ARTICOLI DEL "GIORNALE"

Di seguito presento una selezione di miei articoli pubblicati sulle pagine del quotidiano “Il Giornale” nel 2013


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     ANNO 2013

Governo eletto dal popolo
30 Dicembre
La scorsa settimana, su suggerimento del presidente della Repubblica, il presidente del Consiglio ha rinunciato a convertire in legge un decreto perché nel Parlamento aveva subito trasformazioni tali da renderlo totalmente difforme dall'originale. Complimenti al presidente della Repubblica e al presidente del Consiglio per averlo respinto. In realtà negli ultimi decenni buona parte dei decreti fatti dal governo per realizzare gli obbiettivi sociali ed economici indispensabili sono sempre stati snaturati da mille interventi, mille provvedimenti, mille privilegi introdotti dai deputati e dai senatori per soddisfare i più svariati interessi corporativi o locali. È questa la causa dell'enorme debito pubblico e del continuo incremento della spesa dello Stato. Negli ultimi decenni nessun governo ha mai potuto realizzare il suo programma perché il Parlamento ne ha fatto scempio. Senza una modifica costituzionale che dia autonomia all'esecutivo le cose continueranno sempre così. Perché la democrazia, come diceva Montesquieu, esiste solo quando ci sono tre poteri distinti: il legislativo, l'esecutivo e il giudiziario. In Italia ci sono solo il legislativo e il giudiziario, non il potere esecutivo. Il presidente del Consiglio e i suoi ministri sono nominati dal capo dello Stato, ma indicati dai partiti in Parlamento, da cui devono farsi approvare tutto quello che fanno. Il Parlamento inoltre può inserire nei decreti tutte le modifiche che vuole e, se il governo non cede, togliergli la fiducia. Per avere un vero esecutivo bisogna che il presidente del Consiglio sia eletto dal popolo. In seguito sottoporrà le sue proposte al Parlamento che potrà dire di sì o di no, chiedere cambiamenti, ma non stravolgere le sue decisioni. Pensavo che Renzi, quando parlava del ?sindaco d'Italia? si riferisse all'elezione diretta dell'esecutivo, ma poi, sentendolo da Fazio, ho capito che anche lui cerca una legge elettorale che lasci intatto lo strapotere del Parlamento. Allora è inutile sognare altre riforme che non potranno mai essere fatte perché solo un governo forte potrà realizzarle. E noi avremo sempre solo governi impotenti, ectoplasmi parlamentari.


Il pensiero frantumato
23 Dicembre
Nel mondo moderno e anche in Italia va sempre più prevalendo una forma di pensiero fatto di scritti brevi, di connessioni intuitive e di conclusioni frettolose: il pensiero frammentato. Lo usano i ragazzi col computer e gli adulti con i social network, con Twitter e gli sms, ma ormai domina anche nella televisione, soprattutto nel campo del dibattito politico, dove i partecipanti non espongono mai un pensiero completo con una argomentazione logica. Vengono subito interrotti da una battuta, da un filmato, da qualcun altro che si sovrappone. È vero che ci sono anche i giornali e i blog in cui è possibile scrivere articoli completi, ma i giornalisti politici, che monopolizzano la tv, riportano solo le battute più polemiche, a cui fanno seguire le risposte più cattive, trasformando regolarmente il dibattito in una chiassata. L'esposizione con argomentazione è ormai scomparsa anche in radio, dove spesso si alternano canzonette, commenti, battute oscene, sghignazzi, un chiacchiericcio senza inizio e senza fine. Anche all'università, spesso, i ragazzi per giudicare un pensiero o un autore, dicono «mi piace, non mi piace», come fanno su Facebook. E spesso non riescono a seguire un ragionamento logico per una intera lezione. Si distraggono, perdono il filo. Se il docente vuol catturare la loro attenzione, deve mostrare filmati, immagini, grafici, fare spettacolo. D'altra parte anche nelle imprese i manager ormai usano solo presentazioni visive con frasi che riportano i fatti salienti, le idee-chiave e le tappe da seguire. E alla fine non c'è nessuno che riassume tutta l'argomentazione e ne trae una rigorosa conclusione logica. È questo modo di pensare frammentato una ragione dei gravi errori che vengono compiuti sia in economia (pensiamo all'euro) sia in politica. E spiega perché spesso, dopo tanti dibattiti, le decisioni intelligenti finisce per prenderle uno solo. È fortunata l'impresa o il partito che ha un capo capace di elaborare i problemi complessi in una sintesi elementare ed arrivare ad una decisione chiara. La scienza è semplificazione, il genio è semplificazione e la verità è semplice.

Morale
14 Dicembre
Nella nostra società si scontrano due concezioni radicalmente diverse della morale, due definizioni opposte del bene e del male. La prima è fondata sulla contrapposizione fra amico e nemico. Il bene è ciò che facciamo noi, nazione, partito, religione, il male è ciò che fanno gli altri, i nemici. Per poter dare un giudizio su una persona, qualunque cosa abbia detto o fatto, devi prima sapere con chi sta. Se sta coi tuoi o ha dato un vantaggio ai tuoi sarà una cosa buona, se sta coi nemici o ha dato loro un vantaggio sarà malvagia. È la concezione che ispira «Il principe» di Machiavelli, l'Artashastra indiano e il marxismo. Questa concezione diventa unica e dominante durante la guerra in cui ci sono solo amici o nemici da uccidere, ma in certe fasi storiche penetra profondamente nella vita politica. È avvenuto nel Cinquecento e nel Seicento nella lotta fra cattolici e protestanti, poi di nuovo nel Novecento con i partiti totalitari marxista, fascista, nazista.
All'estremo opposto c'è la filosofia secondo cui invece esiste una morale assoluta che
prescinde dall'amico e dal nemico. Vi hanno dato il loro apporto Socrate e Kant. È stata successivamente incarnata nei diritti dell'uomo e del cittadino e nel pensiero liberale. Forse la formulazione più semplice e chiara è quella del filosofo americano Rawls. Egli ci dice che, per giudicare moralmente, noi non dovremmo sapere nulla né di noi, né di chi giudichiamo: se siamo uomini o donne, bianchi o neri, a che nazione, razza, partito, religione apparteniamo. Queste due tradizioni esistono fianco a fianco nella nostra società. Ma in certi momenti prevale ora l'una ora l'altra. In Italia siamo in un periodo in cui prevale nettamente la concezione amico-nemico, in cui noi ci sentiamo sempre buoni e consideriamo sempre malvagio il nemico. La lotta politica allora si involgarisce, si riempie di insulti, di oscenità e di minacce. Ed è un grave errore pensare che le parole dette in politica siano pura propaganda. La violenza verbale precede sempre quella fisica: chi urla insulti, minacce, oscenità quando raggiunge il potere diventa un tiranno e un torturatore.


Responsabilità
9 Dicembre
Che cos'è la responsabilità? Sapere che devi raggiungere certi risultati, che è tuo compito farlo e ne hai i mezzi. Un obiettivo che realizzerai solo se vi dedicherai attenzione, impegno, se ti sforzerai di operare nel migliore dei modi e, se fallirai, non attribuirai l'insuccesso ad altri, ignorando le tue mancanze ed i tuoi errori. Quando ti viene dato un incarico come dirigere un'impresa, fare il commissario tecnico di una squadra sportiva o l'insegnante in una scuola, ti assumi la responsabilità corrispondente. Ma poi potrai scegliere se fare il minimo indispensabile o, invece, cercare di migliorare tutto ciò su cui hai il potere di decidere. Che cosa deve fare un padre o una madre per il proprio figlio? Nutrirlo, vestirlo, dargli una casa confortevole, ma non basta. Occorre anche farlo sentire amato ed educarlo in modo che possa affrontare il futuro, la vita. Noi siamo responsabili anche degli effetti collaterali o di lungo termine non voluti. Una impresa può fare ottimi prodotti ma provocare malattie, inquinare. Ci sono persone che si assumono la responsabilità dei ritardi, dei fallimenti, degli errori che avvengono nella loro impresa, nella loro famiglia e dei danni che hanno provocato. Altri invece attribuiscono sempre la colpa a qualcuno diverso da loro. Il settore in cui è più facile scaricare la responsabilità sugli altri è la politica, perché in politica ciascuno cerca di dimostrare che tutto ciò che di buono è stato fatto è merito suo o del suo partito, mentre tutti gli sbagli, le malvagità, e le sciagure sono opera degli avversari politici. La responsabilità va perciò da un minimo, in cui ignori volutamente i tuoi errori e i danni che hai fatto a terzi, fino a un massimo, in cui invece studi con cura tutti gli errori fatti ed i danni provocati e cerchi di porvi rimedio. Dal punto di vista morale noi perciò possiamo considerarci persone responsabili solo quando studiamo le conseguenze delle nostre azioni, ce ne prendiamo il merito e il demerito, e facciamo quanto è in nostro potere per aumentare il bene e ridurre il male che abbiamo compiuto.


Chi ruba il merito
2 Dicembre
Quando un uomo privo di fantasia, ma molto ambizioso raggiunge una posizione di potere come fa a conservarla? Prima di tutto si circonda di persone mediocri che tiene legate a sé con il denaro, con i ricatti e con la paura. Poi creando ostacoli e impedimenti alle persone di valore e creative per rallentare la loro ascesa e costringerli a ubbidire ai suoi ordini. Il mediocre anche quando è potente, di fronte all'inventore, al creatore, prova un insopportabile sentimento di rancore e di invidia. Allora fa di tutto per ostacolarlo, per danneggiarlo, per umiliarlo. Il regista Forman ce lo ha rappresentato stupendamente nel film Amadeus, dove il compositore Salieri dedica la sua vita a odiare e a distruggere Mozart. Ma c'è il direttore di giornale invidioso del giornalista famoso, l'editore invidioso dello scrittore, il professore del suo allievo. E se, col tempo, il creatore, l'innovatore, ha tanta tenacia, tanta forza da affermarsi ugualmente allora il mediocre potente può decidere di cambiare strategia nei suoi riguardi.
Anche le persone incapaci, infatti, per
conservare il proprio potere e accrescerlo, hanno bisogno di gente creativa. Poiché non vogliono circondarsi di persone di valore che temono e invidiano, di solito comperano le loro prestazioni e poi se ne sbarazzano. Ma c'è anche chi non si fa comperare e allora il mediocre ambizioso decide di sedurlo con la lusinga, con l'inganno. Avvicina l'individuo creativo che fino a quel momento ha osteggiato, lo corteggia, gli dice che ha capito il suo genio, che lo aiuterà, basta che si lasci guidare da lui. E si dà da fare, lo sostiene, lo finanzia, si presentano insieme in pubblico, poi quando le cose sono avviate, ci va da solo e si prende il merito di ciò che hanno realizzato. Infine, quando l'opera è conclusa incomincia a trovargli dei difetti, a criticarlo, a denigrarlo finché non lo allontana, lo fa sparire e resta solo il suo nome. Molti monumenti commemorativi non ricordano il creatore, l'inventore, ma il potente che per molto tempo ha ostacolato l'inventore, poi lo ha sfruttato e, alla fine, è riuscito a farlo dimenticare e a prenderne il posto.


Radici
25 Novembre
Quando una nazione perde il contatto col suo passato, con le sue radici, quando perde l'orgoglio della sua storia, della sua cultura e della sua lingua, decade rapidamente, smette di pensare, di creare e svanisce. È quanto sta succedendo ai Paesi europei che, perso il potere politico ed economico, stanno rapidamente scomparendo come comunità creative. I Paesi scandinavi non traducono più nulla nella loro lingua, leggono tutto direttamente in inglese. In Italia stiamo per ridurre la scuola media superiore da cinque a quattro anni per copiare gli Stati Uniti. Alcuni anni fa Berlinguer ha riformato l'università copiando il modello anglosassone della laurea breve. In seguito il ministro Gelmini ha fatto una riforma dei criteri di valutazione dei professori universitari fondandola sul numero di articoli pubblicati sulle riviste anglosassoni. Tutto cio che è pubblicato in italiano non vale nulla. Molte grandi imprese italiane usano solo l'inglese e hanno perso il contatto con il proprio territorio, con le radici della loro creatività.
Nel mercato globale tutto si assomiglia: i centri commerciali, i prodotti venduti, i
programmi televisivi, i divi, i modi di vivere. Le grandi imprese monopolistiche fanno invecchiare i computer e costringono tutti a cambiarli quando pare loro. Nessuno può opporsi. Come nessuno può opporsi alla ragnatela dell'euro. Per questo non c'è più una Alta Cultura Europea e italiana, non serve pensare in grande. Arriva tutto gia pensato, digerito, omogeneizzato. Eppure nel corso della storia ci sono stati popoli che hanno evitato di essere totalmente asserviti, cancellati. Oggi sono gli anglosassoni che dominano il mondo. Ma anche la cultura greco-romana è durata quasi duemila anni. Quella cinese ha attraversato crisi gravissime ma è sempre riemersa. Il piccolo popolo ebraico pur essendo disperso in tutto il mondo e parlando tutte le lingue ha saputo conservare le proprie tradizioni, la propria identità e la capacita di pensare, di giudicare, di decidere. Solo chi conserva fortissima la propria identità è in condizione di affrontare il mondo globalizzato, di muoversi e di manovrare in esso senza farsene schiacciare.


