed esami che potrebbero procurargli traumi. Risultato
: è la prima volta nella storia che una generazione arriva all’università senza
aver incontrato fin da piccoli una serie progressiva di esami, senza aver
imparato a concentrarsi, ad affrontare le sfide, a stringere i denti,
a combattere ed a resistere alle sconfitte e alle
frustrazioni. È pericoloso.
Ma voi potete obbiettarmi : Noi esseri umani abbiamo sempre fatto di tutto per evitare il dolore
fisico, la paura, la sofferenza e abbiamo sempre voluto il piacere, la sicurezza,
abbiamo cercato di soddisfare i nostri desideri, di evitare gli ostacoli, i problemi. Certo,
però se non sentissimo il dolore ci feriremmo in continuazione e non riusciremmo a sopravvivere.
Se non provassimo paura moriremmo.Pensiamo al bambino piccolo che, incosciente, si arrampica su una
seggiola accanto alla finestra. E se non provassimo sofferenza? Se non provassimo sofferenza
non potremmo capire il dolore che provochiamo agli altri. Se riuscissimo a soddisfare istantaneamente i nostri
desideri finiremmo per non avere desideri perché il desiderio |
è pregustazione,
attesa, ansia di non riuscire e sforzo per realizzarlo.
Se non
dovessimo risolvere sempre nuovi problemi la nostra
mente si atrofizzerebbe. La vita è desiderio
di piacere, di felicità, di diversità,
di ricchezza, di successo, di cose sempre nuove e diverse,
ma tutto questo è possibile solo attraverso
l’attesa lo sforzo, le prove, l’ansia, la lotta.
Io sono convinto che la maggior parte dei genitori oggi stia sbagliando l’educazione dei propri figli.
I grandi artisti artigiani del rinascimento li mandavano a bottega da un altro e ce li lasciavano
finchè non erano formati. I grandi imprenditori, dopo averli fatti studiare in scuole dure e selettive
, gli facevano fare carriera incominciando dai lavori più umili. Il
figlio dell’uomo più ricco del mondo Bill Gates si è mantenuto agli studi lavorando. Il figlio di Umberto Agnelli, Giovannino, ha imparato dalla gavetta ed andava in Panda, non in Ferrari. Oggi invece c’è chi regala la Ferrari figlio per il diciottesimo compleanno, sperando che studi.
Ecco perchè non mi rivolgo ai vostri genitori,
ma a voi. Avete intelligenza sufficiente per capire che
la sofferenza, la lotta, gli ostacoli, gli esami sono
indispensabili per crescere, per diventare forti, per
capire gli altri, il mondo. Non solo rafforzano la vostra
volontà, ma vi arricchiscono
interiormente. Solo chi ha fatto fatica capisce la
fatica degli altri, solo chi ha sofferto capisce la loro
sofferenza. La mente cresce risolvendo i problemi. È come
un muscolo che si rafforza lavorando. E lo stesso vale
per la sensibilità, la creatività, la
capacità di concentrarsi,
persino la capacità di amare. |
Esami |
21 Giugno |
|
In questi ultimi anni, con la diffusione della
TV, di internet e degli sms parecchia gente ha incominciato
a pensare che il libro sia una cosa del passato. Molti preferiscono
seguire i dibattiti televisivi. Che, per carità, sono indispensabili
in politica dove tutte le opinioni hanno la stessa
dignità.
Ma non è così
quando ci confrontiamo con la complessità e le contraddizioni
dell’animo umano. I dibattiti sono interessanti,
divertenti, vedi persone note, persone nuove, ma
non servono ad approfondire un problema, a capire a
fondo noi stessi. Il conduttore deve fare spettacolo, tutti dicono la
loro opinione anche se è squinternata
, molti fanno battute per mettersi in mostra, col
risultato che non emerge mai un ragionamento, una vera
spiegazione. Alcuni talk show poi sono costruiti su testimonianze false,
con comparse che recitano. Cosa si può imparare da essi? Non
a caso alla fine sei più confuso di prima.
E non basta nemmeno leggere qualche articolo. Vi farò un
esempio personale Questa rubrica
è molto letta, incontro gente per strada, negli uffici, che
me ne parla e ricevo anche molte lettere a cui cerco
di rispondere al meglio. In esse mi vengono poste delle domande, dei
problemi nel campo dei sentimenti , dell’erotismo e dell’amore
nelle sue varie forme.Io rispondo, ma a volte sono imbarazzato perché devo
continuamente ripetere cose che ho esposte in
diversi libri di cui il più completo,
Ti amo, è frutto di anni ed anni di lavoro ed
ha una ricchezza ed una profondità che non potrò mai nemmeno
sfiorare in una risposta per quanto lunga e dettagliata.
E quello che succede a me, succede a tutti gli studiosi,
a tutti gli scrittori che tengono rubriche. |
Alcuni di loro sono dei grandi artisti, hanno scritto
libri meravigliosi in cui hanno riversato le ricchezze del loro
animo e del loro sapere. Al punto che, talvolta, quando li riaprono
restano loro stessi meravigliati, vi scoprono emozioni e pensieri
che avevano dimenticato. Questi libri sono un immenso patrimonio
inutilizzato.
Intendiamoci, ciascuno faccia ciò che vuole, se non vuol leggere libri
non li legga. Può vivere bene lo stesso. Però chi vuol
capire veramente l’animo umano, chi vuol
conoscere in modo approfondito sé stesso e gli altri, chi comprendere
i complicati rapporti aziendali e sociali, chi vuol porsi i problemi in modo
corretto, deve ricorrere al libro, alla grande
letteratura, alla saggistica importante. E qui che è
confluito e continuerà a confluire il sapere dell’
umanità. Non bastano nemmeno i film, per quanto importanti
, anzi indispensabili. Perchè anche il film nasce da un libro
, nasce da una sceneggiatura che è
scrittura e, inoltre, per capire a fondo
il suo messaggio, abbiamo bisogno di rifletterci, di discuterne,
abbiamo cioè bisogno di usare la parola e la parola si
impara solo nel libro. Sono stati gli scrittori, i filosofi, Omero,
Platone, Dante, Shakespeare, Goethe, Freud a creare
, plasmare le parole, le lingue. Nessuno impara
a parlare, nessuno impara a scrivere, nemmeno un articolo, nemmeno una
lettera se non legge libri. E aggiungerei qualcosa. Se trovate un
libro importante che vi illumina, in cui c’è un sapere,
sottolineate ciò che vi ha colpito per potervi ritornare. |
Manager |
9 Giugno |
|
Viaggiando in aereo ho visto moltissimi giovani
manager. Ne ho sempre avuto una buona impressione. Usciti certo
da ottime università italiane e straniere, sono preparati
, competenti nel loro campo, ambiziosi, tenaci, lavoratori indefessi.
Quando si trovano in due non parlano che di lavoro, da soli studiano
le loro carte o lavorano al computer. Li ho poi incontrati all’opera,
spesso in posizioni di comando ed ho spesso constatato una preparazione
ammirevole. Conoscono teorie e regole, si muovono con destrezza
fra gente come loro in tutti i paesi del mondo. Eppure ogni tanto
ho sentito una carenza della loro preparazione. Hanno visto il
mondo ma sempre lontani dalla gente comune per cui non provano
simpatia, che non capiscono forse disprezzano. Pensano per schemi
economici e psicologici semplificati. Non sono conduttori di uomini.
Mi viene in mente il film “ Thirteen days “ i
tredici giorni in cui Kennedy ha dovuto decidere cosa
fare quando i russi hanno impiantato a Cuba i missili
nuclei puntati sulle città americane. Tutti
i militari, senza eccezione hanno continuato a suggerirgli
un intervento militare che avrebbero automaticamente
dato luogo a delle rappresaglie fino a sfociare in
una guerra termonucleare. Ecco la mentalità unidimensionale
che si svolge all’interno del proprio campo di
competenza. Ma Kennnedy conosceva la storia, e si
domandava quale errore aveva provocato la prima guerra
mondiale, la sequela di automatismi che nessuno era
poi riuscito ad arrestare e non voleva compiere lo
stesso terribile errore. Ha cercato di entrare nella
mente del primo ministro sovietico, anche lui circondato
da generali e l’ha capito. |
Allora Poi ha ingannato i suoi militari e ha stabilito un linguaggio simbolico
con cui comunicare col nemico, ed ha vinto.
Coloro che non sanno capire gli uomini, ascoltarli,
mettersi al loro posto, non sanno capire
nemmeno i consumatori, il mercato. Tutti i grandi
imprenditori, perfino i grandi inventori,invece hanno
questa capacità di
percepire , di sentire. Fanno tutte le ricerche di mercato,
ascoltano i pareri degli esperti, ma poi vanno anche in
giro a parlare con le persone qualsiasi a raccogliere
i segnali deboli. Ricordo un grandissimo imprenditore,
un inventore straordinario che gira per i negozi d’Europa
a curare i suoi prodotti, ad interrogare la gente qualsiasi.
