ARTICOLI DEL "CORRIERE"

Di seguito presento una selezione di miei articoli pubblicati sulle pagine del quotidiano “Il Corriere della Sera” nel 2005


ANNO 2005

Catastrofe
19 Dicembre
Tutti noi, nel corso della vita attraversiamo dei momenti in cui ci troviamo di fronte delle difficoltà spaventose impossibili da prevedere. Forze che distruggono tutto ciò che abbiamo realizzato in anni di sforzi e di lavoro e Allora siamo presi dal dolore, dallo sconforto ed abbiamo l’impressione di una profonda abissale ingiustizia. Noi riusciremmo a vivere comportandoci moralmente se, nel profondo del nostro animo non fossimo convinti che al di là delle apparenze, esiste nella società e nel mondo una sotterranea armonia, una “sensatezza” etica. Ci aspettiamo un qualche rapporto fra meriti e ricompense. Per cui se hai agito bene alla fine otterrai un sostegno, un qualche riconoscimento, non sarai ripagato solo con il dolore.
Per questo, di fronte al no, alla sciagura che ci colpisce improvvisamente quando abbiamo agito in modo esemplare, o quando sono stati altri a mandarti allo sbaraglio e ti hanno tradito, ti afferra un immenso dolore morale. Hai l’impressione di una mostruosità, qualcosa in contrasto con le leggi della logica, della giustizia e della natura che dovrebbero essere alla base del cosmo. Ti trovi svuotato, senza energia, in un mondo privo di senso, in balia di forze irrazionali e malvagie. E vieni afferrato dalla disperazione.    
È il momento della tentazione più grande, più pericolosa, quella di arrenderci. La tentazione fatale di smettere di sentire, di pensare, di combattere.
Come l’alpinista che stremato si lascia cadere nelle neve e si addormenta mentre invece deve fare uno sforzo sovrumano e continuare a camminare se non vuol morire assiderato, se vuol salvarsi. Perché, in realtà anche nel fallimento, nella catastrofe, quasi sempre si può fare qualcosa. Pensate a quante gente è riuscita a guarire combattendo contro la sua malattia.
A quanti scienziati, artisti sono stati denigrati e poi si sono imposti, a quanti imprenditori, dopo essere finiti a terra hanno costruito nuove imprese,a quanti politici sconfitti si sono risollevati ed hanno vinto.
Di fronte alla catastrofe non dobbiamo mai arrenderci alla disperazione. Soprattutto quando coinvolgiamo altri nella rovina. Quando tutto ci appare assurdo, ingiusto e irrazionale dobbiamo reagire con fermo coraggio e razionalità. Possiamo arretrare, chinarci, strisciare per terra per evitare i colpi, ma conservando intatta la vigilanza, la lucidità, la volontà di trovare uno stratagemma, un pertugio, una via d’uscita. Che c’è sempre. lto più comodo affidarsi alla routine.


Denatalità
12 Dicembre
Perchè nascono pochi bambini? La risposta che viene data è che, raggiunta la parità, le donne vogliono anche loro lavorare, fare carriera, assicurare ai figli una buona educazione e questo le rende prudenti. Rinviano la procreazione del primo figlio a quando hanno trovato un lavoro, un po’ di sicurezza economica, o avviato la loro carriera. Verissimo. Ma è una spiegazione insufficiente.
Fare figli, contrariamente a quanto pensiamo, non è una scelta dell’individuo isolato, ma dell’individuo in una comunità che vuole perpetuarsi e restare unita. Lo vediamo nelle minoranze che non accettano di farsi assorbire, gli ebrei, gli armeni, i gruppi religiosi osservanti come Comunione e Liberazione, i testimoni di Geova, gli islamici. Lo vediamo nei gruppi che sono impegnati a durare, come le famiglie regnanti. La nascita di almeno due figli per costoro è indispensabile per la sopravvivenza della dinastia. Essi perciò desiderano figli, li programmano dall’ infanzia, ed è la prima cosa che fanno quando si sposano. Anch’essi possono tenere il sesso separato dall’amore, possono aver tutti gli amanti che vogliono, ma senza interferire con la famiglia. Da un lato la moglie,il marito i figli, la famiglia, i parenti, il patrimonio, i legami forti.
Dall’altro gli amanti, il piacere e il divertimento. In molte delle altre persone invece il desiderio di benessere, di successo, l’erotismo, hanno preso il predominio sul desiderio di una discendenza, di una famiglia, di una parentela.
I figli sono sentiti come un faticoso dovere, il matrimonio come un legame, la parentela come un peso. Al posto dei legami di sangue, dei doveri consuetudinari, gli individui vogliono avere relazioni solo con altri individui che hanno scelto liberamente per amicizia, per interesse, per amore. È questo il significato profondo dell’aumento dei single.
La denatalità perciò è il sintomo della dissoluzione della comunità tradizionale. Non solo della famiglia, ma del gruppo etnico, religioso, della nazione, della civilizzazione culturale. È la fine del radicamento sulla terra, nella città, l’irruzione dentro l’individuo della globalizzazione che finirà per produrre l’uomo solitario senza fratelli, sorelle, cugini, nipoti, zii, zie, senza parenti. Libero, privo di radici, legami, doveri. Ma sulla scena della storia premono altre comunità che vogliono radicarsi, affermarsi, espandersi. E queste fanno figli.


Studiate
5 Dicembre
Negli Stati Uniti, per essere ammessi nelle università più importanti bisogna superare delle prove severe. E per avere le borse di studio che consentono di fare studi tanto costosi esami estremamente selettivi. Negli ultimi anni quasi tutti i posti vegnono vinti dai cinesi. Forse perché i cinesi sono più intelligenti degli altri popoli? No la risposta è più semplice. Perche i cinesi hanno ormai anche in patria buone università, ma soprattutto perche studiano moltissimo, parlano un ottimo inglese, si preparano in modo eccellente e vincono su gli altri molto meno motivati e preparati.
I cinesi sono abituati a lavorare da migliaia di anni ed hanno interiorizzato profondamente il senso del dovere verso la comunità. Questo ha impedito lo sviluppo dell’individuo come in occidente e quindi anche una creatività elevata come quella occidentale. Ma da noi, negli ultimi tempi, si è diffuso un individualismo disordinato, il lassismo, la perdita della autodisciplina, della capacità di sacrificio e della capacità di affrontare ostacoli e frustrazioni. Ed ha prevalso una pedagogia permissiva secondo la quale la creatività del ragazzo cresce tanto più quanto meno viene guidato, quanto più fa ciò che gli piace.
Ma poiché i ragazzi sono esseri sociali, se i genitori o i gli insegnanti smettono
di indicare valori e regole di condotta, subentrano immediatamente altre forze che ne prendono il posto. Prima di tutto il gruppo dei compagni che indica loro cosa pensare, come agire e quali modelli e quali guide seguire. E le guide, nella nostra epoca, non sono i filosofi e gli studiosi,ma i cantanti rock, mentre i modelli sono i divi dello spettacolo, gli attori, i presentatori, i comici. Quindi non è vero che i giovani non hanno più maestri. Hanno solo maestri diversi che insegnano loro altre cose.
I cinesi invece hanno conservato una pedagogia autoritaria in cui gli ordini non possono essere discussi e tutti, a partire dall’infanzia, devono lavorare e studiare duramente rinunciando al gioco, alle vacanze, allo svago. Una pedagogia incompatibile con le nostre tradizioni di libertà, ma che ci costringe a riflettere criticamente sul nostro sistema educativo, visto che dobbiamo affrontare la loro concorrenza ed essi ci stanno superando nelle alte tecnologie e stanno conquistando posizioni eminenti nelle migliori università del mondo. Un compito spiacevole, ma che dobbiamo compiere se vogliamo sopravvivere e non farci asservire.


Specie umana
28 Novembre
Tutti i dibattiti che avvengono attorno ad argomenti come le fecondazione assistita, l’aborto, la clonazione, l’uso dell’embrione per ricavarne cellule staminali, le terapie genetiche, nascondono un'unica terribile domanda: l’uomo deve o non deve alterare le basi genetiche della "natura umana"? Infatti sappiamo che può farlo, che un giorno potremo produrre esseri senza le attuali malattie, con nuove caratteristiche fisiche e mentali e che vivono enormemente più lungo, forse centinaia di anni. Ma i valori, i sentimenti che abbiamo sono determinati dalla precarietà della nostra salute, dall’incombere della vecchiaia, dalla brevità della nostra vita. Sarà una nuova specie umana, un passaggio evolutivo come quando è scomparso il Neanderthal e siamo arrivati noi, il Sapiens.
E questa domanda divide. C’è chi vuol accelerare il processo, vuole che l’uomo attuale sparisca, lasci al più preso posto all’uomo nuovo. Non diceva Nietzsche che l’uomo è una corda tesa fra la scimmia e il superuomo? Ma c’è invece chi teme che la perdita della nostra umanità, con i nostri limiti,ma anche con i nostri sentimenti, la nostra tradizione, i nostri valori possa produrre qualcosa che non ha più nulla di umano, un mostro come Frankestein.
Per tacitare questa paura gli scienziati ci ripetono che le ricerche servono solo a curare malattie, che nessuno ha intenzione di toccare la natura umana.
Ma tutto dipende da chi prenderà le decisioni. Hitler avrebbe creato giganti biondi ed aggressivi, Stalin propagandisti fanatici, gli integralisti islamici guerrieri sanguinari e kamikaze. Ci rassicuriamo dicendo che oggi non esiste nessun potere del genere e i cambiamenti avverranno a piccoli passi. Ma sappiamo che a piccoli passi si può arrivare dovunque.
All’inizio degli anni ottanta, io ho attraversato una profonda crisi. Rinchiuso per un mese in una soffitta mi sono interrogato fra angosce e speranze come potrà autoevolversi l’uomo nei prossimi millenni. E sono giunto alla conclusione - scritta nel libro L’albero della vita - che l’uomo futuro sarà l’oggettivazione dei nostri desideri più profondi, consci ed inconsci. L’unica garanzia di una evoluzione positiva dipende perciò da come siamo e saremo moralmente noi. Dalla capacità di coltivare in noi stessi e di voler trasmettere ai nostri figli, solo le virtù più nobili e generose di cui siamo capaci, l’ intelligenza aperta e tollerante, la creatività, la poesia, l’altruismo, la bontà.


L'apparenza inganna
21 Novembre
L'apparenza inganna, l’abito non fa il monaco. Proverbi stupidi che invitano alla pigrizia perche tutto ciò che noi siamo si oggettiva all’esterno. I nostri sentimenti, inostri valori, i nostri vizi, le nostre virtù si stampano nel nostro volto,nei nostri gesti, nel nostro linguaggio, nel nostro abbigliamento, nelle cose che leggiamo o non leggiamo, nell’arrendamento della casa, dell’ufficio, nella scelta dei nostri amici, dei nostri collaboratori. Noi siamo dei libri aperti. Ma la gente o ha gli occhi chiusi, o non sa leggere o non lo legge con attenzione.
I grandi investigatori sono capaci di cogliere sfumature insignificanti, capiscono se uno è il gregario o il capo di una organizzazione malavitosa. Anche i grandi registi, i grandi scrittori sono abituati ad osservare e, con pochi particolari, sanno tratteggiarti un personaggio. Ma anche noi possiamo farlo con un po’ di attenzione. Ci si presenta un uomo elegante, vivace, si offre di aiutarìci. Lo cerchiamo nella sua impresa e risponde una centralinista sgraziata, ci passa un numero dove non risponde nessuno Guardiamo la sua Home Page su Internet, è caotica, disordinata. Ci basta. Inoltre la gente si tradisce sempre. Basta avere pazienza e ricordare cosa si è visto o sentito. A volte per capire se uno vi farà
sbagliare basta dare ascolto a un senso di disagio interiore, ad un dubbio che vi ha afferrato mentre faceva la sua proposta.
A volte basta ricordare un frammento di conversazione udito per caso. Ricordo il caso di una signora affascinante di cui ero ospite a cena. Passando mi è capitato di sentirla parlare al telefono non so con chi. Vomitava minacce e oscenità; con tale furia, con tale odio da fare paura. Per sapere di più di una persona fatela parlare, datele corda, guardatela negli occhi e fate cenno di si con la testa come si foste affascinato e d’accordo. Poi ponete domande, chiedete chiarimenti dandole l’impressione di complicità. Faceva così l’avvocato Gianni Agnelli. È il metodo usato dall’investigatore Poirot nei libri di Agatha Christie.
Non fatevi trarre in inganno dagli stereotipi, dai pregiudizi. Molti del mondo cattolico pensano che la vera credente debba essere bruttina e vestita in modo dimesso. Io ricordo la stupenda madre badessa del Convento di Castalnuovo Fogliani che sembrava una regina. E conosco una mistica che ha la bellezza e l’eleganza di una grande attrice. Ma basta pensare a Papa Voitila all’inizio del pontificato, alto bello, forte, fiero, solenne, magnetico, affascinante.


Corruzione
31 Ottobre
Un vescovo missionario mi ha raccontato di aver costruito, in un paese del terzo mondo, un complesso ospedaliero utilizzando l’aiuto di bravi ingegneri che lavorano anche per il governo. Terminata l’opera ha domandato loro “se quest’opera l’avesse commissionata lo Stato quanto sarebbe costata, il doppio, tre volte, quante volte tanto?“ Gli ingegneri, fatto i conti, gli hanno dato una riposta agghiacciante: “settantacinque volte“. Quando ci interroghiamo sulle cause del sottosviluppo non mettiamo mai in conto l’effetto devastante compiuto dalla corruzione per cui pochi politici, poche famiglie rapinano tutto, anche gli aiuti internazionali mandati per i miserabili che muoiono di fame.
Attenzione. Non è detto che oligarchia significhi corruzione. La storia ci ha dato l’esempio di aristocrazie - pensiamo a quella inglese e veneziana - che hanno governato bene e reso prospero il loro paese. Esse avevano capito che per accrescere il proprio potere e la propria ricchezza dovevano far funzionare con grande correttezza l’apparato dello Stato, favorire l’arricchimento di tutti, e soprattutto saper valorizzare i talenti, gli ingegni da qualsiasi paese, classe sociale venissero.
La corruzione è il prodotto di una mentalità predatoria presente anche nelle democrazie.
Mi fa venir in mente di Hilaliani, pastori che, nel corso dei secoli, hanno rovinato il nordafrica distruggendo, con le loro capre, i campi di frumento appena nato. È questa la mentalità del corruttore: non seminare, ma prendere, distruggere. È perciò un modo di pensare che può essere presente dovunque, anche nei paesi sviluppati, anche da noi, nella burocrazia, nella università, fra i magistrati, i politici i sindacati.
Poiché è una mentalità, la corruzione vive nella mente dell’individuo e si trasmette nella famiglia, nel quartiere, nel ghetto, con l’insegnamento, l’esempio. Non viene fermata dalle istituzioni, e dalle leggi perché il corrotto le infiltra, le aggira. La corruzione viene fermata solo da chi ha una mentalità opposta, da chi prova orrore di fronte alla rapina, al saccheggio e vuole far crescere, migliorare le istituzioni e gli uomini. Da chi vuol creare e non distruggere. Ciò che salva la società e lo Stato dalla corruzione sono i milioni di individui che non si fanno corrompere. Che, grazie a valori morali profondamente interiorizzati non si lasciano intimidire, non si lasciano comperare, non fanno e non chiedono privilegi, cercano sempre e dovunque di essere giusti ed obbiettivi.