Potere dello stato
18 Novembre
Nel corso degli anni in Italia il potere statale si è diluito e frantumato in innumerevoli potentati quasi autonomi che spesso mirano solo ad accrescere il proprio potere e a fare i propri interessi. Danno questa impressione il Senato, la Camera, i partiti che li costituiscono, il governo nazionale, le amministrazioni delle regioni speciali e non speciali, le province, i comuni, poi la magistratura nelle sue diverse forme, la Banca d'Italia, le Autorità, i sindacati, i gruppi di pressione, gli enti inutili. Tutti hanno privilegi da conservare, interessi da difendere, denaro da chiedere, e sebbene tutti invochino drastiche riforme, nessuno accetta di rinunciare a qualcosa di cio che ha già. Il processo di indebolimento e frantumazione dello Stato è avvenuto soprattutto negli ultimi decenni a partire dal 1969 quando è aumentato enormemente il potere sindacale. Poi è cresciuto il potere della magistratura all'epoca di Mani pulite, quando ha processato una intera classe politica. Nel periodo successivo, sotto la pressione della Lega alleata di Forza Italia ma anche con l'apporto della sinistra, sono aumentati i poteri degli enti locali, in particolare con la modifica del titolo quinto della Costituzione. Infine, col venire meno della solidità e della compattezza dei partiti maggiori, si è indebolito anche il governo, affidato a fragili coalizioni. È successo col governo Monti ed ora con quello Letta. I tremila emendamenti fatti sulla legge di Stabilità sono solo il simbolo di un Paese anarchico in cui, in realtà, gli emendamenti reali realizzati negli uffici dei ministeri romani e poi a livello delle amministrazioni locali e coi ricorsi, i processi, le eccezioni saranno enormemente di più, perché ciascuno affermerà il suo piccolo potere di blocco, di prelievo e di ricatto. La realtà del nostro Paese è un potere melmoso che è cresciuto con cedimenti, concessioni, con una concezione malata della democrazia. Un potere melmoso da cui non usciremo senza una riforma costituzionale che lo spazzi via, facendo votare direttamente dai cittadini un presidente del Consiglio e un governo capace di dare ordini a cui nessuno si può sottrarre.


Invidia e gelosia
11 Novembre
Molte persone confondono gelosia e invidia. Per esempio dicono: «Mario è geloso di Luigi perché ha avuto una promozione». «Rosanna è gelosa di Giulia perché è più bella». In realtà si tratta di invidia. La gelosia ha la forma di un triangolo al cui vertice ci siamo noi (gelosi), mentre agli altri due angoli la persona che amiamo e il rivale che temiamo possa portarcela via. L'espressione «sono geloso di» si riferisce tanto all'amato quanto al rivale. La gelosia non ha un solo oggetto, ma due, invece è assente il pubblico, io posso essere geloso anche nella più assoluta solitudine. L'invidia, invece, ha un oggetto solo e, in compenso, ha bisogno di un pubblico. Io e un mio amico ci siamo laureati insieme in medicina, ma mentre io non ho clienti, lui ne ha tanti e guadagna molto. Questo vuol dire che la gente (il pubblico) preferisce lui a me, lo giudica più bravo di me. Io non lo sopporto, lo invidio e allora cerco di sminuire il suo valore, mi sforzo di screditarlo. Ma non riesco a cambiare l'opinione pubblica, anzi mi dicono che sono invidioso. L'invidia è massima fra coloro che hanno attività simili ed uno sopravanza l'altro. Quindi il medico invidia un altro medico, lo scrittore un altro scrittore, il calciatore un altro calciatore e così via. E un politico? Anche il politico invidia un altro politico che ha avuto più successo di lui. Ma, a differenza dei casi precedenti, il politico può attaccare, criticare, diffamare colui che invidia senza che nessuno gli dica che è invidioso. Perché le sue critiche e i suoi insulti vengono sempre giustificati con una diversa visione politica o ideologica, come ricerca di giustizia, insomma con una motivazione nobile e razionale. Nella realtà, invece, molti politici possono essere mossi da una vera invidia personale che, in certi casi, diventa odio. Sono entrambi sentimenti, ma la gelosia nasce dal dolore personale e riguarda solo le relazioni private. L'invidia invece può essere collettiva e alimentare una ideologia rivolta contro una classe, un gruppo etnico, un partito, una nazione o una persona salita troppo in alto e che conserva una posizione eminente.


Verità
4 Novembre
Più volte ho paragonato il vero innamoramento a una bolla in cui i due innamorati si sentono finalmente liberi di dire tutto ciò che pensano, tutto ciò che sentono sicuri che l'altro li capisce. Non hanno timori, freni, inibizioni. Nella loro bolla non sono ancora ricomparsi l'inganno e la menzogna. La coppia innamorata si deteriora proprio perché non riesce a restare pura, ma a poco a poco lascia che entrino al suo interno gli interessi, i rancori, le reticenze, la competizione e la menzogna della vita quotidiana. Per questo gli innamorati devo parlare fra loro, raccontarsi tutto, dicendo sempre la verità. Mentre dicevo queste cose a una giornalista, lei mi ha obiettato: «Ma se continuano a parlarsi fra di loro, finiranno per annoiarsi». E io le ho riposto che la noia non nasce mai dalla verità. Perché la verità è sempre nuova, inattesa e gli amanti ascoltano cosa dice il loro amato sempre con un po' di batticuore. Al contrario la noia nasce dalle inibizioni, dai freni che ci poniamo nel parlare. Perché ci annoiamo nelle conversazioni ufficiali? Perché ciascuno si proibisce di dire ciò che pensa veramente per non irritare, per non offendere e quindi tutti finiamo per dire delle ovvietà e dei luoghi comuni. Peggio ancora se delle menzogne. Detta una, devi poi sempre mentire, eviti l'argomento e smetti di parlarne. È perché non si raccontano tutto che molte coppie si inaridiscono fino al punto in cui uno di loro sente il bisogno di sfogarsi con un'amica, o su Facebook. Una mia allieva, Claudia Cagliano, ha fatto una ricerca sulle lettere d'amore che due persone, che non si sono mai viste, si scambiano su Facebook. Spesso sono lettere toccanti, a volte stupende poesie d'amore che questi uomini e queste donne hanno smesso di dire al proprio amato ed ora sgorgano spontaneamente dal loro cuore verso una persona lontana che sa capirle e risponde nello stesso modo. Questo mi conferma che il vero innamoramento e la passione erotica e amorosa possono continuare per anni se i due amanti conservano la bolla incantata in cui si dicono tutto, liberamente: i loro desideri, le loro più intime emozioni, le loro paure e le loro gioie con sincerità e candore.


Esecutivo
28 Ottobre
L'Italia ha oggi gli stessi problemi che aveva la Francia prima del 1958. Anche da loro infatti c'era un sistema parlamentare in cui il governo, per qualsiasi decisione, doveva ottenere il voto della Camera e del Senato. Anche da loro qualsiasi proposta del governo scontentava l'uno o l'altro partito, l'uno o l'altro gruppo di interesse, per cui si succedevano governi di breve durata e totalmente impotenti. Dopo la terribile sconfitta in Indocina, scoppiò la guerra in Algeria dove, ad un certo punto, i coloni francesi, esasperati, si ribellarono. Il pericolo della guerra civile spinse il Parlamento a chiamare il generale De Gaulle, che si era ritirato in campagna, e gli conferì il potere di varare una nuova Costituzione. De Gaulle stese la Costituzione, che funziona ancora oggi, nella quale il presidente viene eletto direttamente dal popolo e prende le decisioni di sua competenza senza dipendere ogni volta dai capricci, dai ricatti, dai veti dei gruppi parlamentari. La democrazia funziona solo se ci sono tre poteri distinti. Quello legislativo, quello giudiziario e quello esecutivo. Come in Francia prima del 1958, noi in Italia abbiamo solo il potere legislativo e quello giudiziario. Non c'è l'esecutivo. Il governo da solo non può decidere niente, è in balia di tutti e sempre sul punto di essere spazzato via. La maggioranza dei nostri problemi è la conseguenza di questa paralisi. Per poterci riprendere dobbiamo fare due riforme indispensabili. La prima è introdurre di nuovo il sistema uninominale per cui la gente sceglie i suoi rappresentanti. La seconda è far eleggere il presidente del Consiglio direttamente dal popolo con un ballottaggio. Sarà lui a scegliersi i ministri come fa il presidente francese, come fa quello americano. Una riforma impossibile? No, facilissima, l'abbiamo già fatta per il sindaco. Perché allora nessuno la propone e nei mille dibattiti televisivi non si è mai, assolutamente mai, discusso questo problema? Perché tutti i deputati, i senatori, tutti i partiti, i partitini, tutte le correnti, tutte le lobbies perderebbero il potere di veto e di ricatto che oggi hanno. E nessuno, assolutamente nessuno, ci vuole rinunciare.


Energia
14 Ottobre
Ci sono delle persone che ti danno energia, ti arricchiscono. Altre, invece, te la prendono, te la succhiano come dei vampiri. Dopo un colloquio con loro ti senti stanco, svuotato, insoddisfatto. Chi ti prende energia, che meccanismi usa? Mi viene in mente il caso di un mio amico che quando è solo è brillante, ironico e racconta delle bellissime storie fantastiche. Ma quando c'è sua moglie, sta zitto. Si inibisce perché sa che lei disapprova le sue esibizioni pubbliche. C'è anche chi ti logora facendoci sentire in colpa. Perché si lamenta, fa capire che la causa del suo stare male sei tu, e allora tu rimugini su cosa diavolo hai fatto, ti scusi, e smetti di parlare. Questi due meccanismi li vedete all'opera nelle coppie che non vanno d'accordo. Ve ne sono altri invece tipici dei dibattiti pubblici. Ci sono delle persone che trasformano ogni incontro in un duello. Non appena aprite bocca dicono che sbagliate, vi sfidano, vi provocano. Se gli date retta, finite per discutere ore ed ore su cose che non vi interessano.
C'è invece chi vi fa apparire ignorante, appena aprite bocca lui vi sommerge con dati, statistiche, di ricerche che nessuno può controllare. Ci sono poi quelli che, quando gli fate una obiezione, vi rispondono sempre citando esempi e casi che non c'entrano niente, ma producono un'emozione negativa. Altri intervengono mentre state parlando, vi interrompono continuamente. Questi ultimi meccanismi li usano spesso i politici per logorarsi e così spesso logorano anche noi. Un'ultima categoria di persone che vi sottraggono energia è rappresentata da quelli che, quando vi incontrano, vi danno subito una cattiva notizia, oppure vi riferiscono qualcosa di spiacevole che gli altri hanno detto di voi. Che cosa hanno in comune tutti questi tipi umani? L'ostilità. C'è ostilità fra i coniugi di cui uno inibisce l'altro e c'è ostilità fra i politici che discutono in tv. Ma c'è ostilità anche in chi vi dà sempre una cattiva notizia. Perciò, quando vi accorgete che con certe persone vi stancate, vi sentite logorati, diffidate di loro. Vuol dire che vi sono ostili.


