ARTICOLI DEL "GIORNALE"

Di seguito presento una selezione di miei articoli pubblicati sulle pagine del quotidiano “Il Giornale” nel 2012


»Anno 2013    »Anno 2011   

     ANNO 2012

Liberazione e libertà
20 Dicembre
Un popolo assapora l'esaltante esperienza di libertą quando spezza le catene, rovescia l'oppressore, caccia il tiranno. L'abbiamo visto nei grandi movimenti collettivi della primavera egiziana, quando milioni di persone si sono riunite nella Piazza Tahrir al Cairo, portando alla cacciata di Mubarak. Coloro che affluivano per manifestare in questa piazza erano diversi fra loro - c'erano marxisti, liberali, fratelli musulmani, salafiti e copti - ma in quel momento si sentivano tutti uguali, tutti fratelli. Sentivano di far parte dello stesso popolo, dello stesso esercito rivoluzionario in marcia, di volere le stesse cose, di avere gli stessi ideali. Questo sentimento di unitą e di fusione č il prodotto dello «Stato Nascente», la fase iniziale dei movimenti collettivi. Č un'esperienza che affratella anche chi č diverso. In uno stato di straordinario entusiasmo, tutti gli individui sono certi di potersi finalmente liberare dai vincoli, le coercizioni, le paure del passato: tutti hanno la sensazione esaltante che fra poco incomincerą per tutti una vita nuova, dove non vi saranno più il male e la sofferenza.Tutti sono sicuri che il vecchio mondo sia finito e al suo posto arriverà un mondo ideale e luminoso dove ci sarà verità e giustizia per tutti.
Ma nelle rivoluzioni c'è sempre chi invece resta lucido ed approfitta di questa «luna di miele» per prenderne la guida. Mentre in Piazza Tahrir la gente si abbracciava, i gruppi organizzati dei Fratelli musulmani si stavano impadronendo del potere dello Stato e preparavano una Costituzione islamista totalitaria. Quando l'hanno capito, i liberali, i moderati, i laici e i copti sono scesi di nuovo in Piazza Tahrir, ma vi hanno trovato i Fratelli musulmani schierati contro di loro, al fianco di un muro di soldati. Anche nel comunismo sovietico, nel fascismo, nel nazismo, nel maoismo e nella rivoluzione di Khomeini si è verificato un processo analogo: una grande mobilitazione ideale iniziale che è stata sfruttata dalle élites rivoluzionarie per instaurare una dittatura o addirittura un totalitarismo.


Invocare lo Stato invocare la morale
17 Dicembre
È un difetto tradizionale del nostro Paese, della mentalità italiana, della gente comune, dei politici, dei mezzi di comunicazione di massa. Di fronte a qualsiasi problema chiediamo una legge, pensiamo di risolverlo con una legge. Non si ammette, non si concepisce, non si crede che la gente possa organizzarsi, autodisciplinarsi, in altro modo. Si invoca l’intervento dello Stato, cioè di una cosa enorme fatta dalla Camera dei deputati, il Senato, le commissioni parlamentari, i dibattiti senza fine e, da ultimo, la magistratura con il suo colossale appartato ed i suoi tempi imperscrutabili. E da tutto questo immenso apparato spesso ne esce ben poco. Lo vediamo in questi giorni sul problema dell’lVA, dove è stato fatto un Decreto Legge ma c’è anche la vecchia legge a cui si ispira la magistratura. Io non so come avrebbero risolto un problema simile in Svezia ma penso che lo avrebbero risolto con dei bravi ingegneri, molta buona volontà da parte dei cittadini e dei sindacati e avrebbero empiricamente trovato il modo di produrre senza inquinare. Noi dopo questo scontro fra titani smetteremo di inquinare mi auguro continuando a produrre. Anche in Svezia avrebbero fatto delle leggi, ma il vero motore del comportamento sarebbe stata la moralità. La moralità è un controllo interiore che funziona senza bisogno di minacce e di sanzioni. La più bella formulazione è quella che ne dà Kant con l'imperativo categorico. “Agisci in base alla massima che vorresti erigere a norma universale. La morale”, continua Kant, “si rivolge solo a noi stessi, ci impone di perfezionare noi stessi e di fare il bene degli altri. E ci impone di farlo subito senza l’intervento del magistrato o del gendarme. Senza andare molto lontano, se nella vicina Svizzera compite una infrazione, per esempio posteggiate la macchina in seconda fila, o accendete un fuoco in un bosco, un qualsiasi cittadino vi farà osservare il vostro errore. Noi invece invochiamo lo Stato e quando penso allo Stato a me viene sempre in mente una cosa enorme. E penso come sia più semplice il metodo svizzero dove basta che ti veda un vicino che ti fa un cenno e tu ti metti in regola.


L'insegnamento delle primarie
2 Dicembre
Vedendo le primarie del PD alla televisione gli italiani di tutti i partiti hanno capito che un giorno potrebbero scegliere direttamente il presidente del consiglio in modo semplice, elementare, senza ambiguità. Occorre una legge che impone ai partiti di scegliere con le primarie i loro candidati. Poi, nel giorno delle elezioni tutti i cittadini scelgono fra questi i due che hanno il maggior numero di voti, e infine, con il ballottaggio quello che andrà al governo. Si potrebbe poi chiedere al candidato di indicare non solo il suo programma elettorale dettagliato, ma anche le persone con cui pensa di costituire il suo governo. Dopo di che non c’è più bisogno del voto del parlamento perché non è il parlamento che l’ha eletto e, poiché non lo ha eletto, non può neanche mandarlo via. Naturalmente il parlamento continua ad approvare le leggi, ma un governo direttamente eletto dal popolo dovrebbe avere anche un suo margine di autonomia e poter prendere le decisioni minori senza le lungaggini di oggi.
Io sono convinto che la maggioranza degli italiani vorrebbe avere un sistema politico
di questo tipo. Invece andremo a votare centinaia di senatori, deputati a cui il presidente del consiglio dovrà poi continuamente chiedere il voto sotto il ricatto di fargli mancare la maggioranza o di mandarlo a casa. Sono i politici che vogliono questo meccanismo perché in questo modo attraverso accordi, passaggi da un gruppo all’altro, possono diventare, sia pure per breve tempo, ministro, sottosegretario, capo di qualcosa. Molti anzi vorrebbero creare un unico gruppo parlamentare di centro che partecipa a tutti i governi e i cui membri perciò riescono ad avere, per sempre, una carica pubblica. Costoro perciò non faranno mai la modifica della Costituzione che consente l’elezione popolare del primo ministro.
L’unica speranza è rappresentata dai movimenti popolari e dai leaders emergenti, i nuovi sindaci, i giovani delle primarie che hanno fatto questo tipo di esperienza e non sono ancora inquinati dai bizantinismi parlamentari. Saranno loro che cambieranno la Costituzione e ci daranno un paese più moderno.


Le astrazioni e la realtà
26 Novembre
È stata lanciata la formula del redditest con i consigli per riempirlo sul proprio computer. Per i funzionari e i contabili del fisco che lo hanno preparato è una cosa semplicissima, per la maggioranza degli italiani che hanno poca pratica col computer è un rompicapo che ha suscitato nuove paure. Chi lo ha steso voleva rassicurare, in realtà ha spaventato un Paese già spaventato. È un esempio di pensiero astratto che si scontra con la realtà.
Un altro esempio di pensiero astratto ci viene dalla legge sulle province. Per risparmiare si potevano eliminare tutte le province e assegnare le loro funzioni alle regioni e ai Comuni. Ma ci sono state proteste e allora i contabili hanno deciso di accorparle a due a due. Ma ignoravano che tutte le città italiane hanno una storia millenaria e sono state capitali di Stati comunali o di signorie, con guerre, antipatie e rancori di secoli. Faccio l'esempio di un caso che conosco. Fra Parma e Piacenza, Piacenza era la più antica, fondata dai romani, cruciale strategicamente, ma i Farnese hanno messo la loro corte a Parma che è fiorita mentre Piacenza è decaduta.
Con l'unità d'Italia e la creazione delle province divennero pari. Oggi, annullando quella di Piacenza e portando la sede della provincia a Parma si ricrea la differenza e il disagio.
L'astrazione vuole ottenere un risultato ma ottiene un effetto diverso od opposto. Quando si deve realizzare qualche opera il legislatore obbliga a sentire il parere di regione, provincia, Comune e di molti altri uffici specializzati. Ma basta che uno dica di no o tardi a rispondere che il progetto si ferma. Come succede in Europa quando le decisioni devono essere prese all'unanimità e tutti i Paesi hanno diritto di veto. Ma anche in altri campi siamo soffocati dalle astrazioni. Ogni nuova legge per lo sviluppo accresce il numero di adempimenti delle imprese e rallenta la loro attività. Per aumentare l'efficienza delle Università il ministero ha moltiplicato le regole, i professori annegano nella burocrazia, parlano agli studenti con il computer e non fanno più esami orali. I numeri sono a posto, ma si è perso il rapporto insegnante-allievo.


Incontri
17 Novembre
Attraverso internet e i social network puoi avere ogni tipo di rapporto, scegliere le persone con cui dialogare, avere tutti i tipi di incontri ed avventure. Nessuno è perciò più isolato, nessuno dovrebbe più soffrire di solitudine, nessuno dovrebbe far fatica a trovare un amore o un amico. In realtà il web ti consente solo di cercare, ma il processo che conduce ad una conoscenza approfondita, alla amicizia o all’amore, si svolge tutto fuori dal web, nell’interazione reale. Anzi io mi domando se proprio la facilità del web, il gran numero di contatti, di incontri, non diventi talvolta un ostacolo alla realizzazione di un rapporto più approfondito, di una vera amicizia, di un vero amore L’amicizia si costruisce nel tempo, conoscendoci intimamente, raccontandoci cosa facciamo, aiutandoci reciprocamente non a parole ma a fatti, per cui tu puoi affidarti all’amico quando hai bisogno, nel pericolo, sempre. Nell’amore costruiamo una bolla incantata in cui usciamo dal mondo della violenza e del dominio, rinunciamo alla volontà di potenza, abbandoniamo il nostro egoismo, il nostro narcisismo e ci dedichiamo al nostro amato che vediamo stupendo, migliore di noi stessi e a cui doneremmo tutto ciò che possiamo. Ma l’incantesimo dell’amore dura solo se teniamo l’amore al centro del nostro interesse, se gli siamo fedeli, se non ci facciamo tentare, distrarre da altre esperienze. In realtà questa concentrazione approfondita vale per qualsiasi cosa importante vogliamo fare. Michelangelo è rimasto tre anni su una impalcatura a trenta centimetri dal soffitto, con una candela accesa per dipingere la cappella sistina. Non chiedo di fare altrettanto ma dobbiamo esser consapevoli che la concentrazione prolungata è indispensabile per studiare a fondo un problema, per costruire un’impresa, per scrivere un libro, per fare un film importante. D’altra parte anche il web premia chi si concentra, chi resta fedele ad un autore, a un argomento o insiste tenacemente nello sviluppare un progetto, anche politico. Non è perciò il web che ci distrae e che ci deconcentra, ma il modo superficiale con cui lo usiamo.


Lo sfacelo del parlamentarismo puro
12 Novembre
La vita politica italiana è caratterizzata da crisi periodiche che si succedono ogni 20 anni circa. Il potere politico che ha dominato il periodo diventa incapace di rispondere alle domande della società e viene rifiutato, ma non c’è un meccanismo democratico come quello americano che porta al potere un governo alternativo. È l’intero sistema che va in pezzi e deve essere ricostruito.
Finito il fascismo, durato anch’esso circa venti anni, sono andati al potere i partiti del movimento di liberazione. Poiché era l’epoca dalla Cortina di ferro, tanto la Dc che il Pci temevano un governo forte in mano all’avversario e crearono una Repubblica parlamentare pura dove tutte le decisioni passano dal Parlamento.
Inoltre al Pci fu sempre impedito di andare al governo. Era un sistema bipolare, ma bloccato. La crisi del 1968, col movimento studentesco e il movimento sindacale chia-mato «autunno caldo», non ha modificato il sistema bipolare bloccato, che scompare solo quando,nel 1989, finisce la Guerra Fredda. Allora il Pci ritiene di poter andare al potere, riesce a distruggere il pentapartito ma, nel vuoto che si è creato, nascono i movimenti della Lega e Forza
Italia, che vincono le elezioni e vanno al governo. Questo però cade quasi subito grazie al «ribaltone». In un sistema parlamentare puro i governi sono in balia dei capricci dei gruppi parlamentari. Anche Prodi vince le elezioni, ma gli si disfa la maggioranza, ed è così che finisce pure Berlusconi. A questo punto la gente capisce che votando non determina niente, perde fiducia nella classe politica e, come nel 1989-93, sorgono movimenti con nuovi leader.
Il primo è stato quello di Vendola, poi è venuto Beppe Grillo, ma anche Renzi ha un proprio movimento. Purtroppo nessuna di queste forze ha proposto con chiarezza che, per curare la politica italiana, occorre modificare la Costituzione facendo sì che la gente scelga in ballottaggio un primo ministro che non può essere rovesciato da nessuna manovra partitica o parlamentare. Come negli Usa: un forte potere esecutivo rigorosamente a termine. Nel sistema politico americano non c’è bisogno di rottamare nessuno perché il presidente dopo otto anni al massimo si rottama da solo, sparisce dalla scena e, con lui, i suoi ministri e collaboratori.