Frustrazione
17 Ottobre
È incredibile il numero di persone che dicono di soffrire di depressione. Tutti noi abbiano visto grandi attori, grandi scrittori, grandi registi, che, quando smettono di lavorare anche per un breve periodo di tempo, perdono la fiducia in sé stessi, si sentono inutili, vuoti, ed hanno bisogno di qualche sostegno per andare avanti.
Perché siamo diventati così fragili? Perche la società ci addita delle mete sempre più alte e addirittura immaginarie. Mentre, in parallelo, non ci insegna a sviluppare le doti necessarie per affrontare le difficoltà, la frustrazione, l’insuccesso, la solitudine, la sfortuna. Un tempo non era così. Un tempo la gente si poneva come meta di trovare un lavoro, di diventare padre, madre, artigiano, fabbro, oppure medico, ingegnere, avvocato ed era contenta del successo che otteneva nel suo ambiente. Ma oggi siamo tutti proiettati in una società dilatata e ci confrontiamo con tutti. La televisione, i rotocalchi, la pubblicità ci propongono come modelli i personaggi del mondo dello spettacolo giovani, belli, ricchi, sani felici, allegri, che passano la vita fra un divertimento e l’altro. Non è vero, è un a finzione, una messa in scena, ma la gente crede veramente che la loro vita coincida con lo svago,il divertimento, la festa.
La maggior parte della gente comune, invitata a dire che cosa vorrebbe fare, ti parla di vestiti, di viaggi, di vacanze.
Quasi tutte le ragazze sognano di diventare presentatrici o veline, i ragazzi di entrare in qualche reality show. La più riservata casalinga desidera comparire in qualche spettacolo televisivo. E chi non può andare in televisione cerca di apparire in qualche altro modo, facendosi notare almeno per il suo vestito. E i ricchi, i potenti, coloro che hanno successo si confrontano con tutti quelli che hanno più di loro. E, avendo più possibilità, si fanno afferrare da una sfrenatezza impietosa, ricorrono alla droga, ed entrano così in un nuovo ciclo maniaco depressivo.
Forse siamo arrivati alla radice del problema. La depressione è una malattia dell’essere, sostituito dall’apparire. Un tempo, quando eri padre, madre, contadino, fabbro, falegname, medico poggiavi su qualcosa di solido, appartenevi all 'essere. E, per di più, esistevi davanti a Dio. L’apparire è trovarti totalmente in balia degli altri, del caso. Quando sei solo non esisti più. Ora Dio sono diventati gli altri,una infinità di dèi capricciosi. E, se si dimenticano di te, svanisci.


Formazione
10 Ottobre
Uno dei problemi del nostro paese, è la formazione. Non solo l’alta formazione scientifica, universitaria o delle scuole medie. Ma anche quella minima per fare bene la commessa di un negozio di abbigliamento, di una libreria, la badante, la collaboratrice domestica, il portiere, il bagnino. E poiché molti che si dedicano a queste attività sono extracomunitari incominciamo dalla lingua. Se alcuni imparano in fretta la nostra lingua altri, soprattutto quelli che pensavano di restare poco tempo, non fanno nessuno sforzo per apprenderla. E noi poco per insegnargliela. Conosco persone che sono in Italia da più di dieci anni ed usano ancora i verbi all’infinito, non leggono, nè giornali nè libri. Ma per imparare bisogna assolutamente leggere, chi non lo fa resta irrigidito, non progredisce, anzi la sua prestazione si degrada.
Sono convito che l’insegnamento di una lingua comune, ed in Italia ovviamente l’italiano, sia una condizione indispensabile per far funzionare una comunità multietnica. Non venite a raccontarmi che questo è un modo per togliere agli altri l’identità, perche tutti noi sappiamo che conoscere un'altra lingua oltre alla nostra non ci impoverisce, ma ci arricchisce.
Passiamo ora ad un altro esempio. Per fare il collaboratore o la collaboratrice
domestica, occorre saper riordinare i
letti, pulire, lavare, stirare, cucinare, fare la spesa, compiere acquisti, trattare con le persone, accudire un bambino, un vecchio, un malato, gestire la casa in tutta la sua complessità. Tutte cose che un tempo le ragazze imparavano da bambine. Oggi non sanno farlo e dovrebbero studiarlo in apposito corsi. Ma chi li segue? Chi si pone il problema? Eppure una cameriera che sapesse fare tutte queste cose potrebbe guadagnare moltissimo. Se poi passiamo ad attività che comportano una conoscenza tecnica come l’idraulico, l’elettricista, il giardiniere, il muratore, l’esperto di computer, o altre attività artigianali, i guadagni possono essere molo più elevati. E sono professioni che possono dare una grande soddisfazione, perchè consentono un continuo perfezionamento.
Ma per scegliere queste attività bisogna vincere il pregiudizio che si tratti di “lavori manuali” mentre fare l’impiegato sia un lavoro intellettuale. Ma forse la ragione vera per cui molti non vi si dedicano, o lo fanno malvolentieri è che se si vuol riuscire bene occorre una grande vigilanza, applicarsi seriamente, studiare, aggiornarsi, saper tenere relazioni umane. E molto più comodo affidarsi alla routine.


Infatuazioni
10 Ottobre
Perche tanto matrimoni, tante convivenze si rompono quasi subito? Spesso perché le due persone si sono unite o sposate senza essere veramente innamorate. E facile sbagliare in questo campo. Ed è soprattutto facile nei casi in cui credi sia un innamoramento e, invece, è una infatuazione. Nell’infatuazione la persona si sente appassionatamente innamorata,ma il legame che l’unisce all’altro è debole e quando incomincia la vita quotidiana si accorge di non amarlo più. L’innamoramento invece crea legami stabili perché ci rende plastici, adattabili all’altro, ci porta a vedere il mondo così come lo vede l’amato, ci spinge a fondere le nostre vite quotidiane e le nostre anime. Io ho studiato cinque tipi di infatuazione. La prima è L’infatuazione erotica basata su una intensissima attrazione sessuale per cui i due amanti vivono facendo all’amore ma non mettono in comune il loro passato, le loro vite, i loro sentimenti più delicati, i loro progetti e quando, dalla fase di euforia erotica passano alla vita quotidiana si accorgono di non aver nulla da dirsi. L’uomo diventa addirittura impotente. La seconda è L’infatuazione competitiva. Ci sono moltissime persone che provano una folle passione solo quando c’è un rivale a cui strappare la preda. Poi non appena hanno raggiunto il risultato il grande amore istantaneamente scompare. Ho visto decine di uomini che hanno sposato donne bellissime verso cui, dopo pochi mesi non provavano più nessun interesse e si erano già messi a correre dietro ad altre. La terza è infatuazione da dominio. Ci sono delle persone che non hanno pace finchè non hanno plagiato, reso schiava la persona che credono di amare e, quando ci sono riusciti, quando l'hanno annientata, perdono ogni interesse.
La quarta è l’infatuazione divistica: questa è più frequente nelle donne che restano affascinate dall’uomo che emerge in qualcosa, perché è un campione, perchè è un cantante, perche è potente, perchè tutte lo cercano, perchè lo applaudono. Poi vivendoci insieme si accorgono che è pieno di difetti e lo rifiutano. Vi è infine una infatuazione oggi frequentissima fra i giovani che deriva dalla mancanza di progetto. Essi vivono nel presente, non pensano al futuro, a quali problemi dovranno affrontare, non se ne curano. Scopriranno le loro profonde differenze appena sposati.
Guai seri quindi, a cui c’è un solo rimedio: imparare ad analizzare le proprie emozioni, le proprie passioni e quelle della persona che ci interessa con serietà e con intelligenza.


Gentilezza
3 Ottobre
Sappiamo che l’essere umano è violento, ce lo dimostrano le guerre, le crudeltà, le cattiverie che vediamo abitualmente nella politica e nelle imprese. E c’è una corrente di pensiero che esalta l’aggressività perchè la considera uno strumento indispensabile per il successo. Per decenni abbiano sentito elogiare l’uomo forte, il manager aggressivo, con “ grinta “ come se la durezza aprisse tutte le porte, vincesse tutti gli ostacoli. Non sono affatto convinto che sia vero. Ho visto manager duri, aggressivi, arroganti che hanno fallito perché non sono riusciti a conquistare la fiducia del loro collaboratori mentre, in compenso si sono fatti molti nemici. E sono addirittura giunto alla conclusione che per il successo sono più importanti qualità come la determinazione, la tenacia, la forza interiore, la capacità di convincere. Noi non ci rendiamo conto dello straordinario potere della gentilezza. Non parlo della gentilezza finta, ipocrita, mielosa per trarti in inganno. Parlo della gentilezza che nasce da un animo generoso e che si traduce in azioni generose, in fatti concreti. Non è gentile il buonista che ti dice di si e poi non fa nulla, ma chi ti guarda limpido negli occhi e poi, se può farlo, ti aiuta concretamente. Fare il collaboratore o la collaboratrice La vera gentilezza è l’espressione di un animo forte e generoso, nasce dalla sicurezza nella giustizia della propria causa e dalla simpatia.
Solo se sei sincero dentro crei sincerità al di fuori, solo se convinto dentro crei convinzione di fuori, solo sei puro dentro crei purezza di fuori. La gentilezza che nasce da una limpida disposizione interiore disarma, fa cadere le resistenze, i pregiudizi e apre porte che altrimenti resterebbero chiuse. Perchè tutti siamo sulla difensiva, tutti temiamo che gli altri ci possano fare del male. Per vincere le diffidenze devi andare pieno di buona volontà, non offenderti se ti creano ostacoli o se ti trattano male, sempre pronto a rispondere con chiarezza e cortesia.
La parte più importante del lavoro, perciò dobbiamo svolgerla all’interno del nostro animo. Prima di affrontare un compito difficile, prima di una riunione decisiva, prima di prendere una decisione importante dovremmo “purificare” il nostro cuore. Ascoltarci per sapere se crediamo in ciò che stiamo per fare, se abbiamo ben chiara la meta, se siamo sicuri di essere nel giusto. E poi cancellare ogni presunzione ed ogni rancore.


Imprenditore
29 Settembre
In Italia abbiamo bisogno di imprenditori. Non di affaristi di finanzieri, di industriali che cercano un rapido profitto,ma di veri imprenditori, persone che amano il prodotto che amano perfezionarlo e, attraverso i profitti, espandere la propria impresa farla crescere robusta e competitiva. Nel dopoguerra li avevamo. Alcuni venivano da antiche famiglie di imprenditori, altri erano laureati,medici,ingegneri che volevano mettere a frutto il loro sapere, altri erano semplici operai intelligenti , motivati, che volevano affermarsi,emergere e sognavano di lasciare la propria azienda ai figli.
Oggi assisto ad un quadro desolante. Buona parte delle grandi e medie imprese italiano sono state vendute agli stranieri. Non abbiamo quasi più niente nella chimica, nella industria farmaceutica, nell’elettronica, nel cinema, perfino i format televisivi li comperiamo tutti dall’estero. È in pericolo la moda, la grande distribuzione sta per diventare tutta francese ed inglese. Resiste l’industria alimentare grazie a Barilla e Ferrero e pochi altri. Qualcuno dice che la proprietà non conta, che il capitalismo è per sua natura internazionale. Ma quando la proprietà si sposta all’estero è lì che vanno tutte le competenze, i laboratori di ricerca, che viene decisa perfino la pubblicità.
Un paese che ha perso la proprietà delle sue imprese è una colonia. Kèlevitc, dietro la teoria della giustizia di Rowls.
E perché non nascono più imprenditori? Spesso perche i figli non vogliono più continuare l’attività dei padri. Soprattutto i maschi. Già da adolescenti si sono abituati a spendere, ad andare a donne, a non far nulla. Tant’è vero che spesso sono le figlie a succedere al padre. Ma non diventano imprenditori nemmeno gli altri. Nelle scuole, nelle università è ancora molto diffusa la mentalità anticapitalistica. Perciò non trasmette il gusto dell’intrapresa, della lotta, del successo. Alcune università formano dei manager che sanno guidare una impresa, ma non essendo vissuti in mezzo al popolo non ne percepiscono gli umori, i bisogni , le fantasie, non sono affascinati dal prodotto, dalla creazione del prodotto. Sanno amministrare, fare manovre finanziarie, non inventare. Sono abituati a guadagnare molto. Non se la sentono di dedicare anni di vita e di fatica per costruire qualcosa di proprio che duri.
Abbiamo bisogno educata in altro modo. Che non disprezzi i lavoro dei genitori, che studi, viaggi si immerga nel mondo per percepirne lo spirito e sogni. E che poi sappia trasformare questi sogni in prodotti, servizi e poi lottare per affermarli.


Moda squallore
26 Settembre
A Milano vado spesso in Via Torino dove si trovano tutti i negozi più trendy di moda giovane e dove perciò vedo passare tutti gli elegantoni di Milano e delle altre nazionalità. Non ho mai visto una moda tanto brutta come quella di questa estate. Già l’anno scorso gli stilisti avevano abbassato la vita dei pantaloni, quest’anno l’hanno fatta scendere ancora. Le ragazze mostrano la pancia appena sopra il pube. I maschi più arditi li abbassano tanto da mostrare il solco delle natiche. I jeans sono larghi, col cavallo basso sul tipo dei pantaloni dei clown. Ai piedi sandali infradito o grosse scarpe da tennis sporche. Questa moda non l’hanno inventata i ragazzi, non è una rivolta come quella dei punk, gliela hanno proposta gli stilisti. Ne hanno fatto dei pupazzi grotteschi. All’università molte ragazze vanno serissime a discutere la tesi di laurea vestite all’ultima moda: pantaloni al monte di Venere e camicetta trasparente senza reggipetto. Loro non se ne rendono conto,ma è un abbigliamento che toglie solennità alla cerimonia, la rende ridicola, squallida. Come è diventata squallida una università dove è proibito studiare più di 1400 ora all’anno. E dove, anche in materie come la filosofa, la psicologia, la sociologia in cui dovresti dimostrare di saper ragionare, argomentare, ti richiedono solo di riempire le caselle di uno stupido test.
Anche qui è il professore che ha rinunciato a chiedere, guidato da una stupida pedagogia che considera l’esame una oppressione e la selezione una discriminazione sociale.
C’è al potere una mentalità che, nel nome della libertà, ha eliminato la forma. Ma la perdita della forma è perdita della sostanza. Una moda squallida, una casa lercia, un ufficio disordinato, una chiesa dove non c’è una candela, una squadra indisciplinata, una città imbrattata di scritte invitano solo alla rinuncia, alla pigrizia, alla sconfitta. Perché accettiamo questa deriva? Perchè i genitori non tornano ad insegnare le buona maniere ai figli, gli insegnanti ad esigere che i ragazzi studino, gli stilisti a proporre il bello? Tutti si lamentano della crisi economica, della concorrenza cinese e indiana, ma la risposta da dare è una sola. Ciascuno di noi deve alzarsi in piedi, ritrovare il rigore, la dignità, il gusto del bello, il piacere del lavoro, dello studio, della sfida. E agire senza ascoltare chi lo critica, chi esita, chi piagnucola. Se va avanti gli altri lo seguiranno.


La morale dell'amore
19 Settembre
Noi siamo cresciuti in una società che ha come modello morale il Vangelo con i valori del Discorso della montagna: beati i poveri di spirito, i miti, coloro che piangono, coloro che hanno fame e sete di giustizia, i misericordiosi, i puri di cuore, i pacifici,i perseguitati a causa della giustizia. A cui vanno aggiunti i comandamenti: "ama il prossimo tuo come te stesso", e "ama il tuo nemico". Se li sono ripetuti i nostri antenati per due millenni pur sapendo che non avrebbero mai potuto essere applicati che in minima parte. Nell’Europa cristiana non c’è stata gente migliore che in altre civiltà. Come altrove vi sono vissuti uomini miti e uomini crudeli, umili e superbi, generosi o avidi. Vi sono state ingiustizie, malvagità e guerre. Però quasi tutti nel fondo del proprio animo sapevano che l’unica vera morale è quella dell’amore e che ogni volta che la infrangi e cadi in preda all’avidità, all’egoismo e all’odio stai sbagliando. La morale cristiana dell’amore è stato il lievito profondo del pensiero morale laico dell’occidente anche in epoca moderna. Essa sta dietro l’imperativo categorico di Kant, dietro la condanna della tortura e della pena di morte di Cesare Beccarla, dietro Il trattato delle virtù di Jankèlevitc, dietro la teoria della giustizia di Rowls. Tutti sanno che la morale evangelica dell’amore non è realizzabile nella sua interezza, ma costituisce una meta, un punto luminoso da cercare in continuazione con una perenne revisione dei nostri atti e delle regole di comportamento, verso un perfezionamento infinito.
Freud era profondamente turbato dal comandamento di amare il proprio nemico e si domandava per quale profondo motivo, per quale terribile ragione fosse stato fatto "Mi sembra di udire una voce grave - scrive - che mi ammonisce: proprio perchè il tuo prossimo non è degno d’amore ed è tuo nemico, dovresti amarlo come te stesso." E giunge alla conclusione che il comandamento dell’amore è l’unico ostacolo assoluto contro l’istinto di morte, l’aggressività connaturata all’uomo. Quando in Europa è stato rifiutato con la guerra mondiale, poi dal Comunismo sovietico e dal Nazismo, si sono scatenate le più spaventose efferatezze. Ancor peggio può accadere oggi in un mondo unificato e sovrappopolato. Per questo è essenziale che i fondamenti della morale dell’amore vengano salvati e conservati ad ogni costo. Essi costituiscono una protezione per tutta l’umanità.