E, nella pubblicità ascolta le proposte, i pareri ma di
solito sceglie quello scartato da tutti perchè che colpisce
la gente più
semplice. Una volta, sapendo che ero stato io l’unico ad
aver difeso lo spot ciò che poi lui ha scelto, sembrava un
bambino, mi strizzava l’occhio, faceva
le boccacce.
Infine coloro che non sono aperti sugli uomini, che non
capiscono i loro sentimenti e le loro passioni, non sanno
nemmeno costruire quella che è l’arma vincente di ogni
intrapresa, dal campo di calcio all’ufficio studi: la squadra,
il gruppo unito, solidale, dove il capo non è un despota altezzoso
ma il condottiero amato e stimato. La squadra con cui
ciascuno è identificato,
di cui è orgoglioso di far parte, dove ciascuno sostiene, corregge,
completa gli altri e che perciò arriva dove nessuno da solo può arrivare,
che resiste dove nessuno da solo potrebbe farcela. |
Europa |
7 Giugno |
I risultati dei referendum in Francia ed in Olanda mi portano a fare qualche osservazione
sociologica su perchè sia così difficile l’unificazione Europea.
Come si sono formati nel passato gli Stati? Quasi sempre attraverso la
conquista. Ne abbiamo un esempio nello stato egiziano, romano, persiano, cinese, russo e,
in epoca moderna in quello francese e inglese. La lenta espansione di
un nucleo di potere che via via annette nuovi territori li organizza con
la sua burocrazia, li arruola nel suo esercito e impone loro una
lingua comune.
Esiste però un’ altra forza unificante
: il movimento collettivo. Pendiamo il caso degli Stati
Uniti d’America. Qui non c’è stato
uno potere che, a poco a poco, ha sottomesso tutti
gli altri. No, qui i cittadini di tutti gli Stati, in
un impeto di slancio e passione hanno, dimenticato i
precedenti conflitti, i rancori, hanno rinunciato ai
loro interessi particolari, hanno combattere uniti e
poi edificato un nuovo edificio statale. Nei movimenti
collettivi infatti, ed in particolare in quello che
io ho chiamato “stato nascente“, gli
uomini fino a poco tempo prima divisi e ostili, si
sentono fratelli e costituiscono una comunità
unita,forte solidale. L’abbiamo visto nella nascita del cristianesimo,
dell’islam, della riforma protestante, ma lo ritroviamo nei movimenti
che generano gli Stati Nazione. Anche nel nostro Risorgimento.
Il Piemonte non avrebbe mai potuto unificare il Paese
senza le insurrezioni, Mazzini, Garibaldi, cioè il grande
movimento risorgimentale.
La scuola di pensiero anglosassone non ha mai voluto ammettere l’
importanza dei movimenti e del fattore passionale nella formazione
delle comunità politiche. |
A partire da Hobbes e Locke ha sempre pensato che
gli uomini possano decidere la formazione di uno Stato come decidono
la formazione di una società per azioni, facendo il calcolo
dei loro interesssi, in modo pacato, razionale. Non hanno mai voluto
ammettere che essi superano le loro divisioni solo nel crogiuolo
ardente delle emozioni e dei fanatismi dei movimenti collettivi.
Ma, senza questo
tipo di partecipazione appassionata entusiasta
o conflittuale, l’unificazione può farla
solo la forza delle armi o della burocrazia. Però non
si formerà una comunità politica
in cui i membri dei diversi paesi si sentono parte,
una identità collettiva.
In Europa non ci sono mai state manifestazioni europeiste
di massa con cortei, inni, slogan. Non si sono visti
italiani, francesi, tedeschi abbattere le frontiere
e abbracciarsi sul confine. È accaduto a Berlino,
ma il muro divideva gente della stessa nazione. L’europeismo è stato
opera di elite, di politici illuminati e la costruzione
dell’unità europea è
avvenuta facendo appello agli interessi economici,
per far fronte alle difficoltà
della trasformazione, alle sfide tecnologiche,
alla concorrenza. Le decisioni sono sempre state prese
dai governi, dai parlamenti e dai burocrati di Bruxelles. È la
prima volta che la popolazione viene coinvolta in
un dibattito approfondito su come deve essere l’organizzazione
della comunità politica. È la prima volta che si domanda
con passione dove vuole andare,cosa vuole o non
vuole essere. Ebbene questo è, a mio giudizio,un fatto
estremamente positivo. |
Chi non informa |
9 Maggio |
Ci sono dei ministri dei capi, dei dirigenti che non danno
informazioni non solo ai loro dipendenti ma anche a coloro a cui sono tenuti
fornirle. Ed è incredibile il numero di tecniche che possono usare.
Incomincerò da quella che chiamerò “siamo
amiconi” partendo da un esempio personale.
Anni fa dirigevo un istituto dove è arrivato un nuovo presidente.
Costui mi trattava nel modo più cordiale. Era tanto amichevole
che, quando mi informava sulle decisioni che aveva
preso, lo faceva come se le avessimo prese insieme:
"Sai è
d’accordo tutta la Commissione, Piero, che è un amico,
Andrea, Luciano e Marco che adesso è presidente di…". Nei
primi tempi mi sforzavo di ricordare quando avevamo
creato una Commissione e cercavo di ricostruire chi
fossero quel Piero, Andrea, Luciano che avrei dovuto
conoscere così bene.
Poi ho capito che non ne avevamo mai parlato, che
che costoro erano tutti amici suoi a me sconosciuti.
C’è poi un modo di non informarvi che
chiamerei “ “dare per scontato la
tua competenza” Qui chi parla vi riferisce tutto
come se foste già informatissimi e molto competenti. Nomina
rapidamente ditte, personaggi, operazioni usando
una grande quantità di
termini tecnici che voi non conoscete sapendo che
vi vergognate a domandare spiegazioni davanti agli
altri. E, se lo fate, vi spara addosso una serie di
ragioni tecnicissime che vi ammutoliscono. E poiché tutti
hanno paura di fare cattiva figura con questo metodo
riesce ad imporvi ciò che gli pare. Io, per resistere, faccio
il pagliaccio dicendo: ”Guardi che io sono stupido e per
farmi capire deve ripetere tutto lentamente spiegandolo
in modo elementare“.
Funziona.
|
Ci sono poi quelli che non vi informano inondandovi di carte, o facendo proiezioni
asfissianti dove le informazioni essenziali che servono per prendere decisioni
sono nascoste da quelle che, per questo scopo, sono assolutamente
irrilevanti. È un metodo spesso usato dalla burocrazia ma anche nelle imprese private
da uffici che vogliono valorizzare il loro ruolo. A costoro bisogna chiedere riassunti di
poche pagine.
E, per concludere, ricordiamo
quelli più pericolosi perché semplicemente non vi
dicono niente, stanno zitti, eludono le domande.
Raccolgono da tutti informazioni, captano idee,
suggerimenti invenzioni, ma non ne riconoscono mai
la paternità.
Così non devono nè riconoscenza nè ringraziamenti
e possono attribuirsi il merito di tutto quanto
ottiene successo. Di solito si tratta di personalità
autoritarie che non lavorano in gruppo, non
sopportano critiche, decidono da sole e pretendono
ubbidienza immediata ed assoluta. Personalmente
sono comunque convinto che tutti coloro che non
danno informazioni, per qualsiasi motivo lo facciano e qualunque metodo
usino, sono dei cattivi capi. Con il loro comportamento impoveriscono
coloro che lavorano con loro, tarpano la loro creatività,
impediscono loro da dare il proprio contributo,
così li
danneggiano personalmente e danneggiano l’ente o l’impresa
per cui lavorano. Nello stesso tempo, anche
quando sono dotati ed abili, chiusi nella loro
presunzione e nella loro arroganza fanno inevitabilmente
errori che non vogliono ammettere e, alla fine, ne accumulano tanti
da provocare enormi danni.
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Invidia |
2 Maggio |
Tutti gli esseri umani vogliono veder riconosciuta
la loro unicità, la loro dignità,
il loro valore. Ma vogliono sempre anche sentirsi
superiori agli altri. E se questo desiderio viene
realizzato non si spegne anzi, più viene
soddisfatto più cresce. Arricchite una persona e vorrà
essere più ricca, datele una carica e ne vorrà una
più
elevata. Questo processo avviene perché noi possiamo valutarci
solo confrontandoci con gli altri. Ciascuno vive in
un ambiente sociale con persone del suo stesso livello
e si confronta con loro. Il contadino che campa poveramente
coltivando il suo campo non si identifica e non si
confronta con i ricchi che vivono in lussuosi palazzi.
Si confronta solo con i vicini, quelli un po’ più poveri
lo quelli che hanno un terreno un po’ più grande del
suo. Ma se improvvisamente diventa ricco, se va a
vivere fra i ricchi, è loro
che prende a modello e può sentirsi
inferiore e snobbato.
Cosa avviene allora quando una persona che vive
nel suo ambiente, fra i suoi pari, vede che uno
di loro, magari un collega o addirittura un amico,
ad un certo punto ha successo, balza ad un livello
superiore, guadagna miliardi, viene ammirato, elogiato,
applaudito? Poichè
si considerava pari a lui si sente diminuito,
inferiore. Qualcuno può cercare di spiegargli che, in realtà,
non ha perso niente, che è rimasto esattamente quello
di prima.