La scomparsa delle élites
5 Novembre
Durante l’ottocento e il primo novecento l’Europa era politicamente divisa ma culturalmente unita grazie ad una élite di studiosi che dialogavano fra di loro e spesso si conoscevano personalmente. Psicologi come Freud e Jung, economisti come Marshall, Keynes e Von Mises, sociologi come Simmel, Max Weber e Durkheim. Tutti costoro avevano una profonda cultura classica e molti di loro interessi che spaziavano dalla psicologia alla filosofia, all’economia, alla storia delle religioni, all’antropologia. Il trattato di sociologia di Pareto mostra una stupefacente conoscenza della storia e dell’animo umano, Jung ha attinto il suo materiale dal patrimonio storico artistico di tutte le culture. Non erano degli Specialisti, erano dei Pensatori. Questa tradizione è continuata fino agli anni settanta del secolo scorso quando c’erano ancora figure come Levy Strauss, Raymond Aron, Michel Foucault, Elias Canetti, Mircea Eliade. Poi i pensatori sono quasi scomparsi e al loro posto abbiamo milioni di specialisti inseriti in un sistema universitario burocratizzato. Essi leggono solo quello che scrivono i loro colleghi sulle riviste specializzate e disprezzano quelli che hanno un orizzonte conoscitivo più ampio perché li considerano dei dilettanti. Il risultato è che in Europa e negli USA ci sono moltissimi scienziati, alcuni grandi studiosi, ma non c’è più una élite capace di avere una visione generale del mondo e capace di arricchire la classe politica con la sua partecipazione, con le sue idee e i suoi ideali. Pensiamo all’Italia. I grandi partiti del passato, Socialista, Repubblicano, Comunista, Liberale, Democristiano erano fondati su una grande tradizione storica e filosofica, i suoi leaders erano uomini di alta cultura e di grandi ideali. L’attuale classe politica ha perso queste radici, gliene resta solo l’eco, ma senza più il pensiero vivo che la anima. Essa è tutta assorbita dalla quotidiana lotta per il potere. Quelli che un tempo erano progetti e ideali ardenti sono diventate frasi fatte che essi ripetono come automi e cui non corrisponde più nessun significato, nessuna emozione. Il discredito di cui gode è perciò anche il frutto della sua povertà culturale e del vuoto che i cittadini sentono rimbombare dietro le loro parole.


Ricostruzione
29 Ottobre
A partire dagli anni Sessanta del secolo scorso è incominciato un processo di de-strutturazione delle istituzioni. Si è formata quella che Bauman ha chiamato la società liquida, in cui tutte le relazioni sono deboli, prive di consistenza e di durata: la fede politica, quella religiosa, l’adesione a un partito, i rapporti di lavoro, le amicizie, la famiglia. Scompare la capacita di tener fede alla parola data, il senso del dovere, la fiducia negli altri, l’impegno civico e politico, mentre aumenta la corruzione in tutte le sue forme.
Sul piano economico è stata l’epoca delle «deregulation» con invasione dei prodotti cinesi a cui è seguita la speculazione finanziaria selvaggia, che ha messo in crisi la comunità europea e l’Euro. Un disordine che si è ripercosso in Italia dove ha aumentato il marasma politico e sociale.
Ma come sempre accade, dopo le fasi di profondo disordine avviene la reazione e incomincia la ricostruzione. Io sono convinto che l’epoca della società liquida sia al tramonto e stia per iniziare una nuova epoca di ricostruzione.
A livello europeo i governi stanno dando nuova efficienza alle istituzioni comunitarie
e in Italia abbiamo costituito un governo tecnico di grande prestigio internazionale mentre per la prima volta sugli schermi televisivi appaiono delle cifre e la gente si abitua a discutere di numeri e non di chiacchiere. Si è diffusa una seria volontà di combattere l’evasione fiscale, la corruzione, il malaffare, gli imbrogli. Tutti chiedono rapporti sociali e professionali seri, solidi, fondati su valori.
Purtroppo l’apparato dello Stato fondato sulla Costituzione è arcaico e impedisce vere riforme. Esso non dà alcun potere al governo, mentre lo lascia ai partiti, ai sindacati, alla magistratura e alle regioni. Questi potentati paralizzano qualsiasi riforma perché si occupano solo dei propri privilegi. Ma il discredito e la rivolta stanno rivolgendosi anche contro di loro, per ora in modo caotico, senza una leadership, senza un progetto politico unitario che guardi lontano e sappia suscitare fiducia e speranza. Ci aspettano perciò ancora alcuni anni di violento marasma politico ma io sono convinto che alla fine anche l’Italia riuscirà a esprimere una élite politica nuova e moderna che darà anche al nostro Paese istituzioni di livello europeo.


Amore e famiglia
22 Ottobre
Moltissimi oggi si preoccupano della crisi della famiglia e del matrimonio e ne studiano i rimedi, ma dimenticano che oggi la famiglia è tenuta insieme da un solo fattore: l’amore dei due membri della coppia. Un tempo non era così. C’era la pressione della parentela, della religione, della legge. Oggi coloro che si sposano o convivono lo fanno solo perché si amano e, se smettono di amarsi, il loro rapporto va in crisi. Coloro che sono preoccupati della famiglia pensano essenzialmente all’aiuto economico e a meccanismi giuridici. Ma non ignorano e non studiano il fattore più importante che tiene insieme tutto: il processo amoroso. Quasi tutti sono convinti che l’amore dell’innamoramento dura poco, dopo uno o due anni la vie en rose diventa abitudine, quotidianità e, quando va male, rottura. La gente crede sempre meno nell’amore e, meno vi crede, più si comporta in modo da renderlo fragile. In realtà vi sono innamoramenti che si spengono rapidamente, mentre altri continuano e producono un grande amore erotico che dura. Perché i primi falliscono, dove avviene la rottura? Per capirlo dobbiamo ricordare che i due innamorati vivono in una bolla amorosa dove essi, abbandonandosi totalmente all’amore reciproco, si isolano dalle ansie, dalle invidie, dai rancori del mondo e restano solo loro due, uno di fronte all’altro, in uno stato di libertà, di purezza, di trasparenza, di candore, di totale sincerità. E in questo àmbito protetto che si accende il fuoco della loro passione. Ma la passione si spegne se gli innamorati riportano nelle bolla i sentimenti e i comportamenti che avevano prima e che hanno con gli altri; se tornano la pigrizia, la sciatteria, l’aggressività, la violenza, l’invidia, la sopraffazione, la vanità, la menzogna, l’egoismo. L'amore erotico fra due persone è come la fede religiosa che può apparire improvvisa in una conversione, ma riempie e rivitalizza la nostra vita solo se noi ci abbandoniamo e ci dedichiamo ad essa, ne facciamo il centro del nostro interesse. È come un fuoco che va protetto e alimentato con cura e intelligenza. L’amore di coppia, dura e si intensifica se noi siamo orgogliosi di amarci, se poniamo l’amore al primo posto e vi cerchiamo e vi troviamo ogni volta il piacere più grande. Se conosciamo l’arte di amare.


Deindustrializzazione
15 Ottobre
Jean Jacque Rousseau, per educare Emilio, lo porta in una foresta perché solo lì la vita è pura, onesta, non corrotta dalla società. E da allora vi è sempre stata gente che, seguendo Rousseau, ha considerato dannoso lo sviluppo industriale, è stata contraria alla crescita dei consumi, ostile alla vita nelle grandi città e proposto il ritorno ad una vita agreste sana e frugale. Però la maggioranza della popolazione ha fatto la scelta opposta. È stata felice di approfittare dei progressi della medicina, dei trasporti, ha voluto le comodità del moderno, e siamo arrivati così alla civiltà delle TAV, delle beauty farm e del computer.
Nelle società che hanno scelto la strada dell’industrializzazione e della modernizzazione, la gente oggi è più sana, vive più a lungo e c’è anche una migliore amministrazione pubblica e una minor corruzione. Gli ecologisti hanno usato l’industria più avanzata per ridurre l’inquinamento. Pensiamo alla Norvegia, alla Svezia e alla Danimarca. Invece nei paesi che hanno rifiutato il moderno è rimasta una agricoltura povera, un’industria arretrata ed inquinante e, nel campo
una società mal amministrata, più ingiusta, dove c’è prevaricazione, corruzione e mafia. Ne abbiamo esempi anche nel nostro meridione.
Sono cose che sappiamo tutti ma è bene ricordarcele oggi che dobbiamo fare delle scelte a favore o contro l’industrializzazione. Tutti i governi europei schiacciati dalla crisi parlano di crescita, ma come si fa a crescere? Solo facendo industrie che producono le stesse cose di prima in modo migliore o a costi più bassi, oppure prodotti nuovi che servono per migliorare la qualità della vita. E, se c’è inquinamento, occorre fare investimenti modernissimi per correggerlo. Ma ci sono anche gli ecologisti alla Rousseau che non credono alla possibilità di disinquinare industrialmente, per loro l’industria è sempre dannosa e va soppressa. Questa ideologia in Italia ha osteggiato lo sviluppo dei termovalorizzatori, ha prodotto orribili discariche e ora si sta orientando contro le automobili e la siderurgia. Ma un paese che perde la sue grandi industrie perde anche la ricerca, perde l’innovazione e, quindi perde anche la lotta contro l’inquinamento.


L'automobile e il suo valore
8 Ottobre
Ho partecipato a un convegno in cui si diceva che l’epoca dell’automobile è finita per lasciar posto all’epoca del web. I giovani oggi non affollano i saloni dell’automobile ma aspettano l’ultimo modello dell’iPhone o dell’iPad e non gli interessa nemmeno prendere la patente. Non vale perciò più la pena di fare ricerche e investimenti in questo settore.
Non sono d’accordo. È vero, è incominciata una nuova fase storica. Sono sorti mezzi di trasporto come gli aerei con i voli a basso costo e i treni ultraveloci per cui l’uso dell’automobile si è ridotto a spazi più ristretti o di svago. È poi cambiata un’altra funzione dell’automobile che, nella seconda metà del XX secolo, era un oggetto e un simbolo sessuale. Chi la possedeva aveva un vantaggio erotico enorme su chi non la possedeva. Oggi questo valore è scomparso, perché l’auto la posseggono tutti e i rapporti fra i sessi sono diventati paritari. Vi sono poi problemi crescenti di inquinamento e di intasamento. Ma il cambiamento più profondo di certo è stato lo sviluppo del web. Alle strade e alle autostrade del mondo fisico, si sono aggiunte le infinite autostrade
e strade del web, un mondo virtuale parallelo al mondo fisico. Dove, stando immobile, puoi essere nello stesso tempo altrove, in qualsiasi parte della terra, in contatto con chiunque.
Tutte cose vere, ma resta il fatto che nel mondo degli oggetti corporei, l’automobile è ancora il più perfetto strumento di trasporto individuale. Quello con cui tu, singolo indivi-duo, puoi spostarti quando vuoi, andare dove vuoi, con chi vuoi, alla velocità che vuoi, dove nessun treno superveloce, nessun aereo, nessuna autostrada reale o virtuale potrà scaricarti. Non più un oggetto di lusso ultraveloce, ma uno strumento che la progettazione e la ricerca dovranno far diventare sempre più comodo, pratico, più sicuro, meno costoso, meno inquinante, che vede nella nebbia, che risolve automaticamente i problemi che incontri. Quindi un settore in cui ci si aspettano innovazioni radicali nel campo dei motori, della chimica, dell’elettronica e della robotica. È facile proporre la deindustrializzazione, ma poi le grandi imprese e le ricerche d’avanguardia si spostano in altri Paesi e quando le hai perse a te resta solo la recessione.


La malattia
1 Ottobre
Leggendo i giornali, ascoltando le notizie televisive, sentiamo solo di inefficienza, corruzione, di abusi fatti dai politici, dai burocrati, di criminalità per cui la gente è diventata sfiduciata e cinica. E quel che più colpisce è che la malattia la trovi ad ogni livello. Abbiamo fatto per venti anni l’elogio delle autonomie locali come rimedio per la corruzione del centralismo. Ora ci accorgiamo che alcune Regioni sono diventate stati autonomi, si sono date leggi arbitrarie che consentono ogni tipo di abusi, hanno dilapidato miliardi mentre i loro politici hanno pensato solo ad arricchirsi. Di fronte a tanti malanni diffusi si cercano ogni volta rimedi specifici. Ma io mi domando se questa non sia la strada sbagliata. Quando un organismo ha una malattia, per esempio è ammalato di tifo, oppure di tubercolosi, tutti i suoi organi ne risentono, ma la malattia non si cura curando i singoli organi.
Io penso che in Italia la malattia incominci con la Costituzione che non ci ha dato un potere esecutivo: un presidente del Consiglio o della Repubblica, come quelli di Francia e Inghilterra, che fa il governo
che vuole, prepara le leggi valide in tutto il Paese, ha il potere per farle eseguire e ne è l’unico responsabile. Se sbaglia va via per sempre. Da noi comandano i gruppi parlamentari, i partiti, i sindacati, la magistratura, le Regioni e altri organismi con diritto di veto. Sono i parlamentari a decidere le loro retribuzioni, i par-titi a distribuire il denaro ai loro eletti e a stabilire chi va a comandare negli enti, nelle fondazioni, nelle imprese pubbliche.
Io sono convinto che la riforma debba partire dall’alto, dalla Costituzione e dalla impalcatura elementare dello Stato, ridefinendo compiti e responsabilità. Ma anche sul piano morale l’esempio devono darlo i vertici. Io personalmente mi sento rassicurato ve-dendo il presidente Napolitano, Mario Monti e Mario Draghi. Perché sono convinto che chi occupa una carica pubblica debba avere un comportamento corretto anche nel vestire, anche nel parlare e deve essere impeccabile in tutte le sue azioni. Anzi, tutti i rappresentanti del popolo dovrebbero avere dei requisiti minimi di cultura, di dignità e di correttezza.