Pigrizia
11 Settembre
Tutti i miei amici che tornano dalla Cina sono letteralmente sbalorditi dallo sforzo tanto individuale che collettivo che i cinesi stano facendo in tutti i campi. Essi lavorano in modo indefesso. Come individui si sforzano di migliorare la propria condizione o di arricchirsi ma, nello stesso tempo sono consapevoli si fare della Cina la più grande potenza del mondo. L’incontro fra la volontà individuale e la meta collettiva è la più potente forza di trasformazione e di sviluppo della storia, il segno inconfondibile del successo. L’avevano gli italiani del quattrocento, gli inglesi quando fondavano il loro impero, gli americani. Ed è questa sinergia che ha perso l’Europa. Una sorta di stanchezza, di abulia che si esprime nella caduta dei grandi investimenti, ma anche della creatività scientifica ed artistica, della voglia di studiare e lavorare. Persino dell’onestà intellettuale.
Per favore, non autoinganniamoci dicendo che è colpa di qualche politico di destra o di sinistra. Abbiamo il coraggio di ammettere che i paesi attraversano dei cicli di espansione e di creatività a cui seguono periodi di inerzia e di pigrizia. Come nel caso degli imprenditori in cui il fondatore della dinastia lavora come un pazzo, inventa, crea una fortuna poi suo figlio, cresciuto nel lusso, non ha
nemmeno voglia di continuarne l’attività. Così è avvenuto in Italia.
Quando è uscita affamata dalla guerra, la gente si è messa a lavorare, a studiare, ad inventare. Raggiunto il benessere non vuol più fare fatica, nemmeno a pensare.
La moda a Milano va bene ma qualche segno di stanchezza la vedi in alcuni lussuosi e spettrali negozi dove commesse gelide ti propongono prodotti di qualità discutibile a prezzi altissimi.
Altri hanno cercato di resistere alla concorrenza cinese facendo prodotti di qualità scadente e sono stati disastrosamente sconfitti. La possibilità di ripresa dipende solo dalle minoranze che fanno ciò che gli altri non sanno o non possono fare. Gente di questo genere la trovi ancora, soprattutto nei piccoli centri
Accanto a Milano ho visto una stupenda boutique manifattura dove un gruppo di donne fanno prodotti meravigliosi che vendono dovunque, e a prezzi competitivi. Ho visto anche e medi piccoli imprenditori cimentarsi in tecnologia di avanguardia, altri li trovi in Cina, in India infaticabili, attenti, creativi. Ho visto ricostruire un grande centro di ricerca farmacologica. Ho visto giovani che conoscono tutte le lingue orientali. Sono questi i germi del futuro.


Libero arbitrio
5 Settembre
La storia morale del nostro paese e forse dell’occidente si è svolta in quattro fasi. La prima è quella del dominio del costume. Alla ragazza che voleva uscire la sera il padre diceva di no e, se lei gli chiedeva “ perché?“, rispondeva “ perché no! “. Le trasmetteva l’ imperativo ancestrale che non spiega, ordina.
La seconda fase è quella della rivolta. I giovani si sono ribellati dovunque e, durante la rivolta, pensavano a come avrebbero impiegato la libertà conquistata. Discutevano di filosofia, di poesia, di cinema, di letteratura cercando dei punti di riferimento nei grandi autori contemporanei e del passato. Sostituivano il padre naturale coi padri culturali. Ma,vinta la battaglia, alcuni di loro hanno confuso la libertà con la sfrenatezza. Ne sono derivati gli anni di piombo e della droga.
La terza fase è stata quella del lassismo che dura tutt’ora. Quegli stessi che si sono ribellati,quando hanno avuto dei figli, li hanno lasciati liberi di seguire capricciosamente i propri gusti, le proprie preferenze senza tener presente che nell’essere umano esiste la tendenza a seguire la strada più facile. Tanti giovani non si sono mai sentiti dire che la libertà è scelta meditata, responsabile.
Pensano consista nel seguire l’impulso, il piacere immediato, giudicano tutto solo in base al “mi piace,non mi piace“ e, in questo modo finiscono per non avere un criterio di giudizio razionale. Buona parte del “buonismo” di oggi è una miscela di tolleranza infinita per se stessi trasferita gli altri. Al compagno che allaga la scuola, agli zingari che scippano per strada, alla ragazza che ammazza la madre e il fratello o al giovane che uccide la nonna perchè non gli dà i soldi per la droga.
Arriviamo così all’ultima fase, quella appena iniziata, della consapevolezza. La grave minaccia economica, l’incontro con civiltà disciplinate come quella cinese, col terrorismo islamico stanno spingendo molti a riscoprire quanto aveva detto Jefferson, che la libertà esige una mentalità matura, che conosce le alternative e sa scegliere. Richiede che la nostra mente si separi dai desideri che proviamo, sappia guardarli dall’esterno e, per quanto questi siano intensi e coinvolgenti, possa dire di no. A poco a poco diventano più numerose le persone consapevoli che il vivere sociale ha bisogno di principi morali chiari, di distinguere il bene dal male, di autodisciplina e rigore con sè stessi e con gli altri.


Sesso e amore
5 Settembre
Sesso e amore. Sono due forze contrastanti eppure strettamente interrelate come lo Yin e lo Yang. Il primo ci fa cercare una persona unica ed inconfondibile con cui stabilire un legame duraturo. L’altro invece spinge maschi o femmine, a cercare relazioni erotiche con persone nuove e diverse. Queste tendenze si alternano tanto nell’individuo come nella vita sociale. Vi sono epoche in cui prevale l’uno ed epoche in cui prevale l’altro. Nel settecento i libertini considerano l’innamoramento una schiavitù da evitare per sè e da imporre agli altri come nel celebre libro Le relazioni Pericolose. Ma l’ottocento è romantico, vi domina l’innamoramento e la passione amorosa personale ed esclusiva. Tutto cambia dopo la prima guerra mondiale. Ce ne da un ritratto Joseph Roth ne La cripta dei capuccini in cui il protagonista, tornato dalla guerra, trova un mondo promiscuo dove è stata distrutto la famiglia, la coppia, l’amore. Un analogo ritratto di disordine, di promiscuità e di violenza ce lo da Visconti nel suo film La caduta degli dei “. Negli USA sono gli “ anni ruggenti “, una esplosione di vitalità, violenza e sesso. Questa fase finisce con la seconda guerra mondiale. Ritorna l’amore romantico che domina la letteratura e il cinema in tutti gli anni quaranta e cinquanta.
Pensiamo a film come Casablanca, Il ponte di Waterloo, Rebecca la prima moglie, L’amore è una cosa meravigliosa. È l’ epoca delle grandi speranze, della ricostruzione che riporta al centro la religione, il matrimonio, la famiglia con i figli a cui corrisponde sul piano demografico, il baby boom.
Il quadro muta drasticamente negli anni sessanta dove ritorna dominante il sesso con il rock di Elvis Presley, la rivista Play Boy, la rivoluzione sessuale, i concerti orgiastici tipo Woodstock. L’amore di coppia viene condannato Poi, alla fine degli anni settanta, il pendolo scivola nuovamente verso l’amore. Si ripresenta prepotentemente sulla scena l’individuo con il suo desiderio di esclusività. Questa epoca, inaugurata dal mio libro Innamoramento e amore, continuerà fino alla metà degli anni novanta. Oggi è ritornato il primato del sesso e della promiscuità. Lo vediamo nel cinema, in fiction come Sex and the city, in alcuni reality show, nei romanzi, nella pornografia che riempie internet, nel linguaggio sboccato degli adolescenti maschi e femmine. Molti ritengono che il predominio del sesso sarà definitivo. Ma ne siamo proprio sicuri?


Innamoramento
22 Agosto
L’altra sera una signora mi ha domandato: “Ma perchè lei si occupa tanto dell’innamoramento?“ “Perché - ho risposto - l’innamoramento è un indice della libertà di una società e dell’individuo“. È diventato la base del matrimonio solo in occidente perché solo in Grecia nasce il volere individuale rispetto al “si deve“ dei costumi, solo a Roma la donna acquista piena libertà giuridica. Inoltre in entrambe le civiltà c’è sempre stata la monogamia, non è mai esistito l’harem. Poi il cristianesimo ha affermato la totale uguaglianza dei due sessi e ha fondato il matrimonio sulla loro libera scelta. E infine, con lo sviluppo economico, le donne sono diventate economicamente indipendenti.
In Cina il matrimonio era un contratto fa famiglie di cui i due interessati spesso non venivano nemmeno informati. I ricchi poi avevano un harem di moglie e concubine su cui la famiglia esercitava un potere assoluto. Per due innamorati ribelli l’unica alternativa era il suicidio. Nel libro di Bai Xianyong Il maestro della notte, ambientato a Taiwan nel 1970, la famiglia ordina ad uno dei due innamorati di sposare una persona da lei scelta. Lui ubbidisce. L’altro va ad assistere al matrimonio dell’amato ma, al ritorno, si uccide. In India tutti
dovevano sposarsi all’interno della propria casta e secondo le indicazioni delle famiglie.
Se violavano la regola diventavano dei pària. I ricchi ed i potenti avevano un harem, quindi era impossibile una relazione amorosa esclusiva. Questo paese, di conseguenza, ha prodotto il kamasutra, ma non libri come Anna Karenina o Cime tempestose.
Solo oggi che il sistema di caste si sta incrinando, gli innamorati che lottano contro i vincoli tradizionali sono diventati gli eroi del cinema amoroso indiano. Anche in Cina uno dei segni che la trasformazione in atto non si riduce allo sviluppo industriale, ma è più intima e profonda, ce lo da la letteratura ed il cinema più recente dove fa la sua comparsa l’innamoramento come scelta elettiva di due individui che creano una coppia amorosa che affronta unita la vita. Però attenti, nelle grandi città la frettolosa occidentalizzazione e la nuova ricchezza stanne distruggendo le vecchie regole senza sostituirle con altri solidi valori. Un esempio: nel libro Shangay baby c’è una miscela di amore, sesso, droga e ambizione che, normale a New York, diffondendosi in questo antico paese potrebbe provocare disordine e rigetto.


Civiltą occidentale
15 Agosto
Molti sono convinti che stiamo vivendo il tramonto della civiltà occidentale. Le due ultime guerre mondiali sono state vere e proprie guerre civili europee con rivoluzioni, totalitarismi, genocidi. Poi lo sfacelo del comunismo sovietico. Oggi sono fragili anche le nostre istituzioni comunitarie, la nostra economia e perfino la filosofia, la letteratura ed il cinema europeo. In molti ambienti intellettuali si è diffuso il disprezzo e il rifiuto delle nostre radici greco, romane, cristiane, della nostra storia e della nostra arte. Una volontà di autodistruzione.
Di fronte ad un continente pieno di dubbi vediamo risorgere antiche civiltà che non soffrono delle nostre incertezze. L’islam ha ripreso il suo antico sogno di islamizzare il mondo, soprattutto l’Europa, ed ha partorito un movimento integralista e terrorista che ci minaccia seriamente. La Cina ha adottato il modello di sviluppo tecnico-scientifico capitalista guidato dallo Stato e, grazie alla sua immensa popolazione, alle sue profonde radici culturali e alla sua straordinaria capacità organizzativa, aspira a diventare la più grande potenza del mondo. Eppure, in profondità, è proprio la civiltà occidentale che si sta affermando a livello planetario. Finora aveva occidentalizzato superficialmente
solo le elites che da noi avevano preso l’abbigliamento e la tecnologia.
Le grandi masse vivevano secondo costumi di secoli fa. Ancora adesso in molte scuole coraniche si impara a memoria solo il Corano.
E in Cina il popolo ha subito forme di dominio autoritario che non lasciavano spazio all’individuo. Perfino la colpa era collettiva: soffriva la famiglia, o il villaggio per lo sbaglio di un individuo. La posizione della donna era vergognosa. Solo ora, con il diffondersi della scolarizzazione e del lavoro di tipo occidentale, incomincia a emergere l’individuo. È la prima volta che un uomo ed una donna possono innamorarsi, sposarsi o convivere.
Piccole cose? No, grandissime perché i fondamenti della civiltà occidentale sono la fede nell’ individuo, nella libertà, la capacità di rinnovarsi, la creatività, la razionalità scientifica, la certezza del diritto e la morale dell’amore. Cose che ci sembrano debolezze ma che invece hanno una misteriosa capacità di penetrazione perché fanno appello alla mente e al cuore di tutti gli esseri umani. e obbligano i loro avversari a difendersi con proibizioni e persecuzioni. Col tempo saranno loro a vincere.


Prepotenza
8 Agosto
Accanto a casa mia c’è un ragazzotto che, quando arriva o quando parte, imballa la moto per qualche minuto facendo un baccano indiavolato. Lo fa apposta per irritare. È un bullo, un prepotente ma i suoi genitori non gli dicono niente e anche noi pensiamo che si tratti solo di una ragazzata. Ci sono cose più fastidiose. Per esempio siamo in spiaggia sotto la tenda e passano in continuazione venditori ambulanti extracomunitari. L’ultimo mette le sue mercanzie sul tavolinetto e non si muove. Gli diciamo che non vogliamo nulla, stiamo parlando. “No - risponde - io stare dove voglio, voi tacere”. Se ne va insultandoci. Nessuno reagisce, diamine non siamo dei razzisti. Poi ci sono i nomadi a ccampati poco lontano. In una sola giornata ci sono stati sessanta scippi e molti furti nelle case. Ma si tratta di minorenni, non si posso certo mettere in galera. Mi ha più colpito quanto mi riferiscono molte mie amiche. Che di notte sui treni, sulla metropolitana e sul tram gli extracomunitari, i lenoni e le prostitute, gli sbandati, i prepotenti la fanno da padroni, non pagano il biglietto, molestano, rubano.
Loro non hanno più il coraggio di prendere i mezzi pubblici. E mi viene in mente quando ero a Chicago e, per tornare a casa, usavo la sopraelevata.
Tutti stavano rinserrati nella sala d’aspetto e si precipitavano fuori all’ arrivo del treno. Perche sulla piattaforma potevi venire aggredito, derubato, violentato. E negli anni ‘80 a New York era peggio. Il numero degli omicidi e delle violenze era terrificante.
Fu in quell’epoca che Rudolph Giuliani cambiò radicalmente metodo. Egli sosteneva che, per stroncare il grande crimine bisogna colpire la piccola criminalità, dissuadere i bulli, i prepotenti che, sentendosi impuniti, diventano sicuri di sè e formano bande sempre più pericolose. Così ha incominciato con lo sbattere in galera tutti quelli che non avevano il biglietto della metropolitana , poi quelli che facevano graffiti. In poco tempo la piccola criminalità è scomparsa e quella grande è sceso dell’ottanta per cento.
Effettivamente è fra i bulli e i prepotenti che la camorra e la mafia raccolgono le proprie reclute. È fra i bulli ed i prepotenti che i partiti totalitari hanno sempre reclutato i loro seguaci, i picchiatori. No, decisamente la prepotenza non è un vizio individuale. È una malattia sociale. Per prosperare ha bisogno di un ambiente politico e morale che la tollera, la favorisce.