Ma è falso perché, dopo il successo dell’amico,
lui si è posto la domanda “ perché lui e non
io? E si
è sentito inferiore fra gli inferiori. Di più ad
ogni nuovo successo dell’altro scende ancora di più.
Allora,
non potendo salire al suo livello vuole trascinarlo verso in basso: cerca di |
dimostrare che è un incapace, che non merita. E, nei limiti in
cui gli è possibile, fa di tutto per rendergli
difficile la strada, danneggiarlo. È questa l’invidia.
Tutti coloro che salgono nella stima sociale
sono perciò oggetto
d’invidia. Il ministro, l’amministratore delegato, lo
scrittore di successo, il grande attore, lo studente
più bravo,
la donna più bella, proprio perché sono ammirati
suscitano delle invidie feroci. C’ è una frase che io
vorrei dire a tutti, tutti indistintamente uomini
e donne, giovani e anziani:
”ricordate che ogni volta che realizzerete qualcosa
di valore, e venite elogiati, vi
farete dei nuovi nemici. Osservando gli occhi
di coloro che vi circondano, ne troverete sempre
alcuni freddi o sfuggenti: sono gli occhi dell’invidia, gli occhi
delle persone che d’ora
in avanti dovrete temere.”
Ma, per fortuna, nel mondo non c’è solo
l’invidia,
c’è anche il suo opposto, l’ammirazione. Migliaia,
milioni di persone ammirano i loro artisti, i loro
cantanti, i loro capi carismatici. Anche noi siamo felici quando la persona
di cui siamo innamorati, oppure nostro figlio ha successo. Nell’ammirazione
noi ci identifichiamo con l’altro, ci fondiamo con lui, e più lui
cresce, più ne siamo arricchiti. Ci sentiamo entrambi pervasi
da una energia che ci unisce e ci trasporta verso l’alto, verso
la perfezione. Questa energia i greci la chiamavano
eros, amore, un movimento che va dall’inferiore, l’amante,
verso il superiore, l’amato. Come il vuoto si muove verso il
pieno, l’
ignoranza verso il sapere, l’umano verso il divino. |
Parola data |
25 Aprile |
Mantenere la parola data è un principio universale che
troviamo in tutte le società e in tutte le culture. Noi lo
riceviamo dalla tradizione romana. Il mito racconta
che il console Attilio Regolo, fatto prigioniero dai cartaginesi era
stato mandato a Roma dopo aver promesso che sarebbe tornato. Ed ha
rispettato il patto anche se sapeva che lo attendeva una morte atroce.
Il principio è stato
confermato dall’etica cristiana ed è stato
fondamentale per lo sviluppo del sistema creditizio
ed economico europeo. Per secoli sono bastate semplici
lettere private in cui uno si impegnava a dare e l’altro a restituire
enormi somme di denaro senza che ci fosse una legge o uno Stato a
farle rispettare, ma solo la fiducia reciproca. Nel nostro mondo contadino
le transazioni si facevano sulla parola, con una stretta
di mano.Era un principio che si imparava fin da bambini: le promesse
vanno mantenute.
Chi è cresciuto in questa atmosfera morale
quando incontra gente che si comporta diversamente
ha uno trauma psicologico. Una ragazza che conosco
bene era appena arrivata a Milano dove, con grande
fatica aveva trovato un appartamentino in affitto,
lo aveva arredato, vi aveva messo i suoi vestiti
ed i suoi libri. Un giorno è venuta a trovarla suo fratello
con un amico che, piangendo, diceva di non avere
un posto dove dormire. Gli bastava un branda in uno sgabuzzino
per qualche giorno,poi se ne sarebbe andato. Una sera la ragazza
non ha potuto entrare perché l’altro aveva fatto
cambiare la serratura. Tornata con un avvocato
ha constatato che l’intruso aveva spostato li la sua residenza
e aveva fatto sparire tutte le sue cose. |
Ne è rimasta turbata per anni.
Poi la vita ci insegna ad essere prudenti, ma c’è sempre
una zona protetta, dove noi assumiamo che venga sempre
mantenuta la parola data: l’amicizia. L’amico è quello
in cui hai fiducia. Anzi l’essenza dell’amicizia è proprio
la fiducia. È già così nei bambini. L’amore
è sempre rischio, la ragazzina che ti piace può
sempre voltarti le spalle e dare la mano
ad un altro. Ma l’amico del cuore no. A lui puoi confidare
un segreto sicuro che non va a dirlo a nessuno,
non fa nemmeno la spia a tua mamma o alla insegnante.
L’amicizia è sempre
stata così anche nel passato, ce lo ricordano Cicerone, Montaigne
e Voltaire. È questo il motivo per cui quando l’amico
ti tradisce provi un trauma spaventoso, che
non potrai più dimenticare.
Cosa avviene quando questo principio viene
abbandonato? Sfacelo politico e sociale, guerra
e miseria. L’abbiamo
visto durante l’anarchia
dei signorotti feudali in lotta tutti
contro tutti. L’
abbiamo visto nella catastrofe dell’Italia del cinquecento,
il paese più ricco e progredito d’Europa, ma fatto
di staterelli in guerra fra di loro con un gioco
continuo di alleanze e tradimenti. Prima con i francesi, poi con gli
spagnoli, poi con i lanzichenecchi luterani quando il duca di Ferrara
e di Mantova tradirono Giovanni delle Bande nere aprendo
loro la strada al saccheggio di Roma. Nessuna
società riuscirà mai
a vivere e prosperare se il principio di mantenere
la parola data non viene ribadito dalla legge e dalla morale, insegnato
fin dall’infanzia
e scolpito nel cuore degli uomini in modo che
venga applicato in tutti i campi dell’esistenza.
|
Chiesa |
11 Aprile |
Molti, moltissimi dicono che la morte di Papa Voltila
sarà catastrofica per la chiesa. Perché chi mai potrà
sostituirlo, avere il suo stesso carisma sulle masse popolari di tutto il mondo? Se
guardiamo ad uno ad uno i porporati che possono prendere il suo posto facciamo
fatica ad immaginare una figura altrettanto ricca, polimorfa, con tante
energia e tanto fascino. E alcuni sostengono addirittura che questo papa
ha nascosto, con la sua imponente personalità, con l’amore e la
venerazione verso la sua persona, la crisi irreparabile della chiesa
come istituzione, la sua autorevolezza culturale, morale. Le piazze sono piene,
molti osservano, ma le chiese sono vuote. Quando anche le piazze saranno vuote, si
vedrà che il cristianesimo è morto.
Coloro che sostengono questa tesi hanno una concezione
della storia che separa nettamente i grandi uomini
dal corpo sociale nel suo complesso. Il maggior rappresentante
di questa teoria storia e Carlyle, che nella sua celebre
opera Gli Eroi sostiene che la storia è stata
prodotta da poche grandi personalità della
politica, della scienza, della cultura che hanno
fatto fare un balzo in avanti alla società in
cui vivevano. È stato Alessandro Magno
a portare la civiltà greca, fino ad allora confinata in
un territorio ristretto, ai confini del mondo. È stato Cesare
a creare il modello dell’impero Romano, Galileo a inventare
il metodo delle scienza moderna e così via. Ma all’estremo
opposto vi è una concezione
della storia secondo cui i grandi uomini emergono
solo quando una società
ha dentro di se una straordinaria energia
espansiva. Essi danno solo un corpo, un volto, una voce a quell’energia,la
trasformano in azione concreta. |
Alessandro ha
conquistato la Persia, perché i greci erano militarmente
superiori, più audaci, inventivi dei persiani. Napoleone ha conquistato
l’Europa perché
aveva dietro un popolo e un ideale rivoluzionario.
Nei movimenti collettivi noi vediamo solo il capo
carismatico e pensiamo che sia stato lui a creare il
movimento. Ma non è avvenuto piuttosto il
contrario? Che la tensione, la paura, la speranza
collettiva ha prodotto agitatori, gruppi di protesta,
leaders naturali finchè uno, particolarmente
dotato, non ha unificato queste spinte assumendone la
guida? Ma se è così, se
la tensione, resta viva, scomparso quel leader il movimento
ne produrrà altri. La Riforma protestante
sarebbe finita se fosse stato ucciso Lutero?
Ecco perché ho dei dubbi sulla impossibilità di
sostituire Voitila. Perchè non siamo affatto in una
fase di riflusso religioso. Non parlo della religione
degli intellettuali e dei filosofi. Per loro Dio è morto
da tre secoli. Parlo della religione popolare, quella
che nasce dal mistero di essere nel mondo, dal bisogno
di dare un senso alla vita. Quella che sorge dalla
paura, dall’ingiustizia,
dal dolore, dall’amore, dalla morte. Che nasce dalla disperazione
come domanda di grazia: la religione dei miracoli che
per la scienza non possono esistere perche, per la scienza,
ciò che è inspiegabile
oggi è
il compito di domani. Infine la religione di coloro
che sono in rapporto diretto con Dio, i mistici, i santi.