Il riformatore
30 Settembre
Quando esplode un movimento di rivolta? Quando la società e i modi di pensare della gente sono cambiati, ma le istituzioni e la classe politica sono rimaste le stesse. Nel 1500 c’era stato il Rinascimento, la scoperta dell’America, si erano formati gli stati nazionali, Spagna, Francia, ma erano rimaste le istituzioni medievali. Allora è esplosa la Riforma protestante di Lutero e di Calvino. Recentemente nei paesi arabi la società si è modernizzata, ed è esplosa la Primavera araba. Anche l’Italia era matura per un movimento riformatore perchè è un Paese moderno, ma ha ancora istituzioni medievali e una classe politica e sindacale rozza e ignorante. La tensione popolare si esprime in disgusto, in movimenti collerici come quello di Grillo, ma non è esplosa in rivolta perchè è è stato iniziato un movimento riformatore dall’alto un pò come a suo tempo hanno fatto Richelieu, Mazarino, il marchese di Pombal in Portogallo, Bismark, e De Gaulle. A metterlo in moto è stato il Presidente della Repubblica, un uomo di 86 anni, che ha fatto un proprio governo (Il governo Monti è il governo del presidente) che governa con decreti legge e voti di fiducia. Napolitano e Monti hanno dovuto ricorrere a questo stratagemma perchè la nostra Costituzione, a causa della guerra fredda, non prevede alcun potere dell’esecutivo e lo lascia caoticamente in mano ai partiti, ai sindacati, alla magistratura, alle associazioni di interesse. Cosi lo Stato italiano funziona malissimo. Ma, arrivati al punto di rottura, vi abbiamo posto rimedio con un’invenzione tutta italiana: un parlamento che sta fermo e un presidente della repubblica e un presidente del consiglio che fanno tutto. Però provvisoria, di cui parlare solo sottovoce.
Purtroppo il presidente della repubblica sta per scadere e non si intravvede all’orizzonte un altro presidente della sua altezza morale e politica. Alla ribalta delle prossime elezioni si affollano vecchi politici bramosi di riprendersi il potere e che sembrano avere come unico progetto quello di scannarsi a vicenda. Perciò io mi auguro che venga rinnovato l’incarico tanto al presidente che al primo ministro. Dopo due, tre anni potranno ritirarsi, perchè ai ritmi attuali il lavoro essenziale l’avranno fatto.


Islam
24 Settembre
Sto pensando alle straordinarie speranze suscitate in occidente dalle rivolte che si sono succedute in Tunisia, Libia, Egitto, Yemen e Siria, che sono state considerate delle rivoluzioni in cui il popolo, consapevole di aver raggiunto una maturità politica e sociale, scaccia i governanti corrotti ed instaura una democrazia di tipo occidentale. La cacciata del tiranno è avvenuta con facilità in Tunisia e in Egitto mentre in Libia è stata necessaria una guerra civile che in Siria continua. Ma più passa il tempo più si capisce che quel che cercavano i giovani nelle piazze festanti della rivoluzione non era il progetto di una democrazia occidentale ma l’esperienza di sentirsi un popolo che si stava liberando, in cui tutti erano fratelli accomunati della stessa fede. E vi riscoprivano il significato profondo della umma, della comunità dei credenti, di cui la democrazia doveva essere la diretta, immediata, espressione. È quello che con una straordinaria lucidità ha capito Khomeini nel 1979 quando ha costruito una Democrazia Islamica, in realtà una teocrazia di massa.
Io sono convinto che la maggior parte 
della classe colta di questi paesi ha assimilato molti valori occidentali compreso il pluralismo religioso e politico, ma c’è una parte enorme della popolazione, soprattutto i milioni di giovani nati negli ultimi decenni senza alcuna prospettiva di lavoro e che, delusi ed inquieti, cercano un valore assoluto che trovano nell’islam e un nemico assoluto che trovano nell’occidente.
Io ricordo molto bene quando, nel 1979, sono stato negli USA per osservare se i miei colleghi stavano studiando il “risveglio dell’islam”. Non ne ho trovato uno che se ne occupasse. Ma a distanza di quarant’anni posso concluderne che questo risveglio c’è stato e che l’occidente non ha incrinato minimamente la compattezza della civiltà islamica che si è rinnovata, si è modernizzata ma ha conservato intatta la sua forza ideale e la sua contrapposizione all’occidente. Forse, se nel lontano 1979 gli americani avessero capito che era in atto un risveglio islamico, non ci sarebbero state le guerre in Afghanistan e in Iraq, come se avessero capito che il risveglio dei popoli era inevitabile, non ci sarebbe stata la guerra del Viet Nam.


Guerra e pace
10 Settembre
Nel diritto di guerra moderno, quando il nemico di arrende, non gli fai più nulla, se è affamato gli dai da mangiare, se è ferito lo curi. Un tempo invece i nemici vinti venivano uccisi, torturati, mutilati in base al principio che dovevano pagarla, dovevano essere puniti. Il principio della guerra come giustizia continua nelle rivoluzioni, nelle guerre civili. La rivoluzione russa, la guerra civile spagnola e quella cinese sono state teatro di orribili massacri, di spaventose crudeltà.
Dove la guerra è vissuta come giustizia, la punizione continua anche in seguito. Dopo la prima guerra mondiale i vincitori hanno imposto agli sconfitti delle pensanti riparazioni, causa non ultima della seconda guerra mondiale.
Un altro modo di prolungare il processo è quello di commemorare la vittoria con monu-menti, celebrazioni.
Dopo la prima guerra mondiale nelle piazze di tutti i paesi sono stati eretti monumenti funebri ed e stato commemorato ufficialmente il giorno della vittoria. D'altra parte ancora oggi in Italia il 25 aprile commemoriamo la vittoria dei partigiani sui fascisti. Come si fa a «fare definitivamente
la pace», cioè a passare dallo stato di odio omicida a quello in cui il nemico è diventato come me, ed io non gli rimprovero e non gli chiedo più nulla? Non «porgendo l’altra guancia», perché chi fa la pace non rinnega la guerra e le uccisioni avvenute: abbandona solo la categoria di giustizia. La guerra non è un tribunale, il nemico non è un criminale da punire. Queste osservazioni hanno importanza anche nella politica. Le elezioni sono il corrispondente della guerra e il risultato delle elezioni indica chi è il vincitore e chi il vinto.
Nei paesi di vecchia democrazia, come gli Usa, la lotta è feroce fino al momento delle votazioni, dopo di che il candidato avversario che, fino a un minuto prima era l’uomo da combattere, diventa il presidente legittimo di tutti. Nelle democrazie zoppicanti come l’Italia il vincitore non è mai riconosciuto come legittimo e la campagna elettorale ricomincia subito.
Mentre negli Usa, in Inghilterra, in Francia vi sono perciò periodi di pace e periodi di guerra politica, noi siamo sempre in guerra con uno stato di rancore, di sfiducia, di incertezza permanenti.


Insegnare l'amore
27 Agosto
Siamo sempre dolorosamente colpiti quando un ragazzo giovane si uccide per amore, o quando un uomo rifiutato perseguita la donna che ha cessato di amarlo e l’uccide. Ma io sono molto colpito anche dalle lettere in cui le donne mi parlano del loro grande amore che, col matrimonio, non si capisce come, è diventato abitudine, monotonia, o di uomini che non sanno amare, o delle lotte feroci dei divorzi e mi domando perche la nostra societa non ha studiato l’amore e non insegna nulla su di loro. I genitori non insegnano ai loro figli cosa è, l’amicizia, cosa è l’innamoramento, cosa accade in una relazione amorosa, per cui questi arrivano all’adolescenza senza alcun orientamento. E non basta l’educazione sessuale che riguarda l’aspetto fisico. Sul mondo delle emozioni non c’è una riflessione fra gli adulti e non c’è dialogo coi figli, non c’è approfondimento e non c’è chiarezza anche su cose elementari. Per esempio che l’amicizia è sicurezza e l’amore rischio, che l’amicizia è reciprocità mentre l’ amore domanda sempre “ mi ami? “. I genitori spesso non dicono neppure ai figli che loro sono stati uniti dall'innamoramento, un amore appassionato che pero può finire e talvolta diventa un amore diverso, un volersi bene coniugale. E non chiariscono invece che il loro amore per i figli è un amore incondizionato, che non finisce mai ed è un prendersi cura. Non sanno o non spiegano che il puro desiderio sessuale non è amore, ma una avidità come la golosità per i dolci; quando però si rivolge a qualcuno che ti piace diventa amore erotico. Ma che ci sono tante forme di amore erotico: l’attrazione improvvisa prima per l’uno e poi per l’altro, la cotta che dura poco. Poi le infatuazioni fra cui le l’infatuazione erotica, quella divistica e quella competitiva, tutte intensissime per cui assomigliano molto all’innamoramento ma poi scompaiono improvvisamente. E che il vero innamoramento invece produce una maturazione della personalità , una vera rivoluzione e si radica nella mente e nel cuore; guai perciò se non e reciproco! Se in casa e in scuola si studiassero e si parlasse seriamente di queste cose forse eviteremmo molti disordini emozionali della adolescenza che poi influenzano negativamente il corso della vita.


Età dell'amore
30 Luglio
Da quando ho incominciato a studiare la società come formata da movimenti collettivi che creano istituzioni, ho sempre pensato ai movimenti come fenomeni esplosivi che producono dei getti, delle ondate che si solidificano e diventano travature, ramificazioni istituzionali che poi durano nel tempo. Nel movimento collettivo della Resistenza sono entrati e si sono fusi uomini di tutte e provenienze. Poi al suo interno si sono differenziati dei partiti e questi hanno dato origine ad una Costituzione che ha creato le travature istituzionali del nostro sistema politico. Queste travature esistono tutt’ora.
Tutte le formazioni sociali, all'inizio, sono ricche di energia, poi si condensano, diventano rigide, stabili, durature. Ci sono però delle imprese e dei partiti che si irrigidiscono, si sclerotizzano rapidamente ed altri invece che sono capaci di rinnovarsi continuamente. Roma, nel periodo della sua massima espansione, nel primo secolo AC, ha avuto uno straordinario rinnovamento tanto culturale che delle élites.
La coppia segue lo stesso identico processo. Incomincia con una esplosione, l’innamoramento, in cui gli amanti sono sospesi fra l’estasi e il tormento. Ma col tempo sorge una convivenza quotidiana che si svolge entro regole fisse.
Se prima l’amore poteva essere paragonato ad un torrente impetuoso, ora assomiglia ad un flusso di acqua che scorre in un canale. C’ è la tranquillità, ma non c’è più la passione e l’ardore di un tempo.
Ora domandiamoci se è possibile conservare nell’istituzione qualcosa dell’entusiasmo e dell’energia creativa dello stato nascente. In politica la via maestra è quella della democrazia aperta, in cui possono entrare continuamente nuovi protagonisti. E in amore? Studiando il grande amore erotico che dura, mi sono accorto che i due amanti, pur sapendo di amarsi, non sono mai sicuri dell’altro: si cercano e continuamente e, ad ogni incontro, restano incantati ed hanno stupefatti l'impressione che l'ultima esperienza sia sempre la più stupenda. E come se si innamorassero ogni volta. Il loro rapporto è un succedersi di onde ciascuna delle quali è vissuta come il culmine dell’amore.
Ho capito allora che anche l’amore, la passione, la creatività, forse la stessa vita è fatta di onde. E che la fede, religiosa, la fede politica, come l’amore si spengono quando queste onde si smorzano, si attenuano e lasciano il posto alla rigidità, alla piattezza, alla ripetizione.


L'imprecisione
9 Luglio
Sono sempre stato colpito dal modo impreciso con cui la gente, compresi i giornalisti e i conduttori tv, riferisce ciò che osserva, i pensieri degli altri.
Per non parlare della maniera in cui riassume il contenuto di un libro, di un film, un articolo. Perché spesso le persone usano solo parole di uso corrente, luoghi comuni con cui non è possibile trasmettere un pensiero diverso, nuovo e originale. Mi sono accorto di questo problema nella traduzione di un mio libro in cui ogni parola ha un significato preciso e il traduttore invece ora ne metteva una, ora un’altra, pensando che fossero sinonimi. Il risultato era che, a metà libro, non si capiva più nulla. Da allora ho sempre fatto un glossario in cui spiego tutti i concetti che uso,dicendo che quell’espressione non è sostituibile.
Qualcuno pensa che sia inutile dare tanta importanza alle parole, ma io non credo che sia così. La nostra vita politica è confusa anche perché fatta di frasi banali, volgari, di luoghi comuni, di parole dal significato ambiguo come democrazia, crescita, costituzione o di nuove espressioni che pochi sanno cosa vogliano dire come default, manovra, spread, governance, spending review, eccetera.
Per imparare a parlare e a scrivere in modo chiaro e corretto non basta ascoltare i dibattiti politici o televisivi, non basta ormai nemmeno leggere i giornali, salvo gli articoli dei grandi maestri. Non basta neppure leggere i libri che vengono sfornati a migliaia sulla vita corrente. Per carità, non dico che non si debbano leggere queste cose, ma poi occorre anche altro, leggere anche alcuni grandi scrittori, alcuni grandi saggisti perché solo così si può davvero imparare. Concetti che poi devi cercare anche di ricordare. La tendenza invece è evitare gli scritti più impegnativi e tutto ciò che richiede attenzione, meditazione e memoria, lasciandosi prendere dalle cose curiose, facili, quotidiane, dalle battute spiritose e divertenti anche se vuote. Su Facebook a poco a poco gli scritti sono stati sostituiti da esclamazioni, disegnini, fotografie di fiori, paesaggi, bambini e cani, mentre su Twitter c’è solo la notizia, la battuta. E sì che abbiamo molti problemi gravi nel campo politico ed economico, terribili difficoltà nelle imprese, carenze nella giustizia e nella organizzazione dello Stato e quindi ci sarebbe un gran bisogno di conoscenza e di sapere, per arrivare a conclusioni razionali e a decisioni sagge.