Ricordare
1 Agosto
Ho assistito agli esami di recitazione del Centro Sperimentale di Cinematografia. I partecipanti erano già stati selezionati in modo rigoroso fra centinaia di aspiranti e l’esame veniva condotto da grandi maestri del Cinema italiano. Ad un certo punto un esaminatore domandava al candidato di recitargli una poesia, un monologo, qualsiasi cosa. La stragrande maggioranza non poteva farlo, non sapeva a memoria niente. Niente di niente,neanche la “Vispa Teresa“. Nella nostra scuola i pedagogisti hanno imposto che gli studenti non imparino più nulla a memoria. Non domandatemi perché, credo sia l’espressione della volontà di oblio che si diffonde nei periodi di crisi di una civiltà. Gli insegnanti del Centro mi dicevano le conseguenze sono disastrose perché chi, fin da piccolo non ha mai imparato a mandare a memoria nulla ne perde la capacità e i nostri giovani impazziscono letteralmente per poi mandare a memoria un copione, magari in inglese.
Ma questa volontà di oblio è alla base di un altro disastro della scuola, la dimenticanza della storia. Oggi la storia viene insegnata senza date, cioè senza successione cronologica. Se chiedete ad uno studente di mettervi in ordine cronologico Cristoforo Colombo, Maometto, Budda, Carlomagno, Giulio Cesare e Garibaldi non sa farlo.
Figuratevi a dire il secolo in cui sono vissuti! Sono convinto che l’ignoranza della storia è stata una della cause principali degli errori politici dell’occidente. Se gli americani avessero conosciuto la storia avrebbero saputo che l'Iran moderno è nato da una rivolta religiosa guidata da Shah Ismail che ha cacciato i mongoli. E che gli Ajatollah ( e quindi Khomeini) sono i successori del capi guerrieri che hanno edificato il nuovo Stato. Ed avrebbero anche saputo che l’11 settembre è la data in cui nel 1684 l’armata guidata Giovanni Sobiesky, innalzando lo stendardo della madonna di Chestokowa ha annientato l’ esercito di trecentomila turchi che stava per conquistare Vienna. E, in tal modo, ha dato inizio allo lo sfacelo dell’impero Ottomano. Loro non lo sapevano, ma Bin Laden si, e quel giorno distruggendo le Torri gemelle, voleva vendicare quella disfatta.
Solo due esempi ma che indicano quanti altri errori faremo nel futuro nei rapporti con civiltà come l’Islam, La Cina, l’India che si risvegliano e che ricordano perfettamente la loro storia mentre noi dimentichiamo la nostra. Signori pedagogisti, signori insegnanti, signori politici signori strateghi, vogliamo ricominciare a studiare?


Tribù
25 Luglio
Una delle principali cause della debolezza dell’ Italia è la diffusione di una etica che da scarsa importanza al merito in tutto ciò che è pubblico o connesso al pubblico. Il nostro paese soffre di una specie di schizofrenia. In superficie una legge rigorosa e meritocratica ma, nel profondo, costumi tribali. Le cariche, i posti, vengono assegnati a chi appartiene ad un gruppo politico, ad una confraternita di mutuo soccorso, ad una rete di interessi famigliari
Prendiamo, per esempio, l’università. La scelta dei professori universitari dovunque viene fatta dai professori stessi, che si consultano fra di loro per scegliere i più meritevoli. È il metodo della cooptazione. Da noi però, soprattutto in alcuni settori, i professori sono politicizzati ed hanno creato dei meccanismi con cui decidono, anni prima chi vincerà il concorso. Chi non è politicamente allineato non farà mai carriera, è meglio cambi mestiere o emigri all’estero. Ma, oltre alle tribù politiche, ci sono altre confraternite, o scambi di favori sul tipo: io metto in cattedra tuo figlio e tu il mio. E l’Università è solo uno dei campi un cui avvengono scelte del genere. Tipica la politica.
Ad ogni cambiamento di ministero - o di qualche altra carica importante - il nuovo titolare si porta appresso persone che aspirano ad essere nominate presidenti, membri dei consigli di amministrazione, dirigenti degli infiniti enti, fondazioni e imprese che dipendono da lui.
Colloca nelle nei posti chiave i membri della tribù che lo ha eletto, sostenitori, amici e clienti. Così arrivano in posizioni di comando personaggi ignoranti ed avidi che, per creare nuovi spazi e nuovi posti, sfasciano quello che hanno fatto i loro predecessori e bloccano le opere di lungo respiro che hanno iniziato. È questo il motivo per cui in Italia da quarant’anni non si fanno più autostrade, il sistema ferroviario è arretrato e, ogni tanto, gloriose istituzioni note in tutto il mondo, vengono letteralmente saccheggiate, fatte a pezzi.
Si, il nostro è un paese in cui i migliori fanno molta fatica ad affermarsi ed in cui è difficile costruire, investire e produrre perché non abbiamo una morale pubblica che ci impone di scegliere solo chi merita e chi vale.


Vanità
18 Luglio
Le persone veramente grandi sanno di valere. Dante sapeva di essere un sommo poeta e infatti si pone con sicurezza in mezzo ai sei più grandi poeti dell’umanità “io ero sesto fra cotanto senno “.Erano altrettanto sicuri di sè nella filosofia Socrate, nella pittura Giotto, nella scultura Michelangelo, nella musica Bach, Mozart, Verdi, nella scienza Galileo, Newton ed Einstein. E lo erano anche quando venivano perseguitati o addirittura condannati a morte come Socrate , come Dante. In epoca più recente ricordiamo personaggi come Dostoiewsky, Nietzsche, Proust coscienti di valere anche se non ebbero i riconoscimenti che meritavano.
All’estremo opposto di chi è cosciente del proprio valore anche di fronte alla condanna, alla persecuzione,all’ignoranza c’è il vanitoso. Il vanitoso è oscuramente consapevole di valere meno di quanto non pretenda la sua smisurata ambizione e, perciò, ha continuamente bisogno di riconoscimenti, premi, medaglie, onorificenze, certificati, diplomi, dell’applauso del pubblico, di gente che lo guarda, lo ammira, lo esalta, lo elogia. E che si da un immenso daffare per procurarseli.
Tutti gli esseri umani, ce lo ricorda Hegel, hanno bisogno del riconoscimento degli altri. Il valore non ce lo possiamo dare da soli. Il bambino cerca l’amore della mamma e del papà, l’ approvazione del maestro, i ragazzi quello del gruppo di amici.
Il pittore vuol avere successo nelle sue mostre, lo scrittore con i suoi libri, il regista e l’attore sognano il premio oscar, lo scienziato il premio nobel.
La bella ragazza sogna di diventar miss
qualchecosa, di essere chiamata a fare la velina o a recitare in un una fiction televisiva. Il laureato alla Bocconi di diventare amministratore delegato di una importante società. Tutti indistintamente desideriamo essere bravi, ammirati, eccellere sugli altri, essere i primi.
Ma la persona sana di mente, ancorata al principio di realtà, riesce a fare comparazioni obbiettive, ad avere una idea delle proprie reali capacità. Ci sono solo due tipi di persone che non lo fanno: il matto e il vanitoso. Il matto perché, mancando del principio di realtà, non capisce. Dice e scrive assurdità e poi si sente un genio incompreso. Il vanitoso perché ha dei dubbi sul suo reale valore, anzi spesso è cosciente di non valere un granchè ma, per non ammetterlo, cerca affannosamente il riconoscimento dagli altri. C’è chi, non potendo fare altro, racconta a tutti quando siano bravi lui e la sua famiglia. Altri non mancano ad una festa, non perdono occasione di apparire in pubblico. C’è poi chi, pur di far parlare di se va in televisione a fare stranezze e a dire sciocchezze. E chi, approfittando del proprio ruolo, fa in modo di apparirvi tutti i giorni. Vi sono poi anche persone che, per snobismo non vanno in televisione, ma si danno un gran daffare per ottenere riconoscimenti solenni, ufficiali ed istituzionali. Siamo comunque sempre e soltanto di fronte alla vanità , che cerca l’ossequio esterno per far tacere il dubbio di non essere ciò che vorresti essere, di non avere, in realtà, fatto qualcosa che ha veramente valore e che merita di essere ricordato.


Coppia
11 Luglio
La vita è un viaggio in cui ogni volta noi cerchiamo una meta e ci battiamo per raggiungerla. Ma è anche un continuo pericolo ed una continua lotta. Siamo convinti di essere usciti dalla condizione naturale, di esserci affrancati dalla precarietà dell’ animale che passa tutto il suo tempo a cercare il nutrimento o a fuggire i predatori. Quando guardiamo le rondini sfrecciare nel cielo dimentichiamo che esse dedicano praticamente tutte le loro energie alla ricerca dei cibo e che il loro stupendo volo è una disperata lotta per sopravvivere. Ma noi non ci troviamo in una situazione molto diversa nella società. Se ci viene qualche dubbio prendiamo come esempio la vita dei grandi uomini, quelli ricordati dalla storia. E ci accorgeremo che è stata una continua lotta, fra incomprensioni, ostacoli, tradimenti. Apriamo un libro di storia e leggiamolo tutto di seguito. Troveremo solo un succedersi di guerre, leghe, alleanze, discordie e nuove guerre.
Già la semplice sessualità, il semplice erotismo, in questo quadro di tensioni, ci appare un isola felice, perché la gente non si riunisce per lottare,ma per darsi piacere. E l’amore è l’ unico momento in cui noi abbassiamo le armi, cessa la paura, cessa la lotta, cessa la sfiducia e ci abbandoniamo indifesi come il bambino nelle braccia della madre. Non solo, desideriamo il bene dell’altro ancora più del nostro bene. All’interno del recinto incantato del nostro amore assaporiamo il piacere dell’innocenza del paradiso terrestre dove è bandito ogni male. Ed è questa esperienza che cementa la coppia innamorata, sposata o convivente non importa, che ne fa la solida nave con cui affrontare il mare in tempesta.
Se siamo così fortunati da costituire una coppia unita, complementare, il nostro viaggio non è più solidario. Siamo un equipaggio che muove verso una meta comune. E ci completiamo a vicenda, ci arricchiamo, la nostra forza si moltiplica. Abbiamo qualcuno di cui fidarci e che ci sta accanto nella buona e nella cattiva sorte. Per realizzarlo occorre però che nella coppia convergano tanto l’amicizia quanto l’attrazione erotica.
L’amicizia è una forma di amore impregnata, intessuta di eticità. L’amico è colui di cui ti puoi fidare, sicuro che saprà tener fede alla parola data, che nel momento del bisogno e del pericolo starà dalla tua parte, rispettoso della tua libertà e della tua dignità sempre. Ma una coppia fondata solo sull’amicizia resta fredda, per avere calore, energia ha bisogno anche dell’amore erotico.
Mi viene in mente la lettera di un mio amico a sua moglie. “ Abbiano attraversato periodi tremendi - diceva - eppure anche nei momenti peggiori, ogni volta che ti vedevo, sentivo allargarsi il cuore e provavo una grande gioia. La gioia di chi sa di possedere la cosa essenziale, il tesoro più prezioso. Per me sei sempre stata la donna più bella del mondo. Vedendoti in mezzo alle altre, ho sempre preferito te. E questo mi dava sicurezza, voglia di vivere, forza per combattere. Non puoi immaginare cosa significa per un uomo, quando si sente solo, sconfitto poter dire a sé stesso : ma io ho una donna bellissima che mi ama. E ogni volta, baciandoti, facendo all’ amore con te, io ricevevo le energie profonde della terra, le energie vitali, e mi rialzavo forte, pronto a ricominciare la lotta.”


Merito ricompensa
4 Luglio
Shakespeare è un grande conoscitore dell’animo umano e sa che anche fra i malvagi il merito deve essere ricompensato. Nel film di Polansky, Macbeth si appoggia al sanguinario Ross che, come premio, si aspetta un feudo. Ma il re, con noncuranza, lo da ad un altro. Ross passa al nemico e per Macbeth è la fine. Anche Riccardo III, offendendo inutilmente il suo complice Buckingham, perde l’ ultimo alleato e va incontro alla rovina. Ho ricordato questi errori fatali perché tutti indistintamente corriamo il pericolo di non saper ricompensare i meriti dei nostri amici, dei nostri alleati, dei nostri collaboratori e spesso premiamo persone che non lo hanno meritato e, in certi casi, perfino chi ci odia.
E spaventoso, ma spesso ci dimentichiamo proprio di coloro che ci sono stati vicini più a lungo, che ci hanno aiutato nei momenti più difficili, che hanno lavorato silenziosamente, con umiltà, con discrezione, senza chiedere nulla, timorosi di darci disturbo. Diamo per scontato il loro affetto, la loro disponibilità ed il loro aiuto e dimentichiamo che avevano bisogni, desideri, ambizioni, speranze che sarebbe stato nostro dovere soddisfare se se fossimo stati riconoscenti, se fossimo stati giusti. Un comportamento tanto più vergognoso perché invece molto spesso finiamo per aiutare individui spregiudicati che ci hanno avvicinato solo per ottenere dei favori e che, appena strappata una promessa di interessamento hanno continuato ad insistere nella loro richieste con arroganza come se quello che chiedevano fosse loro dovuto e noi colpevoli del ritardo.
Si, troppo spesso premiamo la voracità e l’improntitudine, e non premiamo in modo dovuto il valore, la fedeltà, la discrezione ed il rispetto.
Un altro modo di essere ingiusti l’ho visto in persone potenti che, ossessionate dalla competizione e dalla fretta, nel momento del bisogno chiedono ad una persona di valore di aiutarli, e questa lo fa subito, usa tutte le sue capacità e risolve il problema. Ma appena cessato il pericolo, costoro dimenticano tutto e, sempre in preda alla improvvisazione e alla fretta finiscono poi per ricompensare non lui, ma l’ultimo arrivista che si infila nella loro cricca. Un modo spregiudicato di utilizzare gli uomini che mi fa sempre venire in mente i generali della prima guerra mondiale quando ordinavano quei sanguinosi ed inutili assalti alla baionetta dove sono stati sacrificati milioni di poveri contadini e le migliori intelligenze europee.
C’è poi l’errore di chi usa il premio per sedurre il nemico. Non parlo di chi lo compera, lo paga perché tradisca. Ma di chi cede all’illusione che mostrandosi buono, generoso, facendogli dei doni, l’altro cambi idea, si converta, passi dalla sua parte. Un errore che di solito fanno persone con un’alta opinione di sé e che desiderano essere amate da tutti. Ma i nemici non si rabboniscono. Se li tratti bene, se li premi , ti giudicano un debole e ti colpiscono con più forza. Per di più, chi agisce così, mentre rafforza il nemico, getta nello sconforto le persone fedeli che credono in lui e vedono calpestato il più elementare principio di giustizia.


Libri
27 Giugno
Tempo di esami. Le televisioni mostrano giovani che crollano il capo e genitori preoccupati per lo stress dei figli. Io mi rivolgo ai giovani. Dovreste chiedere più esami e dovreste chiederli più rigorosi. Mi rendo conto che sembra una assurdità . Ma, se non ci pensate voi, non lo faranno né i vostri genitori nè i vostri insegnanti. I genitori ormai fanno un solo figlio e il più tardi possibile. Per farsi amare soddisfano ogni suo desiderio. Poi lo passano all’asilo, alla scuola e qui gli insegnanti cercano di evitargli prove ed esami che potrebbero procurargli traumi. Risultato : è la prima volta nella storia che una generazione arriva all’università senza aver incontrato fin da piccoli una serie progressiva di esami, senza aver imparato a concentrarsi, ad affrontare le sfide, a stringere i denti, a combattere ed a resistere alle sconfitte e alle frustrazioni. È pericoloso.
Ma voi potete obbiettarmi : Noi esseri umani abbiamo sempre fatto di tutto per evitare il dolore fisico, la paura, la sofferenza e abbiamo sempre voluto il piacere, la sicurezza, abbiamo cercato di soddisfare i nostri desideri, di evitare gli ostacoli, i problemi. Certo, però se non sentissimo il dolore ci feriremmo in continuazione e non riusciremmo a sopravvivere. Se non provassimo paura moriremmo.Pensiamo al bambino piccolo che, incosciente, si arrampica su una seggiola accanto alla finestra. E se non provassimo sofferenza? Se non provassimo sofferenza non potremmo capire il dolore che provochiamo agli altri. Se riuscissimo a soddisfare istantaneamente i nostri desideri finiremmo per non avere desideri perché il desiderio
è pregustazione, attesa, ansia di non riuscire e sforzo per realizzarlo.
Se non dovessimo risolvere sempre nuovi problemi la nostra mente si atrofizzerebbe. La vita è desiderio di piacere, di felicità, di diversità, di ricchezza, di successo, di cose sempre nuove e diverse, ma tutto questo è possibile solo attraverso l’attesa lo sforzo, le prove, l’ansia, la lotta.
Io sono convinto che la maggior parte dei genitori oggi stia sbagliando l’educazione dei propri figli. I grandi artisti artigiani del rinascimento li mandavano a bottega da un altro e ce li lasciavano finchè non erano formati. I grandi imprenditori, dopo averli fatti studiare in scuole dure e selettive , gli facevano fare carriera incominciando dai lavori più umili. Il figlio dell’uomo più ricco del mondo Bill Gates si è mantenuto agli studi lavorando. Il figlio di Umberto Agnelli, Giovannino, ha imparato dalla gavetta ed andava in Panda, non in Ferrari. Oggi invece c’è chi regala la Ferrari figlio per il diciottesimo compleanno, sperando che studi.
Ecco perchè non mi rivolgo ai vostri genitori, ma a voi. Avete intelligenza sufficiente per capire che la sofferenza, la lotta, gli ostacoli, gli esami sono indispensabili per crescere, per diventare forti, per capire gli altri, il mondo. Non solo rafforzano la vostra volontà, ma vi arricchiscono interiormente. Solo chi ha fatto fatica capisce la fatica degli altri, solo chi ha sofferto capisce la loro sofferenza. La mente cresce risolvendo i problemi. È come un muscolo che si rafforza lavorando. E lo stesso vale per la sensibilità, la creatività, la capacità di concentrarsi, persino la capacità di amare.