Siamo veramente sicuri che la chiesa non saprà inventarsi uomini
e risposte a questa domanda universale? |
Slancio Vitale |
11 Aprile |
| È dall’alto
che incomincia la riorganizzazione di un esercito: dalla
scelta dei generali, dalla costituzione delle importanti
accademie militari.
È dall’alto che si riorganizza il sistema scientifico
- educativo. Creando dei centri di qualità tali da competere
con gli altri centri educativi e di ricerca del mondo,
che lavorino in stretto rapporto con le grandi imprese, in modo da attrarre
i migliori insegnanti ed i migliori allievi. Questi centri di eccellenza
vengono poi imitati dai livelli inferiori e trascinano tutti verso l’alto.
E, quando non bastano i nostri studiosi, i nostri scienziati,
occorre farne venire dall’estero e farli lavorare insieme agli italiani.
E mandare i nostri ad imparare fuori nelle università e
nelle imprese straniere. È quello che hanno fatto i giapponesi,
dopo la rivoluzione Meiji per modernizzare rapidamente
il loro paese. È quello
che hanno fatto silenziosamente i cinesi e gli indiani
in questi decenni di preparazione al loro decollo. È quando dobbiamo
cercare di fare velocemente noi mentre subiamo l’assalto della concorrenza
internazionale. Ma nemmeno questo basta. Occorre che la
formazione venga immediatamente integrata nel sistema economico, finalizzata
alla invenzione, alla produzione e alla vendita a livello mondiale. Cercherò di
spiegarmi con un esempio. L’altra sera a Torino ho consegnato
i diplomi del Dipartimento di Animazione del Centro Sperimentale
di Cinematografia. Gli allievi erano veramente bravi, hanno creato cartoni
animati di altissima tecnologia e di altissima qualità. Però,
guardandoli, ho capito che dobbiamo andare oltre. Finora abbiamo fatto
dei pezzi isolati. |
In vece la televisione ha bisogno di serie lunghe, dove
c’è un personaggio o un gruppo di personaggi che hanno tante avventure.
Pensiamo alla saga di Topolino, Paperino, al Coyote,
a Gatto Silvestro, ai Simpson che vivono da decenni. Tutte le televisioni del
mondo sono affamate di nuove storie con nuovi personaggi. È
questo che dovremo fare. Più in generale dobbiamo conservare nel nostro paese i
quartieri generali che elaborano le idee, l’alta tecnologia e le produzioni più
difficili, pregiate. Mentre la produzione elementare può essere fatta
dovunque, il mercato va cercato dovunque.
Le riforme falliscono se non c’è slancialo
vitale L’impetuoso sviluppo
economico italiano degli anni cinquanta è stato realizzato perché migliaia
di contadini sono diventati operai, migliaia di operai si sono trasformati
in imprenditori, migliaia di studiosi hanno fatto scoperte, mentre gli
architetti creavano il disegno industriale, gli orafi producevano stupendi
gioielli, i narratori bellissimi romanzi ed il nostro cinema era ammirato
dovunque. È di questo slancio vitale che abbiamo bisogno ora.
Tutti, tutti senza eccezione dobbiamo riconquistare, nel nostro campo,
la fiducia nella nostra capacità di eccellere, il gusto delle
cose belle, della perfezione, il piacere dell’avventura, la
gioia di creare. Acogliere tutte le invenzioni e farle nostre, accogliere
tutte le domande e darvi risposta. E poi, come facevano i mercanti di
Venezia, Genova, Firenze, esportare in tutto il mondo i nostri prodotti. |
Vecchi |
5 Aprile |
Un tempo ero convinto
che gli esseri umani, co passare degli anni, diventassero
più saggi e, arrivati alla
vecchiaia (vecchio per me era uno a sessant’anni)
avessero perso tutte le passioni, le intemperanze della
giovinezza e, come dice il linguaggio corrente, raggiunta
la pace dei sensi. Si, avevo visto alcuni professori più anziani
arrabbiarsi con noi studenti, ma le giudicavo una collera paterna volta
a acorreggere un nostro errore. E quando il mio rettore Plinio Fraccaro,
mentre andavamo dal collergio verso l’Università brontolava
contro qualche altro professore, lo prendevo come uno sfogo amichevole.
E forse è
stata la vicinanza ad alcuni grandi vecchi, come
Fraccaro, Lattes, Musatti, Padre Gemelli a rafforzare
in me l’idea
che la vecchiaia fosse sinonimo di saggezza, perché costoro
erano veramente saggi, e alcuni di loro anche molto generosi.
Aggiungimoci l’iconografia popolare del nonno che gioca con i
nipoti o del pensionato che passa il suo tempo sereno pescando.
Ho cambiato la mia immagine del vecchio come un
individuo pacificato col mondo,non competitivo con i suoi
pari, paterno con i giovani senza più ambizioni
ed invidie soltanto quando mi sono trovato di fronte
ad alcuni comportamenti inattesi e sconcertanti. Accanto
allo studio, mi è sempre piaciuto svolgere
attività organizzative, inventare nuove istituzioni, e di solito,
il professore più anziano me lo faceva dirigere. Ma quella
volta no, mi creava continui impedimenti, si opponeva alle decisioni
più ovvie. Ed io non capivo perché, finche alcuni
amici non me l’hanno spiegato. “Ma guarda che ti odia, |
tu lo metti in
ombra, si rode di invidia, se potesse ti ammazzerebbe“.
Allora ho
capito: ero entrato nella vita di questo pacifico
signore, gli avevo creato attorno una cosa grandiosa,
ma la gente continuava a parlare di me, non di lui.
Sarebbe stata sua solo se io fossi sparito. E dopo questa
esperienza un'altra ancora più drammatica: questa
volta il grande vecchio di cui mi fidavo non mi
perdonava di aver superato la sua notorietà. Da allora ho
incominciato ad osservare il comportamento di tutti e
mi sono accorto che alcune persone, diventando anziane diventano anche
diventano megalomani, vogliono essere sempre in vista,in primo piano.
Altre si rodono di invidia per una onorificenza, altri accumulano denaro
come se dovessero vivere in eterno, altri invidiano i giovani e li ostacolano.
Inoltre non è affatto
vero che hanno ragiunto la pace dei sensi. Oggi sappiamo
benissimo che l’erotismo inizia nell’infanzia
e finisce solo con la morte.
Eppure detto questo devo aggiungere che ho incontrato
altrettanti anziani che continuano ad essere creativi, infaticabili,
e che sono diventati saggi, generosi. E sono giunto ad un conclusione:
che ciascuno è rimasto profondamente come era prima.
Come era forse già da bambino, poi da adolescente, poi da
adulto, e che l’età ha solo fatto emergere le sue
qualità più profonde. Ha rivelato le piccinerie,
i difetti, i vizi che prima teneva accuratamente nascosti. Ed ha fatto
emergere le virtù che prima si esprimevano come slancio,
invenzione, capacità
di spendersi per gli altri. |
Papa |
4 Aprile |
A mio giudizio ci
sono stati tre grandissimi papi nella storia della chiesa.
Gregorio VII, Innocenzo III e Papa Voitila. Ciascuno
ha saputo affondare e risolvere una crisi drammatica.
Gregorio VII il pericolo che la chiesa venisse assorbita
dal sistema feudale. L’imperatore ed i re nominavano
vescovi i propri amici, i propri vassalli dando loro
il titolo di conte, marchese. Il papa, in una Roma ridotta
a ventimila abitanti, veniva eletto dai nobili e dalla
plebaglia. Col dictatus papae del
1075 Gregorio VII impose il celibato, ordinò che i vescovi venissero
nominati dal papa e il papa venisse eletto solo da persone scelte dai
papi: i cardinali. Così annientò gli altri potere ed
edificò la chiesa che dura tutt’
ora
Innocenzo III dovette affrontare lo sviluppo economico, scientifico e culturale dell’Europa.
Dovunque esplodevano violenti movimenti religiosi di rinnovamento che diventano eresie. Nel sud
della Francia si diffondeva una religione non cristiana, il manicheismo. Innocenzo III
convocò i capi dei movimenti potenzialmente eretici, per esempio S.Francesco e S.
Domenico e disse loro: scrivete la vostra “regola”, cioè quali
sono i vostri scopi, come volete vivere e operare. Io ve la firmo
diventate un ordine della chiesa che ubbidisce direttamente al papa.
Francescani e domenicani nei successivi due secoli divennero i pilastri fondamentali della
chiesa e del papato. Fino a Lutero, quando i papi non seppero
capire e la cristianità andò in pezzi.
Quale crisi ha affrontato papa Voitila? Da un lato il
tramonto politico e culturale dell’ Europa la cui classe dirigente è
ormai scristianizzata e, dall’altro, la |
mondializzazione
con l’impetuoso emergere di altre civiltà ed in particolare quella islamica.