Giovani - apprendere
7 Ottobre
In una società in espansione che crea, che produce, chi è competente trova lavoro, e tutti sono stimolati a imparare, a fare meglio. I genitori insegnano ai loro figli l'autodisciplina e gli insegnanti, convinti che quello che insegnano sia importante per la vita dei loro allievi, si prodigano, sono esigenti. I ragazzi crescono credendo che ci sia un ordine nel mondo, che l'applicazione e la buona volontà vengano riconosciute e premiate. Quando invece la società attraversa un lungo periodo di disoccupazione giovanile come quello in cui stiamo vivendo, i genitori non sono più sicuri di essere nel giusto insegnando un'autodisciplina rigorosa, gli insegnanti si sentono demotivati e i ragazzi sono pieni di dubbi sull'utilità dello studio. Molti di loro, non credono più che vi sia rapporto fra merito e ricompensa. E poiché sono giovani e pieni di vita, non vanno in depressione, ma hanno un'illusoria impressione di libertà, diventano pigri e arroganti. È un processo che deve essere fermato a tutti i costi.
Guardandomi intorno mi sono accorto che sono avvantaggiati i giovani che hanno
avuto un'educazione tradizionale, genitori attenti e scuole serie. Trovano lavoro con più facilità perché non sono soltanto più preparati, ma sono anche più attenti, più adattabili, più capaci di apprendere. E mi sono convinto che una scuola seria e una esperienza di lavoro hanno un effetto decisivo sull'intera esistenza. Chi arriva a trent'anni senza averla provata avrà sempre difficoltà di inserimento. Non potendo riformare l'intero sistema educativo cerchiamo perlomeno di intervenire su questo punto. Investiamo nelle scuole tecniche e professionali che sono in stretto rapporto con il comparto produttivo della zona. Rigeneriamo le competenze del made in Italy che vanno perdute. Conosco diverse imprese o consorzi di imprese che finanziano questo tipo di formazione professionale assicurandosi il ricambio delle loro maestranze esperte. Ricordiamo che siamo in un paese in cui l'alta cultura si è sempre espressa in opere e manufatti pregiati e che potrà riprendersi solo puntando sull'alta qualità.


Volpi e leoni
30 Settembre
Ci sono delle persone che sono accomodanti, portate alla transazione, agli accordi. E ve ne sono altre invece intransigenti e dure, rigide. Le prime desiderano essere amate, cercano di accontentare tutti. Le altre non desiderano essere amate, ma essere temute. Quando hanno una posizione di comando vogliono vedere gente che ubbidisce prontamente, e sono spietate con i nemici. Vi sono delle formazioni sociali, chiese, partiti, sette, che favoriscono il formarsi di questo tipo di personalità autoritaria: i partiti totalitari, le sette fanatiche, i gruppi terroristici, le mafie. Perché hanno una disciplina spietata, educano all'odio contro un nemico e insegnano come diffamarlo, distruggerlo socialmente prima di eliminarlo fisicamente. Durante la rivoluzione francese, prima di ucciderla, hanno denigrato nel modo più abominevole Maria Antonietta. Lo stesso hanno fatto i sovietici con i piccoli proprietari terrieri, i kulaki, prima di sterminarli. Anche nella nostra vita democratica ci sono sempre state persone e gruppi di questo tipo che, se non possonouccidere fisicamente un avversario, fanno di tutto per distruggerlo socialmente. Buona parte della comunicazione politica italiana è fatta di continue feroci accuse che sono diventate sempre più volgari e brutali. E oggi esiste una parte della popolazione che arriva a disprezzare e odiare la politica e i politici. È in questo clima che è nato il Movimento a Cinque Stelle che ha come programma politico quello di annientare il sistema parlamentare e instaurare una regime totalitario. Grillo lo dice nel suo blog, come del resto aveva fatto a suo tempo Hitler nel suo libro Mein Kampf. L'Italia attualmente sta attraversando un periodo di conflitto, di incertezza, di disordine, di paura. E la storia insegna che in queste circostanze finisce per affermarsi il gruppo politico più duro, più compatto e più spietato. Pareto distingueva, nelle élites politiche, le volpi e i leoni. E ci ricordava che, dopo un lungo periodo di dominio delle volpi con le loro manovre, le loro astuzie e i loro raggiri, arrivano i leoni.


Renzi è un capo carismatico?
21 Settembre
Noi diciamo che una persona ha carisma quando ha ascendente, ispira simpatia e forza, quando infonde negli altri entusiasmo ed è capace di condurli verso una meta. Ma bastano queste qualità per fare un capo carismatico? No. Perché ci sia un capo carismatico occorre ci sia un movimento collettivo creato da lui e che lo esprime. Bisogna che egli abbia spezzato l'ordine esistente, dato origine a una forza politica nuova, solo allora la sua personalità ne emerge trasfigurata. Berlusconi, prima di Forza Italia, era solo un televisionario, un tycoon. Dopo è diventato un leader carismatico adorato e odiato. Grillo era solo un comico, oggi è un condottiero amato e temuto. Matteo Renzi ha tutte le caratteristiche della personalità carismatica, attrae spontaneamente le folle, piace, convince, crea entusiasmo. Quando ha partecipato alle primarie, milioni di persone - a sinistra come a destra - erano pronte a votarlo e avrebbe vinto le elezioni. Ma è stato fermato dall'apparato del partito, lui non ha rotto con il passato, non ha creato un suo nuovo personale movimento, del Pd. I dirigenti del suo partito vogliono utilizzarlo come condottiero per la campagna elettorale perché lo considerano capace di prendere anche i voti dei berlusconiani e dei grillini delusi. Ma le cose sono cambiate e se non gli lasciano esprimere tutte le sue potenzialità e i suoi progetti innovativi, non riuscirà più a prendere i voti di coloro che non amano il Pd. Lui lo sa e vuole conquistare la segreteria del partito, poi fare saltare i confini del Pd, rinnovarlo e andare alle elezioni come capo carismatico portatore di un sogno capace di attrarre milioni di persone deluse, spaventate e in attesa di un grande rinnovamento. Ma è possibile una cosa simile nella sinistra dove il partito è sempre stato considerato superiore a un capo? È quasi impossibile. Comunque solo se Renzi riuscirà a realizzare il suo progetto di rottura e di apertura diventerà un capo carismatico. Se non riuscirà, potrà al massimo diventare un normale segretario del partito come lo sono stati Veltroni, Franceschini e Bersani.


Emigrazione
9 Settembre
Per evitare i viaggi rischiosi dei clandestini
Tutte le popolazioni del mondo sanno dalla tv e da internet che se vuoi emigrare in Europa devi arrivare al Mediterraneo, imbarcarti su una carretta del mare e cercare di raggiungere l'Italia.
Quando gli italiani ti avvistano, ti vengono a salvare, ti rimorchiano in un loro porto, ti curano, ti rifocillano e ti fanno sbarcare in una gara di solidarietà. Verrai poi accompagnato in un centro di accoglienza da cui però potrai facilmente allontanarti. È per questo motivo che ci sono tanti viaggi rischiosi verso le nostre coste.
L'Italia ha una popolazione invecchiata, bassa natalità, i giovani hanno poca voglia di fare lavori manuali e quindi c'è posto per molti immigrati che si adattano a svolgere tutti i tipi di mansioni.
Ma ora siamo in recessione, manca il lavoro per tutti. Aumenta il pericolo che i clandestini più giovani vengano reclutati dalla criminalità. Teniamo inoltre presente che entro alcuni decenni la popolazione giovane di origine italiana verrà superata da quella delle etnie venute dal mondo africano e asiatico con lingue, costumi,
religioni diverse, quindi con problemi di integrazione. Sarebbe meglio avere un afflusso graduale.
Finché in Egitto, Libia e Tunisia c'erano dei governi stabili lo Stato italiano faceva con loro accordi perché impedissero ai mercanti di reclutare i migranti e di imbarcarli. Oggi, dopo la primavera araba i governi sono instabili e gli accordi sono saltati. Immediatamente si è diffusa in tutto il mondo la notizia, e i viaggi rischiosi sono aumentati.
Cosa fare? Con l'appoggio dell'Europa fare nuovi trattati coi governi mediterranei in carica, dando loro mezzi e finanziamenti perché blocchino i mercanti e creino dei centri che assistano, anche giuridicamente, i migranti. Noi però, quando avvistiamo le loro barche dobbiamo fornire ogni tipo di assistenza, ma poi rimorchiarle nei paesi da cui sono partite affidandole alla cure di questi centri.
Se le barche non tengono il mare, usiamo le nostre navi. Non facciamogli mettere piede da clandestini in Italia. Anche questa notizia in poco tempo farà il giro del mondo e le partenze rischiose si ridurranno.


Carisma
2 Settembre
Perché è così difficile sostituire Berlusconi, trovare uno che, in caso di impedimento, prenda il suo posto a capo del Pdl e di Forza Italia? Perché prima di lui non esistevano né Forza Italia né il Pdl. Lui e il suo movimento sono nati insieme e continuano ad avere un'identità comune. I suoi elettori hanno con lui un rapporto personale di fiducia, di attaccamento. È un fenomeno che avviene sempre nei cosiddetti «partiti personali», cioè, in termini sociologici, nei movimenti collettivi che hanno un capo carismatico.
Quindi non solo in Forza Italia con Berlusconi, ma anche nella Lega con Bossi e nei Cinque stelle con Grillo.
In Italia, dopo la scomparsa dei partiti storici Dc, Psi, Psdi, Pri, e Msi - è rimasto un solo partito di apparato, il Pds, poiché conservava l'impronta del partito comunista che è sempre stato concepito come «Il Partito», superiore a qualsiasi suo membro.
Invece, nei partiti nati da un movimento, l'adesione al partito passa attraverso il rapporto emotivo col capo. Ed è un legame simile all'innamoramento:
l'elettore può essere deluso, amareggiato, sdegnato, rifiutarsi di votare, astenersi, votare per rabbia un altro partito, ma è difficile che si innamori di un altro leader.
I rapporti affettivi col capo carismatico di solito durano a lungo. In Francia, anche dopo la morte a Sant'Elena, metà dei francesi continuava ad avere nostalgia di Napoleone.
Pensate al culto che c'è ancora oggi per Lenin, Fidel Castro, Che Guevara. E conta poco anche l'assenza fisica. Nelson Mandela fu imprigionato per 27 anni dal 1963 al 1990 ma i suoi continuarono a battersi al grido di «Mandela libero».
I leader carismatici non vengono designati o eletti. Emergono dai movimenti di cui sono ad un tempo gli artefici e il prodotto e il carisma è quasi una qualità fisica, corporea, che non si trasmette designando qualcuno. A volte è più facile che si trasmetta in via ereditaria, come nelle monarchie. Nel caso di Berlusconi nonostante il bunga-bunga, la condanna e forse domani la prigione, è estremamente probabile che il capo carismatico resti lui.


La vendetta
26 Agosto
Vi sono delle persone che, quando hanno ricevuto un torto, lo ricordano a lungo e se, ci ripensano, il rancore si risveglia come fosse attuale. Quando ne parlano percepisci la loro collera e il loro desiderio di vendetta. Vi sono invece delle persone che hanno ricevuto torti anche più gravi, ingiustizie che hanno profondamente influenzato la loro vita, ma in loro a poco a poco il ricordo sbiadisce. Se gliene parlate ricordano i fatti ma non le emozioni provate e non sentono più il desiderio di giustizia, di rivalsa, di vendetta.
Che cosa differenzia questi due tipi umani? Coloro che ricordano i torti di solito sono personalità competitive e invidiose che stanno male se qualcuno li sopravanza o ha più successo, perché è come se lo togliesse a loro. Di solito sono critici, diffidenti, pronti all'accusa e allo scherno. Vedono dappertutto malvagità e complotti. Quando hanno un nemico provano un vero piacere a fargli del male, a farlo soffrire. Se qualcosa va loro male, se non hanno il successo che speravano, se non sono promossi alla carica che agognavano, trovano sempre un responsabile e se lo
ricordano per tutta la vita. Non dimenticano e non perdonano.
Gli altri, quelli che non ricordano e non cercano la vendetta, possono essere ambiziosi, ma non sono mai competitivi e invidiosi. Non se la prendono con chi li sopravanza, con chi ha successo e se qualcuno li ostacola non gli viene neppure in mente di fargli del male. Quando non ottengono il risultato desiderato o quando perdono un lavoro o una carica non continuano a ripensarci e non cercano un colpevole. Così a poco a poco diluiscono il ricordo fra gli altri ricordi e dimenticano perfino le persone che hanno fatto loro intenzionalmente del male.
Coloro che dimenticano sono più numerosi di quelli che ricordano perché la mente umana spontaneamente tende a dimenticare. Chi ci fa ricordare gli odi, i rancori, le ingiustizie è la società. Il dovere della vendetta viene trasmesso ereditariamente nel clan e anche gli odi politici sono collettivi, rinnovati dalle commemorazioni, dalle manifestazioni. Poi alla fine anche su questi scende l'oblio, ma talvolta occorrono secoli.