Ricchezza povertà
26 Giugno
I simboli dello sviluppo economico e dell’arricchimento dei nuovi Paesi emergenti, India, Cina, Indonesia, Brasile e Paesi arabi, sono le costruzioni ciclopiche, le autostrade, i bacini idrici, la selva di grattacieli, le fabbriche smisurate.
Ma in Italia non possiamo avere questo tipo di sviluppo economico perché tali opere ci-clopiche sono possibili solo in territori immensi. Nel nostro Paese altererebbero in modo irreparabile il delicato paesaggio, le antiche città, il patrimonio artistico.
Anche il ponte sullo Stretto di Messina ha ricevuto delle obiezioni proprio per questo motivo. Eppure tutti desideriamo uno sviluppo economico che metta fine alla disoccupazione giovanile e che ci consenta di aumentare il reddito, le pensioni, di eliminare il degrado, la povertà diffusi nel nostro Paese. Ma dobbiamo riuscire a farlo senza costruire immensi grattacieli, centrali atomiche, nuove reti di autostrade, porti turistici per migliaia di barche. E come? Puntando sulla raffinatezza, la qualità, il gusto, producendo quello che gli altri non sanno fare o che noi facciamo meglio di loro, fornendo prodotti e servizi per il pubblico più ricco, più colto e più esigente del mondo. In questi anni di crisi, abbiamo avuto successo proprio nel campo dei
prodotti di lusso, nell’agroalimentare di alta qualità, nei settori ad alta tecnologia e in quello che, con una espressione sintetica, viene chiamato il made in Italy. È questa la direzione da seguire. E dovremmo curare nello stesso modo e con lo stesso spirito le nostre città, rimediando al dissesto idrogeologico, restaurando e rendendo adatte alla vita di oggi le nostre bellissime case storiche, i deliziosi villaggi marini, tutto ciò che ci ha lasciato la nostra storia, e salvando e ricostruendo a ogni costo quanto va perso per l’incuria e i terremoti.
L’Italia tutta va trattata come dovremmo trattare Venezia e Firenze. Ma per realizzare questo obbiettivo occorre una volontà politica, un programma pluriennale di investimenti nel campo della ricerca scientifica, dello sviluppo tecnologico e dell’alta formazione per le nostre eccellenze, con lo scopo di diventare un modello unico per tutto il mondo. È questa la «crescita» che dobbiamo avere in mente, che dobbiamo volere a ogni costo, cambiando anche la nostra mentalità burocratica arraffona, bizantina, mobilitandoci tutti al nord come al sud perché è l’unica strada, difficile ma possibile.


Europa
18 Giugno
L’ attuale situazione europea mi ricorda moltissimo quella che ha preceduto la prima Guerra mondiale. Nessuno aveva pensato alle conseguenze di un conflitto condotto con i mezzi bellici che nel frattempo erano stati sviluppati. Un esempio fra tutti la mitragliatrice che poteva uccidere da sola un intero esercito ottocentesco e infatti ha prodotto milioni di morti e obbligato tutti ad anni di guerra di trincea.
Se si fossero sforzati di capire che tipo di guerra stavano per scatenare e che conseguenze ne sarebbero derivate lo zar Nicola, il Kaiser Guglielmo, l'imperatore Francesco Giuseppe ma anche i francesi e gli inglesi avrebbero considerato risolvibili i problemi che li spingevano ad azzannarsi. Lo zar le richieste degli operai e dei contadini, il Kaiser il problema di nuove colonie, l'imperatore le domande di indipendenza dei popoli balcanici, i francesi la questione dell'Alsazia Lorena, gli inglesi il timore di perdere qualche pezzo di impero.
Avrebbero cercato accordi, rifatto i trattati, immaginato soluzioni di compromesso. Invece ciascuno è rimasto ossessionato dai suoi crucci, non ha considerato possibile nessun cambiamento, nessuna rinuncia, nessun serio negoziato. Tutti si consideravano perfetti, nel giusto, tutti volevano realizzare i vecchi programmi
e sono scivolati nella guerra come dei ciechi.
È quello che si sta ripetendo adesso sul piano economico. Nel dopoguerra i Paesi europei hanno messo in piedi una Comunità senza alcun potere politico reale. C'e un parlamento che non rappresenta nessuno, una burocrazia che complica la vita, una moneta che nessuno governa. E, quando l'economia reale europea ha incominciato a soffrire per la concorrenza dei Paesi emergenti, la Comunità non ha fatto nulla e i singoli Stati hanno continuato nel vecchio metodo keynesiano di sostenere lo sviluppo indebitandosi. Così hanno reso possibile la devastante speculazione sui titoli pubblici e sull'euro. Agli uomini politici europei non è nemmeno passato per la mente che avrebbero dovuto prepararsi a un cambiamento radicale nei loro Paesi, inventare nuove istituzioni comunitarie e creare un potere centrale capace di controllare la moneta e di difendere l'economia della Comunità.
In ciascun Stato i politici sono rimasti assorbiti dai loro odi e dalle loro liti da cortile come se tutto fosse come prima, e stanno scivolando esattamente come nel 1914 verso una catastrofe che si rifiutano anche di immaginare.


La civiltà anglosassone
11 Giugno
Il mondo anglosassone - Inghilterra, Stati Uniti, Canada, Australia - costituisce una civiltà totalmente diversa da quella europea continentale. Fino al 1600 non c’era questa separazione. Ha inizio in Inghilterra con Hobbes e Locke, secondo cui lo Stato non sorge dal desiderio di realizzare valori più alti, ma come strumento per garantire ai cittadini la pace e la proprietà. Il sovrano non deve additare al popolo nobili mete, ma solo curarne gli interessi pratici. In seguito Adam Smith mostrerà che la ricchezza delle nazioni è prodotta da chi persegue fini egoistici. Bentham che anche quello che sembra altruismo è in realtà egoismo mascherato. Darwin che nell’evoluzione sopravvive chi ha un van-taggio competitivo sugli altri. Come in economia, dove vince chi sa fare meglio concorrenza.
Questo modo di pensare economicistico è stato esteso a poco a poco alla filosofia, alla sociologia, alla psicologia. Per spiegare come nasce una formazione sociale gli anglosassoni immaginano sempre che la gente si riunisca in vista di un vantaggio, faccia un calcolo dei costi benefici. Non è vero! Le chiese, i partiti, i sindacati, le nazioni si sono tutti formati attraverso movimenti collettivi a cui la gente ha
aderito per una spinta ideale, mossa dalla fede. Pensiamo alla nascita del Cristianesimo, dell’Islam, al Risorgimento italiano, alla Resistenza. Gli anglosassoni non hanno mai fatto una teoria dei movimenti collettivi. E nemmeno una teoria dell’innamoramento perché scientificamente trovano as-surdo che due persone si gettino l’uno nelle braccia dell’altro prima di sapere che vantaggio ne avranno, se saranno ricambiati e felici.
Nel Medioevo la gente considerava scientifico solo ciò che era scritto in latino ed aveva l’imprimatur della Chiesa. Gli anglosassoni molto semplicemente leggono solo quello che è scritto in inglese e che è pubblicato da loro. Negli ultimi decenni hanno imposto questo loro modo di pensare anche in Europa. Oggi anche da noi nessuna idea viene considerata scientifica se non è scritta in inglese e approvata dall’accademia anglosassone. L’alta cultura europea, la filosofia, le scienze umane non hanno più niente da dire, sono sparite, ammutolite. Domina solo l’economia coi suoi numeri, ma non ci sono più spiegazioni di ciò che succede veramente, e soprattutto non ci sono più idee, progetti, mete, piani valori.


Ordine disordine
4 Giugno
Quando diciamo che un ufficio, una fabbrica, una casa sono ordinati? Quando, se-guendo una regola precisa, puoi trovare con facilità ciò che cerchi. Di solito se un sistema è ordinato o disordinato lo si vede da pochi elementi. Come è la persona che ti riceve, se l’ufficio è pulito, ingombro o caotico, come ti rispondono al telefono, se mantengono fede agli appuntamenti. Una volta ho preso appuntamento con un grande industriale. All’ora convenuta sono stato fatto entrare nella sala del consiglio, lui mi ha raggiunto subito, si è seduto accanto a me, gli ho esposto con chiarezza il mio problema. Alla fine mi ha detto che il mio progetto rientrava in un loro piano e ha chiamato un assistente che mi avrebbe dato tutte le informazioni. Mi ha accompagnato all’uscita e tre mesi dopo il progetto era già realizzato.
Il secondo esempio riguarda un alto funzionario. Costui aveva un grande ufficio pieno di tavoli e seggiole coperte di libri e giornali, con gente che aspettava. Per incontrarlo dovevi cercarlo nelle ore più strane, anche alle undici di sera e, poiché aveva fretta, se volevi finire il tuo discorso dovevi seguirlo nei suoi spostamenti. Poteva anche trovare il tempo di ascoltarti e, se la cosa gli conveniva, potevi anche combinare qualche iniziativa.
Ma tutto dipendeva dal caso.
Un terzo tipo di sistema è quello dell’ordine apparente, della messa in scena. Lo usano di regola i politici. L’ufficio è ordinato, spesso lussuoso, l’ospite squisito, la segretaria o il segretario efficiente. Lui dà ordine di prendere nota, ti assicura che si occuperà del problema, ti dice di telefonare e di tornare quando vuoi. Poi non lo vedi più. Se telefoni puoi non trovare nessuno oppure una voce sgarbata che ti dice che hai sbagliato ufficio. Ma talvolta risponde anche un funzionario gentile che si fa raccontare tutto di nuovo, poi sparisce anche lui.
Come fai a capire se sei di fronte a un ufficio reale o di rappresentanza? Quello dell'ufficio di rappresentanza non lascia nessuna traccia concreta con cui raggiungerlo. Non ti dà il suo cellulare, non ti dà il numero della sua segretaria personale, non ti indica persone precise a cui rivolgerti. Si trasforma in ectoplasma. Perché agisce così? Perché segue la regola aurea del politico: «Cerca con urgenza, bombarda di telefonate, trova a ogni costo coloro di cui hai bisogno, ma dimentica l'esistenza di tutti quelli che non ti servono e renditi assolutamente irreperibile a loro».


Movimenti
21 Maggio
I movimenti collettivi sono le formazioni sociali - chiese, sette, partiti, sindacati - nella loro fase iniziale, quando sono ancora bambini o adolescenti. Hanno una grande energia vitale, grandi sogni, grandi ambizioni ma si lasciano anche andare ad eccessi e a stranezze. Il fascismo nelle sue prime manifestazioni era ridicolo con il fez, un copricapo turco, molte femministe rifiutavano con sdegno il reggipetto, le folle della Lega certe volte sembravano le comparse di un film di Asterix ed Obelix ed oggi suscitano curiosità i Grillini e i Piraten.
Molti confondono un movimento collettivo con una agitazione. Quando i sindacati portato in piazza due milioni di manifestanti parlano di grande movimento sindacale. In realtà il sindacato è una solida istituzione, era un movimento all’inizio del secolo scorso, quando stava nascendo. Ci sono poi dei politici che ogni tanto pretendono di “fondare” un movimento. In realtà si limitano a mettere insieme un nuovo gruppo politico. No, il movimento non si fonda, nasce, emerge lacerando con violenza il tessuto sociale, come un terremoto.
Al centro di tutti i movimenti troviamo l’esperienza fondamentale dello stato nascente: l’individuo ha l’impressione di
potersi finalmente liberare da tutti i vincoli, le coercizioni, ì divieti, le regole, le repressioni divenute ormai gravi o intollerabili, di creare una nuova società dove non c’è più dominio e oppressione, dove ci sarà democrazia diretta, uguaglianza, giustizia, fratellanza accordo spontaneo fra i fratelli.
Questo stato fluido, nascente, dominato dall’entusiasmo e dall’ottimismo, produce una grande solidarietà sociale e l’emergere di una leadership carismatica che accentra nelle sue mani il potere. Grazie a questa miscela di libertà sfrenata e di arbitrio, il movimento può passare da posizioni pacifiste ad eccessi di violenza, frantumarsi in cento gruppetti inconsistenti o invece generale una potente struttura politica.
I movimenti che vediamo oggi sono i primi segni di rivolta e i primi tentativi di riassetto dell’ordine sociale che si sta disgregando sotto i colpi della crisi. Ad essi ne seguiranno altri e si formeranno nuove formazioni politiche. Auguriamoci solo che esse trovino una leadership intelligente e saggia. La crisi del 1929 in Germania ha prodotto Hitler ma, per nostra fortuna, in Inghilterra ci ha dato lord Keynes e, negli USA, Franklin Delano Roosevelt.