Giovanni Paolo Secondo ha ignorato senza paura la
decadente irreligiosità europea, ha preso in mano il vangelo e si e si è rivolto
a tutti gli uomini della terra che sono ancora capaci di credere, senza distinzioni
etniche,politiche o religiose. Non ha aspettato che fossero gli altri a venire, è andato
lui in mezzo a loro dappertutto, di persona, usando tutti gli strumenti delle
tecnologia, tutte le più spettacolari scenografie. Si è rivolto ai
giovani, alla gente dalla fede semplice. Ed ogni volta si è attenuto
al centro del vangelo che parla al cuore di ogni uomo. Gli ha
parlato della sua dignità, della sua libertà, gli ha
dato coraggio, speranza e fiducia.Ha fatto sentire, anche all’ultimo degli esseri umani
di essere importante perché fatto a immagine e somiglianza di Dio.
Egli ha capito che la religiosità non scaturisce dall’alto, ma dal basso, dai
movimenti religiosi, dalle comunità di credenti, dai martiri, da tutti coloro che hanno
testimoniato dovunque con la loro vita, con il loro esempio e la loro opera la
presenza della fede.E poichè questi sono un numero sterminato, ha proclamato un
numero immenso di beati di santi, protagonisti della chiesa vivente.
Qualcuno ha detto che si è comportato come fosse il parroco del mondo. No, per trovare
una analogia dobbiamo pensare ai profeti dell’antico testamento
che si rivolgevano al popolo parlando di Dio, lo sostenevano, lo correggevano, lo
guidavano, alimentavano la sua fede e gli indicavano la meta. |
Imprenditori |
14 Marzo |
A tutti coloro che hanno ingegno, fantasia, voglia
di creare , sia che vengano dall’economia o dalla scienza,
io oggi suggerisco di diventare imprenditori privati.
Non perché sia
più
facile. L’imprenditore va incontro a grandi difficoltà
perchè deve muoversi una selva di leggi,
affrontare grandi rischi, la pressione delle innovazioni
tecnologiche, il cambiamento dei gusti dei consumatori
e la concorrenza mondiale. Ma ha il vantaggio di poter
rispondere ad ogni sfida usando la sua intelligenza,
inventando, procurandosi e introducendo nuove tecnologie, diversificando
la produzione, spostandosi in altri mercati. Può girare il mondo
alla ricerca di idee, brevetti ed alleanze. Un mondo globalizzato
e multietnico
è fatto per persone preparate ed audaci,
capaci di trovare le risorse scientitiche ed economiche
dove e sono ed assemblarle.
Inoltre l’imprenditore ha un altro vantaggio: che
tutto quello che fa, la ricchezza che accumula resta
sua. Può farne ciò che gli pare senza prendere ordini
da nessuno.
Invece chi mette il suo ingegno e le sue capacità
nel settore pubblico spesso resta deluso. Prima di
tutto dipende dalla la politica che non sceglie sempre in base al marito
e, invece chiede sempre una contropartita: collocare la
propria gente, fare contratti di favore, dare privilegi
. Nel sistema pubblico vi sono moltissimi funzionari onesti ed ammirevoli,
ma devono operare fra clan e tribù spregiudicate.
Inoltre il pubblico è
soggetto a regole, controlli e vigilanze che sono spesso in mano a
burocrati arroganti a cui non importa assolutamente nulla del
risultato. |
I ministri, i governatori
delle regioni, i sindaci, sanno quali spaventosi difficoltà incontrano
dal groviglio delle leggi e da questa gente. Per portare
a termine un’ opera che
richiede due anni spesso ce ne vogliono dieci
e, dato che ci sono le elezioni e cambiano i governi,
a volte nessuno la finisce. Anche perché, di
solito chi arriva dopo disfa quello che ha fatto chi
lo precedeva. E non dimentichiamo poi che se, come privato
crei una impresa che vale, diciamo, cento milioni di
Euro, alla fine ti trovi con i tuoi cento milioni di
Euro: qui ti trovi senza nemmeno lo stipendio.
È per questo che io consiglio ai giovani di diventare
imprenditori privati. Questo richiede di studiare duramente,
di imparare le lingue, di andare l’estero per
farvi stages ed esperienze di lavoro. Di essere curiosi,
aperti al mondo, avidi di scoprirvi nuove opportunità. È una
strada infinitamente più stimolante
e insegna a rischiare, a pagare se sbagli, a
guadagnare se vinci, ad essere libero e
responsabile. Inoltre non porta solo vantaggi a chi la
segue, porta benessere all’intera nazione. Noi
italiani siamo in concorrenza tanto con i paesi tecnologicamente
avanzati, come con quelli a basso costo di manodopera.
Dobbiamo assolutamente inventare ed esportare. La macchina
pubblica, rinchiusa su se stessa è arretrata,
lenta. L’economia, la
scienza, l‘arte, la cultura possono prosperare solo grazie
all’azione di nuovi imprenditori audaci, scatenati, che sanno
correre con le proprie gambe. Sono loro il vero motore
dello sviluppo,sono loro che possono trascinare in avanti
tutto il resto.
|
Fede |
21 Marzo |
Nessuna società,
sia essa una nazione, una chiesa, un partito, una setta,
un sindacato, può continuare a vivere, a prosperare
se non riesce a soddisfare due tipi opposti di esigenze.
Da un lato quelle utilitarie ed egoistiche come il benessere,
la ricchezza ed il potere. Dall’altro quelle
altruistiche, come l’amore per la
propria comunità e la fede in un ideale.
Incominciamo dalle prime. Tutte le società
devono offrire ai propri membri la soddisfazione
dei bisogni elementari: l’alloggio, il cibo,
la famiglia, la sicurezza e la prospettiva di un miglioramento
economico. Devono dare alle imprese la possibilità di
fare profitti, di dare lavoro a tante categorie di lavoratori,
dai dirigenti agli operai. Devono anche offrire alle
persone più ambiziose e intraprendenti una possibilità
di salita sociale. Un tempo lo faceva con il mestiere
delle armi o con la carriera ecclesiastica. Oggi in tanti
modi: con la scienza, le arti, lo spettacolo, l’economia,
la politica. Anche la politica ha un risvolto utilitario.
Innanzitutto perchè gente vuole
che il politico amministri nel suo interesse. Poi perché anche
la politica ha sempre avuto bisogno di denaro. Un tempo
le serviva per pagare un esercito o il tradimento di
un generale avversario. Oggi soprattutto per la campagna
elettorale. Ma il potere politico è sempre stato
anche un mezzo per arricchirsi. Basta osservare, in
tutta Europa, gli stupendi palazzi che si sono costruiti
i re, i principi, i cardinali.
E questa è la prima parte della verità.
Per esaminare la seconda partiamo da un fatto semplice
come una partita di calcio. Il tifoso parteggia per
la sua squadra del cuore. |
Segue con ansia tutte le
sue vicissitudini, soffre quando perde, esulta quando vince.
Ma che vantaggio economico,sociale, politico, che potere
ne ricava? Nessuno. Il tifo per la propria squadra è totalmente
gratuito, disinteressato. Questo fatto ci dimostra che
gli uomini sono capaci di amare, dedicarsi, lottare
e soffrire per qualcosa da cui non ricavano nessun
vantaggio materiale. Che provano il bisogno di aderire
ad un comunità, di sentirsene parte, di
combattere per lei. Questa straordinaria energia sfugge
alle leggi dell’utile, del calcolo economico,
dei costi benefici.
Tutte le società nascono come movimenti
collettivi ed in questa fase domina nettamente la componente
non utilitaria, cioè la fede,
l’ entusiasmo e la dedizione disinteressata. La
gente si getta anima e corpo nella impresa ed è perfino
pronta a morire per il suo partito, per la patria. Poi,
gli interessi utilitari incominciano a prevalere nuovamente
sulle mete ideali.Cosi si passa - scrive Max Weber -
“Da una vita di impeto ed emozione fino a una
lenta morte per soffocamento sotto il peso degli interessi
materiali“. Quando i membri della classe dirigente
non credono più negli ideali ispiratori ed agiscono
solo per arricchirsi o conservare i propri privilegi è incominciato
il declino e la sfiducia. Perché la gente
esige risultati economici e di efficienza, ma vuol anche
sentirsi parte di una comunità ed ha bisogno
di slancio, di dedizione disinteressata e di pulizia
morale. Se i gruppi dirigenti non gliela sanno più dare,
perché
devono seguirli?
|
Cultura |
7 Marzo |
|
A volte mi cadono le braccia. Ancora vent’anni
fa era possibile elencare moltissimi filosofi, storici,
sociologi, psicologi che i giovani leggevano con
avidità considerandoli
dei maestri. Faccio i primi nomi che mi vengono in
mente: Levy Strass, Lacan, Foucault, Barthes, Brodel,
Habermas, Jonas, Berlin. Prendete ora qualsiasi giovane e domandategli
quali autori legge abitualmente considerandoli dei maestri. Spesso
non ne nominano nemmeno uno. Hanno magari letto le Barzellette
di Totti e Il
codice da Vinci senza naturalmente aver capito che è un
mostruoso imbroglio storico. Ma non possono averlo
capito perché non
sanno più la
storia.
