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I DIALOGHI DEGLI AMANTI
RECENSIONI e ANALISI
ADRIANO DE SANTIS
Un romanzo avvincente, che produce una profonda impressione. Da subito si ha la percezione di intraprendere un viaggio all’interno dei più profondi e reconditi meandri dell’universo maschile e di quello femminile, finalmente a confronto in un dialogo pacifico, amichevole, sempre curioso, libero.
È soprattutto la libertà intellettuale che caratterizza l’incontro tra i due personaggi dialoganti di Sakuntala Dely e Rogan Farrell che consente al lettore di intraprendere un percorso di conoscenza dell’amore inteso nella sua accezione più profonda e laica, e dell’eros, analizzato nei suoi risvolti più misteriosi e affascinanti. Ma questa libertà intellettuale, premessa della “vita nuova” di Sakuntala e Rogan, è a sua volta il frutto d’un faticoso percorso di emancipazione che entrambi devono intraprendere prima di incontrarsi e riscoprire l’amore.
I due protagonisti vivono in un mondo in cui, col progredire delle ricerche, è diventato possibile trasmettere per via ereditaria anche attitudini, preferenze, gusti, perfino modi di sentire e di pensare. Come la sessualità “omo ed etero”. Ma essi si emanciperanno dalla loro casta genetica scoprendo, attraverso modalità diverse, l’amore eterosessuale. Così il percorso che conduce alla scoperta e alla rivelazione del reciproco amore tra Sakuntala e Rogan appare strettamente legato a quello, ideologico e politico, della lotta per la libertà dell’individuo, della libertà del genere umano come valore fondante della società. È proprio, infatti, all’emancipazione dalle rispettive mentalità di tipo castale, che si deve l’incontro folgorante tra i due personaggi dialoganti e la riscoperta di un amore “totale”.
Uno dei momenti più emozionanti del romanzo è quello in cui il protagonista maschile scopre che quello che era nato come un rapporto di amicizia, poi evolutosi nell’incontro sessuale e nella sempre più approfondita conoscenza reciproca, s’è tramutato in amore. In queste pagine trova luogo quella straordinaria descrizione del processo di innamoramento maschile, in tutti i suoi più dolorosi risvolti, che costituisce, a mio avviso, uno dei punti più alti e più poetici del romanzo.
È questa, in ultima analisi, la grande conquista dei due personaggi, e cioè quella di un amore scelto liberamente, ma che ritrova nel modello più tradizionale del rapporto tra uomo e donna, il modello da contrapporre alle spinte più alienanti e degenerative che la sperimentazione genetica può produrre sulla società e sulla natura dell’uomo. Un ultimo aspetto da mettere in risalto è quello della forma dialogica su cui si fonda il romanzo.
Innanzi tutto perché ad essa corrisponde una modalità propria dell’amore, , e cioè che parte integrante del processo di innamoramento e conoscenza reciproca, è proprio l’instancabile bisogno di raccontarsi, di conoscere ogni particolare, il tentativo di annullare la distanza infinita tra due esseri umani.
GIOVANNI OPPEDISANO
Con “I Dialoghi di Sakuntala e Rogan”, Francesco Alberoni ci guida, con la volontà di sapere del ricercatore e la fantasia febbrile del narratore, in territori sconosciuti attraverso sentieri e luoghi silenziosi, non mai praticati in un futuro così prossimo da apparire attuale. La struttura narrativa si sviluppa all’interno della forma dialogica e ad essa è affidato il destino del racconto.
Il linguaggio, da subito, rivela la presenza della “passione”. E’ una passione costantemente attraversata dalla “ragione”, che ha piena coscienza di sé. Il flusso verbale incessante, lucido, privo di esitazioni, nomina stati interiori molto intimi con la precisione di un entomologo. I moti dell’anima, e del corpo, sono descritti con una minuzia e una capacità di nominazione da farli apparire in una trasparenza inaspettata e sorprendente.
Il racconto prende vita attraverso un flusso verbale che avvolge il lettore e lo spinge ad entrare in contatto con l’intimità dei due personaggi e a con-dividere il loro cammino di avvicinamento ad immedesimarsi in esso. E sono proprio la naturalezza e l’autenticità con cui i due protagonisti si aprono allo sguardo dell’altro, a favorire l’immersione del lettore nel percorso che porterà Rogan a scoprire l’amore totale che lo lega a Saky, e Saky a dichiarare l’amore totale per lui, conservato e coltivato nel silenzio della sua anima per molti anni.
Il viaggio di rivelazione della propria autenticità che porterà Sakuntala e Rogan a scoprire il loro amore è anche un viaggio di liberazione e conquista dei valori perduti. E l’amore fra l’uomo e la donna diventano il simbolo e lo strumento, l’indicazione di una via di salvezza contro le manipolazioni, le deformazioni che stanno minacciando specie umana. Il flusso verbale spinge sempre più il lettore ad entrare nella storia: Eros il luogo è attraversato da una concezione neo-illuministica che affonda le radici nella Natura. Il linguaggio illumina letteralmente il cammino.