Esami
21 Giugno
In questi ultimi anni, con la diffusione della TV, di internet e degli sms parecchia gente ha incominciato a pensare che il libro sia una cosa del passato. Molti preferiscono seguire i dibattiti televisivi. Che, per carità, sono indispensabili in politica dove tutte le opinioni hanno la stessa dignità. Ma non è così quando ci confrontiamo con la complessità e le contraddizioni dell’animo umano. I dibattiti sono interessanti, divertenti, vedi persone note, persone nuove, ma non servono ad approfondire un problema, a capire a fondo noi stessi. Il conduttore deve fare spettacolo, tutti dicono la loro opinione anche se è squinternata , molti fanno battute per mettersi in mostra, col risultato che non emerge mai un ragionamento, una vera spiegazione. Alcuni talk show poi sono costruiti su testimonianze false, con comparse che recitano. Cosa si può imparare da essi? Non a caso alla fine sei più confuso di prima. E non basta nemmeno leggere qualche articolo. Vi farò un esempio personale Questa rubrica è molto letta, incontro gente per strada, negli uffici, che me ne parla e ricevo anche molte lettere a cui cerco di rispondere al meglio. In esse mi vengono poste delle domande, dei problemi nel campo dei sentimenti , dell’erotismo e dell’amore nelle sue varie forme.Io rispondo, ma a volte sono imbarazzato perché devo continuamente ripetere cose che ho esposte in diversi libri di cui il più completo, Ti amo, è frutto di anni ed anni di lavoro ed ha una ricchezza ed una profondità che non potrò mai nemmeno sfiorare in una risposta per quanto lunga e dettagliata. E quello che succede a me, succede a tutti gli studiosi, a tutti gli scrittori che tengono rubriche. Alcuni di loro sono dei grandi artisti, hanno scritto libri meravigliosi in cui hanno riversato le ricchezze del loro animo e del loro sapere. Al punto che, talvolta, quando li riaprono restano loro stessi meravigliati, vi scoprono emozioni e pensieri che avevano dimenticato. Questi libri sono un immenso patrimonio inutilizzato.
Intendiamoci, ciascuno faccia ciò che vuole, se non vuol leggere libri non li legga. Può vivere bene lo stesso. Però chi vuol capire veramente l’animo umano, chi vuol conoscere in modo approfondito sé stesso e gli altri, chi comprendere i complicati rapporti aziendali e sociali, chi vuol porsi i problemi in modo corretto, deve ricorrere al libro, alla grande letteratura, alla saggistica importante. E qui che è confluito e continuerà a confluire il sapere dell’ umanità. Non bastano nemmeno i film, per quanto importanti , anzi indispensabili. Perchè anche il film nasce da un libro , nasce da una sceneggiatura che è scrittura e, inoltre, per capire a fondo il suo messaggio, abbiamo bisogno di rifletterci, di discuterne, abbiamo cioè bisogno di usare la parola e la parola si impara solo nel libro. Sono stati gli scrittori, i filosofi, Omero, Platone, Dante, Shakespeare, Goethe, Freud a creare , plasmare le parole, le lingue. Nessuno impara a parlare, nessuno impara a scrivere, nemmeno un articolo, nemmeno una lettera se non legge libri. E aggiungerei qualcosa. Se trovate un libro importante che vi illumina, in cui c’è un sapere, sottolineate ciò che vi ha colpito per potervi ritornare.


Manager
9 Giugno
Viaggiando in aereo ho visto moltissimi giovani manager. Ne ho sempre avuto una buona impressione. Usciti certo da ottime università italiane e straniere, sono preparati , competenti nel loro campo, ambiziosi, tenaci, lavoratori indefessi. Quando si trovano in due non parlano che di lavoro, da soli studiano le loro carte o lavorano al computer. Li ho poi incontrati all’opera, spesso in posizioni di comando ed ho spesso constatato una preparazione ammirevole. Conoscono teorie e regole, si muovono con destrezza fra gente come loro in tutti i paesi del mondo. Eppure ogni tanto ho sentito una carenza della loro preparazione. Hanno visto il mondo ma sempre lontani dalla gente comune per cui non provano simpatia, che non capiscono forse disprezzano. Pensano per schemi economici e psicologici semplificati. Non sono conduttori di uomini. Mi viene in mente il film “ Thirteen days “ i tredici giorni in cui Kennedy ha dovuto decidere cosa fare quando i russi hanno impiantato a Cuba i missili nuclei puntati sulle città americane. Tutti i militari, senza eccezione hanno continuato a suggerirgli un intervento militare che avrebbero automaticamente dato luogo a delle rappresaglie fino a sfociare in una guerra termonucleare. Ecco la mentalità unidimensionale che si svolge all’interno del proprio campo di competenza. Ma Kennnedy conosceva la storia, e si domandava quale errore aveva provocato la prima guerra mondiale, la sequela di automatismi che nessuno era poi riuscito ad arrestare e non voleva compiere lo stesso terribile errore. Ha cercato di entrare nella mente del primo ministro sovietico, anche lui circondato da generali e l’ha capito. Allora Poi ha ingannato i suoi militari e ha stabilito un linguaggio simbolico con cui comunicare col nemico, ed ha vinto.
Coloro che non sanno capire gli uomini, ascoltarli, mettersi al loro posto, non sanno capire nemmeno i consumatori, il mercato. Tutti i grandi imprenditori, perfino i grandi inventori,invece hanno questa capacità di percepire , di sentire. Fanno tutte le ricerche di mercato, ascoltano i pareri degli esperti, ma poi vanno anche in giro a parlare con le persone qualsiasi a raccogliere i segnali deboli. Ricordo un grandissimo imprenditore, un inventore straordinario che gira per i negozi d’Europa a curare i suoi prodotti, ad interrogare la gente qualsiasi. E, nella pubblicità ascolta le proposte, i pareri ma di solito sceglie quello scartato da tutti perchè che colpisce la gente più semplice. Una volta, sapendo che ero stato io l’unico ad aver difeso lo spot ciò che poi lui ha scelto, sembrava un bambino, mi strizzava l’occhio, faceva le boccacce. Infine coloro che non sono aperti sugli uomini, che non capiscono i loro sentimenti e le loro passioni, non sanno nemmeno costruire quella che è l’arma vincente di ogni intrapresa, dal campo di calcio all’ufficio studi: la squadra, il gruppo unito, solidale, dove il capo non è un despota altezzoso ma il condottiero amato e stimato. La squadra con cui ciascuno è identificato, di cui è orgoglioso di far parte, dove ciascuno sostiene, corregge, completa gli altri e che perciò arriva dove nessuno da solo può arrivare, che resiste dove nessuno da solo potrebbe farcela.


Europa
7 Giugno
I risultati dei referendum in Francia ed in Olanda mi portano a fare qualche osservazione sociologica su perchè sia così difficile l’unificazione Europea. Come si sono formati nel passato gli Stati? Quasi sempre attraverso la conquista. Ne abbiamo un esempio nello stato egiziano, romano, persiano, cinese, russo e, in epoca moderna in quello francese e inglese. La lenta espansione di un nucleo di potere che via via annette nuovi territori li organizza con la sua burocrazia, li arruola nel suo esercito e impone loro una lingua comune.
Esiste però un’ altra forza unificante : il movimento collettivo. Pendiamo il caso degli Stati Uniti d’America. Qui non c’è stato uno potere che, a poco a poco, ha sottomesso tutti gli altri. No, qui i cittadini di tutti gli Stati, in un impeto di slancio e passione hanno, dimenticato i precedenti conflitti, i rancori, hanno rinunciato ai loro interessi particolari, hanno combattere uniti e poi edificato un nuovo edificio statale. Nei movimenti collettivi infatti, ed in particolare in quello che io ho chiamato “stato nascente“, gli uomini fino a poco tempo prima divisi e ostili, si sentono fratelli e costituiscono una comunità unita,forte solidale. L’abbiamo visto nella nascita del cristianesimo, dell’islam, della riforma protestante, ma lo ritroviamo nei movimenti che generano gli Stati Nazione. Anche nel nostro Risorgimento. Il Piemonte non avrebbe mai potuto unificare il Paese senza le insurrezioni, Mazzini, Garibaldi, cioè il grande movimento risorgimentale.
La scuola di pensiero anglosassone non ha mai voluto ammettere l’ importanza dei movimenti e del fattore passionale nella formazione delle comunità politiche.
A partire da Hobbes e Locke ha sempre pensato che gli uomini possano decidere la formazione di uno Stato come decidono la formazione di una società per azioni, facendo il calcolo dei loro interesssi, in modo pacato, razionale. Non hanno mai voluto ammettere che essi superano le loro divisioni solo nel crogiuolo ardente delle emozioni e dei fanatismi dei movimenti collettivi.
Ma, senza questo tipo di partecipazione appassionata entusiasta o conflittuale, l’unificazione può farla solo la forza delle armi o della burocrazia. Però non si formerà una comunità politica in cui i membri dei diversi paesi si sentono parte, una identità collettiva. In Europa non ci sono mai state manifestazioni europeiste di massa con cortei, inni, slogan. Non si sono visti italiani, francesi, tedeschi abbattere le frontiere e abbracciarsi sul confine. È accaduto a Berlino, ma il muro divideva gente della stessa nazione. L’europeismo è stato opera di elite, di politici illuminati e la costruzione dell’unità europea è avvenuta facendo appello agli interessi economici, per far fronte alle difficoltà della trasformazione, alle sfide tecnologiche, alla concorrenza. Le decisioni sono sempre state prese dai governi, dai parlamenti e dai burocrati di Bruxelles. È la prima volta che la popolazione viene coinvolta in un dibattito approfondito su come deve essere l’organizzazione della comunità politica. È la prima volta che si domanda con passione dove vuole andare,cosa vuole o non vuole essere. Ebbene questo è, a mio giudizio,un fatto estremamente positivo.


Chi non informa
9 Maggio
Ci sono dei ministri dei capi, dei dirigenti che non danno informazioni non solo ai loro dipendenti ma anche a coloro a cui sono tenuti fornirle. Ed è incredibile il numero di tecniche che possono usare.
Incomincerò da quella che chiamerò “siamo amiconi” partendo da un esempio personale. Anni fa dirigevo un istituto dove è arrivato un nuovo presidente. Costui mi trattava nel modo più cordiale. Era tanto amichevole che, quando mi informava sulle decisioni che aveva preso, lo faceva come se le avessimo prese insieme: "Sai è d’accordo tutta la Commissione, Piero, che è un amico, Andrea, Luciano e Marco che adesso è presidente di…". Nei primi tempi mi sforzavo di ricordare quando avevamo creato una Commissione e cercavo di ricostruire chi fossero quel Piero, Andrea, Luciano che avrei dovuto conoscere così bene. Poi ho capito che non ne avevamo mai parlato, che che costoro erano tutti amici suoi a me sconosciuti.
C’è poi un modo di non informarvi che chiamerei “ “dare per scontato la tua competenza” Qui chi parla vi riferisce tutto come se foste già informatissimi e molto competenti. Nomina rapidamente ditte, personaggi, operazioni usando una grande quantità di termini tecnici che voi non conoscete sapendo che vi vergognate a domandare spiegazioni davanti agli altri. E, se lo fate, vi spara addosso una serie di ragioni tecnicissime che vi ammutoliscono. E poiché tutti hanno paura di fare cattiva figura con questo metodo riesce ad imporvi ciò che gli pare. Io, per resistere, faccio il pagliaccio dicendo: ”Guardi che io sono stupido e per farmi capire deve ripetere tutto lentamente spiegandolo in modo elementare“. Funziona.
Ci sono poi quelli che non vi informano inondandovi di carte, o facendo proiezioni asfissianti dove le informazioni essenziali che servono per prendere decisioni sono nascoste da quelle che, per questo scopo, sono assolutamente irrilevanti. È un metodo spesso usato dalla burocrazia ma anche nelle imprese private da uffici che vogliono valorizzare il loro ruolo. A costoro bisogna chiedere riassunti di poche pagine.
E, per concludere, ricordiamo quelli più pericolosi perché semplicemente non vi dicono niente, stanno zitti, eludono le domande. Raccolgono da tutti informazioni, captano idee, suggerimenti invenzioni, ma non ne riconoscono mai la paternità. Così non devono nè riconoscenza nè ringraziamenti e possono attribuirsi il merito di tutto quanto ottiene successo. Di solito si tratta di personalità autoritarie che non lavorano in gruppo, non sopportano critiche, decidono da sole e pretendono ubbidienza immediata ed assoluta. Personalmente sono comunque convinto che tutti coloro che non danno informazioni, per qualsiasi motivo lo facciano e qualunque metodo usino, sono dei cattivi capi. Con il loro comportamento impoveriscono coloro che lavorano con loro, tarpano la loro creatività, impediscono loro da dare il proprio contributo, così li danneggiano personalmente e danneggiano l’ente o l’impresa per cui lavorano. Nello stesso tempo, anche quando sono dotati ed abili, chiusi nella loro presunzione e nella loro arroganza fanno inevitabilmente errori che non vogliono ammettere e, alla fine, ne accumulano tanti da provocare enormi danni.


Invidia
2 Maggio
Tutti gli esseri umani vogliono veder riconosciuta la loro unicità, la loro dignità, il loro valore. Ma vogliono sempre anche sentirsi superiori agli altri. E se questo desiderio viene realizzato non si spegne anzi, più viene soddisfatto più cresce. Arricchite una persona e vorrà essere più ricca, datele una carica e ne vorrà una più elevata. Questo processo avviene perché noi possiamo valutarci solo confrontandoci con gli altri. Ciascuno vive in un ambiente sociale con persone del suo stesso livello e si confronta con loro. Il contadino che campa poveramente coltivando il suo campo non si identifica e non si confronta con i ricchi che vivono in lussuosi palazzi. Si confronta solo con i vicini, quelli un po’ più poveri lo quelli che hanno un terreno un po’ più grande del suo. Ma se improvvisamente diventa ricco, se va a vivere fra i ricchi, è loro che prende a modello e può sentirsi inferiore e snobbato. Cosa avviene allora quando una persona che vive nel suo ambiente, fra i suoi pari, vede che uno di loro, magari un collega o addirittura un amico, ad un certo punto ha successo, balza ad un livello superiore, guadagna miliardi, viene ammirato, elogiato, applaudito? Poichè si considerava pari a lui si sente diminuito, inferiore. Qualcuno può cercare di spiegargli che, in realtà, non ha perso niente, che è rimasto esattamente quello di prima.
Ma è falso perché, dopo il successo dell’amico, lui si è posto la domanda “ perché lui e non io? E si è sentito inferiore fra gli inferiori. Di più ad ogni nuovo successo dell’altro scende ancora di più.
Allora, non potendo salire al suo livello vuole trascinarlo verso in basso: cerca di
dimostrare che è un incapace, che non merita. E, nei limiti in cui gli è possibile, fa di tutto per rendergli difficile la strada, danneggiarlo. È questa l’invidia.
Tutti coloro che salgono nella stima sociale sono perciò oggetto d’invidia. Il ministro, l’amministratore delegato, lo scrittore di successo, il grande attore, lo studente più bravo, la donna più bella, proprio perché sono ammirati suscitano delle invidie feroci. C’ è una frase che io vorrei dire a tutti, tutti indistintamente uomini e donne, giovani e anziani: ”ricordate che ogni volta che realizzerete qualcosa di valore, e venite elogiati, vi farete dei nuovi nemici. Osservando gli occhi di coloro che vi circondano, ne troverete sempre alcuni freddi o sfuggenti: sono gli occhi dell’invidia, gli occhi delle persone che d’ora in avanti dovrete temere.”
Ma, per fortuna, nel mondo non c’è solo l’invidia, c’è anche il suo opposto, l’ammirazione. Migliaia, milioni di persone ammirano i loro artisti, i loro cantanti, i loro capi carismatici. Anche noi siamo felici quando la persona di cui siamo innamorati, oppure nostro figlio ha successo. Nell’ammirazione noi ci identifichiamo con l’altro, ci fondiamo con lui, e più lui cresce, più ne siamo arricchiti. Ci sentiamo entrambi pervasi da una energia che ci unisce e ci trasporta verso l’alto, verso la perfezione. Questa energia i greci la chiamavano eros, amore, un movimento che va dall’inferiore, l’amante, verso il superiore, l’amato. Come il vuoto si muove verso il pieno, l’ ignoranza verso il sapere, l’umano verso il divino.