Italia
28 Maggio
Nel 1200 avanti Cristo i popoli venuti dal nord hanno distrutto le civiltà di Creta e Micene. Da loro è poi nata la civiltà greco-romana. Ma, dopo altri 1500 anni, l'impero romano, impoverito e spopolato è stato sommerso dai barbari nel nord e dagli arabi nel sud. Finite le invasioni la popolazione europea è aumentata ed è sciamata nel mondo sommergendo le altre culture. Gli inglesi in Africa e in Australia, gli spagnoli e i portoghesi nel Centro e nel Sud America, gli emigranti europei nel nordamerica. Oggi è iniziato un altro ciclo. Dall'Asia e dall' Africa premono miliardi di persone sull'Europa impoverita e spopolata.
Cosa può succedere nel futuro? In Italia, fra cento anni, più di metà della popolazione potrebbe essere di origine straniera, non parlare o parlare male l'italiano e non riconoscersi nella nostra storia e nella nostra cultura. Io provo un senso di angoscia ogni volta che un terremoto abbatte una torre, un campanile o cade un muro di Pompei e vorrei che venisse ricostruito subito col vecchio materiale. Ma chi ha perso il senso della identità italiana non si preoccupa più di queste cose. E lo stesso vale per la lingua. Io mi offendo a vedere che nelle nostre
scuole è proibito imparare a memoria una poesia, perché una lingua si impara solo assimilando la sua letteratura. Però constato che a molti già non importa. Un popolo, per continuare ad esistere, deve volerlo.
Deve volere la propria civiltà, difenderla, affermarla. Nel medioevo barbarico sono stati i centri culturali di Fulda e di Montecassino a proporsi di salvare la cultura classica che poi ha consentito il grande sviluppo europeo. Oggi tocca a noi compiere lo sforzo. Ma conservare il passato non vuol dire chiudersi al nuovo. Se vuoi salvare i campanili che crollano e le chiese in rovina devi inventare le tecnologie più adatte per farlo.
E se vuoi salvare la tua lingua devi conoscere a fondo la letteratura e internazionalizzare le tue ricerche e i tuoi scritti. Se vuoi salvare il tuo paesaggio devi affidarlo a grandi artisti. Più in generale, per continuare ad esistere, devi sollevarti in alto, differenziarti, eccellere in qualche campo. Questo è il vero compito di tutta l'Europa: ritrovare la volontà di vivere e quindi di lottare, di lavorare, di inventare, di costruire, di migliorare, di eccellere. Perché l'alternativa è scivolare in basso, svanire.


Donne
14 Maggio
Perché tanti uomini, per farsi amare esercitano pressione sulle donne, le ossessionano? E perché, alcuni di loro, dopo una relazione, quando vengono lasciati, arrivano a uccidere? La donna non si comporta così. Una donna innamorata fa in modo di incontrare l'uomo che ama, si fa bella per lui, gli sta accanto gentile, ma non lo ossessiona, non lo minaccia. E quando viene lasciata soffre, magari si vendica, ma non impone all'altro di amarla, non l'uccide. Gli uomini che si comportano in questo modo hanno una concezione primitiva, patologica dell'amore. Non hanno capito che l'amore è possibile solo fra persone libere. Se io riesco a farmi amare da una donna con delle droghe o delle manipolazioni elettriche del cervello, poi mi accorgo che il suo non è un vero amore. Io ho bisogno che mi ami liberamente, non come un robot. E non mi basta nemmeno che mi ami perché lo prescrive la legge, per tener fede a un patto, per dovere. Voglio che mi ami con tutta se stessa, con la sua volontà essenziale.
L'amore perciò non può mai esser dato per scontato. L'amore che dura è una continua domanda: «Mi ami?», che ottiene sempre
la stessa miracolosa riposta: «Sì ti amo».
Questo le donne lo sanno più dei maschi, infatti sono loro di solito che decidono di lasciare. Molti uomini invece hanno ancora una concezione arcaica dell'amore. Lo concepiscono come un possesso, qualcosa che può essere imposto alla donna con la minaccia. Non desiderano una persona libera, ma una schiava. Alcuni sono ossessivamente gelosi, non vogliono che nessuno guardi o tocchi la loro donna, però non fanno nulla per farsi amare. La donna che ama cerca sempre di piacere al suo uomo. Cura il trucco, l'abbigliamento, l'intimo. Molti uomini invece danno l'amore per acquisito, non si sentono in dovere di corteggiare, di piacere. Inoltre essi sanno di potersi innamorare di un’altra, ma non concedono lo stesso diritto alla donna. Se lo fa dicono che è una poco di buono, una puttana. Non le riconoscono la nobiltà dell'innamoramento, la schiacciano nella volgarità del sesso. Molti sono ignoranti nel campo delle emozioni e dell'amore, non studiano, non leggono e non riflettono sui sentimenti. Spesso la loro cultura si ferma all’economia, alla politica e alla sport. Ma nel mondo moderno non è più sufficiente.


Il suicidio
7 Maggio
In questo periodo ci sono molti suicidi dolorosi perché si tratta di brave persone disperate. Il grande sociologo Emil Durkheim descrive tre tipi diversi di suicidio: il suicidio egoistico, quello altruistico e quello anomico. Il suicidio egoistico è quello che una persona fa quando vuol evitare un grave dolore. Per esempio un malato terminale che non sopporta più l’angoscia e la sofferenza che lo attende. Il suicidio altruistico è quello di chi muore per fare del bene ad altri. L’esempio più tipico è quello del kamikaze che si fa esplodere per far trionfare la sua causa. Abbiano infine il suicidio “anomico” che, invece, è la conseguenza di un cambiamento della società che improvvisamente cambia i valori e le norme che, fino a quel momento, imponeva a tutti. L’individuo onesto, con un forte senso dell’onore e del dovere ne viene travolto. È il caso dell’imprenditore che ha sempre pagato puntualmente i fornitori, le tasse, gli operai e pensava che anche gli altri avrebbero continuato a comportarsi così con lui. Invece di colpo lo Stato non paga, anzi gli aumenta le tasse, non pagano i clienti, non pagano le banche e lui deve licenziare i dipendenti, vendere l’azienda, la casa e non sopporta l’ingiustizia e la vergogna. Ma lo stesso capita all’operaio che ha lavorato una vita e pensava di andare in pensione e si trova di colpo disoccupato, senza i soldi per pagare il mutuo e avvilito di fronte sua moglie ai suoi figli. Nel suicidio anomico sono quelli che hanno i valori più solidi che si uccidono. Come nelle carceri dove non si suicidano i delinquenti abituali, i mafiosi, ma quelli che non hanno mai pensato di andare in prigione e che spesse sono innocenti.
A tutti coloro che si trovano in questa situazione io vorrei dire: Non lo fate! Avete tutti diritto alla vita! Il diritto alla vita viene prima di ogni altra cosa. Esercitate la legittima difesa. Se vi schiacciano, alleggeritevi di tutti i pesi, di tutti i doveri. Se non avete più soldi non pagate, ma prima rinunciate a tutte le spese evitabili, anche quelle che i vostri cari ritengono indispensabili. Allenate il vostro corpo a fare a meno delle comodità, ad affrontare i disagi come foste già povero. Poi cercate gli altri come voi, come hanno fatto i padri divorziati, gli alcoolisti, i perseguitati dall’usura, per mettere in comune le vostre esperienze, per aiutarvi a vicenda, per costituire un gruppo di pressione politico. Diventate dei guerrieri, lottate, combattete.


I tagli
30 Aprile
Lo Stato italiano ha un enorme debito. Come ridurlo? Tagliando le spese. Ma queste sono fatte quasi totalmente di stipendi, posti di lavoro.
Io sono stato due volte rettore di università e due volte presidente di istituzioni pubbliche. E ogni volta ho lottato per impedire che crescessero le spese per il personale amministrativo e si riducessero quelle per le attività specifiche dell'ente. Se lo scopo dell’ente è ricercare, insegnare, produrre, spesso le spese di gestione ordinaria arrivano all’ 80% e quelle per la ricerca e la produzione al 20%.
È stupefacente vedere come prolifera una struttura burocratico-amministrativa. Creando tipologie, settori, gerarchie, dipendenti, moduli, mansioni, procedure,sistemi di controllo. Alla fine quello che prima si faceva in un giorno si fa in sette e dove occorrevano due persone ne occorrono dieci.
Vi sono poi campi ancora più difficili come la ricerca scientifica perché la maggioranza delle grandi scoperte viene fatta da pochissime persone, in pochi istituti. Le immense organizzazioni di ricerca che coinvolgono migliaia di ricercatori spesso producono poco, mentre la concezione rivoluzionaria magari la fa un oscuro
personaggio in un modesto laboratorio. Ed è costui che bisognerebbe identificare, portare in un grande centro, finanziare ma, proprio perché è un inventore originale, pochi lo capiscono. In ogni caso il progresso scientifico lo realizza sempre un piccolo gruppo di scienziati affiatati o una «scuola» costituita da un maestro coi suoi allievi, con le giuste attrezzature e il minimo di amministrazione.
Anche le imprese capaci di battersi sul mercato internazionale hanno spesso una direzione e una amministrazione agile e, in compenso, ottimi centri di ricerca, ottimi direttori di prodotto, ottimi venditori. Tutto il contrario di certe amministrazioni pubbliche locali dove pensano solo a creare continuamente posti di lavoro. Ma se le cose stanno così, nessun governo potrà mai fare i tagli necessari per ridurre il debito pubblico. Perciò tutti i governi d’ora in poi dovrebbero impegnarsi perlomeno per non far crescere l’apparato amministrativo dovunque e in tutte le sue forme. E, nello stesso tempo, identificare quali sono i settori produttivi che arricchiscono il Paese, liberandoli dal peso dell’amministrazione con la sua lentezza, i suoi controlli, i suoi arbitri, i suoi ricatti, la sua ignoranza.


Decadenza e rinascita
23 Aprile
Ci sono dei periodi di grande espansione economica, politica e culturale. Pensiamo alla Grecia fra il VI e il III, all’epoca di Augusto, all’Italia del rinascimento, alla Spagna di Cervantes, alla Francia dell’Illuminismo, all’Inghilterra da Shakespeare a Darwin. In queste epoche la società è come un fuoco che accende negli individui la speranza, la volontà di conoscere, di crescere, di emergere, di vincere.
Ci sono poi invece i periodi di crisi, di decadenza. Qualche volta sono stati provocati dalla invasione di tribù barbare che distruggono e devastano. Oggi tutta l’Europa è in difficoltà per la concorrenza dei nuovi paesi emergenti ma anche perchè i nostri finanzieri si sono dedicati al saccheggio. La crisi e la decadenza si presentano sempre all’inizio come leggerezza e incoscienza, poi come paura. Paura di diventare poveri, paura del nuovo. Tutti difendono le proprie abitudini, i propri privilegi, si aggrappano all’esistente e si guardano attorno cupi, persecutivi, paranoici. Cercano un capro espiatorio. Temono le forti personalità, temono gli innovatori e così si circondano di mediocri.
Come si può reagire ad una grave crisi, al profilarsi della decadenza? C’è qualche
esempio di chi ci è riuscito? Io penso di sì. La Germania dopo la guerra era distrutta e portava il peso infamante del nazismo. Tutti potevano insultare i tedeschi. Loro hanno reagito con un comportamento spartano. Hanno ricostruito le fabbriche prima delle case e poi hanno continuato a lavorare, studiare, investire in ricerca, in tecnologie d’avanguardia. Silenziosamente sono così arrivati a dominare economicamente l’Europa ed hanno una Cancelliera di Ferro.
E l’Italia, cosa dovrebbe fare? Abbiamo visto cosa hanno fatto i tedeschi, la storia ci insegna che per lo sviluppo occorrono impegno, fiducia, tenacia, lavoro, coraggio, speranza. Pensate al coraggio degli antichi romani, ai navigatori spagnoli, inglesi, olandesi che hanno esplorato il mondo, agli scienziati che ci hanno dato il progresso. Prendete come modello queste persone, non altri. E siate perciò rigorosi nello scegliere i libri, i film, i programmi TV, e infine i politici. Ricominciamo tutti a studiare, a leggere, a ragionare, a decidere con ponderazione, con saggezza. Non facciamoci distrarre, assorbire dalle stupidaggini e dalle chiacchiere. È nella nostra testa che incomincia la ripresa.