Girano il mondo e non sanno localizzare su una carta
geografica dove sono stati. Navigano in internet ma,
poiché
su internet ci sono solo frammenti, fanno un minestrone
di frammenti che non riescono ordinare. Molti non
leggono più i
giornali. Hanno paura della matematica. Tanti arrivano
all’università senza
saper non solo scrivere, ma nemmeno parlare. E non
imparano a farlo neanche li, perché quasi
dappertutto stanno scomparendo gli esami orali, dove
discuti con lo studente, gli chiedi di argomentare.
Si dedicano alla chiacchierologia ed evitano le materie
scientifiche. Li vedi nei banchi apatici, svogliati, sembrano privi
di vita, di passioni Evitano lo sforzo, evitano le sfide, non sono abituati
a combattere, cedono alle prime difficoltà.
A volte mi cadono le braccia. E come a me a tanti professori.
Ed è giusto dirle queste cose, non si possono solo fare elogi
ai giovani ,ripetere demagogicamente che sono la speranza
del futuro. Lo sono se si svegliano. Lo sono se qualcuno
riesce a risvegliare in |
loro
la voglia di sapere, di capire, di inventare, di
lavorare. Ed è facilissimo farlo. Si, è facilissimo.
Prendete un gruppo di giovani svogliati che sembrano
zombie e chiamateli a lavorare con voi su un progetto.
Un progetto alto, ambizioso, un progetto difficile
in cui c’è da
faticare duro, la trasformano in azione concreta.
E mettetevi a farlo con loro, in mezzo a loro, con energia, con entusiasmo
coinvolgendoli, dando loro incarichi e responsabilità. Lasciateli
sbagliare ma che capiscano lo sbaglio fatto. Siate esigenti, molto
esigenti perché devono sentire la durezza del compito e imparare a
resistere, a non guardare all’orario, alla fatica ma solo alla
meta. Finche non imparano che devono essere esigenti con se stessi.
Stimolateli, rimproverateli, elogiateli, gridate, applaudite, festeggiate finchè non diventato un gruppo dedicato alla meta. Allora vedrete fiorire delle meraviglie.
Perché non sono i giovani che sono apatici,morti,
ignoranti, pigri siamo noi che non abbiamo capito che l’essere
umano è, nel profondo, un combattente, che ha al
suo interno una spinta irrefrenabile a salire in alto. È questa
che bisogna risvegliare. Ma non la si risveglia con il “poverino,
poverino“ e con
la pigrizia. E la si uccide con l’indifferenza. La si risveglia
solo additando una meta e dimostrando, col tuo esempio
che ci credi e che sei pronto a batterti insieme a loro
per raggiungerla. Come hanno sempre fatto i grandi educatori, i grandi
scienziati, i grandi generali. Cesare dormiva su un lettuccio da campo
fra i suoi soldati, e si lanciava nella battaglia con loro. E vincevano
sempre. |
Don Giussani |
28 Febbraio |
|
Tutte le montagne esistenti sono nate dalla spinta di forze tettoniche
che hanno prodotto delle increspatura della superficie terrestre. Tutte le
società viventi, sindacati, partiti, culti, sette, chiese
, nazioni sono nate come movimenti collettivi diventati poi istituzioni
e quelle durate più a lungo, sono state rivitalizzante da
movimenti. Pensiamo al cristianesimo attorno all’anno Mille: Roma era una
cittadina di ventimila abitanti, il Papa veniva eletto, deposto,
condannato, riesumato dalla nobiltà e della plebaglia. Allora
è nato a Cluny un movimento che ha
costituito in Europa una rete di 1700 monasteri dipendenti
direttamente dall’abate di Cluny. Tutti i grandi riformatori
dell’anno mille, da Anselmo da Baggio fino a Papa Gregorio VII furono
gente di Cluny, in conflitto con la chiesa ufficiale in cui
i vescovi erano nominati dai re, e trasmettevano vescovado e feudo ai
figli Fu il consenso delle masse in rivolta a dare a Gregorio VII
la forza di emettere il dictatus papae che libera
la Chiesa Cattolica da ogni altro potere e le
da la struttura gerarchica che dura ancor oggi.
Violenti movimenti collettivi scuotevano l’Europa nel 1200 e
potevano diventare devastanti eresie. Fu l’abilità di Innocenzo III ad
incanalare dentro la Chiesa di Roma energie
potenzialmente rivoluzionarie come gli Umiliati, i Francescani ed i Domenicani
, facendone degli Ordini capaci di assorbire e
sconfiggere le eresie per oltre due secoli. Dopo la
Riforma che nel 1500 spezzò in due l’Europa,
nella Chiesa cattolica sono sorti continuamente nuovi movimenti, sempre visti con sospetto dalla
curia, dai vescovi e dal clero consolidato ma che, dopo aver |
sfidato
l’istituzione nel nome dei valori delle origini, ne sono diventate membra e
braccia.
Quasi tutti i grandi santi della Chiesa come S. Chiara,
S. Caterina , S. Teresa, S. Ignazio da Loyola furono capi
carismatici di movimenti più o meno
grandi. E lo stesso vale per figure come Don Bosco, Don
Gnocchi, Josemaria Escrivià, Padre Pio e Don
Giussani.
Don Giussani aveva creato Gioventù Studentesca.
Quando, sul mondo studentesco si è abbattuta
la rivoluzione giovanile mondiale culturale, politica,
e sessuale, l’ha sfidata trasformando il suo movimento in Comunione
e Liberazione. Cioè inserendola nel grande flusso rinnovatore
ma con spirito e mete cristiani. Le due
parole che la definiscono appartengono ad entrambi i
mondi. Comunione è
ad un tempo l’ esperienza delle comuni, delle comunità politiche,
ma anche quella eucaristica. Liberazione è
politico-economica, ma anche spirituale in Cristo. In
quanto parte dei movimenti giovanili degli anni 70
CL si è scontrata con l’ istituzione religiosa esistente,
l’Azione Cattolica. Come ogni leader carismatico di un movimento,
don Giussani ha sfidato l’istituzione tradizionale
per erigerne una nuova più adatta
ai tempi.
Egli perciò è un edificatore della Chiesa.
La Chiesa sociologicamte, è infatti una Potenza
Istituzionale nata da movimento, che si è
espansa e differenziata attraverso successivi movimenti
sorti per sfidarla e che essa ha ha sempre assorbito
per rivitalizzarsi senza perdere la propria identità. |
Vocazione |
21 Febbraio |
L’unico modo
di essere felice,
è fare qualcosa che tu consideri buono, giusto, essenziale.
In ogni altro caso potrai attraversare dei momenti di
gioia, di allegria di contentezza, anche istanti di felicità,
ma ti resta sempre, nel fondo dell’animo, l’impressione
di aver sbagliato e un senso di vuoto, di incompletezza.
Per questo nell’innamoramento
troviamo il massimo della felicità: perché
tutti i nostri desideri sono concentrati su una sola
persona, che è la nostra
unica e definitiva meta, il fine ultimo al di la del
quale non ne esiste un altro. Ma in altri momenti
o in altre persone il fine ultimo, la meta essenziale
può essere
diversa. Come la liberazione, l’indipendenza dell’Italia
per Cattaneo, Cavour, Mazzini e Garibaldi o il riscatto
dalla oppressione razziale per Nelson Mandela in Sudafrica.
Può essere
la conquista di un impero per Alessandro o Napoleone,
o costruire aerei per Howard Huges come ci mostra il
film di Scorsese The
aviator.
Ma anche mete più alla
nostra portata come laurearci con centodieci e lode,
scrivere un libro, costruirci una famiglia, avere dei
figli, comperare la nostra casa. A volte questa spinta è radicata
dentro di noi, allora la chiamiamo vocazione. Alcuni
hanno una vocazione precocissima.
Se cedi la tua
anima si avvelena e, ad un certo punto, non sai più dove andare e
cosa fare. L’unico modo per salvarti è interrogarti a fondo, ritrovare
ciò che è per te è giusto ed essenziale, e avere il coraggio
di rinunciare ai vantaggi che ti hanno portato fuori strada. Pagando quanto
c’è da pagare.
Ricordo un ragazzo che già a quattordici anni
voleva diventare uno scienziato,
|
interrogare la natura e
strapparle una risposta. Durante l’università è andato negli Stati
Uniti e, subito dopo la laurea è entrato in un grande laboratorio di
cui è diventato direttore. Ho conosciuto una donna che, da bambina era
poverissima, viveva in una campagna desolata, lavorava nei campi
, allevava i fratellini, non aveva un libro ma voleva
fare la scrittrice. Oggi è una scrittrice affermata. Ricordo un giovane
ingegnere che desiderava disperatamente entrare in una famosa
ditta di costruzioni. Ce l’ha fatta e, un giorno, ne
è diventato il proprietario.