Parola data
25 Aprile
Mantenere la parola data è un principio universale che troviamo in tutte le società e in tutte le culture. Noi lo riceviamo dalla tradizione romana. Il mito racconta che il console Attilio Regolo, fatto prigioniero dai cartaginesi era stato mandato a Roma dopo aver promesso che sarebbe tornato. Ed ha rispettato il patto anche se sapeva che lo attendeva una morte atroce. Il principio è stato confermato dall’etica cristiana ed è stato fondamentale per lo sviluppo del sistema creditizio ed economico europeo. Per secoli sono bastate semplici lettere private in cui uno si impegnava a dare e l’altro a restituire enormi somme di denaro senza che ci fosse una legge o uno Stato a farle rispettare, ma solo la fiducia reciproca. Nel nostro mondo contadino le transazioni si facevano sulla parola, con una stretta di mano.Era un principio che si imparava fin da bambini: le promesse vanno mantenute.
Chi è cresciuto in questa atmosfera morale quando incontra gente che si comporta diversamente ha uno trauma psicologico. Una ragazza che conosco bene era appena arrivata a Milano dove, con grande fatica aveva trovato un appartamentino in affitto, lo aveva arredato, vi aveva messo i suoi vestiti ed i suoi libri. Un giorno è venuta a trovarla suo fratello con un amico che, piangendo, diceva di non avere un posto dove dormire. Gli bastava un branda in uno sgabuzzino per qualche giorno,poi se ne sarebbe andato. Una sera la ragazza non ha potuto entrare perché l’altro aveva fatto cambiare la serratura. Tornata con un avvocato ha constatato che l’intruso aveva spostato li la sua residenza e aveva fatto sparire tutte le sue cose.
Ne è rimasta turbata per anni.
Poi la vita ci insegna ad essere prudenti, ma c’è sempre una zona protetta, dove noi assumiamo che venga sempre mantenuta la parola data: l’amicizia. L’amico è quello in cui hai fiducia. Anzi l’essenza dell’amicizia è proprio la fiducia. È già così nei bambini. L’amore è sempre rischio, la ragazzina che ti piace può sempre voltarti le spalle e dare la mano ad un altro. Ma l’amico del cuore no. A lui puoi confidare un segreto sicuro che non va a dirlo a nessuno, non fa nemmeno la spia a tua mamma o alla insegnante. L’amicizia è sempre stata così anche nel passato, ce lo ricordano Cicerone, Montaigne e Voltaire. È questo il motivo per cui quando l’amico ti tradisce provi un trauma spaventoso, che non potrai più dimenticare.
Cosa avviene quando questo principio viene abbandonato? Sfacelo politico e sociale, guerra e miseria. L’abbiamo visto durante l’anarchia dei signorotti feudali in lotta tutti contro tutti. L’ abbiamo visto nella catastrofe dell’Italia del cinquecento, il paese più ricco e progredito d’Europa, ma fatto di staterelli in guerra fra di loro con un gioco continuo di alleanze e tradimenti. Prima con i francesi, poi con gli spagnoli, poi con i lanzichenecchi luterani quando il duca di Ferrara e di Mantova tradirono Giovanni delle Bande nere aprendo loro la strada al saccheggio di Roma. Nessuna società riuscirà mai a vivere e prosperare se il principio di mantenere la parola data non viene ribadito dalla legge e dalla morale, insegnato fin dall’infanzia e scolpito nel cuore degli uomini in modo che venga applicato in tutti i campi dell’esistenza.


Chiesa
11 Aprile
Molti, moltissimi dicono che la morte di Papa Voltila sarà catastrofica per la chiesa. Perché chi mai potrà sostituirlo, avere il suo stesso carisma sulle masse popolari di tutto il mondo? Se guardiamo ad uno ad uno i porporati che possono prendere il suo posto facciamo fatica ad immaginare una figura altrettanto ricca, polimorfa, con tante energia e tanto fascino. E alcuni sostengono addirittura che questo papa ha nascosto, con la sua imponente personalità, con l’amore e la venerazione verso la sua persona, la crisi irreparabile della chiesa come istituzione, la sua autorevolezza culturale, morale. Le piazze sono piene, molti osservano, ma le chiese sono vuote. Quando anche le piazze saranno vuote, si vedrà che il cristianesimo è morto.
Coloro che sostengono questa tesi hanno una concezione della storia che separa nettamente i grandi uomini dal corpo sociale nel suo complesso. Il maggior rappresentante di questa teoria storia e Carlyle, che nella sua celebre opera Gli Eroi sostiene che la storia è stata prodotta da poche grandi personalità della politica, della scienza, della cultura che hanno fatto fare un balzo in avanti alla società in cui vivevano. È stato Alessandro Magno a portare la civiltà greca, fino ad allora confinata in un territorio ristretto, ai confini del mondo. È stato Cesare a creare il modello dell’impero Romano, Galileo a inventare il metodo delle scienza moderna e così via. Ma all’estremo opposto vi è una concezione della storia secondo cui i grandi uomini emergono solo quando una società ha dentro di se una straordinaria energia espansiva. Essi danno solo un corpo, un volto, una voce a quell’energia,la trasformano in azione concreta.
Alessandro ha conquistato la Persia, perché i greci erano militarmente superiori, più audaci, inventivi dei persiani. Napoleone ha conquistato l’Europa perché aveva dietro un popolo e un ideale rivoluzionario.
Nei movimenti collettivi noi vediamo solo il capo carismatico e pensiamo che sia stato lui a creare il movimento. Ma non è avvenuto piuttosto il contrario? Che la tensione, la paura, la speranza collettiva ha prodotto agitatori, gruppi di protesta, leaders naturali finchè uno, particolarmente dotato, non ha unificato queste spinte assumendone la guida? Ma se è così, se la tensione, resta viva, scomparso quel leader il movimento ne produrrà altri. La Riforma protestante sarebbe finita se fosse stato ucciso Lutero?
Ecco perché ho dei dubbi sulla impossibilità di sostituire Voitila. Perchè non siamo affatto in una fase di riflusso religioso. Non parlo della religione degli intellettuali e dei filosofi. Per loro Dio è morto da tre secoli. Parlo della religione popolare, quella che nasce dal mistero di essere nel mondo, dal bisogno di dare un senso alla vita. Quella che sorge dalla paura, dall’ingiustizia, dal dolore, dall’amore, dalla morte. Che nasce dalla disperazione come domanda di grazia: la religione dei miracoli che per la scienza non possono esistere perche, per la scienza, ciò che è inspiegabile oggi è il compito di domani. Infine la religione di coloro che sono in rapporto diretto con Dio, i mistici, i santi. Siamo veramente sicuri che la chiesa non saprà inventarsi uomini e risposte a questa domanda universale?


Slancio Vitale
11 Aprile
È dall’alto che incomincia la riorganizzazione di un esercito: dalla scelta dei generali, dalla costituzione delle importanti accademie militari. È dall’alto che si riorganizza il sistema scientifico - educativo. Creando dei centri di qualità tali da competere con gli altri centri educativi e di ricerca del mondo, che lavorino in stretto rapporto con le grandi imprese, in modo da attrarre i migliori insegnanti ed i migliori allievi. Questi centri di eccellenza vengono poi imitati dai livelli inferiori e trascinano tutti verso l’alto. E, quando non bastano i nostri studiosi, i nostri scienziati, occorre farne venire dall’estero e farli lavorare insieme agli italiani. E mandare i nostri ad imparare fuori nelle università e nelle imprese straniere. È quello che hanno fatto i giapponesi, dopo la rivoluzione Meiji per modernizzare rapidamente il loro paese. È quello che hanno fatto silenziosamente i cinesi e gli indiani in questi decenni di preparazione al loro decollo. È quando dobbiamo cercare di fare velocemente noi mentre subiamo l’assalto della concorrenza internazionale. Ma nemmeno questo basta. Occorre che la formazione venga immediatamente integrata nel sistema economico, finalizzata alla invenzione, alla produzione e alla vendita a livello mondiale. Cercherò di spiegarmi con un esempio. L’altra sera a Torino ho consegnato i diplomi del Dipartimento di Animazione del Centro Sperimentale di Cinematografia. Gli allievi erano veramente bravi, hanno creato cartoni animati di altissima tecnologia e di altissima qualità. Però, guardandoli, ho capito che dobbiamo andare oltre. Finora abbiamo fatto dei pezzi isolati. In vece la televisione ha bisogno di serie lunghe, dove c’è un personaggio o un gruppo di personaggi che hanno tante avventure.
Pensiamo alla saga di Topolino, Paperino, al Coyote, a Gatto Silvestro, ai Simpson che vivono da decenni. Tutte le televisioni del mondo sono affamate di nuove storie con nuovi personaggi. È questo che dovremo fare. Più in generale dobbiamo conservare nel nostro paese i quartieri generali che elaborano le idee, l’alta tecnologia e le produzioni più difficili, pregiate. Mentre la produzione elementare può essere fatta dovunque, il mercato va cercato dovunque.
Le riforme falliscono se non c’è slancialo vitale L’impetuoso sviluppo economico italiano degli anni cinquanta è stato realizzato perché migliaia di contadini sono diventati operai, migliaia di operai si sono trasformati in imprenditori, migliaia di studiosi hanno fatto scoperte, mentre gli architetti creavano il disegno industriale, gli orafi producevano stupendi gioielli, i narratori bellissimi romanzi ed il nostro cinema era ammirato dovunque. È di questo slancio vitale che abbiamo bisogno ora. Tutti, tutti senza eccezione dobbiamo riconquistare, nel nostro campo, la fiducia nella nostra capacità di eccellere, il gusto delle cose belle, della perfezione, il piacere dell’avventura, la gioia di creare. Acogliere tutte le invenzioni e farle nostre, accogliere tutte le domande e darvi risposta. E poi, come facevano i mercanti di Venezia, Genova, Firenze, esportare in tutto il mondo i nostri prodotti.


Vecchi
5 Aprile
Un tempo ero convinto che gli esseri umani, co passare degli anni, diventassero più saggi e, arrivati alla vecchiaia (vecchio per me era uno a sessant’anni) avessero perso tutte le passioni, le intemperanze della giovinezza e, come dice il linguaggio corrente, raggiunta la pace dei sensi. Si, avevo visto alcuni professori più anziani arrabbiarsi con noi studenti, ma le giudicavo una collera paterna volta a acorreggere un nostro errore. E quando il mio rettore Plinio Fraccaro, mentre andavamo dal collergio verso l’Università brontolava contro qualche altro professore, lo prendevo come uno sfogo amichevole. E forse è stata la vicinanza ad alcuni grandi vecchi, come Fraccaro, Lattes, Musatti, Padre Gemelli a rafforzare in me l’idea che la vecchiaia fosse sinonimo di saggezza, perché costoro erano veramente saggi, e alcuni di loro anche molto generosi. Aggiungimoci l’iconografia popolare del nonno che gioca con i nipoti o del pensionato che passa il suo tempo sereno pescando.
Ho cambiato la mia immagine del vecchio come un individuo pacificato col mondo,non competitivo con i suoi pari, paterno con i giovani senza più ambizioni ed invidie soltanto quando mi sono trovato di fronte ad alcuni comportamenti inattesi e sconcertanti. Accanto allo studio, mi è sempre piaciuto svolgere attività organizzative, inventare nuove istituzioni, e di solito, il professore più anziano me lo faceva dirigere. Ma quella volta no, mi creava continui impedimenti, si opponeva alle decisioni più ovvie. Ed io non capivo perché, finche alcuni amici non me l’hanno spiegato. “Ma guarda che ti odia,
tu lo metti in ombra, si rode di invidia, se potesse ti ammazzerebbe“.
Allora ho capito: ero entrato nella vita di questo pacifico signore, gli avevo creato attorno una cosa grandiosa, ma la gente continuava a parlare di me, non di lui. Sarebbe stata sua solo se io fossi sparito. E dopo questa esperienza un'altra ancora più drammatica: questa volta il grande vecchio di cui mi fidavo non mi perdonava di aver superato la sua notorietà. Da allora ho incominciato ad osservare il comportamento di tutti e mi sono accorto che alcune persone, diventando anziane diventano anche diventano megalomani, vogliono essere sempre in vista,in primo piano. Altre si rodono di invidia per una onorificenza, altri accumulano denaro come se dovessero vivere in eterno, altri invidiano i giovani e li ostacolano. Inoltre non è affatto vero che hanno ragiunto la pace dei sensi. Oggi sappiamo benissimo che l’erotismo inizia nell’infanzia e finisce solo con la morte.
Eppure detto questo devo aggiungere che ho incontrato altrettanti anziani che continuano ad essere creativi, infaticabili, e che sono diventati saggi, generosi. E sono giunto ad un conclusione: che ciascuno è rimasto profondamente come era prima. Come era forse già da bambino, poi da adolescente, poi da adulto, e che l’età ha solo fatto emergere le sue qualità più profonde. Ha rivelato le piccinerie, i difetti, i vizi che prima teneva accuratamente nascosti. Ed ha fatto emergere le virtù che prima si esprimevano come slancio, invenzione, capacità di spendersi per gli altri.


Papa
4 Aprile
A mio giudizio ci sono stati tre grandissimi papi nella storia della chiesa. Gregorio VII, Innocenzo III e Papa Voitila. Ciascuno ha saputo affondare e risolvere una crisi drammatica. Gregorio VII il pericolo che la chiesa venisse assorbita dal sistema feudale. L’imperatore ed i re nominavano vescovi i propri amici, i propri vassalli dando loro il titolo di conte, marchese. Il papa, in una Roma ridotta a ventimila abitanti, veniva eletto dai nobili e dalla plebaglia. Col dictatus papae del 1075 Gregorio VII impose il celibato, ordinò che i vescovi venissero nominati dal papa e il papa venisse eletto solo da persone scelte dai papi: i cardinali. Così annientò gli altri potere ed edificò la chiesa che dura tutt’ ora
Innocenzo III dovette affrontare lo sviluppo economico, scientifico e culturale dell’Europa. Dovunque esplodevano violenti movimenti religiosi di rinnovamento che diventano eresie. Nel sud della Francia si diffondeva una religione non cristiana, il manicheismo. Innocenzo III convocò i capi dei movimenti potenzialmente eretici, per esempio S.Francesco e S. Domenico e disse loro: scrivete la vostra “regola”, cioè quali sono i vostri scopi, come volete vivere e operare. Io ve la firmo diventate un ordine della chiesa che ubbidisce direttamente al papa. Francescani e domenicani nei successivi due secoli divennero i pilastri fondamentali della chiesa e del papato. Fino a Lutero, quando i papi non seppero capire e la cristianità andò in pezzi. Quale crisi ha affrontato papa Voitila? Da un lato il tramonto politico e culturale dell’ Europa la cui classe dirigente è ormai scristianizzata e, dall’altro, la
mondializzazione con l’impetuoso emergere di altre civiltà ed in particolare quella islamica.
Giovanni Paolo Secondo ha ignorato senza paura la decadente irreligiosità europea, ha preso in mano il vangelo e si e si è rivolto a tutti gli uomini della terra che sono ancora capaci di credere, senza distinzioni etniche,politiche o religiose. Non ha aspettato che fossero gli altri a venire, è andato lui in mezzo a loro dappertutto, di persona, usando tutti gli strumenti delle tecnologia, tutte le più spettacolari scenografie. Si è rivolto ai giovani, alla gente dalla fede semplice. Ed ogni volta si è attenuto al centro del vangelo che parla al cuore di ogni uomo. Gli ha parlato della sua dignità, della sua libertà, gli ha dato coraggio, speranza e fiducia.Ha fatto sentire, anche all’ultimo degli esseri umani di essere importante perché fatto a immagine e somiglianza di Dio.
Egli ha capito che la religiosità non scaturisce dall’alto, ma dal basso, dai movimenti religiosi, dalle comunità di credenti, dai martiri, da tutti coloro che hanno testimoniato dovunque con la loro vita, con il loro esempio e la loro opera la presenza della fede.E poichè questi sono un numero sterminato, ha proclamato un numero immenso di beati di santi, protagonisti della chiesa vivente.
Qualcuno ha detto che si è comportato come fosse il parroco del mondo. No, per trovare una analogia dobbiamo pensare ai profeti dell’antico testamento che si rivolgevano al popolo parlando di Dio, lo sostenevano, lo correggevano, lo guidavano, alimentavano la sua fede e gli indicavano la meta.