I racconti che si intrecciano diventano illuminanti dal punto di vista comunicativo: danno al lettore la sensazione che le parole dette arrivino a prendere forma e significato all’istante della lettura. Questo conferisce una grande “freschezza” al dialogo. I due personaggi non stanno solo riferendo all’altro ciò che ciascuno sa di sé, ma stanno vivendo un’esperienza diversa: attraverso la parola mettono a nudo la loro anima e mettono in gioco la loro visione del mondo, il loro corpo, il sesso, l’amore, il loro essere nel presente. I due non si mentono. La loro è una parola di verità (L’unico veicolo possibile per accedere all’autenticità dell’altro).
Il dialogo tra i due protagonisti, lungo il solco della verità arriva al suo epilogo: si conclama il raggiungimento dell’amore totale. Il linguaggio e il linguaggio dell’amore. Lo scambio finale, soprattutto le parole di lei suscitano una grande emozione.
FRANCO BERNINI
Ci sono romanzi che ci accompagnano, con cui dialoghiamo anche attraverso gli anni, perché smuovono dentro di noi delle verità nascoste. “I dialoghi” queste verità le cercano. Attraverso il discorso vogliono stabilire con il lettore un rapporto profondo, che non si fermi quando l’ultima pagina verrà voltata, che prosegua nel tempo. Un colloquio intimo, che getti luce sui nostri aspetti più in ombra.
In questi dialoghi si parla di amore. Sappiamo che è il motore delle nostre azioni più profonde e più vere, eppure siamo abituati a ragionare dell’amore per allusioni, per sottintesi, per silenzi, come se dovesse vivere nel buio, come se fosse vera la favola di Amore e Psiche, che sono felici soltanto fino a quando s’incontrano in piena notte, nell’oscurità.
Sakuntala Dely e Rogan Farrell varcano invece la frontiera del non detto, col coraggio dei pionieri, degli esploratori. Attraverso il discorso ragionano, si confessano, spinti dalla voglia di scoprire. Lo fanno audacemente e generosamente, senza falsi pudori, con una capacità di mettersi in gioco, di svelarsi, quasi libertina. La loro audacia è ripagata: arrivano infatti fino alle nostre sorgenti più segrete.
E’ questo il primo motivo di interesse de “I dialoghi”: la scoperta delle verità dell’amore.
Ma il percorso personale di piacere e di verità che Sakuntala e Rogan compiono non riguarda soltanto loro, li porta anche a svelare i segreti del loro mondo. Del nostro mondo. Il futuro prossimo in cui vivono è infatti il nostro.
Ecco allora che il loro dialogo si rivela strumento formidabile per scandagliare il nostro futuro.
Quali disastri potrà produrre l’eugenetica senza controllo? Cosa sta avvenendo già oggi nel segreto dei laboratori? Quello che tutti intuiamo e temiamo è affrontato nel romanzo.
In questo campo, il futuro è già in atto. Ma per capirlo dobbiamo saperlo vedere con occhi nuovi, perché senza occhi nuovi le cose nuove possono sfuggirci. E’ lo sguardo infatti che ci fa immaginare, comprendere il mondo. Ad esempio, i romanzi di William Gibson sul cyberspazio hanno precorso i tempi ed aiutato a definire narrativamente, emotivamente, concettualmente l’età cibernetica.
Sakuntala e Rogan non sono figli dell’eugenetica, non sono frutto di una selezione, ma l’hanno subiscono. Hanno vissuto e vivono sulla loro pelle il potere di gruppi sociali basati su discriminanti genetiche. Questo li rende particolarmente adatti a capire i pericoli della loro, della nostra epoca. Hanno occhi antichi e nuovi. E di questa loro consapevolezza ci fanno dono.
“I dialoghi”, nel prefigurare uno scenario possibile tra pochi decenni, hanno l’ambizione di essere anche questo: la scoperta di una realtà che già ci circonda e che non sappiamo ancora decifrare.
Non fantascienza, ma futuribili. Il futuro che sta gia cominciando O meglio ancora, semplicemente, un romanzo che narra la complessità dell’uomo. E’ un felice paradosso creativo che un’opera che immagina l’avvenire abbia la forma letteraria del dialogo, plurimillenaria, eterna (per come possono essere eterne le cose degli uomini). E’ come se passato e futuro si congiungessero per raccontare il nostro presente.
Proprio come nei dialoghi greci, che sono che una delle radici della narrativa occidentale, che hanno costruito il nostro spazio emotivo e di pensiero, anche in questo romanzo ci si occupa di idee e sentimenti allo stesso tempo. In più, però, con consapevolezza moderna, si racconta tutto quello che è al di là e dietro l’apparenza, le nostre motivazioni più occulte e profonde.
“I dialoghi” indagano sulla nostra complessità, cercando di capire perché dalle migliori intenzioni possano nascere i peggiori comportamenti, perché a volte la spinta alla libertà possa originare la tirannia. Contraddizioni di cui siamo intessuti. Contraddizioni che Sakuntala e Rogan cercano di comprendere. Le forze contro le quali dovranno lottare i due protagonisti sono già all’opera, e rischiano di imporci un domani glaciale, inumano. La prima difesa è nell’intelligenza, nel cercare di capire la natura e l’entità dei nemici per affrontarli. Ma la difesa più vera, più forte, è quella alla quale ricorrono anche Rogan e Sakuntala: farsi scudo con la potenza dell’amore, diventare “una carne sola”, perché è questo che ci rende carichi dell’energia stessa della vita.
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