Democrazia e mondo islamico
19 Agosto
Quante speranze aveva suscitato la primavera araba! Invece abbiamo una guerra civile in Siria, instabilità politica in Libia e in Tunisia e l'incubo di una guerra civile in Egitto.
Non basta rovesciare un tiranno e fare le elezioni per avere la democrazia. L'essenza della democrazia è la dichiarazione universale dei diritti dell'uomo che proibisce di discriminare fra persone di idee e fedi diverse e rispettare i diritti politici delle minoranze. Questo principio non c'è tradizionalmente nei Paesi islamici in cui il potere politico coincide con quello religioso. E i nostalgici del passato, gli islamisti, anche oggi, raggiunto il potere, impongono la legge religiosa, la sharia, a tutti.
Fino a pochi decenni fa in numerosi Paesi islamici erano al potere élite occidentalizzate. In Turchia il partito di Ataturk, in Iran lo Scià, in Algeria il Fln, in Egitto e Siria il partito Baath. Poi sono sorti e andati al potere i movimenti islamisti. In Iran hanno creato una teocrazia, in Sudan dittatura, in Algeria dopo aver vinto le elezioni, hanno fatto massacri.
E anche in Egitto i Fratelli musulmani, dopo aver vinto le elezioni, stavano imponendo
una costituzione islamista basata sulla sharia.
Ma questo Paese era culturalmente più moderno e milioni di persone si sono ribellate riempiendo di nuovo piazza Tahir dopo di che l'esercito, tradizionalmente laico, ha preso il potere. I Fratelli musulmani hanno invaso le piazze e i militari hanno reagito con violenza. Ma i Fratelli musulmani sono un movimento rivoluzionario perfettamente organizzato e continuano la mobilitazione anche armata. Esiste perciò un reale pericolo di guerra civile.
L'unica speranza è che la componente moderata dei laici, dei militari e dei Fratelli musulmani, prevalga sui fanatici e riesca ad avviare negoziati che portino alla pacificazione e a nuove elezioni. Ma questa volta i Fratelli musulmani dovrebbero accettare di andare al voto con un programma che esclude tassativamente uno Stato fondato sulla sharia. Solo così avremmo anche in Egitto una vera democrazia e sarebbe una svolta epocale destinata ad influenzare anche tutti gli altri Paesi islamici.


Magistratura
12 Agosto
Panebianco ha messo in evidenza che la magistratura ha un potere maggiore della politica. Lo ha acquistato all'epoca di Mani pulite, distruggendo per via giudiziaria i quattro partiti che avevano governato l'Italia per decenni: la Democrazia cristiana, il Partito socialista, quello socialdemocratico e quello repubblicano. La magistratura non avrebbe potuto farlo se non ci fosse stata una rivolta popolare contro la corruzione, in cui Di Pietro divenne un vero e proprio capo carismatico.
L'incontro fra la condanna popolare e la condanna giudiziaria produsse nella classe politica uno stato di panico ed un senso di colpa e di indegnità per cui, nel 1993, il Parlamento rinunciò ad una parte sostanziale della immunità parlamentare sopprimendo la richiesta di una previa autorizzazione per sottoporre i parlamentari a procedimento penale e l'obbligo di richiedere l'autorizzazione per dare esecuzione ad una sentenza di condanna. La magistratura apparve come l'unica forza pura e purificatrice e da allora si dice che le sue sentenze non vanno discusse, cioè che non sbaglia mai. Aggiungiamoci
che per venti anni la sinistra l'ha sostenuta quando processava un suo nemico politico. Ma sbaglia Panebianco pensando che non ci sia nulla da fare se non creare un diverso corso di studi in cui «si iniettino dosi massicce di sapere empirico e in cui si riequilibra il formalismo giuridico con competenze economiche e statistiche». È come dire: visto che ha il potere, diamole le competenze per governare meglio.
No, io credo che l'eccesso di potere della magistratura vada corretto mettendo anche nella nostra Costituzione i tre poteri di cui parlava Montesquieu: il legislativo, il giudiziario e l'esecutivo. Oggi non c'è un esecutivo, il presidente del Consiglio non conta nulla, il governo è in balia di tutti i capricci del Parlamento. Occorre creare un esecutivo eletto dal popolo che abbia il potere del presidente americano, o di quello francese, o del primo ministro inglese. Esso prenderebbe decisioni rapide e definitive su innumerevoli problemi che oggi si trascinano nell'incertezza e che finiscono sempre di più nelle mani di una magistratura sovraccarica e inefficiente che aumenta così il suo potere.


Fantasie femminili
29 Luglio
Tutti noi sappiamo che le donne hanno maggior senso pratico degli uomini. Però non sempre ricordiamo che nel campo amoroso hanno molta più fantasia dei maschi, sono capaci di vivere - a un tempo - nella realtà e in modo immaginario, dove realizzano fantasticamente i propri desideri amorosi ed erotici. Quando a una donna piace molto un uomo fa su di lui molte fantasie, immagina molti modi di incontrarlo, di parlargli, pregusta le esperienze erotiche. D'altra parte se lo desidera veramente, una volta o l'altra può trovare la possibilità di avere almeno un rapporto erotico con lui.
L'uomo no. Può provare attrazione e desiderio sessuale ma, se capisce che la donna è al di sopra delle sue possibilità, lascia perdere. L'uomo non fantastica, guarda la pornografia dove scorre un'infinità di atti sessuali tutti di persone anonime. È il puro sesso, l'opposto della esperienza fantastica della donna che immagina sempre una relazione concreta, con una persona concreta.
Una donna può amare un uomo anche solo con la fantasia per moltissimi anni, talvolta
tutta la vita. E in certi casi, può cercare di trasformare questa fantasia in realtà. È con la fantasia che la donna si prepara a un incontro amoroso. Immagina e pregusta l'incontro curando tutto ciò che può aumentare la sua bellezza, che può piacere al suo uomo, dal vestito, all'intimo, al trucco, al profumo, alla gestualità. E se lo ama, o convive o è sposata con lui, lo farà per anni e anni rendendo bello anche l'ambiente in cui vivono.
Ma proprio perché ha immaginato tante situazioni, tante soluzioni, tante cose belle, quando queste non si realizzano ne resta delusa, amareggiata. Allora diventa ambivalente verso il suo uomo, lo ama ma si rimprovera di amarlo, e a poco a poco il suo eccitamento erotico, il suo amore diminuisce, si spegne.
È per questo che la donna rompe bruscamente una relazione anche quando è durata a lungo. Perché ha accumulato delusioni fino a punto in cui non riesce più a sopportarle. L'uomo di solito rompe una relazione quando ha un'altra donna. La donna quando ha visto frustrati i suoi sogni e non ha più voglia o energia per ritentare.


Giovani e futuro
22 Luglio
Da alcuni anni i giovani si sentono continuamente ripetere in tutti i telegiornali, in tutti i dibattiti politici dalla mattina a tarda notte che per loro non c'è lavoro e che non ci sarà per chissà quanto tempo ancora. In questa situazione, alcuni hanno smesso di studiare, fanno lavoretti, si fanno mantenere dai genitori. Altri studiano solo materie tradizionali e partecipano ai concorsi pubblici anche se ci sono diecimila candidati per un solo posto. Una minoranza si agita nel tentativo di vivere di attività creativa, di diventare giornalista, scrittore, pittore, di lavorare con la televisione, col cinema. Ma la depressione chiude le strade, non c'è mercato, migliaia di loro mettono i loro libri, le loro musiche, i loro documentari in internet come i naviganti lasciavano il loro messaggio in un bottiglia.
Quale sarebbe allora la via da seguire? Mi vengono in mente tre strade: studiare, conoscere il mondo, fare oggetti materiali. Però studiare ciò che è all'avanguardia, più nuovo, ciò che incorpora le conoscenze scientifiche e le tecnologie più avanzate.
Bisogna conoscere perfettamente l'inglese, usare internet per trovare le scuole e i master da seguire, per partecipare ai programmi tipo Erasmus. La seconda strada è conoscere fisicamente il mondo. Però non come turisti ma andandovi a studiare, a fare stage in grandi imprese o a lavorare anche facendo lavori umili. E poi visitando biblioteche, università, industrie, centri di ricerca. La terza strada infine è esprimere la propria creatività nel campo degli oggetti materiali avendo sempre di mira l'altissima qualità e il mercato estero. Questo tipo di creatività è un dono che abbiamo sempre avuto noi italiani.
Lo so che le tre strade indicate richiedono uno sforzo prolungato e non assicurano subito un lavoro come un posto di vigile urbano o di funzionario di banca. Ma ti fanno entrare nell'élite internazionale di un mondo globalizzato formata da persone che sanno e sanno fare. A loro si apriranno le porte in qualsiasi Paese del mondo e daranno un forte impulso anche allo sviluppo del nostro Paese.


Impresa
15 Luglio
Un Paese senza imprese produttive è condannato alla decadenza e alla miseria. Non solo sul piano economico, ma anche su quello artistico, culturale e della vita civile. Perché l'impresa è l'unica formazione sociale in cui si incarna la razionalità moderna, quella in cui le risorse che entrano escono arricchite di valore. L'impresa è un'entità in cui tutte le operazioni compiute da tutti i suoi addetti - dall'amministratore delegato al tecnico, all'operaio - vengono sempre progettate, realizzate e monitorate in modo che, in ogni punto dalle filiera, si raggiunga il valore desiderato.
In una fabbrica di pasta, il processo incomincia sul campo, dove gli agronomi studiano il tipo di semente, il tipo di terreno, il modo corretto di coltivazione per avere il grano più ricco, per fare le miscele più adatte che poi, macinate nel modo corretto, consentono di ottener il prodotto migliore. Un immenso ciclo trasformativo di cui si avvantaggiano l'agricoltura, il consumatore e il lavoratore, e che dà i profitti con cui fare nuovi investimenti.
Questo sistema viene costantemente
migliorato dagli stessi tecnici dell'impresa, che perciò sono tutti artefici e tutti responsabili del suo progresso. Se anche un solo bullone si surriscalda, interviene subito l'operaio che chiama gli ingegneri che correggono il difetto.
Nel sistema politico, invece, se qualcosa non va invece si deve fare una legge che viene stesa da legulei che non si riferiscono ad una realtà concreta. E la legge rimanda sempre ad altre leggi, ad altri commi, ad altre autorità. Il sistema giuridico è formalmente razionale, ma non è fondato sul principio costi-benefici. Non monitora mai i suoi effetti, e non ha al suo interno meccanismi correttivi.
Solo la razionalità dell'impresa è fondata sul calcolo puntuale costi-benefici dove, se i costi superano i benefici, l'impresa fallisce. Oggi in Italia le imprese vengono schiacciate dalla recessione, c'è disoccupazione, crollano i consumi e gli investimenti. Ma il sistema burocratico-giuridico continua a funzionare immutato. Non saremo più un grande Paese industriale però restiamo la patria del diritto.


Società liquida
8 Luglio
Molti studiosi, molti intellettuali credono alla teoria di Bauman secondo cui la nostra società è «liquida» cioè non ha più strutture forti, legami duraturi, desideri, progetti, speranze. In essa tutto è liquido, labile: certezze, patti, impegni, amori. L'individuo, separato dalle formazioni sociali, nazione, razza, famiglia, chiesa, partito, impresa, coppia, si preoccupa solo del suo benessere individuale, del suo piacere immediato, della chiacchiera, dei consumi usa e getta.
Molte delle osservazioni di Bauman sono vere, ma nel complesso la sua è una teoria ideologica, falsa. Da vecchio marxista rivoluzionario, Bauman descrive il presente come qualcosa di miserabile, meschino, corrotto, gretto, marcio, e quindi destinato a essere spazzato via dalla rivoluzione. Come facevano i primi cristiani che aspettavano l'apocalisse, poi i comunisti, i nazisti, i fascisti, gli integralisti islamici e, oggi, quelli del movimento a cinque stelle.
Se invece osserviamo la realtà vediamo che, nonostante la recessione, la gente è attaccata al proprio posto di lavoro e gli imprenditori sono impegnati nel
conservarglielo.
Il terremoto in Emilia ha mostrato che c'è un'altissima solidarietà fra imprenditori e maestranze. Tutti si sono uniti per far fronte alle difficoltà, per ricostruire. E lo stesso è avvenuto nei paesi alluvionati, dove la gente si è prodigata per far risorgere ciò che era devastato e per aiutare coloro che avevano più sofferto. E si e visto che la famiglia italiana è compatta, i suoi membri si aiutano moltissimo fra di loro. Inoltre, non è vero che i simboli e i valori di riferimento sono scomparsi. Il presidente della Repubblica è rispettato e amato dal popolo italiano, e il nuovo Papa Francesco è stato accolto con commovente entusiasmo. Non è vero che gli italiani sono isolati. Sono legati alla loro città, alle loro istituzioni, alle loro abitudini, alle loro feste, coinvolti in una rete di associazioni, di onlus, di gruppi sportivi e artistici, hanno un numero enorme di relazioni personali e in rete. Anche l'amore certe volte è liquido, come sempre, ma semmai in questo periodo tende a ritornare solido e appassionato.