Partiti tribù
16 Aprile
Come sarà la terza repubblica verso cui stiamo andando? La prima questione è se sarà o non sarà bipolare, se ci saranno due schieramenti di cui uno governa e l’altro si prepara a governare se il primo scontenta gli elettori. Cioè il modello di democrazia che ci è stata insegnata dai paesi anglosassoni e che noi applichiamo a livello intermedio, comunale, provinciale, regionale, ma non abbiamo mai voluto a livello nazionale. Nella nostra costituzione è il parlamento che fa e disfa i governi mentre le elezioni vengono indette dal presidente della repubblica.
Nella prima repubblica, abbiamo avuto un bipolarismo prodotto dalla guerra fredda che Giancarlo Galli ha definito il bipartitismo imperfetto. Da un lato i partiti filoamericani con la Democrazia cristiana e dall’altra quelli filosovietici con il Partito comunista. I primi erano sempre al governo, gli altri mai. Ma esisteva un accordo consociativo per cui la maggior parte delle leggi venivano concordate in commissione.
Tutto è finito con la caduta del muro di Berlino. Quando stava prendendo il potere la sinistra, il movimento di Forza Italia ha vinto le elezioni dando origine ad un bipolarismo di schieramenti. Ma non è mai stato accettato fino in fondo, i singoli
partiti hanno sempre impedito un governo forte. Potremmo chiamarlo bipolarismo abortito.
La terza repubblica nasce da un accordo, promosso dal presidente della repubblica, che unisce i tre maggiori partiti del centro e sospende il bipolarismo. Oggi ci sono molte forze che vorrebbero eliminarlo ritornando al proporzionale e al parlamentarismo assoluto della prima repubblica. Però non c’è più la divisione America-Russia e i grandi partiti, persa la base ideologica, tendono a frantumarsi. Sorgono invece dei gruppi politici riuniti attorno ad un leader, talvolta con dei legami di parentela per cui verrebbe da dire, seguendo Michel Maffesoli, che sono delle tribù.
Se dovesse prevalere questa tendenza la nostra terza repubblica assomiglierebbe moltissimo alla terza repubblica francese dove il centro era occupato da partiti e uomini politici che restavano sempre al potere facendo nuove alleanze e nuovi governi. Un sistema finito con la guerra civile, l’avvento di De Gaulle e la costituzione presidenziale. Ma da noi non c’è nessun De Gaulle, e i partiti- tribù produrrebbero solo governi fragili, incapaci di affrontare la terribile crisi che minaccia di distruggerci.


Bellezza e potere
2 Aprile
Le città italiane sono bellissime perché quasi tutte sono state delle capitali. Città stato all’epoca etrusca e greca e di nuovo città stato, cioè comuni, dopo lo sfacelo dell’impero romano. Comunità politiche e morali formate da gente forte e orgogliosa della sua città che doveva essere la più bella. I comuni ci hanno lasciato le stupende cattedrali e i palazzi della ragione. Poi sono venute le signorie, in cui i principi gareggiavano costruendo bellissimi palazzi e incantevoli chiese, infine le monarchie con le loro sontuose regge come Venaria e Caserta.Il bello è sempre nato nell’incontro fra la visione del mondo, l’orgoglio di appartenenza, il desiderio di lasciare un messaggio al futuro e il potere di farlo. Una combinazione che c’è stata nell’impero romano, nelle repubbliche comunali, a Venezia, a Firenze, nel papato.
E il brutto, quando appare? Il brutto fa la sua comparsa quando non c’è una visione del mondo, non c’è un ideale condiviso, la volontà di affermarsi, di eccellere e manca una organizzazione politica capace di prendere decisioni. Cioè quando la società è divisa e ciascuno agisce in modo egoistico, mosso solo dall’utile personale o dall’utile politico.
L’Italia negli ultimi decenni ha sprecato montagne di denaro ed ha accumulato un enorme debito pubblico senza costruire nulla di grandioso e di bello, senza rifare i suoi i porti, la sua rete autostradale e ferroviaria, le sue università, senza nemmeno conservare e restaurare i sui monumenti. Ed oggi, nel mezzo di una crisi terribile, politici e burocrati lasciano crollare anche le istituzioni più preziose.
Chi può agire allora? Restano solo i singoli cittadini che devono fare ogni sforzo per salvare, costruire, conservare, restaurare ciò che è bello. Ciascuno nel suo ambiente, in base al lavoro che fa. Mi vengono in mente gli abitanti di Vernazza e delle Cinque Terre che, dopo l’alluvione, in poco tempo hanno pulito le loro strade, ricostruito e ridipinto le loro case e sono pronti per la stagione turistica. Non sono rimasti inerti fra le macerie aspettando che gli facesse tutto lo Stato. Si sono comportati come i cittadini dei comuni medioevali quando tutti davano il loro contributo per rendere grande la cità, più bella la cattedrale, mentre gli artigiani miglioravano i loro prodotti e i commerciati li portavano in tutta e Europa e in tutto il Mediterraneo.


Ignoranza tecnica
26 Marzo
Si va diffondendo il convincimento pessimistico che lo studio, il sapere e il merito non rendono, non fanno trovare lavoro, non aiutano a fare carriera e non portano al successo.
Non servono neppure allo sviluppo economico. Eppure non è vero. L'unica salvezza per Paesi come il nostro che hanno una lunga tradizione culturale è proprio lo studio, la ricerca scientifica, più in generale la conoscenza, facendo però in modo che si traduca in attività pratica, produttiva.
Sappiamo tutti che nonostante la recessione, c'è ancora una notevole domanda di lavoro per i mestieri che richiedano delle conoscenze tecniche in campi come l'informatica, la meccanica, la chimica e per le attività ad un tempo teoriche e manuali quali l'elettricista, l'idraulico, il falegname, l'infermiere. Ma le famiglie sognano ancora di vedere i loro figli avvocati, magistrati, medici, funzionari pubblici, giornalisti e scrittori. Speriamo si rendano conto che sbagliano, ed auguriamoci che il ministero della Istruzione e dell’Università concentri le sue risorse sulla ricerca e sulle scuole e le lauree tecniche. Le nostre imprese, per affermarsi nella concorrenza internazionale hanno bisogno di apprendisti che siano alla
pari dei loro omologhi francesi, inglesi, tedeschi, americani, che conoscono bene l'inglese e siano pronti a spostarsi, a viaggiare, a lavorare in Paesi lontani perché oggi la produzione viene fatta in nazioni a basso costo di manodopera.
Ma non basta. In un Paese come il nostro in cui la popolazione invecchia, bisogna che si aggiornino continuamente anche coloro che già lavorano. E invece troppo spesso non lo fanno, non sono abituati a prepararsi, a studiare, non lo considerano parte integrante della loro professione. Dappertutto troviamo gente incompetente, nella pubblica amministrazione, nel turismo, nel commercio dove molto spesso i venditori non conoscono gli apparecchi che vendono e non sono in condizione di dare l'assistenza che promettono. Ma la preparazione tecnica media in Italia è molto bassa anche fra gli utenti per cui spesso utilizziamo male i sofisticati apparati tecnologici che comperiamo. Ad alcuni queste mie osservazioni possono apparire marginali rispetto ai grandi temi affrontati dai politici, dagli economisti e dai sindacati. Ma lo sviluppo economico di un Paese dipende poi in definitiva dalla energia, dalla volontà di riuscire e dalla concreta capacita di lavoro dei suoi cittadini.


Come reagire alla crisi
19 Marzo
Che effetti ha la crisi sul mondo di pensare, di sentire e di reagire della gente? Tutti ti dicono che sono preoccupati, che hanno paura di non poter pagare il mutuo, di perdere il lavoro, di non avere i soldi per curarsi. Guardano con ansia il futuro. Non sanno più fare progetti e diffidano di chi è troppo ottimista e gli fa balenare la possibilità di arricchirsi. Negli anni passati non erano solo i grandi finanzieri che facevano speculazioni, hanno provato a farle in tanti. Pensavano di poter prevedere, di poter calcolare, di dominare il caso. Oggi non ci credono più. Qualcuno tenta la fortuna con l’enalotto, le slot machine , il poker o la roulette in internet .Ma la maggior parte è prudente, spende meno, riduce il suo tenore di vita. Rinuncia alle vacanze, a cambiare la macchina, va in treno, risparmia. La percentuale di risparmio aumenta in tempo di crisi. Il risparmio ci dice che la gente si autocontrolla, pone un freno ai propri impulsi, ai propri desideri, all’eccesso, alla passione. Lo fa anche nell’abbigliamento, dove cerca meno stranezze, maggiore compostezza, semplicità, qualità, rigore. I genitori non tollerano più i capricci, le disubbidienze, gli eccessi dei propri figli. Gli insegnanti quelli degli allievi. Il cliente non tollera il comportamento sgarbato del commesso e, fatto prima di fare l’acquisto esamina con cura i prodotti, se gli hanno promesso l’assistenza la pretende. Si irrita con chi gli vende un apparecchio e non gli sa spiegare come usarlo. Tiene nota dell’impresa che si comporta male e, anche se era un cliente fedele, la cambia. Lo stesso fa col medico, con l’avvocato, col dentista col politico. Vuole gente seria che mantiene la parola data. E meno tollerante persino verso gli amici, persino in amore.
Alcuni si chiudono riccio, ma molti invece esplorano, cercano, inventano provano e riprovano, e sanno resistere ai fallimenti, ingoiano il proprio orgoglio, la propria presunzione. Sono più pronti ad accettare un rimprovero giustificato e a correggersi, sono più disposti a ubbidire. La gente apprezza più di prima chi fa bene e rimprovera duramente chi fa male. Desidera la giustizia e condanna chi imbroglia. Non ama il disordine, la confusione, l’incertezza. Vuole chiarezza e precisione, non sopporta le persone avventate, cerca quelle di poche parole che dicono la verità. Non apre la porta di casa a chiunque, ma solo a coloro di cui si fida.


Amore che dura
12 Marzo
Tutti dicono che la coppia è in crisi ma pochi si domandano che cosa fa durare la passio-ne amorosa, l’unica forza che può tenerla unita. Dopo tanti anni di studio, oggi voglio provare a indicare alcuni di questi fattori.
Per prima cosa non si può concepire l’amore come un possesso, come un diritto. Non ci si può far amare per forza, per dovere. Ci sono persone che lo pretendono a ogni costo fino a diventare ossessionanti, fino a usare la violenza. Ma questo non è più amore, è volontà di potenza. Possiamo amare solo chi ci vuole liberamente.
È poi fondamentale la conoscenza reciproca. La prima regola che devono seguire due innamorati è raccontarsi reciprocamente tutta la loro vita passata, anche i loro vecchi amori proprio per separarsene, senza nascondere nulla e dicendo la verità. Infatti la regola più importante, in amore, è dire sempre la verità,anche nell’agire quotidiano. Solo la verità crea la fiducia totale. Occorre poi che ciascuno rinunci al potere. Se la coppia innamorata vuol durare non può esserci uno che comanda e uno che ubbidisce, un padrone e un servo, ma solo due persone libere che si scelgono ogni volta. Non dobbiamo aver paura di abbandonarci all’amore appassionato, ma accettarlo,
desiderarlo, volerlo, considerarlo un bene, un valore, una fonte di gioia, non temere di esagerare. Poi non porci freni, limiti, tabù nel campo del piacere erotico. Il piacere erotico è la più importante arte che devono coltivare i due amanti. Dobbiamo sempre chiedere al nostro amato cosa gli piace e cosa non gli piace e prendere per noi cosa ci rende felici. E farlo senza pudori e senza vergogna, con assoluta sincerità, con candore. Allo stesso modo non dobbiamo aver paura di dire ciò che pensiamo e discutere razionalmente con il nostro amato fino a realizzare una vera intimità intellettuale. Non dobbiamo perciò dar ragione per compiacenza, come non dobbiamo imporre nulla.
In amore dobbiamo essere assolutamente fedeli, perché l’amore vuole il possesso esclusivo e assoluto del corpo dell’amato. Qualsiasi altra persona lo contamina. Perciò non dobbiamo essere fedeli per obbligo, ma solo per conservare puro e perfetto quell’amore e quel piacere unico e straordinario che abbiamo realizzato insieme. Ciascuno infine deve avvicinarsi all’altro purificato, senza rancori, risentimenti e vendette. Basta tutto questo? Non so. Di certo non fa male.



Legge elettorale
11 Marzo
In Italia il governo nasce con la fiducia del Parlamento. Ogni volta poi gli deve sottoporre tutte le sue proposte e il Parlamento ha il potere di modificarle come vuole. Deve perciò tener conto delle richieste, delle pretese dei diversi gruppi parlamentari che ne hanno sempre approfittato per conservare o aumentare i numerosi privilegi esistenti.
Tutto questo è il frutto della nostra Costituzione. I padri costituenti venivano dalla dittatura fascista e volevano un Parlamento forte e un governo debole. Di fatto, in Italia non ci sono i tre poteri previsti da Montesquieu - l'esecutivo, il legislativo e il giudiziario - ma solo gli ultimi due. Ultimamente il vuoto dell'esecutivo è stato riempito dal presidente della Repubblica con un governo tecnico vissuto precariamente grazie ai voti di fiducia.
Ma non si può continuare così nel mezzo di una crisi europea e di una recessione grave con milioni di disoccupati. Abbiamo bisogno di scelte chiare, di processi decisori rapidi. Abbiamo bisogno di un esecutivo che non sia in balia dei capricci del Parlamento e di un Parlamento che pensi al bene del Paese
e non a interessi di parte.
Per arrivare a questo risultato è necessaria una riforma costituzionale che trasferisca a livello nazionale quanto abbiamo già fatto a livello regionale, provinciale e comunale: l'elezione diretta dell'esecutivo. A livello locale i diversi candidati competono con le loro liste, poi chi ha più voti - o direttamente o dopo il ballottaggio - va al governo. Il meccanismo funziona benissimo. Perché allora non abbiamo mai avuto il coraggio di trasferirlo a livello nazionale? Per paura che qualcuno negli anni consolidi il suo potere personale? Allora introduciamo la non rieleggibilità dopo due legislature quadriennali come negli Usa. In realtà non lo abbiamo adottato perché i parlamentari vogliono continuare a tenere il governo sotto tiro per ottenere ciò che fa loro comodo. Un comportamento destinato a crescere con gli eletti Cinque stelle che lo usano regolarmente in Sicilia. Dove, però, c'è un esecutivo forte. Il premier come il sindaco: una riforma urgentissima da fare prima di andare a nuove elezioni.