Queste cose sono possibili perché chi ha una vocazione, una missione,
sprigiona una energia straordinaria, una immensa capacità di lavoro,
ed acquista il dono meraviglioso di convincere. Qualunque cosa chieda,
la gente gli dice di si. Ricordo una donna che, parlando praticamente
solo italiano, è riuscita a convincere con il suo discorso
appassionato, pochi dati precisi, ma soprattutto la sua certezza, il suo volto,
il suo sguardo, un grande statista straniero a
cambiare le sue decisioni. Chi non chiede per se, ma per altri
ed ha fede, ottiene cose incredibili.
Ma guai a chi si allontana dalla sua strada, guai a chi tradisce la sua vocazione,
si fa distrarre, si fa tentare. È facilissimo deviare. A volte lo
facciamo per vanità, a volte per bramosia di denaro, a volte quando
siamo sfiduciati dopo una sconfitta ed arriva qualcuno che ci offre una carica,
un facile successo. Ma poi ci chiede in cambio favori miserabili, in contrasto
con le nostre convinzioni. |
Trasmettere valori |
14 Febbraio |
Come è difficile
trasmettere i principi ed i valori! Se ne rendono conto
i genitori che si sforzano di insegnare ai loro figli
a volersi bene, a studiare, ad aiutare in casa e, quando
diventano adolescenti, hanno l’impressione che
tutto sia stato inutile. I migliori insegnanti riescono
ad ottenere attenzione finchè sono in classe,
non appena escono scoppia il disordine. Nelle
imprese un bravissimo amministratore riesce a iniettare
vitalità, creatività ed iniziativa nel gruppo dirigente
esistente. Ma guai se non continua a vigilare, ad intervenire,
perché tutti
conservano i loro interessi e le loro abitudini e,
lasciati soli, in poco tempo,tornano ad agire come facevano.
La gente si adegua, non interiorizza i valori. Ricordo
che una volta, per dare a tutti l’esempio che si doveva risparmiare,
ho rinunciato all’automobile e all’autista. Sono rimasto assente
tre mesi e, al ritorno, ho trovato che i miei sostituti
si erano assegnati due automobili e due
autisti.
È estremamente
difficile trasmettere idee e valori anche nel
mondo dell’ alta cultura filosofica, artistica, storica, sociologica.
Poiché esistono scuole,
correnti di pensiero, gruppi di pressione che rifiutano
concezioni diverse dalle loro. Non leggono chi non
ritengono della loro parte e, se lo leggono non
prestano attenzione, lo fraintendono più o meno volutamente, lo
riferiscono in modo sbagliato e lo dimenticano.
Quando poi entrano in gioco gruppi politici e ideologici, scompare ogni
obbiettività.
Ciascuno appoggia ed esalta senza ritegno
solo i propri adepti, mentre ignora,
critica e denigra gli altri. |
Ma vi è di peggio, come
negli ambienti formati solo da corporazioni, clan famigliari,
gruppi di interesse e politici a cui non importa il successo
dell’impresa, o il valore di una idea, ma solo occupare posti per
collocarvi i propri affiliati, parenti, amici, fratelli, mogli e
amanti. In cui il merito e la capacità non hanno
nessuna importanza perchè chi arriva al potere distrugge
tutto ciò che ha fatto il suo predecessore per minarne il credito, e
caccia via i più valenti dirigenti per poter collocare
al loro posto i suo alleati ed i suoi servi fedeli. Un mondo in
cui la gente è convinta che non potrà far
strada in base alle proprie capacità, ma solo
trovando padrini potenti e facendo per loro
favori servili.
Riflettendo su queste cose puoi venir preso da una grande
tristezza e ti domandi perché darti tanto da
fare visto che le persone a cui tu parli non ti ascoltano
o non ti capiscono. Che coloro per cui ti prodighi
non riconoscono il tuo merito e stanno già pensando
di distruggere la tua opera. Che non potrai mai raccogliere
il frutto di ciò che semini.
Tristi pensieri da cacciare immediatamente come tentazioni
demoniache. Perché
agire moralmente significa fare proprio questo: fare
anche se non ti viene riconosciuto il merito, costruire
anche se ciò che
fai potrà essere distrutto, gettare il seme anche se non ne
potrai raccogliere i frutti. È quello che hanno fatto i tuoi
genitori, i tuoi maestri. È quello che hanno fatto
i grandi spiriti che hanno aiutato l’umanità a crescere
e a diventare più giusta e più civile. |
Vitalità |
31 Gennaio |
Ci sono persone che
hanno un successo che dura a lungo, altri che restano
alla ribalta per un periodo più breve, altri
infine che sono come meteore. De cosa dipende? Il primo
e più importante fattore
di durata è certo la grandezza, l’ universalità.
Quanto ci dicono Dante o Shakespeare vale in ogni tempo.
Ma anche la musica di Rossini resta stupenda e non muore. Però Rossini,
mentre era ancora giovane,ha smesso di comporre. Forse perché sentiva
che il settecento era finito, ed era incominciato il
periodo romantico, con altri gusti, altra sensibilità.
Il successo spesso è legato ai bisogni, allo
spirito di un epoca. Vivien Leigh aveva avuto un vero
e proprio trionfo con Via
col Vento, poi un grande suc esso con Il ponte di Waterloo, con
Un tram chiamato desiderio dove interpreta la parte
di una donna fragile, schiacciata da una società indifferente
o brutale. Ma il cinema del dopoguerra vuole vitalità, ottimismo
avventura e spinge alla ribalta altri tipi di dive,
dinamiche ed erotiche come Rita Haywoort Ava Gardner, Marilyn Monroe.
Vivien Leigh viene meno richiesta, ha problemi col marito, si lascia andare.
Ma vi sono anche persone il cui successo attraversa epoche
diverse, cambiamenti di costume di moda e di mentalità.
Nell’ottocento Giuseppe Verdi ha attraversato
tutto il secolo resistendo a mode musicali estremamente
diverse e in particolare l’ultima
con Wagner. Nel secolo scorso Frank Sinatra è passato indisturbato
la rivoluzione del rock. In Italia esistono autori stabilissimi come
Adriano Celentano e Mina.
Chi dura a lungo? Chi riesce ad |
adattarsi
ad ogni epoca e ad ogni moda come un camaleonte? No, paradossalmente dura
a lungo chi continua a creare, a rinnovarsi, ma restando
sostanzialmente se stesso, fedele alla propria vocazione. Chi ha una
forte identità personale che gli consente di resistere alle suggestioni della
moda o dell’invidia. E per restare autonomi, alcuni sono diventati
imprenditori, in modo da non dover dipendere dai produttori, dalle emittenti, dai
ricatti, dai capricci del mercato piegandosi a fare cose che
li avrebbero snaturati. Lo hanno fatto molti grandi protagonisti del cinema
americano come Roberto Redford, Clint Easterwood, Spielberg, Mel Gibson o, da
noi, Mina e Celentano Chiusi nella loro fortezza hanno potuto resistere
creando, senza tradire la propria vocazione.
Ma fra quelli che non hanno potuto o voluto creare una
propria impresa, una protezione di questo genere, chi
ha resistito? Solo chi era dotato non solo di una straordinaria
creatività, ma anche della forza morale per
affrontare le difficoltà, le critiche,
le sconfitte, i momenti di scoramento. Chi non si è mai
fatto prendere dalla più terribile malattia degli artisti e degli
autori: il terrore di sparire dalla scena, di essere
dimenticato perché allora può precipitare nella depressione,
nell’alcool,
nella droga. Sopravvive solo chi continua a studiare,
a sperimentare, a inventare cose nuove e poi torna arricchito,
sempre se stesso e sempre diverso. Come hanno fatto,
per esempio Marlon Brando, Stanley Kubrik, John Travolta
e, in Italia, Renzo Arbore. Sopravvive solo chi sa
rinascere. |
Unione e discordia |
17 Gennaio |
È incredibile
la potenza sprigionata dell’unione ed è incredibile
la capacità devastatrice della discordia.
Per secoli le tribù mongole hanno guerreggiato fra di loro, per
secoli si sono logorate in interminabili catene di vendette. Poi Gengiz
Khan con la forza, l’astuzia, la diplomazia è riuscito
ad unificarle, a costruire un esercito compatto e con una rigorosa originale
tecnica bellica. Ed ha additato ai mongoli una meta: la conquista del
mondo. Essi hanno incominciato a credere di poterla raggiungere quando
hanno sconfitto eserciti più
numerosi, quando è diffusa la fama del gran Khan e
il terrore delle sue crudeltà. I generali, i parenti che lo hanno
servito sono stati ricompensati. Gli altri sono stati uccisi. Gengiz
Khan non ha conquistato il mondo, ma pur sempre creato il più grande
impero della storia.