Amore
1 Luglio
Una giornalista svizzera mi ha posto questa domanda: «In due parole, mi dica cos'è l'amore». Ed ho risposto: «Il bisogno di stare con chi ti completa». Pensiamo alle espressioni usate dagli innamorati «tu sei il mio cuore, la mia anima, la mia vita». Ma questa esperienza l'abbiamo solo quando l'amore è intenso, passionale, quando siamo innamorati. Noi ci innamoriamo poche volte nella vita perché l'innamoramento è una rivoluzione che facciamo quando siamo stanchi del passato, quando siamo mutati interiormente, quando è cambiato l'ambiente in cui ci troviamo, quando stiamo male con le persone con cui viviamo e non riusciamo più a realizzare i nostri desideri profondi ad esprimere le nostre potenzialità. Allora cerchiamo chi ci completa e con lui ricominciamo una nuova vita.
Che cos'è, in definitiva, l'innamoramento? Un tentativo di rinascere, di ricreare il proprio mondo attorno ad un nuovo centro. Lo stato nascente dell'innamoramento è, tanto fisiologicamente come mentalmente, un processo di ringiovanimento. Questa tendenza della mente non cambia nel
tempo. Noi ci innamoriamo a venti, a quaranta, a sessant'anni e possiamo innamorarci anche da vecchi, a ottanta. La differenza è che i giovani possono effettivamente ricostruire la propria vita con il proprio amato. Per i vecchi è più difficile. Ricordo un imprenditore di ottant'anni che si era innamorato di una donna di cinquanta e voleva cambiare vita. Ma la moglie, i fratelli ed i figli hanno minacciato di farlo interdire, lo hanno fatto ricoverare, lui ha rinunciato e pochi mesi dopo è morto. Invece attori e personaggi famosi anche da vecchi hanno divorziato e si sono risposati. Ma la libertà può venire anche dalla mancanza di ricchezza e di potere. Nelle case di riposo dove i vecchi non dipendono più dal tessuto famigliare, si innamorano e formano delle coppie innamorate. Molti deridono questi amori senili, li considerano patologici, sintomi di deterioramento mentale. Io vi vedo invece il segno della straordinaria plasticità della mente umana, della sua capacita di ricrearsi continuamente, la prova della sua volontà di vivere intensamente fino all'ultimo, e di rinascere.


Il gruppo
24 Giugno
Nel libro Psicologia delle masse a analisi dell'Io, Freud spiega che le folle, le masse e i partiti si formano quando tutti si identificano con una sola persona, il capo. Dopo di che si identificano orizzontalmente fra di loro. Molti sociologi ancora oggi spiegano in questo modo la formazione dei movimenti collettivi. Questo modello sembra tagliato su misura per il Movimento Cinque Stelle, dove Grillo è il capo carismatico, l'unico ammirato ed amato da tutti i suoi seguaci, che comunicano continuamente fra di loro e con lui attraverso il web.
Ma la teoria di Freud è sbagliata e non può spiegare il formarsi di strutture sociali durature. Lo dimostra il fatto che milioni di persone possono identificarsi con un divo (attore, cantante o calciatore) ma poi non formano una comunità. Il movimento collettivo che genera un partito, invece, si forma dal confluire di migliaia di persone che si incontrano, discutono, si abbracciano, si amano e, animati da una fede ardente, progettano una società futura.
Essi si riconoscono nel capo carismatico
perché dà voce alle loro speranze, ai loro sogni. Egli vive in mezzo a loro. Sceglie fra di loro i suoi più stretti collaboratori, i suoi ufficiali e, insieme, coloro che potranno poi diventare parlamentari o ministri.
Grillo invece non ha creduto all'importanza dei rapporti umani personali, delle emozioni, dalla vita in comune. Ha puntato sul web. L'unico contatto fisico con i suoi militanti lo ha avuto sulle piazze e nello Tsunami tour. E, nel corso degli anni, non ha raccolto attorno a sé dei luogotenenti capaci e fedeli con cui organizzare il movimento. I suoi militanti hanno eletto i parlamentari col computer, senza conoscerli. E neppure lui li conosce, non sa chi siano, non se ne fida.
Grillo, nonostante abbia migliaia di seguaci, è assolutamente solo, senza nemmeno un gruppo di amici competenti e fidati che lo aiutino a gestire il partito e ad avere rapporti con il resto del sistema politico. È perciò costretto ad occuparsi di tutto e di tutti, correndo da una parte all'altra. Finché potrà.


Disoccupazione giovanile
17 Giugno
Una delle gravi conseguenze della disoccupazione giovanile è il disordine educativo. Quando la prospettiva di lavoro si allontana oltre i trent'anni, i genitori non sono più sicuri di essere nel giusto insegnando un'autodisciplina rigorosa, e gli insegnanti non sanno più se quello che hanno insegnato oggi sarà sufficiente il giorno in cui i loro allievi andranno a lavorare. Così si crea un abisso fra il mondo giovanile e quello adulto. Molti ragazzi hanno un'illusoria impressione di liberta e di onnipotenza. Sono arroganti e sguaiati perché pensano che non incontreranno mai una resa dei conti. Vivono nell'illusione che qualcuno continuerà a occuparsi di loro e che il futuro sarà simile al presente.
Solo chi entra in contatto col mondo reale, adulto, produttivo acquista personalità, autodisciplina e capacità di progettare. Mi vengono in mente due ragazzi che aiutano il padre. Mi fanno accomodare, mi danno spiegazioni, mi indicano i prezzi. A bassa voce, con garbo. Sanno che il cliente si può irritare, se ne può andare. Sanno che la vita è piena di ostacoli e di avversità. Ma si comportano nello stesso modo alcuni
extracomunitari che hanno avuto un'educazione tradizionale e sono lavoratori ubbidienti, coscienziosi, precisi. Inoltre si adattano a ogni tipo di lavoro e continuano a studiare, perché sanno che si sale lentamente.
Il sociologo Vilfredo Pareto osserva che i membri dell'élite in decadenza sono deboli, abituati alla vita comoda, rassegnati e pigri. Invece i membri della élite emergente, quella che si affermerà domani, emergono dal basso, dove è più dura la lotta per l'esistenza. Perché riesce chi ha una motivazione inflessibile, chi ha conosciuto la miseria e la disperazione. Chi ha giurato di non tornare indietro. Chi sa che devi imparare sempre, adattarti sempre, che devi resistere alle avversità e che, alla fine, vince chi e più tenace e sa fare le cose meglio.
Noi non possiamo illuderci di rifare il sistema educativo. Pero le due élite di Pareto possiamo tenerle presenti e, nei limiti delle nostre possibilità far sì che anche in Italia ci sia un'élite emergente che domani sappia ridare slancio alla economia e a tutta la vita sociale.


I partiti
10 Giugno
Quando si è formata la Repubblica italiana sono riemersi i partiti esistenti negli anni Venti, all'origine del fascismo, tipici di un epoca in cui il partito si considerava non solo l'interprete ma anche la guida e l'educatore delle masse. Compito diventato ancora più importante con il suffragio universale. L'archetipo a cui tutti più o meno facevano riferimento era il partito comunista, un potente apparato che educava i militanti fra cui poi selezionava i fedelissimi che avrebbero fatto carriera nel partito e nello Stato. Alle elezioni il popolo votava i designati del partito che in parlamento avrebbero eseguito le decisioni della direzione
Il partito-apparato ha incominciato a scricchiolare quando sono stati eliminati per via giudiziaria Dc, Psi e Pli e sono nati i movimenti Lega e Forza Italia dove si fa carriera stando nell'enclave del capo carismatico. Questi capi carismatici, per essere ubbiditi dai loro parlamentari hanno dovuto fare un legge elettorale (il porcellum) in cui fanno eleggere solo chi vogliono, con la minaccia di non farli rieleggere la volta successiva. Una legge
che andava bene anche alla direzione del Pd che non poteva più contare sull'ideologia. Andrà ancora meglio per Grillo che sceglie i suoi miliziani e li caccia quando vuole.
Dei vecchi partiti d'apparato, in Italia, oggi resta solo il Pd in cui però cominciano a farsi strada dei leader osteggiati dalla direzione ma scelti dal popolo, come dimostra il caso di Renzi. Molti le considerano scaramucce interne. Io credo invece che siano il sintomo di una tendenza generale: la gente non vuole più dare la delega a un partito, vuole votare una persona concreta, vedere cosa fa e poi mandarla via se ha fatto male. Avviene col sindaco e col presidente della regione ed è pronta a farlo a livello nazionale votando o il presidente della Repubblica, come in Francia, o il presidente del Consiglio come il sindaco. Ma la vecchia direzione del Pd non lo tollera perché sa che, se vota il popolo, non c'è più bisogno del partito. Eppure l'epoca dei partiti-apparato , dei comitati centrali è finita. Il popolo vuole decidere chi eleggere e chi mandare a casa, e lo farà.


Uomini che uccidono le donne
3 Giugno
È vero che numerosi uomini uccidono le donne quando vengono lasciati. Fa parte del femminicidio. Lo fanno perché hanno una concezione patologica dell'amore. Ma qual è la concezione sana, normale dell'amore? Per esporla userò un esempio: due amanti, proprio quando si amano più profondamente, sentono continuamente il bisogno di chiedersi «mi ami?» e di dirsi l'un l'altro «ti amo». Lo fanno perché sono gelosi? No. Perché sono incerti del proprio amore? No. Lo fanno perché sanno che l'amore è libertà e la libertà non può essere frenata, imprigionata, è un continuo scegliere.
La liberta è il presupposto essenziale dell'amore. Noi non possiamo amare uno che è costretto ad amarci per forza, per dovere o perché ha preso un filtro o perché gli è stato posto un elettrodo nel cervello. Noi vogliamo essere amati da una persona libera. Da questo però deriva che l'amore non è uno stato immutabile ma un continuo scoprirsi innamorati e riamati, e restare stupiti di questo miracolo, di questa grazia.
Nel Convito, Platone fa dire a Diotima che Eros è un semidio, che sta sospeso a mezza
strada fra il cielo e la terra. E che è figlio di Poros, la ricerca, e di Poenia, la scarsità, l'insicurezza. Egli è perciò un succedersi di dubbio e certezza, di attesa ed esultanza, di batticuore ed estasi. Nel grande amore che dura noi, pur sapendo di essere amati, continueremo sempre a scrutare il volto del nostro amato per vedere se è contento o non è contento di noi, se ci ama o ci ignora. Roland Barthes ne I frammenti di un discorso amoroso ha dato una stupenda descrizione di questo stato di «certezza inquieta» o di «incertezza felice» in cui - pur sapendo che il nostro amato ci ama - sappiamo che potrebbe non amarci e proprio questo duplice modo di essere è l'amore.
Ma vi sono persone, soprattutto uomini, che vogliono un amore-schiavitù dove la donna è sempre ubbidiente, servile. Non sono capaci di avere un dialogo amoroso con lei, non la ascoltano, ignorano i suoi problemi, non si rendono conto di quando è in crisi e, il giorno in cui lei li lascia, non capiscono il perché. Lo giudicano una crudeltà mostruosa. E si vendicano uccidendola.