Il pensiero scientifico
5 Marzo
In Europa è sempre stata importante la razionalità. Lo era già nella Grecia antica dove è sorta la filosofia, e poi è continuata con lo sviluppo della scienza sperimentale. È stato questo tipo di pensiero che ha generato il progresso europeo degli ultimi secoli. I paesi emergenti, Giappone, Cina, India non avevano la nostra tradizione ma si sono impossessati del metodo scientifico e della tecnologia ed hanno realizzato un vertiginoso sviluppo economico. Le nazioni europee non hanno saputo reagire, e oggi sono dominate dalla sfiducia e dal pessimismo.
L’Europa era orgogliosa della sua filosofia, della sua scienza e dei suoi studiosi. Oggi non più. Provate a domandare il nome di alcuni grandi filosofi o scienziati viventi. Non ve li sanno dire. Gli scienziati non sono più un modello ideale. Negli ultimi decenni ha prevalso una pedagogia che non insegna lo sforzo e l’impegno intellettuale ma una amichevole socializzazione. In molti licei e in numerose università spesso il bravo studente non risponde alle domande del professore per timore di essere poi discriminato dai compagni che non vogliono che emerga. Spesso è nelle scuole elementari che si distrugge la meritocrazia. E nelle scuole medie lo studente non viene
stimolato a diventare uno studioso, uno scienziato, un tecnico di valore. Quanto alla televisione poi, come modelli da imitare, presenta solo personaggi dello spettacolo o campioni sportivi e nei talk show, al contrario della scienza in cui c’è chi sa e chi non sa, tutte le “opinioni” vengono messe sullo stesso piano.
Ma se vogliamo evitare la decadenza e l’immiserimento del nostro Paese dobbiamo competere sul mercato internazionale e per riuscirci dobbiamo rimettere al primo posto la mentalità scientifica che, in Italia, si sposerà alla fantasia e alla genialità propria del nostro popolo. Gli ultimi anni di scuola media superiore o i primi delle università in parte dovrebbero essere trasformati in scuole tecniche che preparano gli studenti ad un lavoro richiesto nel mondo globalizzato, con accordi con le imprese e italiane e internazionali. Non basta l’apprendistato, occorre un sapere che arricchisce l’impresa. Poi bisogna eliminare le lauree brevi che servono solo a fare disoccupati e favorire in tutti i modi la ricerca applicata avanzata, anche reclutando ricercatori dall’estero, invece di mandare in cattedra i figli dei baroni universitari.


Merito successo e potere
27 Febbraio
Molti grandi uomini che hanno dato un immenso contributo all’umanità sono stati avviliti, calpestati dai loro contemporanei.
Dante è stato condannato a morte dai suoi concittadini e non è più potuto tornare a Firenze, Cristoforo Colombo, che ha regalato alla Spagna un nuovo mondo, è stato trascinato indietro in catene. Mozart sepolto in fossa comune, Garibaldi ritirato a Caprera.
Per capirne il perché teniamo presente che molti di loro sono stati perseguitati soprattutto da vecchi quando i loro protettori erano scomparsi o indeboliti. Colombo si ritira quando si ammala la regina Isabella, Machiavelli muore di crepacuore quando vanno al potere i Medici, Galileo quando arrivano i nuovi capi della Controriforma, Socrate viene condannato con l’avvento della democrazia.
Ma accanto a coloro che sono ingiustamente trattati, ve ne sono altri che vengono esaltati e idolatrati. Confrontiamo il caso di Vittorio Emanuele II e di Garibaldi. A Vittorio Emanuele sono stati eretti monumenti in tutte le piazze, Garibaldi muore abbandonato. Perché il re apparteneva a una dinastia che, nel corso dei secoli, aveva accumulato ricchezza e potere. Egli è l’espressione di questa potenza.
Garibaldi invece era un individuo isolato. Viene ammirato finché vince.
Ma, quando la guerra è finita, non ha accumulato nulla per sé. Napoleone sapeva benissimo che se l’imperatore d’Austria avesse perso dieci guerre sarebbe rimasto al suo posto mentre lui, se ne avesse persa anche una sola, sarebbe stato cacciato.
È questa la grande differenza. Gli onori e i riconoscimenti vengono spesso assicurati solo a coloro che sono espressione di una potenza o protetti da essa.
Un tempo era un sovrano, un Papa o un principe,oggi uno Stato,un partito,un gruppo culturale o una potenza economica. Molti premi letterari e cinematografici e lo stesso Pre-mio Nobel sono influenzati da questi fattori.
Naturalmente anche l’individuo isolato può raggiungere il successo, affermarsi con la sua genialità, con il suo coraggio, ma sarà sempre minacciato e presto o tardi cadrà sotto i colpi di qualcuno espresso da una organizzazione capace di lavorare sui tempi lunghi. I geni solitari vengono regolarmente depredati delle loro creazioni e dei loro meriti. Solo il tempo potrà rendere loro giustizia.Quando cioè le forze politiche dell’epoca hanno perso importanza o sono scomparse. Allora tutti possono vedere finalmente il loro contributo e riconoscere la loro grandezza.


Sesso e amore
25 Febbraio
Questa è la prima volta nella storia dell'umanità che tanto i maschi come le femmine sono totalmente liberi di amare chi vogliono e di fare sesso con chi vogliono. Non solo non ci sono più leggi o tabù che lo proibiscono, ma tutta la nostra cultura stimola ad avere esperienze erotiche ed amorose. Il web ci consente di prendere contatto con tutti, di cercare dovunque chi ci piace, di dirgli cosa vogliamo senza freni, senza inibizioni. Inoltre la società ci eccita con spettacoli erotici, con la pornografia maschile fondata sulla visione di rapporti sessuali o quella femminile di cui il massimo esempio è Cinquanta sfumature di grigio, dove le fantasie del sesso più sfrenato si fondono con le fantasie d'amore alla Cenerentola o alla Pretty Woman. Viviamo cioè in un mondo in cui dovrebbe essere tutto facile, invece sono molte le persone infelici, deluse dall'amore e che lo temono. Perché? Perché il sesso può far parte del legame amoroso, ma può anche esserne distaccato. Quando fa parte dell'amore dona una felicità incredibile, ma è esclusivo, geloso, non ammette infedeltà. Se invece è separato e resta semplice sesso, puoi fare all'amore con una persona che dopo di te lo fa con un'altra e non provare nessuna gelosia. Se invece sei innamorato della persona con cui fai all'amore e lei poi va con un altro, allora provi una gelosia straziante. Il sesso, che è un gioco quando è solo, può diventare dramma se interferisce con l'amore.
La libertà di amare chi vogliamo e di fare sesso con chi vogliamo consentendoci di prendere, di lasciare, di cambiare, di sperimentare e di giocare, ha perciò aumentato il pericolo di tradimento, di inganno, di abbandono, quindi la sofferenza amorosa e la paura dell'amore.
In questi decenni ci siamo occupati solo di sessuologia e di educazione sessuale. Nei prossimi dovremo tornare a studiare i sentimenti amorosi e soprattutto che cos'è il grande amore appassionato che dura, distinguendolo dalle infatuazioni, dal desiderio di conquista e dalle attrazioni momentanee. E imparare a difenderlo dai capricci, dagli errori con cui oggi lo distruggiamo e provochiamo solitudine e dolore. Dobbiamo riscoprire l'arte d'amare.


Potere esecutivo
20 Febbraio
Quando un’intera classe politica non riesce a fronteggiare una grave crisi perde credito e, alla fine, viene sostituita.
Di norma con un governo più deciso e più forte. In Francia i deboli governi parlamentari della quarta Repubblica non riuscivano ad affrontare la grave crisi dell’Algeria. Allora è stato richiamato il generale De Gaulle che ha modificato la costituzione in senso presidenziale e l’ha risolta. In Italia l’attuale crisi economica ha provocato sfiducia nella classe politica che non riusciva a gestirla. Alla fine è intervenuto il presidente della Repubblica che, con l’accordo dei leader dei tre grandi partiti, ha portato al potere il governo Monti. Il parlamento lo ha votato, ma qualche volta a denti stretti e sotto la sferza del voto di fiducia.
Però questo governo cesserà con le prossime elezioni e toccherà al nuovo parlamento sostituirlo. La nostra Costituzione gli dà tutti i poteri. Ma il nuovo parlamento sarà in condizione di esprimere un governo forte, capace e che si occupa solo del bene del Paese? O torneremo a una situazione simile a quella che c’era prima del governo Monti?
L’Italia ha sempre avuto governi deboli e instabili perché la nostra Costituzione dà
pochissimo potere all’esecutivo. I padri costituenti avevano avuto l’esperienza della dittatura fascista e avevano paura di un esecutivo forte. Perciò lo hanno imbrigliato in tutti i modi.
Ma è possibile avere un esecutivo forte e senza pericoli di dittatura limitandone la durata e impedendone la rielezione. Ce ne danno un chiaro esempio gli Stati Uniti che eleggono un presidente dotato di ampi poteri ma che scade dopo quattro anni e non può essere eletto più di due volte. Quello americano però è un modello che i politici italiani temono come la peste perché impedirebbe loro di restare sulla scena politica per tutta la vita e di poter così sempre entrare in qualche nuovo governo. Infatti negli Stati Uniti il governo lo fa il presidente e finito il suo mandato tutti i ministri vanno a casa e ci restano.
Ma il principio di dare ampi poteri all’esecutivo limitandone la durata e impedendone la continua rielezione farebbe molto bene in Italia anche per i più importanti governi locali, per le più alte funzioni pubbliche, magari aggiungendovi la proibizione di cumulare le cariche. Non sono solo i giovani che devono abituarsi a non avere il posto fisso per tutta la vita.


Lavoro
13 Febbraio
Quando Mario Monti dice che in futuro più nessuno avrà un posto fisso per tutta la vita ma dovrà sempre cambiare e spostarsi, descrive semplicemente gli Stati Uniti, dove la gente viene licenziata e si sposta dalla costa atlantica a quella pacifica, dal gelo dell’Alaska al caldo di Puertorico dovunque ci siano opportunità.
E lo stesso avviene nel Commonwealth dove un giovane che non trova lavoro a Liverpool lo trova in India o in Sud Africa o in Australia. Questi due sistemi, unificati dalla lingua e dalla cultura, costituiscono un immenso mercato del lavoro per i propri membri. Ma l’Italia, invece, è sempre stata un piccolo Paese con una lingua parlata solo dai suoi abitanti. Di conseguenza, milioni di italiani sono emigrati come stranieri negli Stati Uniti, in Argentina o in Belgio o in Germania, adattandosi ai lavori più umili. L’unico periodo in cui è stata possibile una mobilità interna è stato quello del boom economico degli anni ’50-60 dove venti milioni di uomini e donne hanno lasciato la campagna per la città, dimostrando di non essere certo lenti e pigri.
Con la mondializzazione, teoricamente, il mercato del lavoro è enormemente cresciuto, ma gli italiani non possono e non vogliono più fare lavori dequalificati perché
questi sono già coperti da milioni di lavoratori asiatici ed africani.Per lavorare nel mercato globale come imprenditori occorre fare prodotti originali, in concorrenza con Paesi a bassissimo costo di manodopera. E per affermarsi e fare carriera occorre conoscere l’inglese in modo perfetto e avere delle competenze teoriche e pratiche che la nostra scuola, salvo eccezioni, non riesce a dare. Sono poche le scuole tipo quella di Cucina Italiana Alma, i cui diplomati trovano lavoro dappertutto. Per fortuna molti giovani universitari studiano all’estero e vi fanno stages, ma sono una minoranza. Se vogliamo muoverci nel mercato mondiale del lavoro dobbiamo fare crescere tutti. Io mi sento male quando vedo mille giovani fare un concorso per dieci posti da vigile urbano, e vorrei che questi stessi ragazzi potessero partecipare anche ai concorsi in Francia, in Germania, negli Usa e mandare i loro curriculum dovunque.
Ma per riuscirci non bastano certo le nostre lauree brevi. Occorrerebbero grandi scuole tecniche che concordano i programmi formativi con le imprese nazionali e internazionali con stages e contratti già assicurati. Un sogno? Forse, ma anche una direzione da prendere al più presto.


Stile
5 Febbraio
Ho l’impressione che in Italia stia avvenendo un cambiamento di stile, di gusto, di linguaggio un po’ a tutti i livelli, nei giornali, nei dibattiti televisivi, perfino negli spettacoli di intrattenimento. Forse l’unico luogo dove deve ancora arrivare è in alcuni settori della politica dove si continua ad usare il linguaggio politico degli ultimi decenni. Decenni che hanno visto la distruzione di quattro partiti, la nascita di nuovi movimenti, arresti, suicidi, la rottura di antiche amicizie di antiche alleanze. E dibattiti estremamente violenti in cui il politico attaccava l’avversario accusandolo di essere incapace, corrotto, pericoloso senza mai concedergli un merito, una attenuante. E senza fare proposte alternative precise, senza un piano organico, senza niente. Pura emozione, puro disgusto.
Per anni il Presidente della Repubblica ha invitato in tutti modi i politici ad essere più corretti, più dignitosi, a cercare un minimo di accordo, ma inutilmente. Finché, approfittando della crisi, è riuscito a convincere i principali avversari a lasciargli affidare il governo con ampi poteri a Mario Monti e ad un gruppo di professori universitari.
E, di colpo, ecco che in primo piano si vedono dei signori con giacca a cravatta che non gridano, non accusano ma
espongono, spiegano. E un presidente del consiglio che, dopo un consiglio dei ministri, fa una conferenza stampa in cui descrive, con didascalica precisione, il contenuto di decreti spesso già emessi, per cui i giornalisti possono solo chiedere spiegazioni.
Se qualcuno guardasse solo i telegiornali avrebbe l’impressione di essere finito in un altro paese come la Danimarca o la Svezia. Ma il modello tende a diffondersi anche ad altri ambiti, prima di tutto nei talk show che incominciano a discutere fatti, problemi reali, ma anche nel modo più serio di affrontare la cronaca nera, i terremoti, l’affondamento della Concordia, l’evasione fiscale, la corruzione. Come se tutti avessero una gran voglia di serietà e di correttezza.
Personalmente sono convinto che questo cambiamento lascerà una traccia. Perché per gli italiani la forma è sostanza. Noi ci esprimiamo nel gusto, nell’abbigliamento, nel cibo, nella apparenza, nella moda. Anche se Monti e i suoi professori dovessero andarsene presto, ormai avrebbero lasciato dietro di sé un altro stile. Perciò quando gli attuali politici torneranno a chiedere il voto alle prossime elezioni dovranno seriamente rivedere il loro comportamento.