Però non sono solo la forza, la vittoria ed il terrore ad avere
la capacità
di
unificare. Lo ha anche la nascita improvvisa,
la diffusione di una nuova fede nei movimenti collettivi. I movimenti
hanno la proprietà di suscitare in coloro che ne sono
coinvolti una straordinaria solidarietà e un fortissimo spirito
di fratellanza. Scompaiono le ambizioni, gli egoismi individuali, tutti
dedicano allo scopo comune. I sociologi anglosassoni hanno cercato
in ogni modo di dimostrare che la forza che muove le persone nei movimenti
nasce dall’interesse, se non attuale, futuro. Come il
paradiso per i martiri cristiani e per i guerrieri
islamici. Ma che utile personale ha l’ateo marxista che muore
per la rivoluzione? È lo stato nascente del movimento che
genera entusiasmo, fede, amore reciproco e generosità. |
Ciascuno dimentica i
propri interessi e si sacrifica per la comunità, sia essa la Chiesa
cattolica, l ‘Umma islamica, il Partito o la Patria.
Ed è questa la forza unificante più importante. Le formazioni
sociali nate dalla conquista di un esercito hanno vita breve. Alla
morte di Gengiz Khan l’impero si è diviso, poi sbriciolato
e, alla fine, le tribù mongole hanno ricominciato a farsi
guerra come prima. Lo stesso è accaduto all’impero di
Alessandro, di Attila.
Quando si disgregano le formazioni sociali?
Quelle nata dalla paura di esser uccisi quando scompare chi li
terrorizza. Quelle nate dagli interessi quando non vengono
raggiunti. Quelle nate dai movimenti quando i loro membri perdono la
fede. Allora scompare l’amore per la comunità. Non gli importa
più nulla della Chiesa, del Partito, della Patria per cui si sono
sacrificati. Svaniscono l’amore reciproco, l’
altruismo, la fratellanza ed esplodono le ambizioni, gli egoismi
individuali. Gli individui si rivoltano contro l’edificio
che hanno costruito, lo sbranano, lo saccheggiano e si
scontrano fra di loro pensando solo ad arraffare qualcosa per se.
Oltre
due millenni e mezzo fa Empedocle di Agrigento aveva
posto alla base di ogni cosa due forze: eros e discordia.
Il primo edifica, il secondo distrugge. Ora prevale
una, scriveva, ora l’altra. E Freud ha postulato due principi:
Eros che unisce e Thanatos che frantuma. L’ha fatto durante la
prima guerra mondiale quando ha visto l’Europa dilaniarsi senza
un motivo razionale, presa dalla dissennatezza omicida,
dall’ autodistruzione. |
Debolezza |
10 Gennaio |
Noi non teniamo conto dell’estrema fragilità, dell’estrema
vulnerabilità di tante persone. I bambini in certi momenti della loro vita,
gli ammalati soprattutto quando la malattia dura a
lungo, le persone povere ed impotenti, gli anziani
abbandonati, soli. La nostra società, nonostante il gran parlare di
solidarietà da voce alle persone forti, attive, non vuol
sentir parlare della morte e della sofferenza. Tutti cercano di apparire
forti, in buona salute, se sono ammalati minimizzano, se soffrono non lo dicono. Perché
se ti mostri ammalato, fragile, dai segno di impotenza, i tuoi
avversari ne approfittano per denigrarti e per colpirti, coloro che
dipendono da te si spaventano, chi deve darti una promozione rinuncia. Malattia
e sofferenza sono stigma e presagio di inferiorità sociale e di
sconfitta.
Nel passato, nella tradizione cristiana,la sofferenza
aveva un valore. Il sofferente era più vicino
a Cristo crocifisso e meritava non solo compassione,
ma rispetto. E l’accettazione della sofferenza
era un considerato un segno di forza, di nobiltà d’animo,
di santità. E veniva valorizzato anche il
tipo di sensibilità, di spiritualità che la malattia e
la sofferenza portano con se. Perché il corpo debole, malato,
vulnerabile, sofferente,a differenza di quello sano, è come aperto,
indifeso di fronte agli stimoli violenti che vengono dal mondo. Sente,
come colpi di martello, come lacerazioni, il ruggito dei motori che accelerano,
lo sferragliare dei tram, le grida violente, la musica a pieno volume
della macchina sotto la sua finestra, perfino le voci degli amici venuti
a trovarlo e che poi si mettono a chiacchierare fra di loro e ridono. |
Lo turbano- come se
fosse tornato bambino - gli spettacoli televisivi di horror, di cattiveria,
perfino le figure mostruose.
Io ricordo che, al termine di una lunga malattia
era come se non esistesse più un confine netto fra il mio
corpo e il mondo. Sentivo, come se succedessero a me tutte le disgrazie,
i dolori di cui parlava la televisione, non importa
di chi o dove. Provavo uno strazio insopportabile e scoppiavo a
piangere alla notizia di una strage in Africa, vedendo il deragliamento
di un treno, le lamiere accartocciate delle macchine di un incidente
stradale. Partecipavo al dolore di un insetto ferito, di un cavallo
che arranca sotto i colpi di frusta, della gazzella azzannata da
un carnivoro. Soffrivo vedendo gli alberi seccati dall’avanzare
del deserto, il crollo dei ghiacci dell’antatico. Ed ho
vissuto come mia, l’angoscia di due anziani che avevo conosciuto
quando erano forti, e che ora ammalati, sfiniti non riuscivano più
ad aiutarsi a vicenda, e nei loro occhi c’era la disperazione.
Sono convinto che esperienze analoghe le hanno avute anche
gli altri. La sensibilità
estrema del corpo malato ha inoltre un'altra qualità: ti consente
di percepire l’animo delle persone che ti circondano: se sono
violente o miti, se sono generose o avide, sincere o false.
Quella che i grandi mistici chiamano: “il discernimento degli
spiriti“
. Guardiamo perciò con altri occhi la fragilità e il
dolore, perché ci arricchiscono, ci danno una visione più profonda
degli uomini e del mondo. |
Lasciarsi |
3 Gennaio |
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La vita è un viaggio in cui ogni volta noi cerchiamo una meta
e ci battiamo per raggiungerla. Ma è anche un continuo pericolo
ed una continua lotta. Siamo convinti di essere usciti
dalla condizione naturale, di esserci affrancati dalla
precarietà
dell’ animale che passa tutto il suo tempo a cercare il cibo
o a fuggire i predatori. Quando guardiamo le rondini
sfrecciare nel cielo dimentichiamo che esse dedicano
praticamente tutte le loro energie alla ricerca dei
cibo e che il loro stupendo volo è una
disperata lotta per sopravvivere. Ma noi non ci troviamo
in una situazione molto diversa nell a società. Se ci viene qualche
dubbio guardiamo alla vita de i grandi uomini. È stata una continua
lotta, fra pericoli, inganni e delusioni. Apriamo
un libro di storia e troveremo solo un succedersi
di guerre massacri, alleanze e tradimenti. Già
il semplice erotismo, in questo quadro di tensioni,
ci appare un’isola felice,
perché la gente non si riunisce per lottare,ma per provare piacere
e darsi piacere. E l’amore,infine, è l’unico momento
in cui noi abbassiamo le armi, cessa la paura,
e noi ci abbandoniamo fiduciosi all’altro come il bambino nelle
braccia della madre. All’interno del recinto incantato del nostro
amore assaporiamo il piacere dell’innocenza del paradiso terrestre
e quello del regno di Dio, dove
è bandito ogni male. Ed è solo l’amore che cementa
la coppia, sposata o convivente non importa, che ne
fa la solida nave con cui affrontare il mare in tempesta.
Se siamo così fortunati
da costituire una coppia unita, complementare, il nostro
viaggio non è più solidario.
Siamo un equipaggio che muove verso una meta comune. |
E ci completiamo a vicenda, ci
arricchiamo, la nostra forza si moltiplica. Abbiamo qualcuno di cui fidarci
e a cui affidarci, che lotta sempre al nostro fianco nella buona
e nella cattiva sorte. Ed è per questo che il tradimento anche solo sessuale di chi amiamo rappresenta una bufera pericolosa, perché ci dice che non gli basti, che non vali.
La gelosia, il tradimento, le incomprensioni e, spesso,
un amore poco fondato portano molte coppia e rompersi.
Soprattutto nei giovani. Dove però lo slancio
vitale li spinge a fare nuove esperienze, a nuovi amori.
Ben diverso è rompere una relazione durata venti,
trenta anni. E la donna lo fa spesso lo fa in modo drastico.
Poi prova una esperienza di liberazione, di rinascita. Si
sente nuovamente giovane, si occupa del proprio corpo, vuol
piacere ed è felice
accorgendosi che tanti uomini si interessano a lei. Però sono rotture
pericolose Non per l’età. Ci sono donne che hanno vissuto
a lungo come single e a sessantannì stanno benissimo. Quello che
conta è la quantità
di vita passata insieme che, dopo la rottura, deve
essere cancellata, dimenticata: la dolcezza dell’amore, gli struggimenti,
le gioie ed i dolori condivisi, la felicità provata con
i propri bambini, le lotte condotte fianco a fianco.
Cancellare tutto questo provoca, tanto in chi lascia
quanto in chi viene lasciato, una spaventosa amnesia,
una voragine spirituale. Col rischio di perdere sé stesso, la
propria identità.
Alcuni restano smarriti, altri bevono, altri si ammalano.
La coppia che dura a lungo ha bisogno di molto prudenza,
saggezza e tolleranza. |
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