L'imprevedibile
26 Maggio
La storia non procede in modo lineare ma per balzi imprevedibili. L'Europa tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento ha vissuto un periodo di pace, la Belle Époque , che sembrava dover durare per sempre. Poi improvvisa è scoppiata la Prima guerra mondiale con milioni di morti, da cui sono usciti il comunismo, il fascismo, il nazismo, sistemi politici che nessuno avrebbe potuto nemmeno immaginare prima.
Anche dopo la Seconda guerra mondiale abbiamo avuto un lungo periodo di pace e di progresso scientifico ed economico dove, nonostante conflitti locali e forti tensioni, tutto sembrava sotto controllo. Poi attorno all'anno 2000 è iniziata una nuova fase, si è aperto un nuovo scenario. Ce ne ha dato il segnale l'attacco alle Torri gemelle. Il mondo arabo prima guidato da élite liberali o socialiste, sembrava destinato a occidentalizzarsi. Invece è divampato l'integralismo islamico che dall'Iran, dal Pakistan, all'Afghanistan è arrivato in Egitto,
in Tunisia nell'Africa centrale. Nel frattempo in Occidente oltre agli effetti della globalizzazione è esplosa una crisi
economico-finanziaria, che in Europa si presenta come difficoltà dell'euro. Una crisi inattesa, non capìta, in cui tutti gli esperti, prima di tutto gli economisti, brancolano fra opinioni divergenti.
È avvenuto un mutamento radicale di scenario. Noi tutti ci troviamo in un mondo mutato, in cui dobbiamo affrontare problemi completamente diversi e lo facciamo con concetti e strumenti che andavano bene nel passato ma ora sono vecchi, obsoleti. Dobbiamo inventarne di nuovi, più adatti. Noi tutti dobbiamo essere consapevoli che stiamo veramente affrontando l'ignoto e che non c'è una soluzione semplice definitiva. E possiamo fare degli sbagli con gravissime conseguenze future. Dobbiamo perciò diffidare dei dogmatici, dei fanatici, dei violenti, di chi agisce d'impulso, di chi pensa solo alla vendetta, alla rivalsa. Dobbiamo essere molto decisi nell'affrontare i problemi più gravi, ma essere accorti, vigili, usare il buonsenso, riflettere bene prima di agire, correggere subito gli errori e non avere paura di dire «ho sbagliato».


La matrice dello sviluppo
20 Maggio
Lo sviluppo economico capitalistico è cominciato grazie a una borghesia cittadina di artigiani e commercianti operosa, intelligente, calcolatrice, con un forte senso comunitario. Infatti, ha costruito stupende città e cattedrali poi, fusa con la nobiltà, bellissimi palazzi e ha creato il mercato basato sul credito, la fiducia, il rispetto della parola data. Con la riforma protestante questa stessa borghesia è diventata ancora più austera, non consuma, risparmia, accumula e inculca nell'individuo la rettitudine e un forte senso civico. Che i Paesi nordici ci rimproverano ancora oggi di non avere.
Ma non è stata la pura brama di denaro a mettere in moto questo processo, è occorso un parallelo sviluppo della filosofia, della teologia, della scienza, dell'arte. Lo sviluppo del capitalismo è scaturito da un incredibile slancio vitale, un incredibile ardore religioso, dalla volontà di sapere, dalla fede nell'uomo, nel mondo, nel futuro, da una spinta verso l'alto simbolizzata dalle guglie delle cattedrali. Poi, come ha annunciato Nietzsche, Dio è morto.
L'Occidente ha perso la meta, la spinta vitale è diventata volontà di potenza e ha prodotto la Prima e la Seconda guerra mondiale.
Subito dopo sembrava che dovesse riprendere il processo interrotto, ma non e stato così. L'Occidente non ha più trovato la fede. Anche le fedi mondane, il comunismo, il fascismo sono morte, anche la fede nel progresso, anche la fede nell'uomo. E, negli ultimi decenni, ha perso la sua cultura, si è ripiegato sul corpo, il benessere, lo svago, lo spettacolo, il sesso, il turismo, la vacanza, il gioco, la chiacchiera.
Oh, certo, la crisi l'hanno messa in moto i grandi finanzieri che usano le imprese e le azioni come le fiche dei casinò, ma non avrebbe avuto un effetto così devastante se non avesse trovato gente debole che cercava una vita comoda e una ricchezza facile. E la crisi non si sarebbe aggravata se gli economisti non avessero dimenticato che lo sviluppo economico non lo fa la moneta, ma lo sforzo degli imprenditori e dei lavoratori quando hanno una etica, una meta e una speranza.


Democrazia diretta
13 Maggio
La democrazia diretta va presa in dosi omeopatiche
Tutti i movimenti collettivi nella loro fase iniziale, quella che io chiamo «Stato nascente», vogliono cacciare i membri della classe dominante, sia essa una teocrazia, una aristocrazia o una democrazia parlamentare per ripristinare il governo del popolo senza rappresentanti, la democrazia diretta. Nel movimento protestante all'inizio le sette si riunivano in assemblea, in Russia i soviet erano formazioni con un delegato che doveva riferire.
Nel 1979 in Italia nel movimento operaio (chiamato autunno caldo) gli operai riuniti in assemblea non nominavano un rappresentante sindacale ma un portavoce che poi doveva riferire a loro. Analogamente oggi il Movimento Cinque stelle chiede che i designati dall'assemblea (che oggi si riunisce sul web) non possano prendere decisioni senza consultare i loro elettori. A livello locale si è spesso stabilita la prassi che gli eletti (sindaco, consiglieri, assessori) periodicamente si presentino ai loro elettori con le dimissioni chiedendo la conferma del mandato.
Il politico eletto viene perciò considerato
uno stipendiato dal popolo che può licenziarlo quando non fa bene.
Contrariamente a quanto molti sociologi o politologi pensano, questa concezione del potere non è affatto tipica del Movimento a Cinque Stelle ma è tipica di tutti i movimenti nella loro fase nascente. Quando il movimento diventa istituzione la democrazia diretta ha una forte tendenza a generare una dittatura, l'ideale è perciò che venga sostituita dalla democrazia rappresentativa.
La democrazia diretta al posto del Parlamento è quindi un mito pericoloso. Invece a piccole dosi alcune forme di democrazia diretta e di verifica del mandato sono un segno di giovinezza e di vitalità e possono essere utilizzate da tutti i partiti per ridurre la loro rigidità.
È poi sempre molto utile ricordare agli uomini politici e ai burocrati statali che il loro compito è di essere servitori e non padroni del popolo. In sostanza le idee che nascono dalla freschezza dei movimenti, se usate con misura e moderazione, possono essere utili per rinnovare le istituzioni e avere una politica più vicina al popolo.


Gioco d'azzardo
6 Maggio
Lo Stato ha sempre avuto bisogno dei proventi del Lotto e delle lotterie. Nel corso della storia ne sono state inventate una infinità ma solo negli ultimi anni è stato legalizzato il gioco d'azzardo. Il Paese è stato rapidamente ricoperto da migliaia di slot machine e di casinò on line e parallelamente si è diffuso a livello di massa quello che un tempo veniva chiamato il «vizio del gioco» e che oggi viene chiamato «dipendenza» o ludopatia. Veniva chiamato «vizio» perché nel complesso lo avevano in pochi, gente ricca che andava al casinò, il tempio dei milionari e delle belle donne, dove perdeva sempre, ma dove ritornava come ne fosse incatenata. La gente li conosceva, diceva «è un giocatore». Sapeva che era spinto da una ossessione, che nessuno riusciva a trattenerlo, che non pensava ad altro, che mentiva, imbrogliava, dissipava il denaro della famiglia, si umiliava con gli strozzini pensando solo al momento magico della vittoria in cui, in un istante, arriva la cascata di denaro, incredibile, miracolosa.
C'è una opposizione totale fra il gioco e il
lavoro. Il lavoro richiede un impegno che viene retribuito con regolarità.
Col gioco invece sfidi la fortuna, ingaggi una lotta e, in un istante, ti impadronisci della ricchezza. Il giocatore che vince non si sente più un uomo legato al dovere, ma un superuomo che possiede la parola magica che apre la caverna di Aladino. Chi entra in questo mondo stregato non vuole più lasciarlo e, quando se ne allontana, desidera disperatamente tornarvi.
Tutto quello che c'è fuori - lavoro, amici, parenti, prestasoldi, strozzini, banco dei pegni, risparmi - è solo uno strumento per tornarvi. Il giocatore è pronto a fare qualsiasi cosa, a mentire, a rubare. Ed oggi questo rovinoso modo di pensare e di agire ha raggiunto milioni di lavoratori, di disoccupati, di casalinghe, di giovani che, aggrappati alle slot machine o nei casinò on line, stanno diventando dei disadattati al lavoro, irrecuperabili alla vita sociale. Voi che avete votato le leggi che legalizzano il gioco d'azzardo sapevate quello che stavate facendo? Ed ora avete capito che dovete tornare indietro?


Il grande leader
29 Aprile
La grandezza di un leader non dipende da una sola capacità ma da un insieme di qualità che non sono mai nemmeno le stesse, perché sono diversi i popoli e le circostanze storiche che deve affrontare. Eppure alcune caratteristiche sono comuni.
Una qualità fondamentale del grande leader è l'intelligenza fulminea che gli consente di identificare subito il punto essenziale del problema, mentre gli altri si perdono su particolari irrilevanti. Inoltre, di solito, ha una grande sensibilità sociale, accoglie le emozioni della gente che si sente amata da lui e che lo ama.
Egli possiede sempre una straordinaria energia interiore, una vera passione di fare a cui si unisce una tenacia incrollabile e una fiducia in se stesso che gli consente di cadere cento volte e di rialzarsi e ricominciare. Il grande leader sa valutare gli uomini e sa circondarsi di persone di valore. Chi non lo fa, alla fine mostra una debolezza che gli può essere fatale.
Egli sa anche stabilire forti amicizie e alleanze preziose e riesce a stringere attorno a sé un gruppo di fedeli che
credono ciecamente in lui.
Inoltre sa ascoltare, essere duttile ed è capace di convincere e sedurre chi la pensa in modo diverso da lui. Ma è anche capace di dire un no irrevocabile e di resistere alle pressioni che gli vengono fatte per fargli cambiare idea. I grandi leader sanno anche fare patti chiari e rispettano la parola data, acquistando così credito e fiducia fra i loro pari. Inoltre sono degli oratori, dei tribuni capaci di suscitare entusiasmo e di trascinare le folle.
Da ultimo, ricordiamo che per diventare un vero statista il leader deve anche avere una visione globale della società, non farsi assorbire dalle liti di breve periodo, ma guardare avanti, agli effetti remoti delle azioni presenti ed avere un progetto con cui plasmare l'ordine sociale.
Pensiamo ai grandi costruttori di Stati e di istituzioni che hanno lasciato la loro impronta sulla storia. Me ne vengono in mente alcuni: Bismarck, Roosevelt, De Gaulle. È di questo tipo di leader che avremmo bisogno oggi in Italia.


Scelto dal popolo
22 Aprile
Com'è veloce il cambiamento sociale, com'è rapido dopo un periodo di prosperità il precipitare di una crisi economica, o il dilagare del disordine, il passaggio dalla ricchezza alla miseria! Può essere una guerra che lascia la società impoverita e stremata. O una crisi economica mondiale che coinvolge tutti come uno tsunami. Oppure una crisi politica: istituzioni che avevano sempre funzionato bene a un certo punto sembrano incepparsi impedendo le decisioni. E in tutti i casi la ricostruzione dell'ordine, la ripresa dell'economia, il funzionamento delle istituzioni richiedono un enorme sforzo e quasi sempre una forte leadership.
All'inizio del secolo scorso l'Europa, che dominava il mondo, si è autodistrutta con la guerra mondiale. Molti popoli allora si sono rifugiati nel comunismo, nel fascismo nel nazismo. Solo la Francia, l'Inghilterra e gli Usa hanno resistito e salvato la democrazia Per questo noi oggi ricordiamo i loro grandi leader: Franklin Delano Roosevelt, Winston Churchill, Charles De Gaulle. E non era finita.
Pochi anni dopo la Francia, che aveva
conservato il primato del parlamento con governi fragili, era sull'orlo della guerra civile ed è stato nuovamente Gaulle a darle un governo presidenziale stabile.
Noi oggi in Italia siamo travolti da una crisi europea, da una grave recessione e politicamente ci troviamo in una situazione simile a quella della Francia prima di De Gaulle. Abbiamo un parlamento frantumato, una antica divisione ideologica che impedisce un accordo sia pur limitato fra sinistra e destra. Non perché siano incompatibili i programmi ma perché sono incompatibili le storie personali, le sensibilità, i rancori alimentati nei decenni. E aggiungetevi un movimento antidemocratico che cresce col malessere. Il paese può salvarsi solo ponendo un limite al parlamentarismo puro, come ha fatto la Francia. Cioè creando un primo ministro votato dai cittadini e con i poteri che ha un premier inglese. Poi ci sarà la competizione ed emergerà il leader che è capace di raccogliere attorno a sé la maggioranza degli italiani e farà un governo capace di ridare fiducia al paese e rimettere in piedi l'economia.