Imprenditori
14 Marzo
A tutti coloro che hanno ingegno, fantasia, voglia di creare , sia che vengano dall’economia o dalla scienza, io oggi suggerisco di diventare imprenditori privati. Non perché sia più facile. L’imprenditore va incontro a grandi difficoltà perchè deve muoversi una selva di leggi, affrontare grandi rischi, la pressione delle innovazioni tecnologiche, il cambiamento dei gusti dei consumatori e la concorrenza mondiale. Ma ha il vantaggio di poter rispondere ad ogni sfida usando la sua intelligenza, inventando, procurandosi e introducendo nuove tecnologie, diversificando la produzione, spostandosi in altri mercati. Può girare il mondo alla ricerca di idee, brevetti ed alleanze. Un mondo globalizzato e multietnico è fatto per persone preparate ed audaci, capaci di trovare le risorse scientitiche ed economiche dove e sono ed assemblarle.
Inoltre l’imprenditore ha un altro vantaggio: che tutto quello che fa, la ricchezza che accumula resta sua. Può farne ciò che gli pare senza prendere ordini da nessuno.
Invece chi mette il suo ingegno e le sue capacità nel settore pubblico spesso resta deluso. Prima di tutto dipende dalla la politica che non sceglie sempre in base al marito e, invece chiede sempre una contropartita: collocare la propria gente, fare contratti di favore, dare privilegi . Nel sistema pubblico vi sono moltissimi funzionari onesti ed ammirevoli, ma devono operare fra clan e tribù spregiudicate.
Inoltre il pubblico è soggetto a regole, controlli e vigilanze che sono spesso in mano a burocrati arroganti a cui non importa assolutamente nulla del risultato.
I ministri, i governatori delle regioni, i sindaci, sanno quali spaventosi difficoltà incontrano dal groviglio delle leggi e da questa gente. Per portare a termine un’ opera che richiede due anni spesso ce ne vogliono dieci e, dato che ci sono le elezioni e cambiano i governi, a volte nessuno la finisce. Anche perché, di solito chi arriva dopo disfa quello che ha fatto chi lo precedeva. E non dimentichiamo poi che se, come privato crei una impresa che vale, diciamo, cento milioni di Euro, alla fine ti trovi con i tuoi cento milioni di Euro: qui ti trovi senza nemmeno lo stipendio.
È per questo che io consiglio ai giovani di diventare imprenditori privati. Questo richiede di studiare duramente, di imparare le lingue, di andare l’estero per farvi stages ed esperienze di lavoro. Di essere curiosi, aperti al mondo, avidi di scoprirvi nuove opportunità. È una strada infinitamente più stimolante e insegna a rischiare, a pagare se sbagli, a guadagnare se vinci, ad essere libero e responsabile. Inoltre non porta solo vantaggi a chi la segue, porta benessere all’intera nazione. Noi italiani siamo in concorrenza tanto con i paesi tecnologicamente avanzati, come con quelli a basso costo di manodopera. Dobbiamo assolutamente inventare ed esportare. La macchina pubblica, rinchiusa su se stessa è arretrata, lenta. L’economia, la scienza, l‘arte, la cultura possono prosperare solo grazie all’azione di nuovi imprenditori audaci, scatenati, che sanno correre con le proprie gambe. Sono loro il vero motore dello sviluppo,sono loro che possono trascinare in avanti tutto il resto.


Fede
21 Marzo
Nessuna società, sia essa una nazione, una chiesa, un partito, una setta, un sindacato, può continuare a vivere, a prosperare se non riesce a soddisfare due tipi opposti di esigenze. Da un lato quelle utilitarie ed egoistiche come il benessere, la ricchezza ed il potere. Dall’altro quelle altruistiche, come l’amore per la propria comunità e la fede in un ideale.
Incominciamo dalle prime. Tutte le società devono offrire ai propri membri la soddisfazione dei bisogni elementari: l’alloggio, il cibo, la famiglia, la sicurezza e la prospettiva di un miglioramento economico. Devono dare alle imprese la possibilità di fare profitti, di dare lavoro a tante categorie di lavoratori, dai dirigenti agli operai. Devono anche offrire alle persone più ambiziose e intraprendenti una possibilità di salita sociale. Un tempo lo faceva con il mestiere delle armi o con la carriera ecclesiastica. Oggi in tanti modi: con la scienza, le arti, lo spettacolo, l’economia, la politica. Anche la politica ha un risvolto utilitario. Innanzitutto perchè gente vuole che il politico amministri nel suo interesse. Poi perché anche la politica ha sempre avuto bisogno di denaro. Un tempo le serviva per pagare un esercito o il tradimento di un generale avversario. Oggi soprattutto per la campagna elettorale. Ma il potere politico è sempre stato anche un mezzo per arricchirsi. Basta osservare, in tutta Europa, gli stupendi palazzi che si sono costruiti i re, i principi, i cardinali. E questa è la prima parte della verità. Per esaminare la seconda partiamo da un fatto semplice come una partita di calcio. Il tifoso parteggia per la sua squadra del cuore.
Segue con ansia tutte le sue vicissitudini, soffre quando perde, esulta quando vince.
Ma che vantaggio economico,sociale, politico, che potere ne ricava? Nessuno. Il tifo per la propria squadra è totalmente gratuito, disinteressato. Questo fatto ci dimostra che gli uomini sono capaci di amare, dedicarsi, lottare e soffrire per qualcosa da cui non ricavano nessun vantaggio materiale. Che provano il bisogno di aderire ad un comunità, di sentirsene parte, di combattere per lei. Questa straordinaria energia sfugge alle leggi dell’utile, del calcolo economico, dei costi benefici.
Tutte le società nascono come movimenti collettivi ed in questa fase domina nettamente la componente non utilitaria, cioè la fede, l’ entusiasmo e la dedizione disinteressata. La gente si getta anima e corpo nella impresa ed è perfino pronta a morire per il suo partito, per la patria. Poi, gli interessi utilitari incominciano a prevalere nuovamente sulle mete ideali.Cosi si passa - scrive Max Weber - “Da una vita di impeto ed emozione fino a una lenta morte per soffocamento sotto il peso degli interessi materiali“. Quando i membri della classe dirigente non credono più negli ideali ispiratori ed agiscono solo per arricchirsi o conservare i propri privilegi è incominciato il declino e la sfiducia. Perché la gente esige risultati economici e di efficienza, ma vuol anche sentirsi parte di una comunità ed ha bisogno di slancio, di dedizione disinteressata e di pulizia morale. Se i gruppi dirigenti non gliela sanno più dare, perché devono seguirli?


Cultura
7 Marzo
A volte mi cadono le braccia. Ancora vent’anni fa era possibile elencare moltissimi filosofi, storici, sociologi, psicologi che i giovani leggevano con avidità considerandoli dei maestri. Faccio i primi nomi che mi vengono in mente: Levy Strass, Lacan, Foucault, Barthes, Brodel, Habermas, Jonas, Berlin. Prendete ora qualsiasi giovane e domandategli quali autori legge abitualmente considerandoli dei maestri. Spesso non ne nominano nemmeno uno. Hanno magari letto le Barzellette di Totti e Il codice da Vinci senza naturalmente aver capito che è un mostruoso imbroglio storico. Ma non possono averlo capito perché non sanno più la storia. Girano il mondo e non sanno localizzare su una carta geografica dove sono stati. Navigano in internet ma, poiché su internet ci sono solo frammenti, fanno un minestrone di frammenti che non riescono ordinare. Molti non leggono più i giornali. Hanno paura della matematica. Tanti arrivano all’università senza saper non solo scrivere, ma nemmeno parlare. E non imparano a farlo neanche li, perché quasi dappertutto stanno scomparendo gli esami orali, dove discuti con lo studente, gli chiedi di argomentare. Si dedicano alla chiacchierologia ed evitano le materie scientifiche. Li vedi nei banchi apatici, svogliati, sembrano privi di vita, di passioni Evitano lo sforzo, evitano le sfide, non sono abituati a combattere, cedono alle prime difficoltà. A volte mi cadono le braccia. E come a me a tanti professori. Ed è giusto dirle queste cose, non si possono solo fare elogi ai giovani ,ripetere demagogicamente che sono la speranza del futuro. Lo sono se si svegliano. Lo sono se qualcuno riesce a risvegliare in loro la voglia di sapere, di capire, di inventare, di lavorare. Ed è facilissimo farlo. Si, è facilissimo. Prendete un gruppo di giovani svogliati che sembrano zombie e chiamateli a lavorare con voi su un progetto. Un progetto alto, ambizioso, un progetto difficile in cui c’è da faticare duro, la trasformano in azione concreta.
E mettetevi a farlo con loro, in mezzo a loro, con energia, con entusiasmo coinvolgendoli, dando loro incarichi e responsabilità. Lasciateli sbagliare ma che capiscano lo sbaglio fatto. Siate esigenti, molto esigenti perché devono sentire la durezza del compito e imparare a resistere, a non guardare all’orario, alla fatica ma solo alla meta. Finche non imparano che devono essere esigenti con se stessi. Stimolateli, rimproverateli, elogiateli, gridate, applaudite, festeggiate finchè non diventato un gruppo dedicato alla meta. Allora vedrete fiorire delle meraviglie.
Perché non sono i giovani che sono apatici,morti, ignoranti, pigri siamo noi che non abbiamo capito che l’essere umano è, nel profondo, un combattente, che ha al suo interno una spinta irrefrenabile a salire in alto. È questa che bisogna risvegliare. Ma non la si risveglia con il “poverino, poverino“ e con la pigrizia. E la si uccide con l’indifferenza. La si risveglia solo additando una meta e dimostrando, col tuo esempio che ci credi e che sei pronto a batterti insieme a loro per raggiungerla. Come hanno sempre fatto i grandi educatori, i grandi scienziati, i grandi generali. Cesare dormiva su un lettuccio da campo fra i suoi soldati, e si lanciava nella battaglia con loro. E vincevano sempre.


Don Giussani
28 Febbraio
Tutte le montagne esistenti sono nate dalla spinta di forze tettoniche che hanno prodotto delle increspatura della superficie terrestre. Tutte le società viventi, sindacati, partiti, culti, sette, chiese , nazioni sono nate come movimenti collettivi diventati poi istituzioni e quelle durate più a lungo, sono state rivitalizzante da movimenti. Pensiamo al cristianesimo attorno all’anno Mille: Roma era una cittadina di ventimila abitanti, il Papa veniva eletto, deposto, condannato, riesumato dalla nobiltà e della plebaglia. Allora è nato a Cluny un movimento che ha costituito in Europa una rete di 1700 monasteri dipendenti direttamente dall’abate di Cluny. Tutti i grandi riformatori dell’anno mille, da Anselmo da Baggio fino a Papa Gregorio VII furono gente di Cluny, in conflitto con la chiesa ufficiale in cui i vescovi erano nominati dai re, e trasmettevano vescovado e feudo ai figli Fu il consenso delle masse in rivolta a dare a Gregorio VII la forza di emettere il dictatus papae che libera la Chiesa Cattolica da ogni altro potere e le da la struttura gerarchica che dura ancor oggi. Violenti movimenti collettivi scuotevano l’Europa nel 1200 e potevano diventare devastanti eresie. Fu l’abilità di Innocenzo III ad incanalare dentro la Chiesa di Roma energie potenzialmente rivoluzionarie come gli Umiliati, i Francescani ed i Domenicani , facendone degli Ordini capaci di assorbire e sconfiggere le eresie per oltre due secoli. Dopo la Riforma che nel 1500 spezzò in due l’Europa, nella Chiesa cattolica sono sorti continuamente nuovi movimenti, sempre visti con sospetto dalla curia, dai vescovi e dal clero consolidato ma che, dopo aver sfidato l’istituzione nel nome dei valori delle origini, ne sono diventate membra e braccia.
Quasi tutti i grandi santi della Chiesa come S. Chiara, S. Caterina , S. Teresa, S. Ignazio da Loyola furono capi carismatici di movimenti più o meno grandi. E lo stesso vale per figure come Don Bosco, Don Gnocchi, Josemaria Escrivià, Padre Pio e Don Giussani.
Don Giussani aveva creato Gioventù Studentesca. Quando, sul mondo studentesco si è abbattuta la rivoluzione giovanile mondiale culturale, politica, e sessuale, l’ha sfidata trasformando il suo movimento in Comunione e Liberazione. Cioè inserendola nel grande flusso rinnovatore ma con spirito e mete cristiani. Le due parole che la definiscono appartengono ad entrambi i mondi. Comunione è ad un tempo l’ esperienza delle comuni, delle comunità politiche, ma anche quella eucaristica. Liberazione è politico-economica, ma anche spirituale in Cristo. In quanto parte dei movimenti giovanili degli anni 70 CL si è scontrata con l’ istituzione religiosa esistente, l’Azione Cattolica. Come ogni leader carismatico di un movimento, don Giussani ha sfidato l’istituzione tradizionale per erigerne una nuova più adatta ai tempi.
Egli perciò è un edificatore della Chiesa. La Chiesa sociologicamte, è infatti una Potenza Istituzionale nata da movimento, che si è espansa e differenziata attraverso successivi movimenti sorti per sfidarla e che essa ha ha sempre assorbito per rivitalizzarsi senza perdere la propria identità.
Vocazione
21 Febbraio
L’unico modo di essere felice, è fare qualcosa che tu consideri buono, giusto, essenziale. In ogni altro caso potrai attraversare dei momenti di gioia, di allegria di contentezza, anche istanti di felicità, ma ti resta sempre, nel fondo dell’animo, l’impressione di aver sbagliato e un senso di vuoto, di incompletezza. Per questo nell’innamoramento troviamo il massimo della felicità: perché tutti i nostri desideri sono concentrati su una sola persona, che è la nostra unica e definitiva meta, il fine ultimo al di la del quale non ne esiste un altro. Ma in altri momenti o in altre persone il fine ultimo, la meta essenziale può essere diversa. Come la liberazione, l’indipendenza dell’Italia per Cattaneo, Cavour, Mazzini e Garibaldi o il riscatto dalla oppressione razziale per Nelson Mandela in Sudafrica. Può essere la conquista di un impero per Alessandro o Napoleone, o costruire aerei per Howard Huges come ci mostra il film di Scorsese The aviator. Ma anche mete più alla nostra portata come laurearci con centodieci e lode, scrivere un libro, costruirci una famiglia, avere dei figli, comperare la nostra casa. A volte questa spinta è radicata dentro di noi, allora la chiamiamo vocazione. Alcuni hanno una vocazione precocissima.
Se cedi la tua anima si avvelena e, ad un certo punto, non sai più dove andare e cosa fare. L’unico modo per salvarti è interrogarti a fondo, ritrovare ciò che è per te è giusto ed essenziale, e avere il coraggio di rinunciare ai vantaggi che ti hanno portato fuori strada. Pagando quanto c’è da pagare.
Ricordo un ragazzo che già a quattordici anni voleva diventare uno scienziato,
interrogare la natura e strapparle una risposta. Durante l’università è andato negli Stati Uniti e, subito dopo la laurea è entrato in un grande laboratorio di cui è diventato direttore. Ho conosciuto una donna che, da bambina era poverissima, viveva in una campagna desolata, lavorava nei campi , allevava i fratellini, non aveva un libro ma voleva fare la scrittrice. Oggi è una scrittrice affermata. Ricordo un giovane ingegnere che desiderava disperatamente entrare in una famosa ditta di costruzioni. Ce l’ha fatta e, un giorno, ne è diventato il proprietario.
Queste cose sono possibili perché chi ha una vocazione, una missione, sprigiona una energia straordinaria, una immensa capacità di lavoro, ed acquista il dono meraviglioso di convincere. Qualunque cosa chieda, la gente gli dice di si. Ricordo una donna che, parlando praticamente solo italiano, è riuscita a convincere con il suo discorso appassionato, pochi dati precisi, ma soprattutto la sua certezza, il suo volto, il suo sguardo, un grande statista straniero a cambiare le sue decisioni. Chi non chiede per se, ma per altri ed ha fede, ottiene cose incredibili.
Ma guai a chi si allontana dalla sua strada, guai a chi tradisce la sua vocazione, si fa distrarre, si fa tentare. È facilissimo deviare. A volte lo facciamo per vanità, a volte per bramosia di denaro, a volte quando siamo sfiduciati dopo una sconfitta ed arriva qualcuno che ci offre una carica, un facile successo. Ma poi ci chiede in cambio favori miserabili, in contrasto con le nostre convinzioni.