L'era della libertà
30 Gennaio
C’è chi ha ancora nostalgia di una società organica, dove la comunità era forte, solidale, proteggeva i suoi membri, non li lasciava mai soli. Stavi nel partito che era stato di tuo padre, nell’impresa dove lui aveva lavorato, nella chiesa dove vi trovavate tutti alla messa alla domenica, nella famiglia con i nonni, i bisnonni, gli zii, i cugini e infine nella famiglia coniugale che si formava presto, ed allevava i figli all’amore, all’ ubbidienza, al lavoro e non si rompeva mai perché l’impegno matrimoniale diceva “finché morte non vi separi”.
Questo mondo si è dissolto, è letteralmente esploso negli ultimi cinquant’anni e, al suo posto, oggi abbiamo la società che Lasch chiamava narcisista, Bauman liquida, Maffesoli dionisiaca, in cui la collettività organica, tradizionale, obbligatoria, non prevale più sui singoli individui che possono sempre scegliere se restare o andarsene. A quindici anni la ragazza si ribella a sua madre e a suo padre e loro non sanno come fare. L’insegnante può essere apprezzato, ma anche respinto. Entri in un partito e ne esci, ti sposi e divorzi. Anche la più grande forza che unisce due persone, l’innamoramento, ad un certo punto può svanire: “Non ti amo più” ed e finita. Alcuni pensano che tutto si dissolverà in un
pulverume di individui senza obblighi e senza freni.
Io non ci credo. Penso che in occidente, negli ultimi cinquant’anni sia avvenuta una rivoluzione in cui ogni persona ha scoperto la propria libertà personale, il diritto di compiere solo scelte volontarie rifiutando ciò che le viene imposto dall’esterno. Queste persone però non si sono disintegrate, non si sono abbandonate al principi del piacere immediato, continuano a provare sentimenti profondi, sono capaci di stabilire legami forti, di prendere impegni, di rispettare la parola data. Ma a condizione che non gli venga imposto, che sia frutto della loro libera volontà. Lo vediamo bene nell’amore, dove ci sono persone che vivono da anni un grande amore appassionato ma non accetterebbero che quel rapporto fosse loro imposto come obbligo, dovere .
Siamo entrati nell’epoca della libertà personale e dobbiamo ricostruire l’intera società su questa nuova base. Un compito smisurato perché siamo vissuti sempre in comunità, partiti, associazioni che ti assorbono, ti vincolano, ti obbligano. Ed ora dobbiamo imparare a costituire relazioni affettive ed istituzioni stabili fondate sul convincimento e sulla libera scelta.


La gelosia del passato
21 Gennaio
Ricordo che anni fa Vittorio Gassman mi ha detto “la forma più terribile di gelosia è la gelosia del passato”. Da allora mi sono domandato quando nasca e come possa essere guarita. Infatti nel vero l’innamoramento non esiste perché ciascuno, mentre racconta all’altro i suoi amori passati, li priva di valore. Cechov nel racconto La Signora col cagnolino ci dice in modo delizioso che “i due amanti vivevano quella fase in cui si perdonavano a vicenda ciò di cui si vergognavano nel loro passato, si perdonavano tutto nel presente e sentivano che quell’amore li aveva mutati entrambi”.
Ma non tutti approfittano del momento incantato dell’innamoramento per raccontarsi sinceramene la propria vita. Ci sono dei casi in un cui uno dei due vuol far ingelosire l’altro, gli racconta di aver avuto molti amanti, storie avventurose, di cui alcune forse non finite. In questo modo crea nell’altro una gelosia reale che poi non può più annullare dicendogli che non è vero perché , finito il momento magico dell’innamoramento, l’altro non gli crederà più.
Un risultato analogo lo ottengono quelli che invece non raccontano, nascondono le loro esperienze erotiche ed amorose. Costoro saranno poi costrette continuamente a mentire col pericolo di venire scoperti. E,
spesso, il loro amato, sentendo che qualcosa gli è stato nascosto, può diventare molto geloso di un rivale misterioso e sconosciuto.
Vi sono poi casi in cui i due amanti dicono di voler vivere totalmente nel presente, senza pensieri, senza domande. Non vogliono ricordare il passato, non vogliono sapere nulla l’uno dell’altro, se potessero non si direbbero nemmeno il nome. Perciò dopo un certo periodo di tempo, finita la fase di totale ebbrezza erotica, scoprono di esser due estranei, due sconosciuti che hanno avuto amori e amanti che ora emergono dal passato come fantasmi
Altre volte il soggetto racconta la sua vita, ma non la mette in discussione, non la critica. Dice all’altro “io sono fatto così, devi prendermi come sono”. Anche in questo caso non annulla il valore degli amori passati che continuano a pesare sul presente.
C’è solo un modo di guarire veramente dalla gelosia del passato: sperimentare fino in fondo un grande amore totale fondato sulla verità. La gelosia è una forma di rivalità e scompare quando entrambi si rendono conto che il grande amore erotico che stanno vivendo insieme è incommensurabilmente superiore a qualsiasi esperienza possano aver avuto con altri .


Mondo ideale
16 Gennaio
Nell’ultimo film di Woody Allen Midnight in Paris il protagonista è uno sceneggiatore di Hollywood che si trova a Parigi con la promessa sposa ed i suoceri. È stanco del suo lavoro, ben pagato ma banale, e vorrebbe scrivere un vero romanzo letterario. E mentre la moglie passa da un monumento, una mostra, una festa all’altra, lui va in giro di notte per la città e a mezzanotte (la mezzanotte magica delle favole) incontra le automobili degli artisti che vivevano a Parigi negli anni venti. La prima è Zelda, la Zelda di Fitzgerald, poi Cole Porter, poi Picasso che ha appena dipinto il nudo distorto della sua amante, Adriana, una donna dolcissima di cui lui si innamora. Così, sera dopo sera, al fatale rintocco egli entra nel gruppo incantato dei più grandi artisti dell’epoca: Magritte, Salvador Dalì, Luis Bunuel, fa leggere il suo libro a Gertrude Stein che lo incoraggia a proseguire e, quando la sua promessa sposa tornerà negli USA, lui non la seguirà, resterà nella Parigi del passato accanto ad una deliziosa ragazza del mercato delle pulci perché questo è il suo vero mondo.
Tutti coloro che sentono di avere un compito, cercano sempre nel passato delle figure ideali, dei modelli a cu ispirarsi.
Intere generazioni lo hanno trovato nell’Atene di Aristotele e Platone, altri nella Roma dei Cesari, altri nell’Italia del rinascimento, altri nei protagonisti della rivoluzione francese, o nei padri fondatori della Repubblica americana. Ugo Foscolo ne I sepolcri ricorda i grandi spiriti che costituiscono la patria ideale fondamento del Risorgimento. Thomas Carlyle ci invita a trovare ispirazione e forza negli “eroi” del passato.
Ciascuno di noi vive in due mondi. Uno è quello concreto, quotidiano, e l’altro quello ideale. Il mondo ideale lo costruiamo noi stessi nel corso della nostra vita raccogliendo tutte le esperienze che hanno lasciato la loro impronta positiva, le persone che abbiano ammirato, i maestri, gli amici, gli amori, i libri, i film, ed anche i gesti e le emozioni cariche di valore. Siamo noi che li scegliamo, che li ricordiamo, che con essi costruiamo la patria ideale celata al centro del nostro animo. Quando incontriamo persone che condividono anche in parte questo nostro mondo di valori proviamo una istintiva simpatia, un intenso senso di amicizia e di fiducia. E quando la corrispondenza è ancora più profonda può nascere una amicizia o un grande amore che dura.


Sfida e risposta
9 Gennaio
Leggendo i giornali di questi giorni ho l’impressione che sia quelli della maggioranza che quelli della opposizione dicano la stessa cosa. I primi elencano le tasse che gli italiani hanno accettato di portare sulle spalle, gli altri ripetono lo stesso elenco sottolineandone il peso. Tutti però condividono l’idea che, per l’attuale malattia economica la cura sia comunque la stessa, il salasso. E dopo il salasso?
Io non ho certo rimedi, posso fare solo un’osservazione storica. Tutti i processi di sviluppo economico, dall’Italia, al Giappone alla Cina, al Brasile si sono sempre presentati come un improvviso risveglio di forze imprenditoriali popolari. Milioni di operai, contadini, impiegati, funzionari fino a quel momento passivi o apatici si sono scoperti la capacità di fare, di produrre, di vendere. Si sono messi a costruire le cose che servivano nel loro tempo, tavoli, seggiole, porte, finestre, ceramiche, piastrelle, vestiti, scarpe, maglie. Altri imparavano a fare i muratori, i falegnami, gli idraulici, gli elettricisti. Altre le sarte, le cuoche, le cameriere. Ancora negli anni settanta la maglieria e la moda pronta la si faceva in mille piccole boutique o direttamente a casa propria. Io, sentendo la parola liberalizzazione immagino un
improvviso risveglio di attività. C’è uno smisurato bisogno di personale di servizio, di badanti, di autisti, di assistenti, di infermieri, di commessi, di tecnici E non se ne trovano! Perché? Perché sono considerati lavori degradanti. La ragazza che da anni aspetta il concorso pubblico per maestra d’asilo non rinuncia alla serata o al week end per aiutare una signora invalida, lo trova umiliante, sono lavori per gente dell’Ucraina o della Sri Lanka.
Poi vengono scelte le scuole sbagliate. Le famiglie mandano i loro giovani in università a carattere pseudo-umanistico-economico dove non imparano nulla che serva loro per trovare lavoro. Al loro posto dovremmo avere delle Grandi Scuole Tecniche dove si studia tutto quanto c’è di più moderno, pratico, tecnologico ed indispensabile alla vita e alla impresa moderna. Scuole pensate per le imprese in concorrenza internazionale a cui offrono le competenze di cui queste hanno bisogno per vincerla.
No, non mi basta sentir parlar di fase due, di crescita. Preferirei sentir parlare di slancio imprenditoriale, di sviluppo, di produzione e di vendita.


La reputazione
1 Gennaio
Noi tutti abbiamo bisogno di essere apprezzati, ma non possiamo darci valore da soli. Non possiamo dirci da soli “sei bravo”. Abbiamo bisogno che ce lo dicano gli altri. Fin da bambini desideriamo essere amati, elogiati dagli insegnanti, dagli amici, dai genitori. In seguito vogliamo anche essere conosciuti ed ammirati dai membri della comunità in cui viviamo. E poiché oggi viviamo in una comunità di milioni di persone vogliamo essere presenti sul web, arrivare in televisione.
Ma per emergere dobbiamo affrontare sempre la competizione. In un villaggio ci sono i pettegolezzi, i rancori personali, le invidie e le calunnie. Nelle imprese, soprattutto in quelle più grandi, c’è chi vuol fare carriera al tuo posto, quello a cui hai dato ombra, chi ti invidia. Nel campo della cultura e dello spettacolo dietro i baci e gli abbracci si nascondono lotte accanite. Ma, voi direte, ci sono anche delle persone che sono ammirate, elogiate da tutti, pensiamo ai grandi divi del cinema, della televisione, ai cantanti a certi scrittori. È vero, ma se osservate le cose più da vicino e studiate perché sono arrivate così in alto scoprite che, oltre la bravura, hanno avuto anche potenti sostegni economici o politici e, nello stesso tempo, hanno dovuto difendersi
da duri attacchi. Il tuo credito, la stima di cui godi, la tua fama, la tua reputazione sono sempre il risultato dello scontro di forze favorevoli e di forze contrarie. È come una bilancia: su un piatto c’è l’appoggio dei tuoi amici e dei tuoi ammiratori, mentre sull’altro piatto c’è la derisione, la diffamazione dei tuoi avversari. La storia ci dice che anche i più grandi artisti, anche le persone più nobili e generose, perfino i più grandi geni dell’umanità durante la loro vita sono stati oggetto di ingiustizie, di violenze e di calunnie.
In un’epoca come la nostra in cui tutto è manipolato dalla pubblicità e dal marketing, la fama il successo di un artista, di uno scrittore, di un architetto, di un medico, perfino di uno scienziato spesso vengono create artificialmente e noi seguiamo le mode come un branco di pecore. Per questo io apprezzo molto i social web, facebook, twitter e i diversi blog perché finalmente consentono di dire la propria a milioni di persone che prima non avevano voce. Contano poco, ma abituano a pensare con la propria testa e ad esprimere il proprio parere e il proprio ragionamento. E più passa il tempo e più la loro importanza cresce.


ˆ Top   



Francesco Alberoni official web site