La vendetta
14 Aprile
Nel libro di Joseph Conrad, Lord Jim salva la città dalla spaventosa crudeltà del «generale». Quando il vecchio capo villaggio vuole arrendersi, Lord Jim, per convincerlo a resistere, gli promette che, se una sola persona verrà uccisa, risponderà con la propria vita. Vince la battaglia e c'è un solo morto, ma è il figlio del capo. Il vecchio esige la sua personale vendetta e uccide lord Jim. I cartaginesi uccidevano i generali che tornavano sconfitti, si vendicavano su di loro. Invece i romani, dopo la terribile battaglia di Canne, aspettarono lo sconfitto console Terenzio Varrone e i pochi superstiti e li ringraziarono di non aver dubitato della patria. Prima di tutto misero lo sforzo comune per salvare Roma. Ci sono altri casi in cui la nostra mente viene assorbita dal passato. Una è la depressione in cui il soggetto continua rimproverarsi di un errore fatto e si tormenta. L'altra è la perdita una persona amata, il lutto. Vi è poi la gelosia retroattiva, in cui il geloso si tormenta pensando a cosa l'amata ha fatto con i suoi vecchi amori. Da ultimo il rimorso per una colpa commessa che non puoi perdonarti. In tutti questi casi non possiamo fare nulla.
Nella vendetta noi, invece, ci illudiamo di rifare il passato. L'odio inchioda la tua mente a quel particolare episodio, a quel particolare trauma, a quel particolare rapporto e ne fa un'ossessione. Anche se cambiano le circostanze, anche se il nemico ti ha chiesto perdono, anche se ti propone un'alleanza, tu ricordi solo il passato e non vedi nient'altro. È per questo che nella politica, che è lotta e competizione, ma anche negoziato e compromesso, non dovrebbero mai inserirsi l'odio e la vendetta, perché la irrigidiscono e la trasformano in cieco scontro.
Io ho avuto alcuni amici che, a un certo punto della vita, di fronte a una delusione sono entrati in politica dominati dall'odio, ossessionati dalla vendetta. Ed è stata impressionante la devastazione della loro mente e del loro cuore. Erano intelligenti, raffinati in ogni campo, nello scrivere, nel conversare; oggi sembrano dei fantocci di legno rigidi, allucinati, privi di idee, che sanno parlare di un'unica cosa: della loro ossessione.


Fanatismo
8 Aprile
Cos'è un fanatico? È una persona che crede ciecamente in una dottrina politica o religiosa, che aderisce totalmente a un partito o a un movimento e considera ignoranti, in malafede, malvagi, pericolosi, da combattere e da distruggere coloro che non la pensano come lui.
Il fanatismo è odio. Per secoli il fanatismo religioso ha dominato l'Europa. Tutti sul piano religioso dovevano credere alla dottrina ufficiale della Chiesa, ogni deviazione era considerata eresia e l'eretico, se non abiurava, veniva bruciato sul rogo. Solo nella seconda parte del Seicento, dopo le spaventose guerre di religione, ha incominciato a diffondersi la tolleranza e, successivamente, la libertà di pensiero, di parola e di espressione che divenne la base della civiltà occidentale e della democrazia moderna.
Ma il fanatismo è tornato a farsi vivo durante il periodo del «terrore» nella Rivoluzione francese, quando tutti gli aristocratici venivano considerati pericolosi.
Ma è veramente dilagato con la diffusione del marxismo. Il marxismo aveva dei dogmi come una religione e lo scontro fra le
diverse scuole aveva l'asprezza delle dispute teologiche. Col risultato che quando il comunismo ha preso il potere in Unione Sovietica gli eretici venivano mandati in Siberia o uccisi con un colpo alla nuca. Il fanatismo comunista ha influenzato anche la vita politica italiana.
Per il fanatico gli esseri umani vengono valutati solo in base alla categoria amico-nemico. Non importa cosa di buono hanno fatto. Giordano Bruno, un grande filosofo, è stato bruciato vivo, il padre della chimica, Lavoisier, è stato ghigliottinato, Federico García Lorca fucilato. Se fossero rimasti in Germania, Freud ed Einstein sarebbero finiti nelle camere a gas. Oggi non si manda la gente al rogo o alla ghigliottina, ma i fanatici ci sono ancora. C'e stato fanatismo nel periodo di Mani pulite e attorno a Berlusconi, ma ancor più con il M5S di Grillo. Per Grillo, tutti i partiti, tutte le formule politiche parlamentari sono corrotte, degenerate, da eliminare. Egli vuol conquistare il potere e guidare una democrazia di massa attraverso il web. Di fatto una dittatura.


L'anima del Movimento Cinque Stelle
25 Marzo
In un precedente articolo ho scritto che il Movimento Cinque Stelle ha una ideologia che ricorda da vicino alcuni movimenti del primo Novecento come l'anarchismo e il leninismo. Considera l'attuale società e il sistema politico parlamentare occidentale fondato sui partiti irreparabilmente malati e corrotti e gli individui che ne fanno parte asserviti, ottenebrati, incapaci di capire il messaggio.
Il Movimento Cinque Stelle perciò non deve prendere accordi con nessuno dei partiti esistenti perché ai suoi occhi sono delle formazioni patologiche e corruttrici che un giorno verranno spazzate via. I suoi militanti non devono tenere rapporti, discutere, rispondere alle domande della stampa e della televisione, che sono sempre menzognere e ostili. E devono evitare anche il contatto personale con coloro che non fanno parte del Movimento, non fare amicizia, non dare loro confidenza per non contaminarsi e indebolirsi.
I militanti devono discutere e parlare solo fra loro e in modo riservato o via web. Tutti
coloro che sono fuori dal Movimento devono essere considerati dei potenziali nemici. Nei movimenti totalitari vale la regola che chi non è con me, è contro di me.
Noi consideravamo definitivamente morti e sepolti i movimenti totalitari del primo Novecento. Ritenevamo accettata da tutti la democrazia parlamentare. Invece la crisi li ha evocati: gli Indignados in Spagna, i Pirati in Germania e certamente il Movimento di Grillo, il più ideologico e il più organizzato. Il suo obiettivo è raggiungere il 100% dei parlamentari, cambiare la Costituzione sopprimendo i partiti, sostituire le elezioni tradizionali con la democrazia diretta e fare leggi che rendono virtuosa la società. Finora non viene preso sul serio, molti lo considerano una stranezza, ma sull'Europa incombe una gravissima crisi: i disoccupati aumentano, aumenta la gente disperata. Dopo la grande guerra e la crisi del 1929, la gente disperata ha dato il potere a partiti totalitari perché non si fidava più dei partiti tradizionali. Potrebbe succedere ancora e con conseguenze catastrofiche come allora.


L'anima segreta dei movimenti
18 Marzo
Nel corso della mia vita ho studiato centinaia di movimenti avvenuti nel corso della storia e in Paesi diversi e ho potuto notare che nella loro fase iniziale, quella che ho chiamato Stato nascente, si trovano le stesse idee, gli stessi modi di pensare. Questi risultati li ho esposti nei libri Genesi e Movimento e istituzione. Molti sociologi e politologi hanno obbiettato, ma come e possibile? Le circostanze storiche e i problemi sono diversi. Eppure è così. Anche tutte le favole del mondo sono diversissime, però Propp ha dimostrato che hanno la stessa identica struttura. Eccola: c'è sempre un eroe, un cattivo, l'eroe cade in un tranello, viene messo alla prova, ha un soccorritore, sconfigge il cattivo, si sposa o diventa re.
Ebbene lo stesso metodo può essere applicato ai movimenti senza farci trarre in inganno dall'eterogeneità delle manifestazioni ideologiche, religiose e politiche. Ecco i princìpi che tutti hanno in comune: 1) È arrivato il momento in cui possiamo liberarci definitivamente da tutte le malvagità subite fino a ora. 2) Tutto il male e la sofferenza presenti sono la conseguenza delle malvagità fatte da chi
ci ha preceduto. 3) L'attuale società malata è destinata a scomparire per lasciare il posto a un nuovo ordine sociale perfetto. 5) Nel nuovo mondo sociale non ci sarà più chi comanda e chi ubbidisce. 6) Le decisioni verranno prese da tutti insieme armonicamente senza conflitti. 7) Tutti si ameranno come fratelli. 8) Solo chi fa parte del movimento possiede la verità, gli altri non possono capire.
Sono idee che trovate alla base del cristianesimo, dell'Islam, del marxismo, del nazismo, ma anche della riforma protestante, nel movimento degli anabattisti, del maoismo, del khomeinismo, della primavera araba, e quindi anche del Movimento a Cinque Stelle. Ma poi il movimento realizza queste promesse? Alcune sì, ma altre svaniscono quando il movimento diventa istituzione e crea le sue strutture di potere. Alcuni movimenti, pensiamo al New Deal di Francis Delano Roosevelt, hanno rafforzato la democrazia americana, ma la maggior parte come il comunismo, il nazismo, il fascismo, andando al potere, hanno creato dei totalitarismi.


Movimenti
4 Marzo
Le grandi formazioni religiose e politiche non sorgono attraverso riforme, accordi razionali, ma attraverso movimenti collettivi che maturano in modo sotterraneo ed esplodono inattesi.
La scienza politica ufficiale storce la bocca davanti a queste mie affermazioni. Perché non ammette che la storia venga plasmata da sommovimenti emotivi. Eppure nel secolo scorso il comunismo, il fascismo, il nazismo, il maoismo, hanno riplasmato la geografia politica del mondo con le loro ideologie e le loro passioni.
Ma cos'e un movimento collettivo? È la nascita di una nuova comunità politica o religiosa. La gente si raccoglie attorno a un capo e vive una straordinaria esperienza di solidarietà, fratellanza, fede, entusiasmo e il sogno di rinnovare il mondo. Rifiuta i poteri costituiti statali e non statali. I suoi membri sono uniti dallo stesso modo di pensare, hanno un comune nemico e una grande capacità di autorganizzazione. Di solito adorano il loro capo carismatico cui possono restare fedeli perfino per tutta la vita.
avvenuti sotto la spinta di movimenti collettivi. Il Movimento di liberazione nazionale da cui è nata la Repubblica, il '68, ma anche il passaggio dalla prima alla seconda Repubblica fra il 1989 e il 1994 quando sono apparsi la Lega nord e Forza Italia. Questi movimenti sorti dal nulla sono andati subito al potere lasciando stupefatti e increduli i politici e i giornalisti dell'epoca. Costoro ne aspettavano la rapida scomparsa, invece hanno generato due partiti che esistono tutt'ora.
Anche il passaggio dalla seconda alla terza Repubblica avviene con la comparsa di un movimento collettivo: il Movimento Cinque Stelle di Grillo. Questo movimento è molto più solido di quanto immaginano oggi numerosi giornalisti e politici. Oltre una grande capacita di trascinamento ha una ideologia che ricorda l'anarchismo e il leninismo del primo novecento: rifiuto della delega, democrazia diretta, abolizione dei partiti, dei sindacati e di molte istituzioni statali. Sarà perciò molto più difficile la sua integrazione nella democrazia parlamentare.