Trasmettere valori
14 Febbraio
Come è difficile trasmettere i principi ed i valori! Se ne rendono conto i genitori che si sforzano di insegnare ai loro figli a volersi bene, a studiare, ad aiutare in casa e, quando diventano adolescenti, hanno l’impressione che tutto sia stato inutile. I migliori insegnanti riescono ad ottenere attenzione finchè sono in classe, non appena escono scoppia il disordine. Nelle imprese un bravissimo amministratore riesce a iniettare vitalità, creatività ed iniziativa nel gruppo dirigente esistente. Ma guai se non continua a vigilare, ad intervenire, perché tutti conservano i loro interessi e le loro abitudini e, lasciati soli, in poco tempo,tornano ad agire come facevano. La gente si adegua, non interiorizza i valori. Ricordo che una volta, per dare a tutti l’esempio che si doveva risparmiare, ho rinunciato all’automobile e all’autista. Sono rimasto assente tre mesi e, al ritorno, ho trovato che i miei sostituti si erano assegnati due automobili e due autisti.
È estremamente difficile trasmettere idee e valori anche nel mondo dell’ alta cultura filosofica, artistica, storica, sociologica. Poiché esistono scuole, correnti di pensiero, gruppi di pressione che rifiutano concezioni diverse dalle loro. Non leggono chi non ritengono della loro parte e, se lo leggono non prestano attenzione, lo fraintendono più o meno volutamente, lo riferiscono in modo sbagliato e lo dimenticano. Quando poi entrano in gioco gruppi politici e ideologici, scompare ogni obbiettività. Ciascuno appoggia ed esalta senza ritegno solo i propri adepti, mentre ignora, critica e denigra gli altri.
Ma vi è di peggio, come negli ambienti formati solo da corporazioni, clan famigliari, gruppi di interesse e politici a cui non importa il successo dell’impresa, o il valore di una idea, ma solo occupare posti per collocarvi i propri affiliati, parenti, amici, fratelli, mogli e amanti. In cui il merito e la capacità non hanno nessuna importanza perchè chi arriva al potere distrugge tutto ciò che ha fatto il suo predecessore per minarne il credito, e caccia via i più valenti dirigenti per poter collocare al loro posto i suo alleati ed i suoi servi fedeli. Un mondo in cui la gente è convinta che non potrà far strada in base alle proprie capacità, ma solo trovando padrini potenti e facendo per loro favori servili.
Riflettendo su queste cose puoi venir preso da una grande tristezza e ti domandi perché darti tanto da fare visto che le persone a cui tu parli non ti ascoltano o non ti capiscono. Che coloro per cui ti prodighi non riconoscono il tuo merito e stanno già pensando di distruggere la tua opera. Che non potrai mai raccogliere il frutto di ciò che semini. Tristi pensieri da cacciare immediatamente come tentazioni demoniache. Perché agire moralmente significa fare proprio questo: fare anche se non ti viene riconosciuto il merito, costruire anche se ciò che fai potrà essere distrutto, gettare il seme anche se non ne potrai raccogliere i frutti. È quello che hanno fatto i tuoi genitori, i tuoi maestri. È quello che hanno fatto i grandi spiriti che hanno aiutato l’umanità a crescere e a diventare più giusta e più civile.


Vitalità
31 Gennaio
Ci sono persone che hanno un successo che dura a lungo, altri che restano alla ribalta per un periodo più breve, altri infine che sono come meteore. De cosa dipende? Il primo e più importante fattore di durata è certo la grandezza, l’ universalità. Quanto ci dicono Dante o Shakespeare vale in ogni tempo. Ma anche la musica di Rossini resta stupenda e non muore. Però Rossini, mentre era ancora giovane,ha smesso di comporre. Forse perché sentiva che il settecento era finito, ed era incominciato il periodo romantico, con altri gusti, altra sensibilità.
Il successo spesso è legato ai bisogni, allo spirito di un epoca. Vivien Leigh aveva avuto un vero e proprio trionfo con Via col Vento, poi un grande suc esso con Il ponte di Waterloo, con Un tram chiamato desiderio dove interpreta la parte di una donna fragile, schiacciata da una società indifferente o brutale. Ma il cinema del dopoguerra vuole vitalità, ottimismo avventura e spinge alla ribalta altri tipi di dive, dinamiche ed erotiche come Rita Haywoort Ava Gardner, Marilyn Monroe. Vivien Leigh viene meno richiesta, ha problemi col marito, si lascia andare.
Ma vi sono anche persone il cui successo attraversa epoche diverse, cambiamenti di costume di moda e di mentalità. Nell’ottocento Giuseppe Verdi ha attraversato tutto il secolo resistendo a mode musicali estremamente diverse e in particolare l’ultima con Wagner. Nel secolo scorso Frank Sinatra è passato indisturbato la rivoluzione del rock. In Italia esistono autori stabilissimi come Adriano Celentano e Mina.
Chi dura a lungo? Chi riesce ad
adattarsi ad ogni epoca e ad ogni moda come un camaleonte? No, paradossalmente dura a lungo chi continua a creare, a rinnovarsi, ma restando sostanzialmente se stesso, fedele alla propria vocazione. Chi ha una forte identità personale che gli consente di resistere alle suggestioni della moda o dell’invidia. E per restare autonomi, alcuni sono diventati imprenditori, in modo da non dover dipendere dai produttori, dalle emittenti, dai ricatti, dai capricci del mercato piegandosi a fare cose che li avrebbero snaturati. Lo hanno fatto molti grandi protagonisti del cinema americano come Roberto Redford, Clint Easterwood, Spielberg, Mel Gibson o, da noi, Mina e Celentano Chiusi nella loro fortezza hanno potuto resistere creando, senza tradire la propria vocazione.
Ma fra quelli che non hanno potuto o voluto creare una propria impresa, una protezione di questo genere, chi ha resistito? Solo chi era dotato non solo di una straordinaria creatività, ma anche della forza morale per affrontare le difficoltà, le critiche, le sconfitte, i momenti di scoramento. Chi non si è mai fatto prendere dalla più terribile malattia degli artisti e degli autori: il terrore di sparire dalla scena, di essere dimenticato perché allora può precipitare nella depressione, nell’alcool, nella droga. Sopravvive solo chi continua a studiare, a sperimentare, a inventare cose nuove e poi torna arricchito, sempre se stesso e sempre diverso. Come hanno fatto, per esempio Marlon Brando, Stanley Kubrik, John Travolta e, in Italia, Renzo Arbore. Sopravvive solo chi sa rinascere.


Unione e discordia
17 Gennaio
È incredibile la potenza sprigionata dell’unione ed è incredibile la capacità devastatrice della discordia. Per secoli le tribù mongole hanno guerreggiato fra di loro, per secoli si sono logorate in interminabili catene di vendette. Poi Gengiz Khan con la forza, l’astuzia, la diplomazia è riuscito ad unificarle, a costruire un esercito compatto e con una rigorosa originale tecnica bellica. Ed ha additato ai mongoli una meta: la conquista del mondo. Essi hanno incominciato a credere di poterla raggiungere quando hanno sconfitto eserciti più numerosi, quando è diffusa la fama del gran Khan e il terrore delle sue crudeltà. I generali, i parenti che lo hanno servito sono stati ricompensati. Gli altri sono stati uccisi. Gengiz Khan non ha conquistato il mondo, ma pur sempre creato il più grande impero della storia.
Però non sono solo la forza, la vittoria ed il terrore ad avere la capacità di unificare. Lo ha anche la nascita improvvisa, la diffusione di una nuova fede nei movimenti collettivi. I movimenti hanno la proprietà di suscitare in coloro che ne sono coinvolti una straordinaria solidarietà e un fortissimo spirito di fratellanza. Scompaiono le ambizioni, gli egoismi individuali, tutti dedicano allo scopo comune. I sociologi anglosassoni hanno cercato in ogni modo di dimostrare che la forza che muove le persone nei movimenti nasce dall’interesse, se non attuale, futuro. Come il paradiso per i martiri cristiani e per i guerrieri islamici. Ma che utile personale ha l’ateo marxista che muore per la rivoluzione? È lo stato nascente del movimento che genera entusiasmo, fede, amore reciproco e generosità.
Ciascuno dimentica i propri interessi e si sacrifica per la comunità, sia essa la Chiesa cattolica, l ‘Umma islamica, il Partito o la Patria.
Ed è questa la forza unificante più importante. Le formazioni sociali nate dalla conquista di un esercito hanno vita breve. Alla morte di Gengiz Khan l’impero si è diviso, poi sbriciolato e, alla fine, le tribù mongole hanno ricominciato a farsi guerra come prima. Lo stesso è accaduto all’impero di Alessandro, di Attila.
Quando si disgregano le formazioni sociali? Quelle nata dalla paura di esser uccisi quando scompare chi li terrorizza. Quelle nate dagli interessi quando non vengono raggiunti. Quelle nate dai movimenti quando i loro membri perdono la fede. Allora scompare l’amore per la comunità. Non gli importa più nulla della Chiesa, del Partito, della Patria per cui si sono sacrificati. Svaniscono l’amore reciproco, l’ altruismo, la fratellanza ed esplodono le ambizioni, gli egoismi individuali. Gli individui si rivoltano contro l’edificio che hanno costruito, lo sbranano, lo saccheggiano e si scontrano fra di loro pensando solo ad arraffare qualcosa per se.
Oltre due millenni e mezzo fa Empedocle di Agrigento aveva posto alla base di ogni cosa due forze: eros e discordia. Il primo edifica, il secondo distrugge. Ora prevale una, scriveva, ora l’altra. E Freud ha postulato due principi: Eros che unisce e Thanatos che frantuma. L’ha fatto durante la prima guerra mondiale quando ha visto l’Europa dilaniarsi senza un motivo razionale, presa dalla dissennatezza omicida, dall’ autodistruzione.


Debolezza
10 Gennaio
Noi non teniamo conto dell’estrema fragilità, dell’estrema vulnerabilità di tante persone. I bambini in certi momenti della loro vita, gli ammalati soprattutto quando la malattia dura a lungo, le persone povere ed impotenti, gli anziani abbandonati, soli. La nostra società, nonostante il gran parlare di solidarietà da voce alle persone forti, attive, non vuol sentir parlare della morte e della sofferenza. Tutti cercano di apparire forti, in buona salute, se sono ammalati minimizzano, se soffrono non lo dicono. Perché se ti mostri ammalato, fragile, dai segno di impotenza, i tuoi avversari ne approfittano per denigrarti e per colpirti, coloro che dipendono da te si spaventano, chi deve darti una promozione rinuncia. Malattia e sofferenza sono stigma e presagio di inferiorità sociale e di sconfitta.
Nel passato, nella tradizione cristiana,la sofferenza aveva un valore. Il sofferente era più vicino a Cristo crocifisso e meritava non solo compassione, ma rispetto. E l’accettazione della sofferenza era un considerato un segno di forza, di nobiltà d’animo, di santità. E veniva valorizzato anche il tipo di sensibilità, di spiritualità che la malattia e la sofferenza portano con se. Perché il corpo debole, malato, vulnerabile, sofferente,a differenza di quello sano, è come aperto, indifeso di fronte agli stimoli violenti che vengono dal mondo. Sente, come colpi di martello, come lacerazioni, il ruggito dei motori che accelerano, lo sferragliare dei tram, le grida violente, la musica a pieno volume della macchina sotto la sua finestra, perfino le voci degli amici venuti a trovarlo e che poi si mettono a chiacchierare fra di loro e ridono.
Lo turbano- come se fosse tornato bambino - gli spettacoli televisivi di horror, di cattiveria, perfino le figure mostruose.
Io ricordo che, al termine di una lunga malattia era come se non esistesse più un confine netto fra il mio corpo e il mondo. Sentivo, come se succedessero a me tutte le disgrazie, i dolori di cui parlava la televisione, non importa di chi o dove. Provavo uno strazio insopportabile e scoppiavo a piangere alla notizia di una strage in Africa, vedendo il deragliamento di un treno, le lamiere accartocciate delle macchine di un incidente stradale. Partecipavo al dolore di un insetto ferito, di un cavallo che arranca sotto i colpi di frusta, della gazzella azzannata da un carnivoro. Soffrivo vedendo gli alberi seccati dall’avanzare del deserto, il crollo dei ghiacci dell’antatico. Ed ho vissuto come mia, l’angoscia di due anziani che avevo conosciuto quando erano forti, e che ora ammalati, sfiniti non riuscivano più ad aiutarsi a vicenda, e nei loro occhi c’era la disperazione.
Sono convinto che esperienze analoghe le hanno avute anche gli altri. La sensibilità estrema del corpo malato ha inoltre un'altra qualità: ti consente di percepire l’animo delle persone che ti circondano: se sono violente o miti, se sono generose o avide, sincere o false. Quella che i grandi mistici chiamano: “il discernimento degli spiriti“ . Guardiamo perciò con altri occhi la fragilità e il dolore, perché ci arricchiscono, ci danno una visione più profonda degli uomini e del mondo.


Lasciarsi
3 Gennaio
La vita è un viaggio in cui ogni volta noi cerchiamo una meta e ci battiamo per raggiungerla. Ma è anche un continuo pericolo ed una continua lotta. Siamo convinti di essere usciti dalla condizione naturale, di esserci affrancati dalla precarietà dell’ animale che passa tutto il suo tempo a cercare il cibo o a fuggire i predatori. Quando guardiamo le rondini sfrecciare nel cielo dimentichiamo che esse dedicano praticamente tutte le loro energie alla ricerca dei cibo e che il loro stupendo volo è una disperata lotta per sopravvivere. Ma noi non ci troviamo in una situazione molto diversa nell a società. Se ci viene qualche dubbio guardiamo alla vita de i grandi uomini. È stata una continua lotta, fra pericoli, inganni e delusioni. Apriamo un libro di storia e troveremo solo un succedersi di guerre massacri, alleanze e tradimenti. Già il semplice erotismo, in questo quadro di tensioni, ci appare un’isola felice, perché la gente non si riunisce per lottare,ma per provare piacere e darsi piacere. E l’amore,infine, è l’unico momento in cui noi abbassiamo le armi, cessa la paura, e noi ci abbandoniamo fiduciosi all’altro come il bambino nelle braccia della madre. All’interno del recinto incantato del nostro amore assaporiamo il piacere dell’innocenza del paradiso terrestre e quello del regno di Dio, dove è bandito ogni male. Ed è solo l’amore che cementa la coppia, sposata o convivente non importa, che ne fa la solida nave con cui affrontare il mare in tempesta. Se siamo così fortunati da costituire una coppia unita, complementare, il nostro viaggio non è più solidario. Siamo un equipaggio che muove verso una meta comune. E ci completiamo a vicenda, ci arricchiamo, la nostra forza si moltiplica. Abbiamo qualcuno di cui fidarci e a cui affidarci, che lotta sempre al nostro fianco nella buona e nella cattiva sorte. Ed è per questo che il tradimento anche solo sessuale di chi amiamo rappresenta una bufera pericolosa, perché ci dice che non gli basti, che non vali.
La gelosia, il tradimento, le incomprensioni e, spesso, un amore poco fondato portano molte coppia e rompersi. Soprattutto nei giovani. Dove però lo slancio vitale li spinge a fare nuove esperienze, a nuovi amori. Ben diverso è rompere una relazione durata venti, trenta anni. E la donna lo fa spesso lo fa in modo drastico. Poi prova una esperienza di liberazione, di rinascita. Si sente nuovamente giovane, si occupa del proprio corpo, vuol piacere ed è felice accorgendosi che tanti uomini si interessano a lei. Però sono rotture pericolose Non per l’età. Ci sono donne che hanno vissuto a lungo come single e a sessantannì stanno benissimo. Quello che conta è la quantità di vita passata insieme che, dopo la rottura, deve essere cancellata, dimenticata: la dolcezza dell’amore, gli struggimenti, le gioie ed i dolori condivisi, la felicità provata con i propri bambini, le lotte condotte fianco a fianco. Cancellare tutto questo provoca, tanto in chi lascia quanto in chi viene lasciato, una spaventosa amnesia, una voragine spirituale. Col rischio di perdere sé stesso, la propria identità. Alcuni restano smarriti, altri bevono, altri si ammalano. La coppia che dura a lungo ha bisogno di molto prudenza, saggezza e tolleranza.



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