IL capo
18 Febbraio
Gli esseri umani hanno bisogno di un capo. Lo vediamo in queste elezioni dove all'inizio tutti erano sfiduciati e sembrava che non dovessero andare a votare. Poi hanno incominciato a raggrupparsi attorno a dei capi. Ne ha dato un esempio il Partito democratico nelle primarie quando si sono presentati cinque candidati fra i quali gli iscritti hanno scelto Bersani. Ma anche gli elettori più anarchici, quelli che rifiutano la politica, quelli che sognano una democrazia diretta sono diventati partito attorno a Grillo. E perfino gli eserciti sbandati del Pdl si sono ricomposti dietro Berlusconi quando, anziché nascondersi, è balzato all'attacco e ha condotto la più spettacolare campagna elettorale della sua carriera.
Il primo compito di un capo è di mostrare a tutti, con il suo esempio, di essere presente, di fronteggiare il pericolo, di non avere dubbi, di non avere paura di essere colui su cui tutti possono fare affidamento. I grandi generali Annibale, Cesare, Napoleone erano sempre presenti sui campi di battaglia. Ma anche i grandi capi democratici del secolo scorso Churchill,
Roosevelt e De Gaulle sono sempre stati
alla testa dei loro popoli e non hanno mai dato un segno di cedimento. Di contro, quando il capo fugge, si crea panico nei seguaci come è avvenuto ad Azio quando Cleopatra e Antonio hanno abbandonato la battaglia.
Ogni volta che si forma una nuova comunità attraverso un movimento collettivo si forma anche un capo carismatico. È per questo che in Europa non c'è un capo: perché non si e mai formata una comunità con un ideale, con una fede. È rimasta solo una accozzaglia di popoli deboli, invecchiati e litigiosi. Per questo la Ue anziché trasmetterci un senso di sicurezza e di forza, ci lascia una impressione di fragilità, di incertezza, di sfiducia. Io sono convinto che anche la crisi italiana finirà solo quando emergerà un capo che, raccolti i consensi della maggioranza della popolazione, riformerà la costituzione creando un potere esecutivo e finalmente potrà governare democraticamente come il primo ministro inglese o il presidente francese. Allora tornerà la fiducia, la certezza del diritto, l'ottimismo e l'efficienza produttiva.


I vanitosi
11 Febbraio
Tutti gli esseri umani, per sentirsi dotati di valore, hanno bisogno del riconoscimento degli altri, dei loro elogi. Lo vediamo già nei bambini piccoli e la lotta per il riconoscimento continuerà tutta la vita in tutti i campi, nell’arte, nello sport, nella scienza, nella politica, perfino nel successo amoroso.
Vi sono però delle persone che hanno una stima di sè che è molto più elevata di quella che viene riconosciuto loro dagli altri. A volte è meritata: i grandi inventori, i grandi innovatori spesso non vengono capiti nel loro tempo. Ma vi sono moltissime persone mediocri che credono di valere più di ciò che valgono. Il dizionario Lombardi dice della Vanità « fatuo compiacimento di sé e delle proprie capacità e doti, reali e presunte, accompagnato da ambizione, da smodato desiderio di suscitare plauso e ammirazione». L’aggettivo «fatuo» indica un giudizio di inconsistenza, di superficialità. Queste persone sono facilmente riconoscibili perché si mettono sempre al centro dell’attenzione, sempre in vista, vanno a caccia di cariche altisonanti e poi non mancano a nessun congresso, festa,
mostra, sfilata, concerto, spettacolo, manifestazione, e cercano in ogni modo di far parlare di sè. E se gli altri non li elogiano si procurano chi parla bene di loro o, in mancanza anche di questi, non esitano a elencare i loro successi e i loro meriti.
È difficile che le persone di grande valore siano vanitose. Perché è così forte la consapevolezza delle loro virtù che tendono piuttosto a nasconderle. Napoleone portava il suo semplice pastrano militare, erano i suoi marescialli che caracollavano infiocchettati e con spade dalle impugnature ingioiellate. I vanitosi li troviamo quasi sempre fra le mezze tacche, fra le persone brave ma non bravissime, intelligenti ma non geniali. Tutti i vanitosi, inoltre, nel profondo sono superbi, altezzosi e vorrebbero che tutti si inchinassero umilmente davanti a loro, ma possono saper recitare e nascondere questa arroganza. Per esempio i comici la nascondono sbeffeggiano gli altri, i politici accusando gli avversari, i governanti assumendo una maschera di rigore e di altezzosa incorruttibilità.


Politici e divi
4 Febbraio
Agli inizi della mia attività di sociologo, ho condotto una ricerca sul divismo a cui ho dato il titolo L'élite senza potere. Essa è formata da attori, cantanti, presentatori, soubrette televisive, ma anche da governanti stranieri come la regina d'Inghilterra, il presidente degli Stati Uniti, l'imperatrice Soraya, tutte persone senza potere politico in Italia. Ciò che accomuna questi personaggi è di essere oggetto del pettegolezzo collettivo. I mezzi di comunicazione di massa li seguono in casa, in vacanza, in camera da letto. Con le telecamere, coi teleobbiettivi. Parlano in modo dettagliato dei loro matrimoni, dei loro figli, delle loro storie d'amore, dei loro divorzi. Gli stessi mezzi invece sono totalmente indifferenti alla vita privata dei politici italiani che allora erano De Gasperi, Fanfani, Nenni, Saragat, Andreotti.
Questa distinzione netta non esiste nei Paesi anglosassoni dove, invece, la vita privata dei politici e dei grandi funzionari viene passata al setaccio come e più di quella dei divi. Tant'è vero che continuano a emergere scandali erotico-sentimentali che talvolta costano la carriera politica.
Ricordiamo i casi di Profumo, di Gary Hart, di Clinton. Noi italiani giudichiamo gli anglosassoni codini e puritani e noi stessi tolleranti e superiori. Cosa ci importa se un ministro frequenta le discoteche o ha delle amanti? Però gli anglosassoni non sono così sciocchi come pensiamo. Non vogliono scegliere i loro candidati solo in base alle promesse che fanno. Vogliono vedere dove vivono, con chi vivono, come vivono, come agiscono nella vita reale.
E in Italia il nostro disinteresse è indice di tolleranza o di una stampa timorosa dei potenti? Io propendo per questa ipotesi e penso che anche da noi in futuro le cose cambieranno. I numerosi episodi di corruzione, vedere politici che si arricchiscono col denaro pubblico, partiti che si distribuiscono il denaro dei clienti delle banche da loro controllate mentre cresce la disoccupazione, sta spingendo gli italiani a voler conoscere più da vicino i loro politici, sapere come si sono arricchiti, dove vivono, come passano le vacanze e con chi le passano. Solo una vigilanza di questo genere può frenare gli abusi compiuti finora.


I genitori
28 Gennaio
I primi due anni di vita sono fondamentali: impariamo a mangiare, a camminare, a usare gli oggetti, a parlare la nostra lingua, a stabilire relazioni emotive. Lo Stato non si è mai occupato di questo periodo educativo perché ci pensava la famiglia. Oggi, però, le donne lavorano come gli uomini e, dopo la nascita di un figlio, hanno un permesso di tre mesi, dopo di che tornano a lavorare. Chi si occupa del bambino? Coloro che non hanno personale di servizio ricorrono agli asili nido, che sono poco numerosi e spesso costosi. Un figlio, comunque, comporta problemi sul lavoro e molte spese.
Il risultato è che moltissime donne, fidanzate o sposate, che vorrebbero avere un figlio e potersene prendere cura personalmente perlomeno per uno o due anni, rimandano o rinunciano. Ma una coppia innamorata che rinuncia ad avere un figlio perde la sua ragione di essere, la sua meta. I due restano uniti dal piacere di stare insieme, non dal progetto di ricostruire una nuova comunità che va al di là di loro stessi. E un po’ come se restassero sempre adolescenti, cambiano spesso partner e molti finiscono per
diventare single.
Una società dove si dissolve la famiglia, in cui gli individui sono isolati e insicuri, in cui non nascono più bambini, perde energia vitale, perde lo slancio verso il futuro e si intristisce.
Alcuni pensano che il problema sia risolvibile con sufficienti asili nido. Forse per diminuire l’ansia delle future madri. Ma tutte le ricerche psicologiche mostrano l’importanza fondamentale del rapporto fisico ed emotivo del bambino con la madre. L’asilo nido non basta. Il bambino piccolo ha bisogno di figure di amore e di identificazione stabili. A questa età il «lavoro» della madre (o del padre) è insostituibile, va considerato un servizio pubblico e dovrebbe essere retribuito.
Non sto proponendo una nuova voce di spesa da lanciare in campagna elettorale, ma indicando un problema che non potremo continuare a ignorare. Un giorno dovremo prevedere degli investimenti che aiutino una donna, una coppia ad avere un figlio e a costruire con lui un rapporto sereno, che renda più solida la famiglia.


Torno ad insegnare
7 Gennaio
Mario Monti è solo l'ultimo dei politici che alla domanda «Quando avrai finito la tua attività di ministro o primo ministro cosa farai?» hanno risposto «tornerò a insegnare». Ma, salvo eccezioni, nessuno è tornato a farlo. Perché, dopo avere sperimentato il potere non riescono più a farne a meno. Il potere agisce come una droga.
Vediamo in questi giorni politici decrepiti che cercano di farsi eleggere ancora una volta. Se li interrogate vi rispondono che lo fanno perché pensano di essere utili alla società. In realtà lo fanno perché se non venissero eletti, si sentirebbero insignificanti, privi di valore. Essi sanno di valere solo perché la gente si inchina davanti a loro, perché girano con la scorta, perché i soldati scattano sull'attenti.
Ma per capire veramente il fascino del potere bisogna ricordare cos'è nella sua essenza e la sua miglior definizione è questa: «Quando i desideri e i bisogni degli uomini dipendono dalle decisioni di qualcuno noi diciamo che costui ha potere sui primi». Il potere non è perciò poter
fare cio che si vuole, ma poter decidere il destino di tante persone che ti guardano timorose e adoranti perché tu puoi renderle ricche o povere, felici o infelici, potenti o miserabili. Esse ti avvicinano come ci si avvicina al sacro. «Sacra maestà» veniva chiamato il re, ma ancor oggi il politico ha qualcosa di sacro. Infatti nel momento stesso in cui è nominato ministro o presidente diventa inaccessibile ai comuni mortali, solo i suoi pari grado hanno diritto di telefonargli, di vederlo, di parlargli. Gli altri no. Diventati così lontanissimi dal volgo si sentono membri di una razza superiore con il diritto di restare sempre al potere. E infatti in un modo o nell'altro non escono più dal giro, ottengono sempre un'altra carica, sono diventati parte della casta.
Eppure ci sono anche dei casi in cui uno rifiuta una carica, rinuncia al potere. Questo avviene solo quando pensa di fare qualcosa di più importante. Se a Michelangelo il Papa avesse offerto di fare il cardinale, gli avrebbe risposto di no perché era troppo occupato con la cappella Sistina.


La modernità
1 Gennaio
Noi immaginiamo che la storia si svolga lentamente, che le grandi trasformazioni maturino gradualmente. Lo sviluppo dell’Impero Romano e dell’impero Inglese hanno richiesto secoli. A volte invece i cambiamenti sono rivoluzionari come è avvenuto con l‘avvento dell’Islam o la rivoluzione Francese. E ci sono cambiamenti ancora più profondi che avvengono in tempi brevissimi senza quasi che la gente se ne accorga. Come quello in atto oggi. Ricordiamo che è stata l’Europa a creare, nel corso dei secoli, il mondo moderno. Quasi tutti gli altri paesi erano rimasti immobili e solo tardi, timidamente, hanno incominciato ad usare la scienza e la tecnologia occidentale,. Poi, nel giro di pochi anni, se ne sono impadroniti di colpo, con voracità, e l’hanno sfruttata senza freni. Oggi questi paesi (India, Cina etc) stanno creando una modernità di tipo nuovo, che nasce direttamente dalla tecnologia e non, come è avvenuto in Europa, lentamente, dal pensiero, dai sentimenti, dai sogni, dalle emozioni dell’uomo. Per questo di fronte ai paradisi residenziali di Dubai, alla selva di grattacieli di Shangai, alle fabbriche sterminate, abbiamo l’impressione di una modernità senz’anima. E apprezziamo sempre di più ciò che è cresciuto in modo organico: il borgo medioevale, la villa settecentesca nel suo parco, l’edificio degli anni trenta, la casetta su un prato dove passa un ruscello di acqua limpida. Bellezze del passato, bellezze naturali che esisteranno nel futuro solo se riusciremo a conservarle difendendole dal degrado e dalla modernità selvaggia, quindi usando tecnologie appropriate come il restauro, le energie rinnovabili, i termovalorizzatori. In Europa non possiamo seguire il modello di sviluppo del giganti asiatici, dobbiamo creare, inventare ciò che si armonizza con le nostre tradizioni. Quindi prodotti nuovi ma raffinati, esclusivi, e soprattutto un elevato modo di vita: la citta disinquinata, l’uso moderno degli antichi edifici. Rinunciando ai simboli di una modernità che non è mai stata nostra, come l’architettura verticale che infatti da noi cresce senza radici e senza anima.




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